I due _partners_ s'inchinarono, facendo un cenno d'assentimento.

— Affitteremo tutto l'appartamento dell'ultimo piano che m'immagino

sarà vuoto, — continuò l'_yankee_, — perchè nessuno venga a disturbare

i nostri affari.

— Il proprietario non sospetterà qualche cosa e non avvertirà quei

dannati _policemen?_ — osservò il maestro di _boxe_ del canadese.

— Lasciate fare a me, _mister_, — rispose il _yankee_. — E poi il

dollaro può tutto, almeno negli Stati dell'Unione.

— E le armi? — chiese il signor di Montcalm.

— Oh!... Non sarà difficile trovare due solidi _bowie-knife_ press'a

poco uguali.

Gli armaiuoli non mancano ad Oswego e s'incaricheranno i nostri

_partners_ di trovarceli.

Sono appena le sei e si chiude un po' tardi nelle nostre città.

Ora signori ceniamo da buoni amici, allegramente, e non manchiamo di

fare un brindisi a quello che domani mattina andrà a portare i nostri

saluti a Caronte. —

Quattro negri avevano cominciato a portare, su dei grandi ed artistici

vassoi d'argento, delle vivande diverse che esalavano dei profumi da

far venire l'acquolina in bocca anche ad un morto, mentre un quinto

disponeva sulla tavola, dinanzi a ciascun commensale, delle bottiglie

polverose che portavano delle marche celebri.

I quattro uomini, tornati improvvisamente gai, diedero subito un

formidabile assalto alle diverse portate, scherzando amabilmente e

deridendo i negri. Pareva che avessero già dimenticato che uno di loro

stava ingollando il suo ultimo pasto.

Suonavano le sette alla ricca pendola dorata, collocata all'estremità

del vasto salone, quando _mister_ Torpon si alzò, dicendo:

— Vado ad accomodare l'affare col proprietario, mentre la bottiglia di

_champagne_ gela per brindare al morto.

— Ed io vado a provvedere le armi, — disse il maestro di _boxe_ del

canadese.

— Spicciatevi!... — disse l'americano.

Accese un grosso sigaro, essendo la cena ormai terminata, e si fece

condurre nel gabinetto del proprietario, il quale stava seduto dinanzi

ad una monumentale cassa-forte, tutto immerso nella lettura d'una copia

del _New-York Herald_.

— _Mister_, — gli disse senza preamboli Torpon, — è libero tutto

l'ultimo piano del vostro _hôtel?_

— Disgraziatamente sì, mio _gentleman_, — rispose l'albergatore, il

quale avendo riconosciuto subito il personaggio che aveva ordinata

quella cena luculliana e costosissima, era diventato subito molto

amabile. — La stagione è cattiva e gli affari non prosperano al

principio dell'inverno e....

— Vorreste affittarlo tutto a me per quarantotto ore?

— Tutto!... Vi sono trenta stanze ed una sala lassù, mio _gentleman_.

— Non importa: fissate il prezzo. Io non ho l'abitudine di

lesinare. —

L'albergatore si lisciò due o tre volte la sua barba da becco e guardò

con sorpresa il suo compatriotta.

— Ma.... ditemi, aspettate molti altri amici forse?

— Niente affatto. Non siamo che noi quattro.

— E che cosa vorreste fare di tante stanze?

— Avete mai assistito a nessuna seduta di spiritismo?

— Io no: lascio in pace le anime dei trapassati. Già non verrebbero qui

nè a mangiare, nè a bere, nè tanto meno a lasciarmi dei dollari.

— Bene, si vede che siete un uomo pratico e mi congratulo con voi, —

disse Torpon, un po' ironicamente. — Dunque io affitto tutto l'ultimo

piano del vostro _hôtel_ per eseguire una serie di esperimenti, avendo

condotto con me un _medium_ d'una potenza straordinaria, già ammirato

perfino dal nostro presidente.

Siccome gli spiriti non vogliono essere disturbati, voi mi darete la

vostra parola d'onore di lasciarci assolutamente tranquilli. Quanto?

— Cinquecento dollari.

— Siete ancora onesto. —

Levò dal suo portafoglio una manata di biglietti di grosso taglio,

contò la cifra, riaccese il sigaro e raggiunse il canadese ed il

secondo _partner_, i quali chiacchieravano tranquillamente sottovoce,

facendo di quando in quando girare la bottiglia di _champagne_ immersa

fino al collo in un vaso pieno di ghiaccio.

— È fatto, — disse. — Per quarant'otto ore noi saremo liberi di gettare

anche all'aria tutte le trenta stanze.

— E di scannarci con tutto il nostro comodo, — aggiunse il canadese,

beffardamente.

In quell'istante il _partner_ che era uscito per acquistare le armi

entrò, portando un pacco.

— Marca di casa celebre, lame solide e capaci di troncare, con un colpo

solo, la spina dorsale ad un bisonte, — disse.

— Sturiamo, — disse il canadese, traendo dal recipiente gelato la

bottiglia di _champagne_. — Chissà che a qualcuno, questo vino maturato

nelle terre che videro nascere i miei avi, non porti fortuna. —

Torpon aveva aggrottata la fronte.

— _By-good!_... — esclamò. — È vino di Francia, e voi siete un

discendente di quel popolo. Che porti sfortuna a me?

— Sareste superstizioso, _mister_ Torpon? — chiese il canadese.

— Eh!... Qualche volta non si può far a meno di esserlo.

— Allora dopo lo _champagne_ berremo un bicchierino di _wisky_, il

liquore americano per eccellenza.

— Accettato, signor di Montcalm. Così saremo pari. —

La bottiglia fu sturata e le tazze furono riempite.

— Ai begli occhi di _miss_ Ellen, prima di tutto, — disse il _yankee_.

— Alla solidità ed al filo della mia lama, — disse invece il canadese.

— Sareste feroce come un antropofago, signor di Montcalm? — chiese il

_yankee_.

— Può darsi, — rispose asciuttamente il canadese, e vuotò d'un colpo il

bicchiere.

Vi erano sulla tavola parecchie bottiglie di liquori. Ne prese una di

_wisky_, la fece sturare e ne versò a tutti, dicendo:

— Bevo al felice viaggio dell'uomo che domani sarà morto.

— Come siete funebre, signor di Montcalm, — disse _mister_ Torpon, il

quale si era sentito correre per le ossa un brivido gelato.

— È un brindisi come un altro. —

Si erano alzati. I due rivali sembravano tranquillissimi; i due

_partners_ invece, quantunque abituati a vedere degli uomini

fracassarsi reciprocamente i corpi e le teste a gran colpi di pugno,

erano pallidissimi.

Ad una chiamata del _yankee_ un servo negro che reggeva un doppio

candelabro d'argento, era accorso.

— All'ultimo piano, — disse il canadese.

Attraversarono la sala, entrarono nell'ascensore ed in un momento si

trovarono in alto.

Il negro accese le lampade elettriche e fece percorrere, ai quattro

uomini, tutte le trenta stanze, introducendoli per ultimo in una vasta

sala, lunga una quindicina di metri e larga non meno di dieci, il cui

pavimento era coperto da un gigantesco tappeto. Non vi era che un solo

mobile: un pianoforte.

— Qui? — chiese sottovoce l'americano al canadese.

— Sì, — rispose questi.

— Puoi andartene, — disse il primo al negro. — Sopratutto che nessuno

ci disturbi anche se succede un po' di fracasso.

Una sfida al Polo · 第 10 / 75 题