Le pressioni ricominciavano in quel momento con rabbia crescente. Il
_pak_, compresso contro le sponde meridionali dell'isola di Devon, si
contorceva tutto come se fosse diventato di gomma.
Da tutte le parti sorgevano blocchi di ghiaccio, i quali saltavano
fuori dalla grande massa coll'impeto di blocchi scaraventati in aria
dallo scoppio di una mina.
La morte aleggiava intorno ai tre audaci e dava loro la caccia per
afferrarli e seppellirli in fondo ai gelidi baratri dell'oceano artico.
Si poteva dire che ormai gareggiavano coll'orribile megera.
— Via!... Via!... — continuava a gridare il signor di Montcalm, con
voce strozzata. — Lanciate Dik!... Lanciate!... —
L'ex-baleniere non aveva bisogno di quei consigli. Aggrappato
disperatamente al volante, cogli occhi spalancati, quasi rannicchiato
dietro lo scudo protettore, non scemava d'un metro la spaventosa
velocità del motore pulsante febbrilmente.
Passarono altri dieci minuti lunghi come dieci ore pei tre disgraziati,
poi la vettura s'alzò scagliandosi in mezzo ad una fitta cortina di
nebbia.
— Saliamo la costa, — gridò Dik, — Tenetevi fermi!... Cerco di
frenare!.... —
[Illustrazione: — L'automobile si è alleggerita e mi scappa
sotto le mani. — (Cap. XX).]
Avevano raggiunto la terra ferma ed ormai le pressioni più non potevano
afferrarli. Dalle pressioni però erano caduti in seno ad una furiosa
tempesta di neve che si dibatteva in mezzo ad un fitto nebbione.
L'automobile risalì di volata una costa, traballando come un ubbriaco,
spiccò una mezza dozzina di salti, poi sprofondò in mezzo ad un ammasso
di neve.
Nel medesimo istante il motore cessò di colpo di funzionare.
— Dik, che cosa è avvenuto? — chiese con angoscia il canadese.
L'ex-baleniere esitò un momento a rispondere, poi abbandonando il
volante disse:
— Un nuovo guasto è avvenuto, signore. Siamo immobilizzati.
— Grave?
— Chi lo sa? —
Il canadese e lo studente si guardarono l'un l'altro con estrema
ansietà, poi il primo disse con rassegnazione:
— Fatalità questa volta.
— Che cosa faremo ora, signor Gastone? — chiese il secondo.
— Aspettare che la bufera cessi e poi ritornare sui banchi di ghiaccio
a ricuperare il nostro carrozzone senza del quale non potremmo
resistere a lungo ai terribili freddi del Polo.
— E se il mare l'avesse inghiottito?
— Tenteremo di avanzare egualmente.
— Senza viveri e senza stufa?
— Bruceremo il grasso degli orsi bianchi e l'olio delle foche.
— Ed i serbatoi di benzina che sono tutti nel carrozzone? —
Il canadese guardò lo studente con ispavento. Non aveva pensato alla
benzina, la forza vitale ed unica dell'automobile che si era lasciata
dietro in balìa alle formidabili pressioni del pak.
— Ebbene, signor Gastone? — chiese lo studente, vedendo il canadese
diventato cupo.
— Che cosa volete che vi dica, Walter, — rispose finalmente il signor
di Montcalm. — Se è stato ormai scritto sul gran libro del destino che
noi dovremo morire senza vedere il Polo, sapremo affrontare la nostra
fine da uomini forti.
Il Polo ha divorato in dieci secoli centinaia e centinaia di arditi
naviganti: può divorare anche tre automobilisti.