Bel paese mi parea, questo, che mi ridea dalla sua altura. Là erano
molte memorie della mia fanciullezza, e là avevo lasciati molti sogni
de' miei anni. Mentre si saliva tra sparo di mortaletti e grida confuse
e scalpitare di cavalli, io ero in cerca de' trascorsi anni, e poco mi
accorgevo di quel chiasso, quando un'eccellenza! mi sonò all'orecchio e
mi svegliò. Era un pover'uomo che mi porse una supplica, e lessi subito!
«Eccellenza!
Vi prego di volermi accordare un sussidio giornaliero....».
Ohimè, diss'io, si comincia male. Questo disgraziato mi crede
un'eccellenza, e per di più un milionario.
Tirai un po' turbato e scontento, non sapevo io stesso di che, al
municipio. Credevo trovarvi tutti gli elettori, come a Rocchetta.
Mancavano molti, mancavano anche i Franciosi, in casa di cui dovevo
andare. E nel mio disappunto guardai un po' di traverso il sindaco, che
mi parve più sollecito di venirmi incontro, che di fare gli avvisi e
prendere disposizioni opportune. Il mio disappunto mi comparve sulla
faccia, e oscurò i volti di tanti bravi amici che m'erano intorno. Si
fece uno di quei silenzi, che parlano più della parola, ci capivamo
tutti. Ma fu un momento. Domandai scrivere. Scrissi:
_«Caro Franciosi_,