--Com'è andata?--ecco, ve la conto in poche parole. Tant'è; la cosa è
fatta e non ho proprio nessun motivo di pentirmene. Col povero
Battista Batacchi eravamo amici vecchi, cresciuti, si può dire,
insieme, quantunque io fossi innanzi di lui qualche anno. S'era
giocato colle stesse trappole ai tempi della buona zia di Valmadrera,
che gli voleva un bene dell'anima come a un suo figliuolo. A quei
tempi i topi si lasciavano ancora pigliare....
Trovato un capitaletto, aprimmo la bottega di ombrelle in Cordusio,
all'insegna dell'_Ombrellino rosso_ e gli affari non andarono
maluccio. Io viaggiavo a _far le piazze_ di Vigevano, di Lodi, di
Mortara e anche più lontano, mentre Battista, più timido e anche meno
robusto di me, attendeva alla bottega. Dopo qualche tempo fui io
stesso che gli consigliai di prender moglie.
Una donna in una bottega di ombrelli è un capitale vivo; c'è sempre un
punto a dare o una bella parola d'aggiungere per convincere un cliente
che la seta non ha in mezzo del cotone e che il manico è vero osso di
balena: e poi son sempre due occhi di più che guardano l'interesse.
Dandogli questo consiglio d'amico, sapevo di toccare il socio sul
debole, perchè Battista da un pezzo correva dietro cogli occhi alla
Paolina, una giovine che lavorava da sarta presso madama Bournè; e
credo che si fossero detto anche qualche parolina sotto l'_Ombrellino
rosso_.... ma Battista non osava stringere i gruppi per un certo
riguardo a me, per paura che io disapprovassi, o pensassi di prenderla
io la moglie, come più vecchio e più interessato nella ditta.
Ma in quel tempo io nutrivo un odio accanito e mortale contro tutto le
donne per colpa d'una certa Giustina, una birbona che.... basta: è una
storia dolorosa che vi conterò un'altra volta. Il fatto che importa
adesso è questo: che io dissi a Battista:--Non aver suggezione di me,
parlale, fatti innanzi: a me la mi pare una buona ragazza, che farà
bene anche alla bottega. È soda, è bellina, parla un poco francese; va
là, Battista! Io viaggio e quando si viaggia dà fastidio anche la
valigia. Figurati se voglio prender moglie. A quarant'anni è una
pazzia di non averci pensato, ma sarebbe una pazzia più grossa il
pensarci. Va là, Battista! Dio ti dia del bene e una mezza dozzina di
figliuoli.
Il povero Battista fu talmente commosso di queste mie parole, che lì
per lì divenne rosso e smorto, balbettò un _ciao te ringrassi_, mi
prese la mano nelle sue, me la dimenò un pezzo, schiacciandola come
una spugna, guardandomi con due occhi pieni d'acqua. Dopo aver
inghiottito mezzo il pomo d'Adamo, uscì a dire con voce romantica:
--Se sapessi come ci vogliamo bene!
--Bravi, e quando pensi di sposarla?
--Se non ti secca, dopo l'inventario, in gennaio.
--Bravi, quando si sta più bene sotto le coltri. Mi raccomando per la
bottega; non lasciatevi portar via le ombrelle.
*
* *
La Paolina fu proprio per l'_Ombrellino rosso_ un tesoro. Bella, e,
forse più che bella, molto elegante, come son tutte le nostre modiste,
graziosa e amabile senza essere civetta, ci tirò in bottega mezza
clientela di madama Bournè, che vale come il dire la _fine fleur_ dei
signori di Milano. Per la prima volta davanti alla ditta Bacchetta e
Batacchi, all'insegna dell'_Ombrellino rosso_ in Cordusio, si videro
fermarsi fior di carrozze con tanto di stemma. Per la prima volta si è
dovuto scrivere a Londra: perchè, dite quel che volete, la stoffa sarà
buona anche la nostra, ma i veri fusti non si trovano che là. Donne
italiane--ritenete pure:--Donne italiane e ombrelle inglesi!--Quando
la Paolina colla sua grazia metteva nelle mani del cliente il resto e
diceva: grazie al signore..... non c'era nessuno che non uscisse
contento. La bella grazia costa niente e dà valore alla roba.
Per Battista, _va sans dire_, furono due anni e mezzo di paradiso
terrestre e meritato, povero diavolo! perchè nel suo timor di Dio e
nella sua naturale timidezza non aveva mai goduto nulla a questo mondo
e pochi uomini conobbi di cuore più delicato e più leale. Era un uomo
nato e fatto apposta per essere buon marito e buon papà..... e di
fatto il bimbo, ossia una bimba, fu pronta dopo i nove mesi come una
cambiale in scadenza.
Per gratitudine verso di me vollero chiamarla Letizia, il nome della
mia povera mamma; mi invitarono al battesimo, mandarono intorno i
biglietti, insomma pareva la casa della felicità. Ma va a fidarti
della felicita! è come dire va a fidarti della Giustina.... Chi
avrebbe detto che il povero Battista doveva goderlo poco il suo
paradiso? Cominciò subito a decadere, a venir poco, a tossire con dei
colpetti secchi, a scomparire nei panni, e un brutto giorno di
febbraio, con un tempo sporco e piovoso, l'abbiamo portato via.
*
* *
La malinconia e la tristezza entrarono in quelle sei stanze, dove
prima regnavano l'amore e la pace.
Per la povera Paolina fu un colpo tremendo. Trovarsi sola, vedova, a
ventitrè anni, con una bimba sui ginocchi, in una posizione non ben
definita, con dei parenti poveri e senza conclusione, trovarsi così,
povera diavola! era un brutto pensiero. Per fortuna trovò nel socio di
suo marito un galantuomo, che le disse:--Senta, Paolina, alla morte
rimedio non c'è e per me è come se fosse morto un mio fratello; ma se
non può richiamare chi se n'è andato, sotto il riguardo degli
interessi stia col cuore tranquillo. Questa bambina non perderà un
soldo di quel che ha guadagnato suo padre. Anzi per la bottega, se lei
ci sta, potremo andare avanti egualmente come se Battista ci fosse....
e col tempo..... vedrà....
Siccome io sono una pasta frolla che non sa resistere alle minime
commozioni, tanto che non vado mai nemmeno al _Trovatore_ per non
piangere in teatro, così, balbettate alla peggio queste quattro
parole, voltai le spalle e me ne andai sgarbatamente, tirandomi dietro
l'uscio con fracasso. Se poi vedo qualcuno a piangere, addio sor
Gerolamo! e se chi piange è poi una donnina ancor giovane e bella, mi
si rivoltano le viscere, vedo scuro come se avessi un calamaio per
occhio, un gnocco grosso come la palla di un cannone mi si ficca qui,
alla gola, e per consolare gli altri piango io come una secchia che
vien fuori dal pozzo.
Ognuno ha il suo temperamento: anche le ombrelle non sono tutte della
medesima stoffa.
Sui primi tempi tornai spesso a trovarla, a consigliarla nelle piccole
brighe che di solito i morti lascian dietro, a prestarle mano come
deve fare in queste circostanze un uomo che al posto del cuore non
abbia un sasso. Ma non potevo fissar gli occhi sulla piccola Letizia
senza sentire quel che vi ho detto. Caro angiolino! non aveva quindici
mesi, ma ti guardava con certi occhioni così intelligenti (gli
occhioni neri della mammina) che, ripeto, dovevo voltar le spalle,
sbatter l'uscio e andarmene.... Anzi, quando vidi che la Paolina era
disposta a tornare ancora in bottega, colsi l'occasione o il pretesto
per fare un viaggio nel quale toccai anche Asti e Alessandria. Stetti
lontano quasi un mese con buon risultato nei contratti, vivendo con
più economia che non facessi ai tempi del povero Battista, perchè mi
pareva che a spendere troppo rubassi qualche cosa alla povera piccina.
E fu un vantaggio anche per me che ho saputo limitarmi su quel
benedetto vino di Piemonte; e malvolentieri, per la prima volta in
vita mia, rientrai in questo mio Milano, che per quanto me lo cangino
sotto i piedi, nel cuore è sempre il mio Milano.
Non avevo motivo di lamentarmi de' miei affari. Tutt'altro. Durante la
mia assenza la bottega andò avanti tal e quale, come se ci fosse stato
Battista e forse meglio. Per distrarsi e per uscire dal suo dolore, la
vedova aveva raddoppiato di zelo, di attenzione, e svelta com'è,
simpatica com'è agli avventori, fece prosperare le cose al punto, che
il semestre si chiuse con qualche migliaio di lire in più sul
previsto. Voleva dimostrarmi che non amava essermi di aggravio, che
lavorava volentieri per la sua bambina, che il dolore non toglie ma
infonde energia, quando c'è uno scopo nella vita; ma io, al contrario,
chi sa perchè? mi sentivo stracco, svogliato, isolato nel mondo, come
se colla morte del povero Battista mi fosse morto un braccio. E poichè
le cose andavan bene anche senza di me, mi abbandonai alla santa
poltroneria... Cioè, poltroneria forse non è la parola più esatta.
Sarebbe meglio dire ipocondria, o meglio ancora _lasciatemi stare_.
Passavo, per esempio, molto tempo sulla bottega del Pirola che sta in
faccia all'_Ombrellino rosso_, mezzo nascosto dalle tendine
dell'osteria, con davanti un bicchier di vin bianco che non avevo
voglia di bere, cogli occhi in aria, così in estasi, dietro una
nuvola. E se uscivo di là non era per tornare a casa, ma per andare a
zonzo, di qua, di là per le strade più deserte, finchè i piedi mi
portavano in qualche sito quieto sui bastioni. Mi sedevo su una
banchina a guardar l'erba e gli scherzi che fanno le ombre delle
frasche sul terreno, collo sguardo perduto sul Milano pieno di case e
di campanili che mi stava davanti, immerso in un mare di riminiscenze
nelle quali entrava il povero Battista, la zia di Valmadrera, le
trappole, il vin bianco, la vita e la morte; finchè, gira e rigira, il
pensiero, quasi trascinato dalla sua corrente, andava a fermarsi
sull'insegna vistosa dell'_Ombrellino rosso_, che vedevo ballar sotto
gli occhi come una fiamma, come un girasole; e me ne sentivo fin rossa
o calda la faccia.
A quarantadue anni avvengono in noi dei fenomeni che fanno paura. Non
si osa credere che il cuore possa tornare indietro, essere in credito
di qualche cosa e avere delle tratte in scadenza. Non si può più fare
il sentimentale, perchè certi vestiti stretti non vanno più bene, si
ha suggezione della gente; se ti piglia il fuoco, badi a bruciar tutto
di dentro, a inghiottire i carboni accesi, a non lasciar trasparire di
fuori nemmeno il fumo che ti soffoca. Insomma si soffre in silenzio
come un pesce agonizzante. Se io avessi avuto dieci o dodici anni di
meno, avrei osato dire a me stesso:--Gerolamo, tu sei innamorato di
quella donna!--Ma vi pare? potevo essere quasi suo padre: e poi c'era
di mezzo un morto, un caro amico, a cui dovevo dei riguardi e del
rispetto. E poi, per quanto non brutto e non decrepito, non è con
questi pochi capelli e con questa larghezza di _gilè_ che un uomo
della mia età possa parlare di amore e di poesia a una donnina, che
vestita di nero pareva ancora più giovane e più bella. Andiamo via,
sor Gerolamo.
*
* *
A furia di picchiare e di ripicchiare con questi ragionamenti di
bronzo sul cuore, credetti quasi di averlo ridotto duro come
un'incudine, quando al tornare da un altro viaggio (nel quale mi
spinsi fino a Padova) mi capitò un suo invito. Ecco come andò. Quando
mi vide entrare in bottega, mi venne incontro con un saltuccio,
mostrandosi tutta contenta di vedermi, mi fece sedere sulla sua
poltroncina di velluto, mi tolse di mano la valigia, l'ombrello...--Ha
fatto buon viaggio, sor Gerolamo?--Bonissimo, grazie: e lei è sempre
stata bene?--Benissimo, grazie.--E la piccina?--È un tesoro--Un tesoro
come....?--e alt! quel tal gnocco mi soffocò il resto in gola. Mi
parve che tutte le ombrelle chiuse negli scaffali cominciassero a
muoversi e a ballare o che l'_Ombrellino rosso_ attaccato di fuori
girasse come una ruota di molino. Ripulii il cappello colla manica e
stavo per dirle:--Stia bene, a rivederci... quando essa, voltandosi
verso di me col suo faccino grazioso, disse:--Senta, sor Gerolamo,
spero che verrà anche quest'anno a far Natale con noi: non ci sarà
troppa allegria, ma farà un'opera di misericordia.
--È un piacere, che cosa dice?--balbettai nell'alzarmi, mentre andavo
cercando nei cantucci il mio ombrello da viaggio.
--Mi fa un tal senso di tristezza la sola idea di restar sola in un
tal giorno....
--Eh, immagino, poverina! o anche a me.... Verrò volentieri. Son solo
anch'io e in un giorno così.... Grazie, stia bene.
E via!
Credete che io abbia dormito una notte intera dopo questo discorso?
Avrei dato un occhio della testa, dopo aver detto di sì, per liberarmi
dell'invito; ma avrei dato l'altro per il gusto d'andarci. La vita
senza occhi adesso mi pareva meno buia della vita senza Paolina.
Pensai subito a qualche bel regalo, che non offendesse la malinconia
del suo stato e nello stesso tempo contentasse il suo cuore. E finii
collo scegliere un bel manicotto di martoro scuro col suo bravo boa
compagno. Inutile dire che al panettone, al vin bianco, al _bambino_
di Letizia; al regalo per la servetta ho pensato io come si faceva per
il passato, quantunque Paolina protestasse e si dichiarasse
mortificata.--Mortificata di che? bel capitale, cara lei... così
potessi renderla tutta felice.... E mentre parlavo, ero in continua
paura di dir troppo e di dire troppo poco, di espormi troppo, di fare
una cattiva figura, o di farmi compatire.
Per finirla, venne anche quel benedetto giorno! Per un pezzo sperai
che avrebbe invitato con me anche qualche suo parente o qualche
parente del povero Battista: ma subito, dopo ebbi una strana paura
d'incontrarmi con estranei. All'ultimo momento, se mi fossi sentito
male, avrei mandato volentieri un biglietto di scusa, o forse non
l'avrei mandato; forse ci sarei andato anche colla febbre, in punto di
morte. L'amore alla nostra età è una febbre pericolosa, credete a me,
e non c'è che un rimedio; lasciarla passare o morirci dentro.
*
* *
Siamo al gran giorno.
Paolina in un vestito nero di lutto, semplicissimo, quasi senza pieghe
(se li faceva lei col suo buon gusto) mi ricevette cordialmente nel
salottino, quantunque a trovarsi con me in quel medesimo luogo,
davanti a quel medesimo caminetto, dove l'anno primo il suo Battista
s'era mostrato tanto allegro, le facesse un certo senso di pena. Per
un po' lottò contro la ricordanza, cercò di ringraziarmi dei regali,
anzi mi rimproverò perchè eran troppo belli... non stava bene.... mi
fece sedere davanti al caminetto, s'inginocchiò a ravvivare il fuoco,
ma il dolore fu più forte del coraggio e scoppiò in un tal pianto,
poverina, che io mi alzai, aprii la bocca, alzai una mano, e stetti lì
incapace, come un merlo, a guardarmi nello specchio, sopra le gambe
che tremavano, tremavano, Gesù d'amor acceso! Vi ho detto che non
posso veder le donne a piangere e questa non era nemmeno una donna
come tutte le altre.
Lasciai passare un bel momento e quando mi parve che lo strazio del
suo cuore cominciasse a cedere:--Senta--le dissi--senta, sora Paolina,
non faccia così. Lei ha ragione, ma pensi che il suo Battista è andato
fuori dei fastidi del mondo e che lei deve vivere per la sua Letizia.
Sicuro, povero rattino! fu una grande disgrazia, ma si volti indietro
a guardare certe miserie. A lei e alla sua figliuola non manca nulla.
Io sono un ignorante, un vero Gerolamo al suo confronto, ma nel mio
piccolo le ho dato più d'una prova che se per caso quella piccina
fosse mia, non potrei volerle più bene. Non è per consigliarla, creda.
In suo paragone io non sono che un povero negoziante di ombrelle, che
dovrei nascondermi sotto un mucchio di cenere, ma la gente si misura
dal cuore e in questo cuore, cara Paolina, se lei potesse leggere, c'è
qualche cosa che i re sempre non hanno.
Dunque, adesso non pianga più; si asciughi gli occhi, benedetta, o
finirà col farmi piangere anche me, che è fin una cosa ridicola...
E che cosa dissi ancora? non so più. Strozzato da quel gnocco che vi
ho detto, col cuore rovesciato, la testa in un fuoco, vedendo che non
potevo sfuggire a una cattiva figura, girai sui talloni e fingendo di
andare a cercare qualche cosa in anticamera, aprii l'uscio.
Ma proprio sulla soglia m'imbattei nella piccina, che veniva in
braccio alla balietta. Era vestita di bianco, tranne un brutto nastro
di lutto in vita e piccole fettuccie nere sulle spalle; ma su quel
bianco e su quel nero spiccava la testolina d'angioletto coi riccioli
d'oro. La bocca era una fragoletta da succhiare coi baci.
--Chi è? chi è? chi è?--presi a dire con furia, colla voce affogata
nei singhiozzi, mentre colla mano scendevo a cercare nella tasca di
dietro un arlecchino rosso coi campanelli.
--Chi è questa signorina?--E lei mi guardava cogli occhi larghi e
curiosi come fanno tutti i bambini.
--Chi è? chi è?--venne a domandare anche lei, la mammina, colla voce
meno scossa, dentro la quale si sentiva ancora il tremito del pianto.
--Chi è?--soggiunse la balietta, portando la bimba più sotto la
lucerna e indicando me col dito.
Letizia, mentre io pescavo l'arlecchino nella tasca di dietro, seguitò
a guardarmi cogli occhioni neri, corrugò un poco la fossetta del
mento, per uno sforzo interiore e, alzando in furia le manine, mandò
fuori l'unica parola che sapeva dire--Papà....
L'arlecchino mi scivolò fuor delle dita e cadde in terra con un
_ciach_.... fracassandosi la testa di _biscuit_. Io non me ne accorsi
o cioè credetti che mi scoppiasse il cuore. Quel che si prova in certi
momenti non si può dire in cent'anni. Fu un caldo e un freddo tutto in
una volta, un trasudamento in tutta la persona, una vertigine, per
resistere alla quale dovetti attaccarmi al braccio della Paolina che
scossi, scossi, stringendo forte. Poi strappata la bimba alle mani
della ragazza, me la portai alla bocca, come se morissi di fame, e
cominciai a mangiarla.
--Sì, mio povero angiolino, io sono il papà, e un papà che non ti
vorrebbe meno bene del tuo vero papà, se la mamma permettesse. E ti
farei giocare e saltare sui ginocchi e lavorerei per te... se la mamma
volesse....
--Lei me la mangia per panettone....--prese a dire la Paolina,
togliendomi la bimba dalle mani: e nel dire questo vidi che rideva al
di sotto delle lagrime, un effetto di sole attraverso la pioggia, una
bellezza da mettersi in ginocchio ad adorarla.
*
* *
Si racconta che Sant'Ambrogio sia stato proclamato arcivescovo di
Milano per bocca di un bimbo poppante, Questa è storia vera e ne hanno
fatto dei quadri. Ebbene a Gerolamo Bacchetta capitò lo stesso. Ci
sposammo presto e si fece una ditta unica. E se sant'Ambrogio fu
soltanto arcivescovo, Gerolamo Bacchetta, ombrellaio all'insegna
dell'_Ombrellino rosso_, fu nominato papa addirittura.
Letizia è già la mia figliuola maggiore.
*
* *