MATERNITÀ

Io sento, dal profondo, un'esile voce chiamarmi:

sei tu, non nato ancora, che vieni nel sonno a destarmi?

O vita, o vita nova!... le viscere mie palpitanti

trasalgono in sussulti che sono i tuoi baci, i tuoi pianti.

Tu sei l'Ignoto.--Forse pel tuo disperato dolore

ti nutro col mio sangue, e formo il tuo cor col mio core;

pure io stendo le mani con gesto di lenta carezza,

io rido, ebra di vita, a un sogno di forza e bellezza:

t'amo e t'invoco, o figlio, in nome del bene e del male,

poi che ti chiama al mondo la sacra Natura immortale.

E penso a quante donne, ne l'ora che trepida avanza,

sale dal grembo al core la stessa devota speranza!...

Han tutte ne lo sguardo la gioia e il tremor del mistero

ch'apre il lor seno a un essere novello di carne e pensiero;

urne d'amore, in alto su l'uomo e la fredda scïenza,

come su altar, le pone del germe l'inconscia potenza.

È sacro il germe: è tutto: la forza, la luce, l'amore:

sia benedetto il ventre che il partorirà con dolore.

*

Oh, per le bianche mani cucenti le fascie ed i veli

mentre ne gli occhi splende un calmo riflesso de i cieli:

pei palpiti che scuoton da l'imo le viscere oscure

ove, anelando al sole, respiran le vite future:

per l'ultimo martirio, per l'urlo de l'ultimo istante,

quando il materno corpo si sfascia, di sangue grondante

pel roseo bimbo ignudo, che nasce--miserrima sorte!...--

su letto di tortura, talvolta su letto di morte:

uomini de la terra, che pure affilate coltelli

l'un contro l'altro, udite, udite!... noi siamo fratelli.

In verità vi dico, poichè voi l'avete scordato:

noi tutti uscimmo ignudi da un grembo di madre squarciato.

In verità vi dico, le supplici braccia tendendo:

non vi rendete indegni del seno che apriste nascendo.

Gettate in pace il seme ne i solchi del campo comune

mentre le forti mogli sorridon, cantando, a le cune:

nel sole e ne la gioia mietete la spica matura,

grazie rendendo in pace a l'inclita Madre, Natura.

Maternità · 第 9 / 68 题