Che cos'è?... Romano?... Che disgrazia c'è stata in casa, senza che io

l'abbia saputo?... Maledetta la mia vita randagia! Selvaggia?!... così

sana, così robusta!!... Ma quando, per Dio?... Se due mesi fa me n'ha

parlato il barone di Monbello a San Remo!...

ROMANO

Ma non è morta! Jacopo!... È scappata di casa!

JACOPO

(_facendo un salto indietro_)

Eh?... Ah!... Me lo dici così? per caso!... dopo mezz'ora che

parliamo?!... Un fatto di questa gravità! Una ferita così atroce al

nostro onore!!! Romano! per Dio!

ROMANO

Io so che non ne ho colpa...

JACOPO

E io so che questa sola è peggio di tutte le mie messe insieme!...

So, che fino ad oggi, bene o male, il nostro nome nel fango non c'era

caduto; e sei tu che ce lo butti! Tu che la pretendevi a monopolista

del nostro onore!...

ROMANO

La mia coscienza è tranquilla!...

JACOPO

Ma, per carità, Romano! non ci perdiamo in chiacchiere; è tempo di

agire. Spero che non metterai in dubbio il mio sacrosanto diritto di

saper tutto e d'intervenire... La cosa si sa in Siena?

ROMANO

Ancora no, per fortuna. L'hanno vista partire una settimana fa per

Torino col suocero di Lorenzo... Credono che sia là.

JACOPO

Ah! Col fabbricante di passamani?... E perchè?

ROMANO

Perchè volevamo levarla di qui; distrarla da un amoraccio che non ci

piaceva... Credevamo che a Torino...

JACOPO

E invece?...

ROMANO

Alla stazione di Genova è sparita... il signor Levi ha messo sossopra

mezzo mondo... ha fatto miracoli... credi...

JACOPO

Eh, si vede! Dopo una settimana non sa ancora dove sono!... Con chi è

scappata insomma?

ROMANO

Con un calzolaio!...

JACOPO

Sangue bleu!... Quattrini almeno?

ROMANO

Il figlio di quel tal Ricotti, che ha messo negozi in tutt'Italia...

JACOPO

Quello delle «Washington Shoe»?

ROMANO

Quello, sì.

JACOPO

L'amante della moglie di Serdoni, allora?

ROMANO

Mi pare... d'aver sentito dire... infatti...

JACOPO

Be' be' be'; è lui. Puoi telegrafare al fabbricante di passamani che

smetta immediatamente di occuparsi dei fatti nostri.

ROMANO

Eh?

JACOPO

Sì, sì; un pezzo di carta. (_Prendendolo sul banco e dandolo a Romano

che è in piedi_) Telegrafargli subito! «Trovàti. Segue lettera».

(_Cercando con l'occhio un campanello e correndo a suonarlo_)

Viene qualcuno, a suonar qui? Perchè con te... i servi hanno sempre

dormito... (_va a sedersi al posto di studio di Romano, e leva il

grosso volume che trova innanzi, prende un foglio da lettere e scrive

in fretta_) Permetti eh?... Siccome domani debbo in tutti i modi essere

a Roma, è meglio che scriva subito a un certo ometto di San Remo che mi

faccia da battitore...

ROMANO

(_alzando il capo dal suo foglietto dove ha scritto, stando in piedi,

qualche parola_)

Ma... Jacopo... se poi...

JACOPO

(_scrivendo sempre_)

Niente «Ma»! niente «Se poi»! per carità! Due giorni di caccia e te li

porto qui per le orecchie tutti due. Telegrafa come t'ho detto.

ANTONIO

(_entrando da sinistra_)

Comandi.

JACOPO

Ah! meno male! Dopo un quarto d'ora! Ma bisogna correre, quando si

sente il campanello! bisogna sgranchirsi le gambe! (_a Romano_) Dammi

qua (_legge il telegramma_) Quanti complimenti inutili!... Be' be':

può andare (_ad Antonio_) Questo telegramma di corsa! Che ci sia qua la

ricevuta tra dieci minuti.

(_Antonio guarda attonito il vecchio e il nuovo padrone_).

Ohei! Ho detto a voi.

(_Antonio, impaurito, se ne va di corsa_).

Ooh!

(_Ripigliando il filo della sua lettera_) Benissimo; i dati sono chiari

(_scrivendo_) «Venerdì sera... sarò a San Remo. Se li hai trovati,

mille lire sonanti. Se non li hai trovati un calcio nel... e me li

trovo da me. Intesi bene. Tuo, Paron Jacopo»... (_piegando e mettendo

in busta_) Vecchio contrabbandiere... Questi son gli uomini!...

Domenica puoi preparare il pranzo di fidanzamento... Parola d'onore!

ROMANO

Speriamo che tu non t'illuda!

JACOPO

(_a un tratto, con grande e comico scoppio di maraviglia_)

Ba! Ba! Ba! Ba!!! Che vegg'io mai!!! «Tra i signori Marchese Romano

Ferruti Della Lizza e Tomaso Harlem...»!

ROMANO

(_accorrendo confuso_)

Sssss! Per carità! (_afferrando la carta eccitatissimo, e cacciandosela

in tasca_) Accidenti alla mia stupida testa!... L'ho lasciato lì!!

JACOPO

E... che cosa contratti, se è lecito, con quell'ex insaccatore di

maiali?... Gli venderai qualcosa naturalmente!

ROMANO

Lo conosci?

JACOPO

_Sacré Nom!_... È lui l'amico del mio cuore, che son venuto a rapire

in auto!... Eh! vecchia amicizia! Siamo stati vicini di camera per un

mese, quest'estate, a Montecarlo!

ROMANO

Gioca anche lui?

JACOPO

Peggio di una foca ammaestrata!... Ma che diavolo gli puoi vendere!...

E l'ho visto dieci giorni fa... non mi ha mica detto niente!... Eppure

sassi etruschi non ce n'hai!... _Wisky_, nemmeno... (_battendosi

la fronte_) Per Dio!... il Palazzo!!... Di' la verità che vuole il

palazzo, quel cafone!

ROMANO

(_al colmo della confusione, rilevando di tasca il foglio e facendolo

in pezzi_)

Ma no! Ma no!... Ma se è una bozza... fatta per scherzo! È stato

Lorenzo!

JACOPO

Ah ecco, ecco! già! Scherzi da merciaio, infatti!... Ora capisco! C'è

Lorenzo qui!... Che cosa non venderebbe quello?!... E tu? eh?... «al

suon di quel metallo»...? Bravo, bravo!... Oh! Ma glie lo dò io il

palazzo a quel...

ROMANO

(_disperato_)

Jacopo!! T'ho detto a che cosa mi servono i denari!... È una cosa

sacra!! Tu non hai il diritto di buttarmi all'aria quest'affare!!...

JACOPO

Ma ne ho diecimila diritti! Se ti vedo scavalcare la finestra non ho

diritto di fermarti!?... Romano! (_afferrandolo e fissandolo negli

occhi_) C'è un Dio che guida i nostri destini!... Se non fosse stato

scritto lassù io non sarei capitato qui in questa sera! Tu non mi

avresti mostrato le tue piaghe...

ROMANO

Ma io non ti ho chiesto nulla!...

JACOPO

Lasciami dire. Non sei tu. Era scritto, ti dico!... M'è bastato di

toccare questa pietra nera, per sentire che le radici mie son qua

dentro. È ora ch'io mi ritiri nel mio angolo di rocca, come uno dei

nostri vecchi capitani di ventura. Siamo gli ultimi veri Della Lizza,

Romano; si deve morir qua dentro... tutti e due in piedi. _Sacré Nom!_

Con l'ultima sfida sulla bocca!!... Che si provino a venire a comprare

il palazzo, coi loro fogli da mille bisunti e puzzolenti! Si provino

a toccarci. Si provino!... Li riceveremo a frustate!... Tutto quel che

ho fatto mi fa ridere, in confronto a quel che mi sento di fare. Fino

a ieri fu guerriglia. Da domani, incomincia la vera guerra! Guerra di

grande stile, vivaddio!... E l'ho già tutta qui! (_puntandosi l'indice

nel mezzo della fronte_) Tutta qui. Giornata per giornata. Vittoria per

vittoria! Domani il porcaro Harlem. Posdomani il ciabattino Ricotti.

Fidanzamento di Selvaggia! Sponsali di Gaia! I più belli che abbian

visto in Siena!!... Che stoffa di generale per Dio!... Jacopino!

Esulta! È nato dal tuo sangue chi offuscherà la tua gloria!!...

ROMANO

Jacopo!... Che cosa vuoi fare, insomma?

JACOPO

Ma non t'avvedi, Romano, che... per rinnegar me, dovresti rinnegare

tutto il nostro passato?... Non è stato tutto: coraggio e astuzia...

fermezza e tenerezza... rose per le donne, ferro per gli uomini...

guerra dichiarata a chi ci si metteva fra i piedi, avesse ragione o

torto... Un fine solo: tener alta l'Impresa della Casata: «_Semper

invictus!_» «_Semper invictus!_»... A questo fine tutti i mezzi

buoni!... È colpa nostra se eravamo una razza nata per imporre leggi,

e non per obbedire a quelle degli altri?... La borghesia, Romano, s'è

arricchita alle nostre spalle!... Quel poco che riusciamo a riprenderle

è santamente ripreso!!...

SCENA QUARTA

_Si spalanca a un tratto l'usciolo del fondo. Appare Gaia, in veste

da camera, agitatissima._

GAIA

Babbo (_si ritira subito alla vista di Jacopo_).

ROMANO

Gaia! che cosa c'è? Vieni avanti!... La mamma sta male?

GAIA

No... no... è un'altra cosa...

ROMANO

Che cosa, Gaia? Ma entra, dunque!

JACOPO

(_che è rimasto come incantato_)

Gaia! Hai paura di me? Non ti ricordi più di una gran bambola bionda

bionda... e le mettesti nome Elsa?

GAIA

Ah! è lo zio Jacopo... scusi... sono così stordita... come sta?...

JACOPO

Sto male... perchè ti vedo tutta in pena!

ROMANO

Ma insomma, Gaia, vuoi parlare sì o no? Che cos'è successo? Che cos'è

quel biglietto che hai in mano?

JACOPO

Se fosse del tuo Piero...

ROMANO

Lui (_indicando Jacopo_) sa tutto... puoi dir tutto...

JACOPO

Del resto posso anche star da parte... (_ritirandosi da un lato_).

ROMANO

Dunque?

GAIA

(_tutta vergognosa, a Romano_)

È Piero... Ma che c'è, ch'io non so?... Mi par d'impazzire. L'ho

lasciato alle cinque... È stato tutto come il solito. Adesso mi manda

un biglietto... «Che non pianga... (_piange_) che il suo amore è così

forte che vincerà tutto... cercherà lavoro... a Firenze... Bisogna aver

la forza di aspettare un anno... forse due...»!

ROMANO

(_furibondo_)

È stato Lorenzo! Glie l'ha voluto dire... Ha voluto dire a Piero che io

non posso far la dote a Gaia... Capisci, Jacopo!!

GAIA

Ma dunque è vero?

JACOPO

Ah! Ah! Ah! (_ridendo_) Povera piccola Gaia... (_Gaia lo guarda

dapprima spaventata_).

Ha corso un bel pericolo davvero il vostro bel sogno campestre!... Ma

il Diavolo aveva fatto i conti senza lo zio Jacopo!... Il quale è qui,

proprio per annunziare a tuo padre... indovina un po' che cosa?...

Un'eredità.

GAIA

(_saltando come una bimba_)

Davvero?!

ROMANO

Jacopo!

JACOPO

Bravo! Non volevi che glie lo dicessi? Bel gusto a farla patire?

GAIA

Perchè non volevi che me lo dicesse, babbo?

JACOPO

E... vediamo un po' se indovini... da chi ci viene questa eredità.

GAIA

Ma!... Come vuol che faccia?...

JACOPO

Quel nostro prozio... che aveva girato tutto il mondo... e poi s'era

fermato a Giava a piantar caffè...

GAIA

Quello ch'è morto l'anno scorso?

JACOPO

Sì, sì, alla tenera età di 99 anni!...

GAIA

(_mezza pazza d'allegria_)

Lo zio Tom, babbo?!

JACOPO

Ecco! Ecco! precisamente lo zio Tom!... È lui che vi fa sposare!...

GAIA

Ma se non m'ha mai mandato nemmeno una cartolina illustrata!

JACOPO

Che c'entra? Lui non ha avuto altro gentile pensiero che quello

di morire. Ma siccome ha lasciato un po' di denaro, quel denaro...

finalmente... dopo un anno... viene a noi... Lo devo riscuotere domani

a Roma.

GAIA

Oh Dio! Dio! Che bellezza! Babbo! Babbino mio! perchè non ridi? Perchè

non ci mettiamo a saltare tutti e due?

JACOPO

Vedi che lo zio Jacopo non è soltanto buono a portar delle bambole?!

GAIA

Ma perchè il babbo non è contento? Perchè tremi?... Oh! Dio ti senti

male! (_aiutandolo a sedere_) Babbo?!

ROMANO

No, no.

JACOPO

È commosso! Sfido io! La troppa felicità! Io non svengo... perchè non

è mia abitudine... Ma credi che sto per far capriole dalla gran gioia!

Povera, cara, Gaiuccia nostra!...

GAIA

Grazie, zio Jacopo!... Senti com'è buono lo zio Jacopo?... E tu perchè

stai così, e non mi dici nulla di bello?... Perchè non sei contento?...

Oh! Se ci fosse qua Piero!

JACOPO

Bisogna scrivergli subito! Una bella letterina! La manderemo dal servo.

_Gaia ha uno scatto gioioso._

ROMANO

(_afferrandola_)

No!... (_raddolcendo modi e voce_) Meglio no... ancora Gaia.

JACOPO

Ma perchè?

ROMANO

(_carezzandola_)

Sii buona... abbi pietà... Gaia... Amore mio!

GAIA

Ma pietà di che? di che? Io impazzisco!...

JACOPO

Vaneggia!... Ma che diavolo dici, Romano? Perchè non vuoi che la nostra

Gaiuccia scriva al suo Piero?

ROMANO

(_con un urlo terribile_)

Ma perchè non è vero!!

GAIA

(_sbiancando di terrore_)

Che cosa non è vero? Oh Dio! che cosa, babbo? (_Romano ricade

affranto_) Tu mi fai paura!... Mi fai morire!... L'eredità è troppo

piccola... non basta... di', è questo?

JACOPO

Ma basta e n'avanza! Vaneggia! ti dico che vaneggia!... Romano...

Rientra in te... Abbi compassione di questo piccolo cuoricino che

piange... e sei tu che lo fai piangere... e senza un perchè al

mondo!... Ma se avevamo già perfin fissato quando vi sposeremo...

figurati, Gaia!

GAIA

(_alzando gli occhi pieni di lagrime_)

Davvero?... Quando?...

JACOPO

Il tempo di preparare le carte: il 1º d'ottobre! (_consultando un

calendarietto tascabile_) Cioè no, no, pardon, è venerdì... il 2, ecco!

GAIA

(_pazza di gioia, stringendogli le ginocchia_)

Babbo!... E tu non mi dici nulla... nulla!

_Romano afferra a un tratto la testolina di Gaia, se la stringe al

petto scoppiando in un pianto dirotto._

JACOPO

Oooh! Vedi? Vedi? Ecco!... Sei contenta?... Ora ti dice tutto!

GAIA

M'avevi fatto tanto paura, babbo! Quando hai gridato così forte!... Oh!

che male, babbo, m'hai fatto qui... (_segna il cuore_) M'è parso a un

tratto d'essere come sotto una scure che mi scendesse sul collo...

_La mano tremante di Romano corre quasi a proteggere, carezzando la

nuca minacciata._

Sì, sì, M'è parso come se tutto il mondo finisse... come se non lo

dovessi mai più rivedere! mai più! mai più! mai più! (_piange_).

ROMANO

No! no! Gaia! (_con disperata preghiera_) Non piangere!

JACOPO

(_asciugandosi in fretta una lagrima_)

_Sacré Nom de Dieu!_... Vedo che bisogna fare una parte di forza qua,

se non vogliamo allagare la stanza!... Signorina Gaia!!! Sarebbe lecito

sapere per quale ragione non correte immantinenti a scrivere al vostro

Piero la meravigliosa storia dello zio Tom, invece di obbligare le

nostre venerande canizie, nere o bianche che siano, a lagrimare sulla

vostra felicità?

GAIA

(_un facile sorriso le riappare sul volto rosso di pianto, ma sul punto

di alzarsi guarda il padre come oscurata da un'ombra di paura_)

Non me lo dirai più, che non devo scrivergli?...

_Romano sa soltanto guardarla con un sorriso trasognato._

JACOPO

No! no! Non aver paura. Non te lo dice più. Garantisco io!... È stata

un po' di gelosia paterna... Dopo tutto come si fa a non essere un po'

gelosi di Piero. Anch'io, vedi, sono geloso... Sei troppo bella... sei

troppo un angelo!! (_prendendole una mano e baciandogliela_) Via! Via!

Di corsa!... Senza più voltarsi indietro!

GAIA

(_indugiandosi nell'andare_)

Buona sera.

JACOPO

(_pieno di commozione_)

Niente «buona sera»! Niente «buona sera»! Via! Via! Ho detto! Via!

_GAIA esce sorridendo. JACOPO e ROMANO restano ancora un poco a

guardare verso l'usciolo del fondo con gli occhi lucidi e la bocca

sorridente._

SCENA QUINTA

JACOPO

Grazie, Romano! Era giusto che la provassi anch'io una gioia come

questa, una volta nella vita! Mi sembra d'esser ribenedetto!... Mi

sembra d'esser tutto anima! tutto forza! Tutto volontà!... Ah!...

Addio, Romano. Domenica: fidanzamento. Siamo intesi.

ROMANO

(_dopo averlo guardato come inebetito avviarsi verso l'usciolo del

fondo, a un tratto si slancia a fermarlo_)

Jacopo!

JACOPO

Romano?

ROMANO

Dove vai?

JACOPO

All'albergo. Anzi alla Posta prima di tutto. Voglio imbucarla con le

mie mani la lettera all'amico contrabbandiere! (_levandola di tasca e

mostrandola_) Troppo importante!

ROMANO

No! No! Devi restare. Mi devi dire...

JACOPO

Che cosa?

ROMANO

E... domattina... partirete insieme?...

JACOPO

(_sospirando comicamente_)

Domattina mi caricherò quella balena... Povere gomme! Speriamo bene!

Ba'. Addio, Romano!

ROMANO

(_riafferrandolo_)

No. No. No. No! Voglio sapere! Gli ti siederai accanto... parlerai

del più e del meno... lo divertirai... come un sicario che gode

accarezzando la sua vittima?...

JACOPO

Ma tu sei matto. Gli farò l'onore di trattarlo da pari mio! _Voila

tout!_

ROMANO

No. Ancora. Voglio sapere: a Roma?...

JACOPO

Ci divertiremo... Mi sembri un ragazzo... parola d'onore!

ROMANO

Lo stordirai eh? di vino... di bagordi?...

JACOPO

Ah! Ah! Ah! Questa è buona! Gli insegno io a bere il vino!...

Corruzione di minorenne! Ma davvero credete che tutti i suoi viaggetti

a Roma, li faccia soltanto per comperare sassi? I sassi etruschi sono

incaricati di conservare la pace coniugale, ma se vedessi che pezzo

d'amante che si tiene a Frascati! Fa piangere, te lo giuro, a vederla

in quelle mani!... Ba! ba! ba! Qua un bell'abbraccio!... e lasciami

andare a dormire. Non ti ricordi nel decalogo del nostro Jacopino:

«Inante la battaglia, dormir bene ti vaglia!»

ROMANO

(_aggrappandosi e trascinandolo verso il banco_)

No, per Dio! No, per Dio! Devi dir tutto, fino in fondo, fino in fondo!

Giocherete?...

JACOPO

(_seccatissimo, alzando gli occhi al cielo_)

Giocheremo.

ROMANO

Tutto! Tutto! Mi devi sputare in faccia tutto il tuo marcio... Mi devi

insegnare!

JACOPO

Eh?... Professore di _baccarat_!... (_ride cercando di liberarsi da

Romano_).

ROMANO

Non ridere!! Siamo o non siamo due ladri?

JACOPO

Eh?!!!

ROMANO

Credi d'esser solo a saper rischiare tutto per Gaia... Credi che io non

sia buono da niente... credi ch'io ti voglia aspettare qui?... come

un vile?... Ci devo essere anch'io là!... Perchè Gaia è mia! È mia

Gaia!!... Insegnami... Jacopo... Insegnami!!

FINE DEL SECONDO ATTO.

_ATTO TERZO_

LA SCENA.

_Si vede un angolo della grande sala da pranzo, al pianterreno

del palazzo. La parete di destra è leggermente per sbieco verso il

mezzo; la parete del fondo è ad angolo retto con quella laterale

e la si vede continuare da sinistra oltre la linea delle quinte.

Le pareti sono tinte rosso bruno con alto zoccolo di legno. Il

soffitto è a volta bassa ornata di antichi freschi. Da sinistra la

scena è limitata da due basse colonne gotiche incassate per metà

nel muro, sormontate da un arco. Di sotto quest'arco esce metà di

una grandissima tavola da conviti. Nella parete di destra, in prima

quinta, una bella porticina gotica ornata di colonne e frontone.

Presso a questa un tavolino, al muro, ricoperto di velluto rosso,

su cui sono in bell'ordine esposti, doni di nozze, tra i quali

uno specchietto con cavalletto e cornice d'argento. Più oltre ad

angolo, un pianoforte a coda, con sopra un doppiere acceso, due

violini, e musica. Al pianoforte è appoggiato un violoncello.

Nella parete del fondo una grande finestra con inferriata che pare

scavata nell'enorme spessore del muro, alla quale si accede per

tre piccoli gradini incassati nel mezzo di un grado altissimo.

Dalla finestra si vedono sagome di case nere dietro alle quali

sorge la luna. Nel tratto della parete di fondo che prosegue da

sinistra oltre l'arco, si scorge una finestra uguale a quella

descritta. Dall'alto dell'arco pende un lampadario di ferro battuto

con candele di cera, alcune già finite e spente, altre vicine

a spegnersi. La gran tavola è ingombrata di bottiglie vuote, di

salviette, posate, piatti e bicchieri usati; vi sono fiori e vi è

anche un grande dolce per metà rimasto. Antiche seggiole di legno

e cuoio sono in disordine torno torno. Qualche sedile vicino al

pianoforte. I tratti di parete sono ornati di vecchi ritratti di

donne nelle più diverse acconciature d'ogni tempo. L'impiantito è

quasi coperto di petali di rose tea._

SCENA PRIMA

_MADDALENA sola piange silenziosamente, seduta sullo scalino

della finestra. Si ode nella strada un'automobile fermarsi poco

lontano. Maddalena sale i gradini, guarda fuori; poi rimane lì come

nascosta, nel canto più buio della gran finestra, col viso tra i

ferri. Con gran rumore di risa, irrompono da sinistra SELVAGGIA

e ROBERTO abbracciati a passo di danza sbrigliata. Roberto è

in _frak_, soprabito sul braccio, cilindro sulle ventitrè.

Selvaggia, anch'essa col cappello, porta un bel vestito rosso, più

scollato del bisogno._

SELVAGGIA

(_fermandosi di botto sulla soglia di destra_)

Ho sete ancora, Roberto (_ironica_) Sarà la grande commozione!

ROBERTO

Aspetta.

_Va dietro al pianoforte, prende una bottiglia di champagne._

SELVAGGIA

Ce n'è ancora?... (_battendo le mani_) Bravo!!!

ROBERTO

(_sul punto di far saltare il turacciolo_)

Un bicchiere?

SELVAGGIA

(_afferrando la bottiglia da cui salta il tappo e cade la schiuma_)

Ma che bicchiere!... (_portandola alla bocca e assorbendo lo

_champagne_ che sale_) Come quella sera, in barca!...

ROBERTO

(_in tono di finto rimprovero_)

Uh! Si rammentano le cose?!... (_accennando ai ritratti_) davanti a

tutte queste illustri signore e signorine!

SELVAGGIA

(_mettendo la bocca della bottiglia alla bocca di Roberto, e dandogli

un bacio sulla guancia_)

Hai ragione... poverette! Chi sa che voglia! eh? (_mentre Roberto

beve, corre con indiavolata allegria al pianoforte, scorre con le dita

l'estremità acuta della tastiera, dà uno strappo rumoroso alle corde

del violoncello; poi, subito rimirandolo con voluta volgarità di modi_)

To'! guarda come si somiglia al Sindaco!... Tutto lui.... Eppure sarà

divertente quel giorno, no? Roberto?... Te l'immagini tu, quando saremo

anche noi seduti su quelle due sedie dorate, davanti a quel Trippetta

serio serio!... Ah! Ah! Ah!... Quando dirà anche a me tutte quelle

cosine commoventi!... Bisognerà bene che faccia la sentimentale anch'io

come Gaia.... (_facendo con goffo scherno l'atto di asciugarsi gli

occhi_) Farò così... va bene?

ROBERTO

Però attenta a serbare un po' di lacrime anche per il quaresimale di

Monsignore!... Mi raccomando!...

SELVAGGIA

O per la stazione?!... Non hai visto quanto bisogna piangere alla

stazione?... Sarà un affar serio!

ROBERTO

Ah! là ci vorrà il pizzicotto!... Facciamo la prova!... (_le dà un

pizzico_)

SELVAGGIA

(_mandando un grido e appiccicando un ceffone a Roberto_)

To'.

ROBERTO

(_rincorrendola_)

Ah!

_Escono e rientrano nella scena rincorrendosi intorno alla tavola.

Selvaggia, per prima, lancia un panino sulla testa di Roberto:

questi risponde nel medesimo modo; ne volano quattro o cinque._

SELVAGGIA

(_da sinistra, fuori, mentre Roberto è in scena_)

Buono! Buono! Facciamo pace! M'è venuta un'idea (_entrando_) Dove

andremo per il viaggio di nozze? Non ci abbiamo ancora pensato?!

ROBERTO

Sfido io! L'abbiamo bell'e fatto.

SELVAGGIA

Poverino!... Ci vuol altro per contentar me!... Non vorrai mica fare

come quello spiantato di Turrita... che con la scusa della filosofia

la porta a Monte Cassino!... (_Roberto ride e si rimette a bere alla

bottiglia_) Voglio che tu mi porti a Parigi... e a Londra... e poi in

Scozia!...

ROBERTO

(_levando alta la bottiglia_)

E poi al Polo Nord!!!

SELVAGGIA

Uh! ecco la zia!!

ROBERTO

Qua... qua... (_la tira dietro il pianoforte_) Nascondiamoci!

SCENA SECONDA

_ROSA viene da sinistra, vestita da fuori, con una buffa cuffia

alla Sinforosa. Cammina sbirciando attorno co' suoi occhi di miope,

soffermandosi sospettosa; cerca sulla tavola; finalmente scopre con

gioia il dolce, ne stacca un pezzo col coltello: vi s'attacca con

avidità e si avvia saltellando verso destra._

ROBERTO

(_appena Rosa ha fatto tre passi verso destra, imitando un cane_)

Brrr... bau, bau, bau!...

ROSA

(_con enorme spavento, lascia cadere il dolce, fa il segno di croce, e

scappa da destra gridando a bocca piena_)

Ah, ahi! O Dio! Dio... Madonnina Santa Immacolata!

_Roberto la insegue abbaiando._

SELVAGGIA

(_correndogli dietro, e ridendo sghangheratamente_)

Non morde mica, zia! È un canino tanto garbato!... Zia!

SCENA TERZA

_Mentre da destra si allontanano risa, gridi, abbaiamenti, da

sinistra giunge la voce di Luisa._

LUISA

Maddalena!... Maddalena!... (_entra_).

MADDALENA

(_uscendo dal suo cantuccio e asciugandosi in fretta gli occhi_)

Comandi!... signora Marchesa!

LUISA

Sono dieci minuti che vi chiamo!

MADDALENA

Mi perdoni... signora Marchesa. Non l'avevo veduta scendere

dall'automobile.

LUISA

Datemi un poco d'acqua, Maddalena...

MADDALENA

(_si allontana da sinistra_)

LUISA

(_si accomoda alcuni riccioli allo specchietto d'argento che è fra i

regali di Gaia. Poi guarda con l'occhialino e tocca gli altri oggetti

preziosi, mormorando_)

Finissimo! Di gran gusto! Veramente degno di principi! (_a Maddalena

che riappare portando un bicchiere d'acqua_) Ma perchè piangete,

Maddalena?

MADDALENA

Non mi posso vincere... M'ha fatto così male, signora Marchesa, a

vederla andar via...

LUISA

Oh! siete pur sciocca Maddalena! Vi pare conveniente piangere nel

giorno che si compie un così fausto avvenimento!... per cui tutta Siena

è in festa?!

MADDALENA

Ma era così bambina... quando son venuta in questo palazzo!...

LUISA

La prigione; Acqua sul fuoco · 第 3 / 7 段