Napoli, 4 febbraio

Bel paese mi parea, questo, che mi ridea dalla sua altura. Là erano

molte memorie della mia fanciullezza, e là avevo lasciati molti sogni

de' miei anni. Mentre si saliva tra sparo di mortaletti e grida confuse

e scalpitare di cavalli, io ero in cerca de' trascorsi anni, e poco mi

accorgevo di quel chiasso, quando un'eccellenza! mi sonò all'orecchio e

mi svegliò. Era un pover'uomo che mi porse una supplica, e lessi subito!

«Eccellenza!

Vi prego di volermi accordare un sussidio giornaliero....».

Ohimè, diss'io, si comincia male. Questo disgraziato mi crede

un'eccellenza, e per di più un milionario.

Tirai un po' turbato e scontento, non sapevo io stesso di che, al

municipio. Credevo trovarvi tutti gli elettori, come a Rocchetta.

Mancavano molti, mancavano anche i Franciosi, in casa di cui dovevo

andare. E nel mio disappunto guardai un po' di traverso il sindaco, che

mi parve più sollecito di venirmi incontro, che di fare gli avvisi e

prendere disposizioni opportune. Il mio disappunto mi comparve sulla

faccia, e oscurò i volti di tanti bravi amici che m'erano intorno. Si

fece uno di quei silenzi, che parlano più della parola, ci capivamo

tutti. Ma fu un momento. Domandai scrivere. Scrissi:

_«Caro Franciosi_,

Un viaggio elettorale · 第 17 / 65 题