L'Italia dei patriotti.
Prima di chiudere, ci sia permesso un brevissimo sguardo al
contraccolpo di questo stato di cose sullo spirito della nazione in
generale.
Nessuno durerà fatica a persuadersi che la incertezza delle condizioni
politiche, nelle quali si trovò l'Italia nel secolo XIV e nel XV,
dovesse naturalmente destare sentimenti di patriottico sdegno e di
aperta opposizione in tutti gli uomini privilegiati di attitudini
superiori. Dante e il Petrarca ancora al loro tempo parlano di
un'Italia unita,[264] alla quale devono tendere gli sforzi di tutti.
Si oppone, è vero, da taluni che questo non fu che un entusiasmo di
pochi spiriti colti, di cui la nazione intera non mostrò nemmeno
di accorgersi; ma a costoro si potrebbe domandare se a quel tempo
la nazione tedesca si sarebbe condotta diversamente, quantunque,
di nome almeno, non le mancasse l'unità ed avesse un capo visibile
e universalmente riconosciuto nell'imperatore? Le prime voci
patriottiche della letteratura tedesca (se si eccettuino pochi versi
dei menestrelli) non si odono che in bocca agli umanisti del tempo
di Massimiliano I,[265] e non sembrano che un'eco delle declamazioni
degl'Italiani. Eppure la Germania aveva avuto una nazionalità, quale
l'Italia non possedeva più sino dal tempo dei Romani. La Francia va
debitrice della coscienza della sua unità nazionale principalmente
alle lotte ch'ebbe a sostenere contro gl'Inglesi, e la Spagna per lungo
tratto di tempo fu così sorda a questo sentimento, che non fu in grado
nemmeno di aggregarsi il Portogallo, che pur le è tanto affine. Per
l'Italia l'esistenza dello Stato della Chiesa e le condizioni, nelle
quali soltanto esso poteva esistere, crearono un ostacolo permanente
alla sua unificazione, ostacolo, la cui eliminazione non parve
pressochè mai sperabile. Che se anche, in onta a ciò, qua e colà nelle
corrispondenze politiche del secolo XV si parla con qualche enfasi
della patria comune, ciò non accade, pur troppo, che per provocare
il dispetto di qualche altro Stato pure italiano.[266] I richiami
veramente serii e profondamente tristi al sentimento nazionale non
si odono di nuovo che nel secolo XVI, quando era già troppo tardi, e
Francesi e Spagnuoli avevano inondato il paese.
Quanto al patriottismo locale o di campanile, non potrebbe dirsi
altro, se non che esso teneva il luogo di questo sentimento, ma non lo
sostituiva.