[42] Comune di 7568 ab. _Cluverio_ ed altri antichi storici vogliono
Bisaccia edificata sulle rovine di Romulea, potente città degl'Irpini.
[43] V. nota precedente (Capaldo).
[44] Antonio Tenore fu Filippo.
[45] I fratelli di Pietro Capaldo: on. avv. Luigi, farmacista Vincenzo
e dottor Pasquale erano tutti pel De Sanctis, tranne l'ultimo che
parteggiava per l'avv. Soldi.
[46] Il canonico Michele Santoro.
[47] Fabio Rollo, figlio del notar Raffaele, era nato il 26 maggio
1842, e morì, cavaliere della Corona d'Italia ed ufficiale telegrafico,
il 4 gennaio 1900.
[48] Giornale napoletano, che, con _l'Italia_, ospitò molti articoli
politici del De Sanctis, raccolti poi in volume da _Giuseppe
Ferrarelli_, editore Morano Napoli, 1890.
[49] Fu ospite del barone Cozzolino, ma più tardi, imprigionato, stette
due anni nelle carceri di Castel dell'Ovo, e il 1851, lasciato libero
a Malta, andò a Genova, ove fu ben accolto dai mazziniani, e di là a
Torino.
[50] Pasquale Stanislao Mancini, altra gloria purissima dell'Irpinia,
nacque il 17 marzo 1817 in Castelbaronia dal celebre avvocato
Francesco Saverio e da Grazia Maria Riola. Morì il 26 dicembre 1888
nella villa reale di Capodimonte in Napoli, messa a sua disposizione
dal Re Umberto, che aveva per lui affetto di discepolo. Nel 1875, il
Mancini era deputato di Ariano di Puglia e Consigliere provinciale di
Castelbaronia.
[51] Si vuole che il Tasso vi abbia dimorato nel 1588, come ne
attesta MANSO nella _Vita del Tasso_. Cfr. più largamente GIROLAMO
ORLANDO-CAFAZZO, _Due Bisaccesi del secolo XVI_, Napoli 1910.
GIUSEPPE PORTIGLIOTTI, ne _La Lettura_ dell'11 novembre (A. XII),
circa il quadro di Bernardo Celentano «Il Tasso a Bisaccia», che si
ammira nella Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma, narra quanto
segue; «Nel 1588 il Tasso accetta l'ospitalità larga e generosa
di un ricchissimo giovane napoletano, G. B. Manso, che più tardi
ne scriverà la _Vita_ seminandovi però a piene mani avvenimenti
romanzeschi. Pur nella pace del delizioso soggiorno campestre di
Bisaccia, ove si alternano liete partite a caccia e bei cori di musica
popolare, le allucinazioni non lasciano Torquato. Una sera, egli è
seduto col Manso accanto al fuoco e discorre con lui della propria
«frenesia», quando, a un tratto, con le pupille fisse in un angolo
della sala:--Ecco--esclama--l'amico spirito che cortesemente è venuto
e favellarmi: miratelo» E il Manso così prosegue nel racconto: «...
mentre io andavo pur con gli occhi attorno riguardando e non scorgendo,
ascoltai che Torquato era in altissimi ragionamenti entrato con chi
che sia; perocchè, quantunque io non vedessi nè udissi altri che lui,
non di meno che le sue parole, or proponendo e or rispondendo, erano
quali si veggono essere fra coloro che d'alcuna cosa importante sono a
stretto ragionamento».
Il Tasso del Celentano è appunto in preda ad una di queste crisi
allucinatorie. Intorno, paggi e dame, le ombre, i silenzi, il verde di
una grande villa, le tremule iridescenze dei cieli autunnali. Da presso
e da lungi, a quando a quando, vengono melodie soavi e canti dolci.
Una bellissima giovane si appoggia al braccio del poeta, orgogliosa
della compagnia di lui. Ma ecco che egli si ferma, scorda la dama
che ha al fianco, la folla festevole che gli è attorno, l'incanto di
Bisaccia in quella mite giornata d'autunno. Con gli occhi spalancati,
le linee del viso atteggiate a terrore, egli fissa innanzi a sè, non
più certo l'«amico spirito», ma qualche larva paurosa. E la _facies_
dell'allucinato è resa magnificamente. La mano destra è portata agli
occhi e alla fronte come per scacciare la tormentosa visione.
Su quest'argomento v'è una larga bibliografia: Cfr. ANGELO BORZELLI,
_G. B. Manso_, marchese di Villa, Napoli Federico & Ardia 1916; B.
CROCE, _Critica_, del 20 settembre, '16, Bari Laterza; B. CELENTANO,
_Conferenza di P. Lubrano Celentano_, Napoli Pierro 1893. Il prof.
ANTONIO D'AMATO in un articolo su «La leggenda della dimora di T.
Tasso nel castello di Bisaccia» sostiene che l'infelice cantore della
_Gerusalemme Liberata_ non sia mai stato a Bisaccia. V. il n. 13-14
della «_Gazzetta Popolare_» di Avellino (a. XIV) del 23 luglio 1917.
[52] Il cav. Giuseppe Castelli, figlio della Luisa, già fidanzata del
De Sanctis, innanzi ricordata.