Gambe e occhi aperti ed orecchi tesi. —

Il giovanotto girò tre o quattro volte su sè stesso non sapendo quale

direzione prendere, poi partì a gran passi senza sapere dove potesse

andare a finire, poichè la nebbia non gli permetteva di distinguere un

oggetto qualsiasi a cinque passi dalla punta del suo naso.

Marciava verso l'automobile o gli volgeva le spalle? Si allontanava

dai pericolosi animali o si cacciava proprio sotto le loro formidabili

corna?

Quanto avrebbe dato per saperlo!...

— Gira e rigira in qualche luogo andrò a finire, — si disse l'allegro

giovanotto, il quale essendo armato di due fucili non si inquietava

gran che. — Che finisca al Polo? Le mie gambe, dopo tutto, sono quelle

d'un saltatore e d'un corridore. —

Camminò per una diecina di minuti, bestemmiando contro il nebbione che

gli si accumulava addosso, rinserrandolo da tutte le parti, poi fece

un rapido dietro front e si cacciò dietro un piccolo _hummok_ cercando

di farsi più piccino che gli era possibile. A breve distanza aveva

udito un muggito, seguìto poco dopo da un altro più rauco e non meno

minaccioso.

— I buoi muschiati!... — esclamò, a mezza voce. — Altro che

automobile!... Che io sia proprio destinato a lasciare le mie budella

sulle corna di quegli animali? —

In quell'istante udì uno sparo, poi un secondo, quindi un terzo.

— Le Colt del signor Gastone!... — mormorò. — Deve essersi accorto

della mia scomparsa e mi chiama.

Che cosa fare? Se rispondo mi attirerò addosso tutta la banda dei buoi,

e non sarà questo miserabile monticello di ghiaccio, che non è più alto

di due metri, che mi salverà.

Corpo di tutte le corone e di tutte le spade di Giove!... Eccomi in un

bell'imbarazzo. —

Un quarto, poi un quinto sparo rimbombarono, ma così lontani che lo

studente ne fu spaventato.

Doveva aver percorso parecchi chilometri in mezzo al nebbione, credendo

di girare sempre intorno al treno.

Malgrado il freddo intensissimo che avrebbe spaccato perfino una

pietra, Walter si sentì bagnare la fronte da grosse goccie di sudore.

— Triplice imbecille, — mormorò. — Che cosa fare dunque? Continuare a

rivolgermi questa domanda senza nulla risolvere? —

Una sesta, poi una settima detonazione si propagarono fra la nebbia,

la quale, contrariamente a quello che si crede, è una eccellente

conduttrice dei suoni.

— Accada ciò che si vuole, io risponderò, — disse. — Se i buoi

maledetti mi daranno la caccia tanto peggio per me.

Dopo tutto sono il campione della corsa delle cento _yarde_ e per

qualche motivo mi sono guadagnato quel grado. —

Alzò risolutamente uno dei due _mauser_ e sparò, uno dietro l'altro,

due colpi.

L'eco si era appena spenta quando altri due colpi risposero e questa

volta non erano di rivoltella. Il canadese doveva essersi provveduto di

qualche altro _mauser_ essendovene parecchi nel carrozzone.

— Ora a me, garretti!... — gridò lo studente. — In marcia! —

Stava per slanciarsi a corsa sfrenata, quando udì dietro di sè un

galoppo furioso.

— Fulmini!... — esclamò. — I buoi mi danno la caccia!... Via, Walter

mio, se vuoi salvarti le tue budella. —

Si era messo a correre a tutta lena, spiccando di quando in quando

dei grandi salti, spronato da un fragore di zoccoli che risuonavano

vicinissimi a lui.

Dall'automobile il canadese o l'ex-baleniere continuavano a sparare ad

intervalli di mezzo minuto.

Lo studente però, avvolto da quel gelido sudario, si trovava

immensamente imbarazzato a mantenere una esatta direzione, anche perchè

il vento spostava il rimbombo dei colpi.

Nondimeno non cessava di correre, raccomandandosi ai suoi garretti,

fortunatamente robustissimi.

Diamine!... Si era ben allenato sulla pista di Cambridge prima di

misurarsi coi corridori d'Oxford.

Correva come il vento, colle braccia tese innanzi per prevenire una

disastrosa caduta, la bocca ben chiusa e le nari invece bene aperte, in

preda ad un'angoscia che fino allora non aveva mai provata.

Dietro di sè udiva sempre il rombo prodotto da una ottantina di zoccoli

percuotenti il ghiaccio.

I buoi gli davano una caccia spietata, accanita, colla speranza di

fargli fare un bel salto in aria e di ricevere il suo corpo sulle punte

delle corna.

Avevano però da fare con un vero campione di corsa, poichè lo studente

manteneva la distanza tuffandosi sempre più nel nebbione.

— Se non ci vedo io, non ci vedranno nemmeno loro, — si diceva il

fuggiasco, allungando sempre. — Quando troverò l'automobile? —

Ad un tratto si tolse dalle spalle uno dei fucili, si arrestò un

momento e scaricò sei colpi dietro di sè, a casaccio, all'altezza d'un

metro.

— Ormai mi hanno scoperto, — disse, riprendendo la corsa, — tanto vale

quindi a rispondere al signor Gastone. —

Due spari risposero tosto a quella scarica. Il canadese e

l'ex-baleniere segnalavano sempre la loro posizione.

Quei colpi erano echeggiati vicinissimi, forse alla distanza di cinque

o seicento metri.

Il treno quindi non era lontano e non doveva essere difficile

ritrovarlo se gli spari continuavano.

Lo studente si orientò rapidamente, impugnò il secondo fucile e riprese

lo slancio urlando:

— Forza, campione di Cambridge!... Batti il _récord_ di Oxford! —

Pareva però che anche i buoi muschiati volessero stabilire il _récord_

polare, poichè non cessavano un istante di galoppare sulle tracce del

disgraziato studente.

Avanzavano con un fragore d'uragano, muggendo ferocemente, furiosi di

non aver ancora potuto raggiungere il fuggiasco che li teneva così bene

in scacco e di non aver ancora potuto affondare le loro corna nelle sue

carni.

Un altro minuto di corsa disperata, poi due lampi squarciarono il

nebbione a pochi metri dinanzi allo studente.

L'automobile ed il suo carrozzone stavano a pochi passi, pronti

a ripartire poichè il guasto, più per opera del canadese che

dell'ex-baleniere, il quale se avesse potuto l'avrebbe invece

aggravato, era stato nel frattempo riparato.

— Signor Gastone!... Dik!... — gridò lo studente con voce strozzata.

— Qui!... Qui!... — rispose subito il canadese.

— I buoi!... I buoi!... Mi danno la caccia!...

— Li odo!... Saltate!... —

La sirena lacerò l'aria, mentre il motore ricominciava i suoi

_teuff-teuff_ affannosi.

Walter in quattro salti raggiunse l'automobile ormai visibile pei suoi

fanali proiettanti attraverso la nebbia due splendidi fasci di luce,

si slanciò sul predellino e cadde fra le braccia del canadese il quale

gridò subito:

— Via Dik!... A cinquanta miglia!... —

Poi prendendo una bottiglia di _wisky_ ancora mezza piena, la porse

allo studente, dicendogli:

— Mandate giù un sorso e poi sparate. —

I buoi muschiati giungevano come una valanga, in gruppo serrato, le

teste basse, colle corna quasi rasentanti la superficie gelata.

Guai se tutte quelle masse, lanciate come erano, si fossero precipitate

addosso al treno. Fortunatamente giungevano con qualche mezzo minuto di

ritardo.

— Via, Dik!... — ripetette il canadese, impugnando le due grosse Colt.

L'automobile scricchiolò tutta sotto lo sforzo supremo fatto per

sbarazzare le sue ruote dal ghiaccio che le imprigionava, con un salto

raggiunse il livello del banco e si slanciò innanzi rumoreggiando

sinistramente.

I buoi vedendola fuggire non interruppero la loro corsa, anzi

raddoppiarono di velocità, ma un fuoco terribile partito dai due lati

dell'automobile e che gettò a terra tre o quattro di loro li obbligò

ben presto a sostare.

D'altronde non avrebbero potuto gareggiare a lungo con quella splendida

macchina che divorava la via sfondando il nebbione. Qualche istante

dopo il loro galoppo furioso cessava, mentre il canadese e lo studente

lanciavano le loro ultime cariche.

— Signore, — disse Dik, il quale cominciava a rallentare, temendo di

trovarsi, da un istante all'altro, dinanzi qualche canale pronto ad

inghiottirli tutti. — Così non possiamo continuare.

Io non posso rispondere delle vostre vite se questo nebbione non si

alza.

— Infatti è una corsa da pazzi che finirà in una catastrofe, — disse il

canadese, il quale pensava pure alla possibilità di fare un terribile

salto in qualche spaccatura del campo di ghiaccio. — Si odono più i

buoi?

— No, signor Gastone, — disse lo studente. — I miei amici sono rimasti

indietro e ci hanno perduti di vista.

— Potete avanzare al passo con piena sicurezza, Dik?

— I fanali proiettano abbastanza luce per scorgere a tempo un ostacolo.

— Allora tirate innanzi come potete, mantenendo la rotta sempre al nord.

Rimonteremo più tardi la riva.

E voi, Walter, come vi siete smarrito nel nebbione? Simili imprudenze,

come avete veduto, possono costare la vita.

— Mi è costata invece, le gambe la mia, — rispose lo studente,

ridendo. — Ah!... Che corsa, signor Gastone!... Se tornerò un giorno

in Inghilterra lancerò una sfida in piena regola a tutti i corridori

dell'Università di Oxford e di Cambridge insieme, sicurissimo ormai di

batterli senza troppa fatica.

Meno male che tirando su di me l'attenzione dei buoi, ho lasciato a voi

il tempo di lavorare tranquilli.

Era grave il guasto?

— Oh!... — rispose il canadese, facendogli segno di troncare subito.

— Che diavolo vi è qui sotto? — brontolò lo studente, un po'

impressionato dall'aria grave del canadese.

Il dialogo terminò lì.

L'automobile intanto continuava ad avanzare quasi a passo d'uomo,

sempre affogata in mezzo al nebbione. Dik non osava lanciarlo,

quantunque la luce dei fanali, potentissima, si proiettasse fino ad una

decina di metri.

Quella marcia durò un paio d'ore, poi il canadese comandò l'alt.

— Andiamo a prepararci la colazione, Walter, — disse, — e voi Dik,

giacchè non temete nè il freddo nè gli orsi, andate a esplorare un po'

la via.

Una sfida al Polo · 第 60 / 75 题