Milano, 1 Marzo 1895.
Caro Sig. BARTOLOMEO,
I piccoli sforzi degli umili, che si ostinano a raccogliere le
briciole di pane, sono sforzi di formica in un tempo in cui tutti
lavorano a voltare montagne. Il povero e logoro senso comune non ha
più nulla da suggerire a gente, che corre come infatuata dietro ai
simboli d'una magnifica arte piena di abissi filosofici.
Ma poichè ella m'incoraggia a scrivere anche per gli spiriti modesti,
che non possono tuffarsi nella metafisica, mi permetto di offrirle
queste quattro _Nuove Storie_ scritte nello stile delle _Vecchie_ e la
prego di presentarle in nome mio alla buona signora Mariannina, che
lesse tempo fa non mal volontieri la storia del povero _Demetrio
Pianelli_.
In mezzo ai racconti, che contengono un'intenzione morale, ho
introdotto tre o quattro facezie innocenti, che a questi signori
critici potranno parere di poco sapore o fors'anche di poco senso. Ma
ai critici, se vogliono leggere, non mancano i libri di lusso dei più
qualificati scrittori; mentre io penso che in un tempo in cui molti
fanno ridere colla faccia scura, un po' d'allegria naturale possa
sembrare agli occhi della gente quasi come una mezza novità.
Intanto, caro signor Bartolomeo, procuriamo di conservare più che si
può il gusto della minestra casalinga.