Esco in questo punto da Mimy, tornata sola.
Carlo è rimasto a Bologna colla marchesa.
— Non siete gelosa? le ho chiesto.
— Perchè?
— Badate: la bruttezza inspira amori più della bellezza: i romanzi di
Hugo sono lì per provarlo. La marchesa, che è donna superiore, non
s'innamorerà forse di Carlo, ma chi vi garantisce che non lo prenda come
una rarità per compiere la collezione dei proprii amanti?
— Che cosa ne sapete, ribatteva con calore di amica, se la marchesa
abbia avuto degli amanti? Tutti eguali voialtri: perchè una povera donna
in un momento di debolezza vi avrà invocato e ne sarà stata pagata come
voi soli sapete pagare, tutte le donne hanno una collezione di amanti...
Parola di spirito e sopratutto generosa!
— Siete veramente bella quando vi stizzite.
— Andate là che i vostri complimenti non m'illudono.
— Chi tenta d'illudervi? però mi avete compreso a rovescio. Non sono di
coloro che negano ad una donna il diritto di avere un amante, mentre poi
vorrebbero diventarlo: ammetto anzi che possa ingannarsi più volte nella
scelta: che ami non solo il bello ma il brutto, il grande ma l'ignobile,
perchè entro un boccale di maiolica vi può essere un vino migliore che
in una bottiglia di cristallo. Non disprezzo se non due sorta di donne:
quelle che non sentono amore, o sentendolo non ne hanno il coraggio.
— Disprezzate le martiri?!
— V'ingannate ancora, Mimy: non è una martire colei che soffoca il
proprio amore per non soffrirne i pericoli, piucchè non sia una buona
madre colei che abbandona il bambino per nascondere la propria
maternità. Quando si ama si osa. Che cosa importano le calunnie e le
minacce? Lasciatela imperversare la tempesta, lasciate che il fulmine
voli attorno al vostro palazzo come il leone di cui parla San Pietro;
l'anima assopita nel proprio gabinetto di madreperla sopra una amaca
d'argento non sentirà quei ruggiti, li sentisse tutto il mondo. Mi
capite, Mimy? Sapete un nome per la donna che rinnega il proprio amore,
e mentre il cuore le si allarga generosamente nel petto chiama la paura
a soffocarla colle sue mani di spettro, o mentre l'anima apre le ali
chiama ancora la paura a mozzicargliele coi suoi denti corrosi di
scheletro? Se lo sapete ditemelo, perchè deve essere un nome tremendo.
Così parlando me le era appressato e le avevo preso un capo della
sciarpa: ad un suo gesto ne sciolsi il nodo.
— Ve la pigliate col mio nastro adesso?
Mi alzai con violenza e apersi la finestra: non una stella o una nuvola;
un fosco color di piombo, un cielo tetro come la mia anima.
— Perchè non mi avete risposto? Non mi dite che a certe lettere non si
risponde: è una frase vecchia ed imbecille: quando un uomo vi offre la
propria vita bisogna accettare o rifiutare: il silenzio non sarebbe che
stupida superbia o brutale insensibilità, scegliete.
— Non scelgo.
— Dunque tutt'e due.
— Insolente! e mi guardò con aria di sfida.
Mi esaltai.
— Mimy! esclamai afferrandola per un braccio.
— Minacciate...
— Sì.
— Chiamo Giulietta.
— È inutile: badate, Mimy: abusate singolarmente della vostra posizione
di donna: badate, la vittima non è sempre paziente nè ben legata, e
anche il carnefice può passare un tristo quarto d'ora. Oh! non
sorridete... il sorriso è uno sprone di cui non ho bisogno per far
perdere le staffe alla vostra virtù. Volete la guerra: tanto meglio...
Quando ritorna Carlo?
— Sarebbe il giorno della battaglia?
— Sarò un romano antico: ebbene, sì.
— Sabato.
— A sabato.
— E fino allora tregua....
— Delle visite volete dire. Non v'importunerò prima di sabato, ma sabato
mi riceverete alla presenza di vostro marito: sono gentiluomo, non farò
scene.
— Addio, Mimy: le stesi la mano, ma ella, mettendovi la sua, mi mise
pure negli occhi uno sguardo melanconico e meravigliato: gliela strinsi
e uscii precipitosamente.
Ti ho scritto una lettera o una scena?