Karalit capì benissimo che quello non era il momento di esitare nè di
tentare una qualunque resistenza, e lasciò cadere la rivoltella, mentre
l'_angekok_, che tremava come una foglia, gettava via la fiocina.
— Ora ordina ai tuoi uomini di mettere subito in libertà il prigioniero.
— Andrò a prenderlo io stesso.
— No, amico, — disse il canadese. — Darai l'ordine rimanendo qui.
— Ti prometto....
— Non promettere niente, perchè già non ti crederei. —
L'esquimese digrignò i denti e brontolò qualche cosa, poi finalmente si
decise a lanciare delle grida che dovevano avere il loro significato,
poichè pochi momenti dopo dal corridoio d'una capanna usciva una forma
umana, la quale si diresse sollecitamente verso l'automobile.
— Dik!... Dik!... — gridarono ad una voce il canadese e lo studente.
— Buona sera, signori, — rispose l'ex-baleniere, colla sua solita
voce tranquilla. — Spero che non vi sarete troppo inquietati della mia
prigionia.
— Un po' sì, — disse lo studente. — Avrebbero potuto uccidervi.
— Ah!... Baie!... Questi uomini non sono così cattivi come credete,
e se non si fossero cacciati in testa che la nostra macchina è una
divoratrice d'orsi e di foche, non ci avrebbero dato nessun fastidio.
Che cosa volete, sono un po' superstiziosi. Ecco tutto.
Signor di Montcalm, regalate loro alcune bottiglie di _gin_, se non vi
spiace, tanto per compensarli delle perdite subìte.
— Che hanno volute, — disse lo studente.
— Dategliele pure, — disse il canadese, — e lasciate pure al capo la
vostra rivoltella. —
L'ex-baleniere aprì il carozzone, empì un canestro di bottiglie e le
portò a Karalit, il quale pareva ancora istupidito.
— Va a berle alla nostra salute coi tuoi sudditi, — gli disse.
Poi aggiunse a bassa voce:
— Va a farti impiccare, minchione!... —
Ciò detto balzò sull'automobile prendendo il volante e lanciò il treno
a tutta velocità, attraverso la sconfinata pianura coperta già da un
buon metro di ghiaccio.
Karalit aveva raccolta prontamente la rivoltella ed aveva sparato un
paio di colpi, ma ormai l'automobile era lontana.
— Ah birbante!... — esclamò lo studente, il quale aveva uditi gli
spari, malgrado il fragore che produceva l'automobile. — Non credevo
che quei piccoli uomini fossero così cattivi.
Che gli dia una lezione, signor Gastone?
— Lasciatelo andare. — rispose il canadese, abbassandogli il fucile che
aveva già impugnato. — Non aggiungiamo un'altra vittima a quelle che
abbiamo già fatte.
— Graziamolo pure, egli però se avesse potuto, non ci avrebbe
risparmiati.
— Che cosa volete: sono vendicativi questi abitanti dei grandi freddi,
e non meno degli abitanti dei grandi calori.
Dik, badate!... Poggiate verso la baia e state attento ai corsi d'acqua
che sono ormai gelati e scomparsi sotto la neve.
Slittano le ruote?
— No, signore: mordono abbastanza bene.
— Rallentate un po'. Dobbiamo pensare anche al carrozzone, la
nostra casa che ci sarà più cara dei motori, quando i grandi freddi
piomberanno su di noi.
— Mi pare che comincino a prenderci già ora, — disse lo studente,
stringendosi addosso la pelliccia. — Mi pare che il mio naso voglia
andarsene a tener compagnia alla neve.
— E questo non è ancora nulla, — rispose il canadese. — Non abbiamo che
30° sotto, una vera inezia.
— Volete spaventarmi, signor Gastone?
— No, prepararvi.
— A sfidare....
— Una cinquantina di gradi.
— Mi sento gelare di già.
— Eppure gli esploratori polari che a migliaia e migliaia si sono
avventurati fra le alte latitudini, li hanno sopportati.
— Erano di ferro quelli.
— Lo diventeremo anche noi, Walter, — rispose il canadese, ridendo. —
Toh!... Ecco che ricomincia a nevicare.
La bianca dama ci accompagnerà certamente fino al Polo, se riusciremo a
giungervi.
— Ne dubitereste?
— Mah!...
— Badate che lassù splendono i begli occhi di _miss_ Ellen. —
Una nube passò sulla fronte del canadese e le sue labbra si contrassero
ad un sorriso ironico.
— Credo, — disse poi, con voce un po' sorda, — che gli occhi della
_miss_ abbiano ben poco a che fare col Polo ormai.
Ora non si tratta più che dell'onore della bandiera: il Canadà o gli
Stati dell'Unione? Spero di far impallidire le stelle di _mister_
Torpon sotto i colori della vecchia Francia.
— Non sotto il rosso infuocato dei miei compatriotti?
— No, Walter, — rispose con voce grave il signor di Montcalm. — I
vecchi canadesi sono rimasti francesi.