Un'ombra di donna comparve ne l'ombra notturna,
strisciante, radente, fuggente pel vicolo tetro.
Depose un fardello, disparve--così, taciturna,
così, senza volgersi indietro.
È vivo il fardello.--Ne parte un sottile vagito,
lamento d'implume perduto che chiama il suo nido.
Le mura, le porte, le pietre di cupo granito
ascoltan quel tremulo grido.
La bassa finestra ne parla al rossiccio fanale
che s'apre qual fumida piaga nel cuor de la via.
Il vento che passa ne parla a la stella immortale,
al cielo che in alto s'oblìa.
Il trivio, con sordo ribrezzo, bisbiglia a la fogna:
--C'è un bimbo là in fondo, c'è un bimbo che muor sul selciato:
Colei che nel mondo lo mise, per fame o vergogna
al fango così l'ha gettato....
.... Perchè?... che ferocia di leggi su gli uomini grava
se fame o vergogna può vincer l'istinto materno?...
che benda t'accieca?... che lacci, o degli uomini schiavi
t'attorcono il cuore in eterno?...»
Il fioco vagito che chiama la madre e la culla
diventa singhiozzo, poi rantolo.--Il vicolo guarda
con occhi sbarrati, morire quel bimbo, quel nulla,
in grembo a la notte codarda....
La notte trapassa, fremente di pianti non pianti,
d'angosce non dette, di sdegno terribile e muto.
Vorrebbe, non può--vano strazio di tenebre oranti!...
salvar quell'umano rifiuto.
Si spengono gli astri nel brivido primo de l'alba
che sparge di cenere il cielo, che schiude le porte,
che chiama le donne a le soglie, fantastica, scialba,
dicendo: È passata la Morte....
Là giù, come un piccolo cencio che il lastrico ingombra
appare, nel giorno, l'Ignoto.--Egli è nudo ed è solo.--
Nè madre, nè casa, nè croce.--Più lieve di un'ombra....--
.... Raccoglilo tu, cenciaiuolo.