[554] Nuove leggi promulgate furono contra gli eretici, dei quali

moltiplici erano le sette e con nomi stranissimi distinte; perciocchè,

oltre i Patareni, dei quali ho fatto già menzione parlando di Arnolfo,

nominavansi i Catari, i Carani, i Concorezii, i Fursici, i Vanii,

gli Speronisti, i Carantani, i Romolarii; e questa peste non meno

attaccavasi alle femmine, che agli uomini. Fu all'uno e all'altro sesso

vietata questa superstizione, minacciandosi pena capitale e distruzione

delle case a coloro che in essa perseverassero, o i colpevoli nelle

case loro ricevessero, o in altro modo gli aiutassero. E nell'anno

seguente, correndo il mese di gennaio, _Goffredo_, cardinale di

San Marco, legato pontificio, entrato in Milano, stabilì per legge

(di comune consenso tuttavia dell'arcivescovo, degli ordinari e del

popolo), che il pretore di pena capitale punisse entro dieci giorni

coloro che dannati fossero per giudizio ecclesiastico.

[555] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. 8, pag. 269.

[556] Corio, parte seconda, foglio 72.

[557] Stabilito avendo lo inquisitore, distrusse le eresie.

[558] Nazarian., cap. 109, pag. 561.

[559] Corio, all'anno 1252.

[560] _Diss. Med. Æev._, tom. V, pag. 92 e seg.

[561] La trista vita di un prelato nuoce al suddito ed anche a quello

che è consacrato a Dio. — Nella chiesa di Dio non debbono esservi

cattivi sacerdoti e diaconi. — I preti cattivi non possono esercitare

il loro ministero. — La Chiesa non dee possedere alcuna cosa se non

se in comune. — Alcun tristo non può essere vescovo. — Non è lecito ad

alcuno lo ammazzare.

[562] Muratori, _Diss. Med. Æv._, tom. V, pag. 95.

[563] _Marten. Veter. Script. et Monum. Collect._, pag. 1051.

[564] Perciocchè in questo noi richiamiamo il costume degli antichi

Cesari, ai quali, per le illustri azioni sostenute colle vittoriose

insegne, il senato ed il popolo romano i trionfi e le lauree

aggiudicava; al che col presente esempio della nostra serenità, secondo

i voti vostri, da lungi prepariamo la via, mentre, vinta avendo Milano,

il carro di quella città, capo certamente della fazione dell'Italia,

a voi destiniamo, come la preda e le spoglie dei nemici vinti, e la

caparra vi mandiamo avanti delle nostre grandi azioni e della gloria

vostra.

[565] _Marten. Collect. Veter. Monum._, tom. II, pag. 1190.

[566] Città, capo della fazione dell'Italia.

[567] Attualmente si legge l'iscrizione incisa di quel tempo in

caratteri semigotici, e sta in Roma nel muro della scala che conduce ai

signori Conservatori del popolo romano in Campidoglio, e dice:

_Cesaris Augusti Federici, Roma, Secundi

Dona tene, currum, perpes in urbe decus.

Hic Mediolani captus de strage, triumphos

Cesaris ut referat, inclita preda venit.

Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem

Mietitur: hunc urbis mietere jussit amor._

[568] Dell'ordine dei frati minori, i quali, non solo armati di spade e

muniti di elmo, presentavano una falsa apparenza di soldati, ma anche

insistendo colla predicazione, i Milanesi ed altri ancora, purchè la

persona nostra o quelle de' seguaci nostri offendessero, da tutti i

peccati assolvevano.

[569] Giulini, tom. VII, pag. 534.

[570]

«Duce e tutor del popolo d'Ambrogio,

Di giustizia vigor, luce de' grandi,

Arca tu di saper, sommo dell'alma

Madre Chiesa campion, eccelso fiore

Di tutta quest'amabile regione;

Al tuo cader d'Italia impallidisce

Lo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostro

Della Torre Pagan, n'andò tra l'ombre!

MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Pagano

della Torre, podestà del popolo di Milano».

[571] Giulini, tom. VII, pag. 431.

[572] Giulini, tom. VIII, pag. 128.

[573] Al minuto alla maniera della taverna.

[574] Tom. VII, pag. 462.

[575] Giulini, tom. VII, pag. 420.

[576] Detto, tom. VII, pag. 423.

[577] In nome del signor nostro Gesù Cristo. Nell'anno della natività

del medesimo mille dugentoquarantacinque, il giorno di venerdì, terzo

di novembre, indizione quarta. Essendo che il signor Uberto di Vialata,

podestà di Milano, e _Guido di Casate, Guido di Mandello, Filippo

della Torre, Giovanni della Torre, Guglielmo di Soresina, Probino

Ingoardo, Rezardo di Villa, Giustamonte Cicata, Lampugnano Marcellino,

Burro dei Burri, Artusio Marinone, Guglielmo di Lampugnano, Anselmo

di Lampugnano, Anselmo di Terzago, Rosate della Croce, Landolfo

Crivello, Negro Grasso, Guizzardo Morigia, Mollone Becano, Caruzano

Morone, Amerato Mainerio_ e _Buonincontro Incino,_ consiglieri, e

segretari, e sapienti del comune di Milano, con molta istanza pregando,

instarono presso il signor _Ardico di Soresina,_ arciprete di Monza,

e i canonici ed il capitolo di questa chiesa, ed anche col signor _G.

di Montelongo_, legato della Sede apostolica, affinchè concedessero e

prestassero allo stesso podestà e ai consiglieri, e sapienti, o sia al

comune di Milano, qualche parte del tesoro di quella chiesa da darsi in

pegno, per il danaro necessariamente occorrente al comune di Milano,

che in altro modo non può trovarsi nè ottenersi; come espressamente

asserivano; e che quella chiesa volevano mantenere indenne; e fare

sollecitamente restituire quel tesoro: alle di cui preghiere e a

quelle di questo signor legato soprascritto, i signori arciprete

e canonici umilmente accondiscendendo, per l'onore e vantaggio del

comune di Milano, presente e volente questo signor legato, offerirono,

concedettero a questi podestà e consiglieri e sapienti ed al comune

un calice d'oro del tesoro della chiesa Monzese del peso di once

centosette, colle orecchiette e coll'ornamento di molte pietre

preziose. E perciò il predetto signor _Uberto di Vialata_, podestà di

Milano, e questi consiglieri, e segretari, e sapienti, data essendo

loro licenza e facoltà e autorità dal consiglio dei quattrocento, e

dei trecento, e dei cento nuovo e vecchio, come dicevano, riformato

(scritto nel libro del comune di Milano l'atto di fare la infrascritta

obbligazione, e tutte le cose infrascritte) promisero, e diedero

sicurtà, e tutti i beni loro e i beni del comune di Milano tutti e

ciascuno di essi solidamente obbligarono in pegno al detto signor

_Arderico di Soresina_, arciprete di Monza, accettante in suo nome, e

in nome della Chiesa, e di tutto il capitolo di Monza, e di ciascuno

dei canonici di detta Chiesa; che esigeranno, renderanno e daranno

senza alcuna diminuzione, liberamente e assolutamente, di qui al natale

prossimo, a questo signor arciprete ed ai canonici, o sia al capitolo,

il soprascritto calice d'oro, ornato con gemme e pietre preziose. A

tutte spese e danni di essi e del comune di Milano, e senza alcun danno

o spesa dei detti arciprete e canonici e della Chiesa. E rinunziarono

alla eccezione del calice non ricevuto, e ad ogni altra eccezione colla

quale potessero in alcun modo premunirsi e difendersi, e massime che

non potessero dire essersi obbligati per lo comune o per le cose del

comune, ma sieno tenuti in modo che possano essere citati in solido,

anche dopo finito e deposto il loro ufficio e la facoltà e l'autorità

loro, come se tutte le predette cose fossero pervenute in potere di

ciascuno di essi. E rinunziarono al beneficio della nuova costituzione

e della lettera del Divo _Adriano_ e di qualunque altro aiuto col quale

in alcun modo potessero difendersi per mezzo dell'uso, e della legge, e

dello statuto, e di qualunque ordinamento fatto o che farsi in avvenire

potesse o si facesse; ma in qualunque tempo possano con effetto essere

convenuti, non ostanti alcune ferie nè le loro dilazioni fatte o da

farsi. E promisero come sopra il detto podestà, e questi consiglieri,

e sapienti, che nè il podestà, nè alcuno de' predetti darà in alcun

modo, nè con alcun sotterfugio, anche consenzienti questi arciprete e

canonici, alcuna altra cosa in luogo di quel calice, fuori del predetto

calice; ma daranno lo stesso calice speciale, intero, con tutte le

sue pietre e gemme senza alcuna diminuzione. Ed ivi il detto signore

_G. di Montelungo_, legato della Sede apostolica, coll'autorità della

sua legazione e per volontà dello stesso podestà e dei segretari, e

consiglieri, e sapienti predetti, essi tutti e il consiglio comunale,

dal termine infrascritto in avanti, assoggettò e sottopose al vincolo

della scomunica adesso per allora, se le cose predette come sopra

mantenute non fossero per quel termine; eccettuato il podestà predetto.

Alla osservanza delle quali cose e maggiore loro confermazione

i predetti segretari, e consiglieri, e sapienti sopranominati

giurarono corporalmente, toccando i sacrosanti Evangeli, tutte le

cose sopranotate, e di osservare e fare, e fare osservare dal comune

di Milano ciascuna delle cose predette. Fatto nei campi d'Albairate,

nell'esercito contra _Federigo_, una volta imperatore.

[578] Tom. VII, pag. 502.

[579] Giulini, tom. VIII, pag. 30 e seg.

[580] _Bullar. Francescan._, tom. II, pag. 15.

[581] Sormani, Storia degli Umiliati, cap. 10, pag. 99.

[582] _Bullar. Dominican._, tom. I, pag. 244.

[583] Dal consiglio dei quattrocento e dei trecento e dei cento, nuovo

e vecchio.

[584] Giulini, tom. VIII, pag. 256.

[585] Giulini, tom. VIII, pag. 12.

[586] Detto, tom. VIII, pag. 28.

[587] Tom. VIII, pag. 145 e seg.

[588] Giulini, tom. VIII, pag. 174.

[589] Seicento forche preparansi, alla vista delle quali si ritirarono.

[590] _Manip. flor. ad an. 1260._

[591] Giulini, tom. VIII, pag. 186.

[592] Detto, tom. VIII, pag. 191.

[593] Tom. VIII, pag. 192, 219, 236 e 249.

[594] Giulini, tom. VIII, pag. 247.

[595] Corio a quell'anno.

[596] Giulini, tom. VII, pag. 134.

[597] Detto, tom. VIII, pag. 247 e 286.

[598] Sotto l'interdetto dei divini uffizi rimasta era la città di

Milano per la contesa colla quale la famiglia dei Maravigli sembrava

ingiustamente opprimere il priore di Pontida.

[599] _Calch. Hist. Patr._, lib. 17, pag. 376.

[600] Tom. VIII, pag. 334 e 335.

[601] Il Castel Seprio si distrugga, e distrutto si mantenga in

perpetuo, nè alcuno ardisca presumere di abitare su quel monte.

[602] Siccome in tutte le cose sembrava entrare il sospetto, dubitava

altresì che nuove trame nelle adunanze si macchinassero, e per

questo comandò che coorti armate giorno e notte la città girassero, e

provvedessero che riunione non si facesse tra i cittadini.

[603] _Calch. Hist. Patr._, lib. 17, pag. 385.

[604] Avendo però il predetto Matteo Magno Visconti ottenuto il

dominio di Milano, nello stesso primo reggimento molto virtuosamente

si condusse; perciocchè professò per tal modo la castità e la onestà,

che tutta la di lui corte composta sembrava di uomini religiosi. Le

messe con grandissima devozione ascoltava. I sacerdoti vestiva colle

sue proprie mani. In tutta la quaresima faceva che i domestici suoi e

tutti i suoi famigliari si confessassero, altrimente con severità li

puniva. I nobili di Milano volontieri ascoltava, e ai loro consigli

non resisteva. I beni del comune conservava, nulla per sè riteneva. Non

versò mai il sangue di alcuno. I dominii dei borghi e delle ville tra i

nobili divideva; ogn'anno però i dominii di questi cambiava, onde tutti

i nobili all'amor suo invitava. Fu ancora robustissimo della persona ed

agile assai; colle mani spezzava un ferro di cavallo; e molt'altre cose

faceva degne di commendazione.

[605] Ad onore del Signor nostro Gesù Cristo e della gloriosa Vergine

Maria, sua madre, e del beato Ambrogio, confessore nostro, e dei

beati Vincenzo, Agnese, Dionisio, e di tutti i santi, e della Santa

Madre Chiesa, e del sommo pontefice, e del signor re dei Romani,

ed a conservazione dello Stato del venerabile padre signor Ottone,

arcivescovo della santa chiesa milanese, e al buono, tranquillo e

pacifico stato del popolo e del comune di Milano e di tutti gli amici,

ed alla morte e distruzione del marchese di Monferrato, e di tutti i

di lui seguaci, voi, signor capitano, giurerete di reggere il popolo

di Milano da oggi in avanti, per anni cinque prossimi venturi, in buona

fede, senza frode, e che custodirete e manterrete lo stesso popolo....

e gli statuti... e se questi mancassero, osserverete le leggi romane.

[606] _Vedi_ Corio all'anno 1288.

[607] La morte e la distruzione del marchese del Monferrato e di tutti

i di lui seguaci.

[608] Giulini, tom. VIII, pag. 435.

[609] Corio all'anno 1308, e Villani, storia, lib. 8, cap. 61.

[610] Il che, chiarissimi cittadini, significa che, siccome col ferro

e con ferrei strumenti si domano tutti gli altri metalli, così, per

salutare consiglio, non che per insigne valore dell'armi italiche e

principalmente de' Milanesi, domare dee l'imperatore tutte le altre

nazioni.

[611] Giulini, tom. VIII, pag. 478.

[612] _Med. Æv._, tom. IV, col. 632, B.

[613] _Med. Æv._, tom. 2, pag. 595.

[614] Giulini, tom. VIII, pag. 631.

[615] _Rer. Ital._, tom. XII, _colum._ 1099, B.

[616] _Ibidem_, tom. XI, col. 231, C.

[617] _Ibid._, tom. IX, col. 1242, B.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Storia di Milano, vol. 1 · 第 31 / 31 段