L'ex-baleniere scosse il capo, poi rimise in movimento il motore
ed approfittando d'un momento di calma, scagliò le vetture a cento
chilometri di velocità.
Aveva pur lui compreso che solo la terra ferma avrebbe potuto salvarli
da un disastro spaventevole che poteva succedere da un momento
all'altro.
Ben presto la corsa del treno divenne fulminea. Pareva che volasse,
tutto avvolto in un turbinìo di sottilissimi aghi di ghiaccio i quali
balenavano stranamente sotto gli ultimi raggi del sole.
Di quando in quando faceva dei balzi giganteschi e rollava
disperatamente come un veliero sbattuto dalla tempesta, fra i mille
muggiti delle formidabili pressioni che si potevano benissimo scambiare
pei muggiti delle onde in furore, completando così l'illusione.
Intorno, il _pak_ si sollevava, crepava, detonando, si alzavano
bruscamente immani colonne di ghiaccio spinte in alto dalle possenti
strette e che poi, come sempre, crollavano, lanciando a grandi distanze
i loro blocchi i quali rimbalzavano in tutte le direzioni.
— Dio!... Comincio ad aver paura!... — aveva esclamato lo studente. —
Raccomandiamo le nostre anime. —
Vi era infatti da aver paura delle tremende convulsioni dell'immenso
banco di ghiaccio, il quale s'apriva e si rinchiudeva come se sotto
le acque un formidabile terremoto scuotesse le estreme parti del mondo
settentrionale.
La terra di Devon era scomparsa fra una cortina di nebbie scendenti
dal nord, ma l'ex-baleniere aveva la bussola dinanzi a sè, e quantunque
l'ago fosse così inclinato da toccare quasi la rosa dei venti in causa
dell'attrazione magnetica del polo, funzionava ancora abbastanza bene
per non ingannarlo sulla vera direzione.
Ed intanto il treno continuava a correre, rombando spaventosamente,
fra una vera tempesta di ghiacciuoli che cadevano non si sapeva da
qual parte, lambendo profondi crepacci in fondo ai quali il mare
rumoreggiava tentando di montare alla superficie del _pak_, saltando e
balzando sopra i blocchi di ghiaccio disseminati in tutte le direzioni.
Mezz'ora era trascorsa e cinquanta chilometri erano stati divorati,
quando la vettura fece un soprassalto e si rizzò come un cavallo che
s'impenna sotto una terribile frustata, poi ricadde raddoppiando la
corsa.
L'ex-baleniere aveva mandato un grido.
— Che cosa è accaduto, Dik? — chiese il canadese, il quale per poco non
era stato scaraventato sul _pak_ dal contraccolpo.
— L'automobile si è alleggerita e mi scappa sotto le mani.
— Alleggerita di che cosa?
— Corpo di tutti i fulmini di Giove!... — gridò in quel momento lo
studente, il quale si era alzato aggrappandosi all'orlo della _capote_
di cuoio. — La vettura si è staccata ed è rimasta indietro!...
— Mille dannazioni eterne!... — urlò il canadese.
— Devo frenare? — chiese Dik.
— Lasciamola andare per ora, — rispose il signor di Montcalm. —
Tornare, sarebbe come cercare la morte.
Torneremo più tardi a riprenderla se il ghiaccio non l'avrà inghiottita.