Dik.... rallentate! La pianura diventa cattiva. —

Ed infatti la immensa pianura che costeggiava la baia dalla parte di

ponente, cominciava a diventare pessima.

Le grandi raffiche che avevano soffiato nei giorni precedenti sul mare

interno, avevano accumulata la neve in ammassi considerevoli i quali

formavano delle vere montagnole, entro le quali l'automobile, che

filava con una velocità di cinquanta chilometri all'ora, si affondava

sfaldandole e seppellendovisi quasi dentro.

Per di più ricominciava a nevicare a larghi fiocchi ed un vento

impetuoso e freddissimo scendeva dalle regioni boreali spazzando, di

quando in quando, la sterminata pianura con una violenza inaudita.

— Brutta giornata!... — esclamò lo studente. — Purchè non veniamo

bloccati in mezzo a questo deserto di neve! —

Dik aveva rallentata la velocità anche perchè gli ostacoli aumentavano

continuamente e la tempesta di neve aumentava con una rabbia

impressionante.

La macchina si affannava a vincere i cumuli di neve, funzionando

con grande energia e riempiendo del suo fragoroso respiro la bianca

pianura.

Le sue ruote anteriori, che giravano vertiginosamente, aprivano nella

neve due larghe breccie, come due gigantesche ferite entro cui quelle

posteriori affondavano pesantemente, seco trascinando il carrozzone il

quale funzionava come una gigantesca catapulta.

Pareva che l'automobile fosse diventata una nave sbattuta dalla

tempesta, poichè rollava e beccheggiava entro i crepacci che la neve

aveva ormai coperti e che cedevano sotto il peso dei motori.

Intanto il vento aumentava e la neve turbinava così fitta che certe

volte l'ex-baleniere non riesciva a mantenere la direzione giusta,

quantunque il canadese tenesse la bussola in mano.

L'alba era ancora assai lontana, essendo le notti lunghissime in quelle

regioni dei grandi freddi.

Il treno si dirigeva ormai a caso, piegando sempre verso ponente per

non trovarsi improvvisamente sulle coste della grande baia e cadervi

dentro. Intorno agli esploratori, rannicchiati sui loro sedili, da ogni

parte imperversava la bufera di neve, piena di ululati e di fragori

sinistri.

L'orizzonte si era chiuso rapidamente sotto un denso velo di nebbia

il quale si avanzava coll'impeto delle onde del mare sospinte

dall'uragano. Pareva che una falce gigantesca, vertiginosamente

agitata, volesse precipitarsi sul treno e spazzarlo via o sminuzzarlo.

Nelle alte regioni dell'aria turbinavano migliaia di ghiacciuoli,

sottili come spilli, i quali di quando in quando si abbattevano

sull'automobile, colpendo senza misericordia Dik, non protetto dalla

_capote_ di cuoio, pungendogli dolorosamente il viso e le mani esposte

sul volante.

Di quando in quando le raffiche cessavano, come se desiderassero un

po' di riposo per riprendere maggior lena, poi si scatenavano con

furia indicibile, ululando o ruggendo e scagliando dentro l'automobile

turbini di neve e di ghiacciuoli i quali s'ingolfavano, come una

tromba, perfino dentro la _capote_, strappando al poco paziente

campione di Cambridge una interminabile sfilza di maledizioni.

L'automobile correva, correva: il suo motore funzionava sempre

rabbiosamente per vincere gli urti sempre più poderosi del vento. Si

era affondata nella nebbia, la quale aveva finito per raggiungerlo.

Una oscurità densissima ormai l'avvolgeva. Dove andava? Attraverso la

tempesta che ruggiva da tutte le parti, senza poter avere una direzione

esatta.

Ad un tratto la macchina si drizzò come un cavallo che s'inalbera sotto

un poderoso colpo di sperone e ricadde pesantemente, seppellendosi

quasi intera in un enorme cumulo di neve che aveva sfondato col proprio

peso.

La vettura di rimorchio, spinta dallo slancio, la investì con un

fragore spaventevole.

— Dik!... — gridò il canadese. — Che cosa è successo?

— Una cosa semplicissima, signore, — rispose l'ex-baleniere, colla sua

calma abituale, chiudendo d'un colpo i freni. — Siamo in _panne_.

— È guastata la macchina?

— Non lo so.

— Eppure il motore funziona sempre.

— Buon segno.

— Arresta ed aspettiamo l'alba.

— È fatto.

— Ed ora ritiriamoci nel carrozzone e lasciamo che la burrasca passi,

giacchè non si può più andare innanzi.

— E prepariamoci la cena che ieri sera ci è mancata, — disse Walter. —

Il mio stomaco la reclama imperiosamente.

Non so se quello di Dik sia stato riempito di teste di foca o di grasso

di balena. —

L'ex-baleniere masticò fra i denti qualche cosa, probabilmente una

bestemmia, poi balzò a terra affondando nella neve fino quasi alla

cintola.

— Una notte d'inferno, è vero, mastro Dik? — chiese lo studente.

— Uh!... Ne ho vedute ben altre nello stretto di Lancashir, — rispose

il marinaio, alzando le spalle.

Tolse la sbarra al carrozzone ed entrò accendendo subito la stufa e la

lampada.

Il canadese e lo studente, dopo d'aver sbarazzato le pelliccie dai

ghiacciuoli, l'avevano seguìto, mentre al di fuori la tempesta di neve

si scatenava con violenza inaudita, ed in lontananza le grosse ondate

della baia di Hudson muggivano più forte che mai, sfasciandosi contro

la desolata costa.

Una sfida al Polo · 第 43 / 75 题