CAPITOLO XII.

L'Italia dei patriotti.

Prima di chiudere, ci sia permesso un brevissimo sguardo al

contraccolpo di questo stato di cose sullo spirito della nazione in

generale.

Nessuno durerà fatica a persuadersi che la incertezza delle condizioni

politiche, nelle quali si trovò l'Italia nel secolo XIV e nel XV,

dovesse naturalmente destare sentimenti di patriottico sdegno e di

aperta opposizione in tutti gli uomini privilegiati di attitudini

superiori. Dante e il Petrarca ancora al loro tempo parlano di

un'Italia unita,[264] alla quale devono tendere gli sforzi di tutti.

Si oppone, è vero, da taluni che questo non fu che un entusiasmo di

pochi spiriti colti, di cui la nazione intera non mostrò nemmeno

di accorgersi; ma a costoro si potrebbe domandare se a quel tempo

la nazione tedesca si sarebbe condotta diversamente, quantunque,

di nome almeno, non le mancasse l'unità ed avesse un capo visibile

e universalmente riconosciuto nell'imperatore? Le prime voci

patriottiche della letteratura tedesca (se si eccettuino pochi versi

dei menestrelli) non si odono che in bocca agli umanisti del tempo

di Massimiliano I,[265] e non sembrano che un'eco delle declamazioni

degl'Italiani. Eppure la Germania aveva avuto una nazionalità, quale

l'Italia non possedeva più sino dal tempo dei Romani. La Francia va

debitrice della coscienza della sua unità nazionale principalmente

alle lotte ch'ebbe a sostenere contro gl'Inglesi, e la Spagna per lungo

tratto di tempo fu così sorda a questo sentimento, che non fu in grado

nemmeno di aggregarsi il Portogallo, che pur le è tanto affine. Per

l'Italia l'esistenza dello Stato della Chiesa e le condizioni, nelle

quali soltanto esso poteva esistere, crearono un ostacolo permanente

alla sua unificazione, ostacolo, la cui eliminazione non parve

pressochè mai sperabile. Che se anche, in onta a ciò, qua e colà nelle

corrispondenze politiche del secolo XV si parla con qualche enfasi

della patria comune, ciò non accade, pur troppo, che per provocare

il dispetto di qualche altro Stato pure italiano.[266] I richiami

veramente serii e profondamente tristi al sentimento nazionale non

si odono di nuovo che nel secolo XVI, quando era già troppo tardi, e

Francesi e Spagnuoli avevano inondato il paese.

Quanto al patriottismo locale o di campanile, non potrebbe dirsi

altro, se non che esso teneva il luogo di questo sentimento, ma non lo

sostituiva.

La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume I · 第 20 / 48 题