IV.

Prima cura della regina nello scendere a terra fu di chiedere notizie

dell’armata d’Italia, e ciò per una doppia ragione: dapprima a causa

dell’influsso che Bonaparte vincitore o vinto poteva avere sul regno

delle Due Sicilie; poi per la sicurezza del suo viaggio a Vienna.

Sventuratamente tutti quelli a cui si indirizzava, non ne sapevano

più di lei; per cui spedì uno dei signori che erano venuti a farle la

loro corte, il barone di Rosenheim, ai generali Melas, Hohenzollern

e Ott, ordinandogli di andare per la riviera di levante, facendolo

accompagnare da due corrieri a misura che apprendevano notizie

dell’armata.

Al 17 di sera, il signor Sommariva venne da Firenze, e seppe da lui che

Bonaparte in persona comandava l’armata, e non si era ancor ben sicuri;

che i Francesi erano in forza se avevano della cavalleria, e che gli

eserciti erano fra Alessandria e Tortona e sul punto di venire alle

mani; in tutti i casi il signor Sommariva assicurava la regina, che non

aveva nessun pericolo da temere a Livorno.

Si vedeva però facilmente, che chi si adoperava a rassicurarsi era

assai poco sicuro di sè stesso.

Egli di nuovo partiva nella notte per Firenze.

Il giorno seguente si sparse la voce che i Francesi erano in piena

rotta: si crede facilmente a quanto si desidera; la regina annunziò

dunque a tutti questa buona notizia.

Ma nella notte del 18 al 19 Nelson ricevette un uffiziale inglese,

inviato da lord Keith con una lettera, in cui gli diceva che dovea

essere firmata una sospensione d’armi fra i Francesi e gli Austriaci,

e che in questa sospensione era stipulato; che gli Austriaci dovessero

evacuare tutte le piazze forti del territorio di Genova e consegnarle

ai Francesi. Queste prime notizie non s’accordavano di certo con quelle

che ci erano giunte il giorno prima sulla ritirata dei Francesi;

ma quelle che seguivano erano ancor più inquietanti, e ci davano da

pensare assai.

Lord Keith continuava ad ordinare a Nelson di riunire tutti i

bastimenti che avesse sotto i suoi ordini, e di portarsi con essi al

golfo della Spezia per impadronirsi di tutti quei forti, e specialmente

di quello di Santa Maria, di tutta l’artiglieria, o almeno di metterla

in condizione di non essere più utile ai Francesi. Finalmente Keith

diceva a Nelson che se poteva, per quella spedizione alla Spezia,

staccare dalla sua flotta qualche bastimento e inviarglielo a Genova,

gli farebbe piacere.

Queste notizie ci costernavano. Evidentemente una tale convenzione non

avrebbe potuto aver luogo, se non in seguito ad una battaglia, e in una

battaglia in cui gli Austriaci fossero stati indubbiamente battuti.

Dato quest’ordine a Nelson di lasciar tutto e di recarsi alla Spezia,

ci desolava, e particolarmente la regina, che a ragione vedeva in

Nelson il suo unico appoggio, e senza Nelson si considerava come

perduta.

Ma Nelson non ci lasciò molto tempo in quest’angoscia; dichiarò che

senza alcun pretesto egli non lascierebbe la regina, nella condizione

in cui si trovava; e per conseguenza, onde eseguire gli ordini di

lord Keith, inviò alla Spezia l’_Alessandro_ e la _Dorotea_ e rimase a

Livorno col _Fulminante_, e col _Vasco di Gama_ naviglio portoghese,

e le fregate e le corvette napolitane che si trovano nel porto di

Livorno.

Questa risoluzione calmò le nostre inquietudini sul punto della

sicurezza della regina.

Ma assicurata sulla sua situazione, la regina non lo era punto su

quella dell’armata austriaca. Si rivolse al barone di Fenzel che non ne

sapeva nulla: spedì un corriere al generale Sommariva, comunicandogli

gli ordini che l’ammiraglio Keith aveva dato a lord Nelson; ma il

generale Sommariva si accontentò di dire, che non sapeva nulla di

positivo, e che credeva essere prudente per lei di rimanersi a Livorno,

e di aspettarvi gli avvenimenti ulteriori e gli schiarimenti di quelli

che erano passati.

Nello stesso tempo, in cui venne la risposta del generale Sommariva,

arrivò il brigadiere Rosenheim che la regina aveva mandato a prender

notizie. Egli raccontò di aver parlato a Genova col generale austriaco

Hohenzollern, che gli aveva fatto leggere una convenzione fra il

generale Melas ed il generale Berthier, in cui era stabilita una

sospensione d’armi fra le due armate, che non potessero riprendere le

ostilità prima di dieci giorni; e che intanto gli Austriaci dovessero

consegnare ai Francesi tutte le piazze forti che possedevano, vale

a dire Genova, Savona, Cuneo, Alessandria, Tortona, Mondovì, la

cittadella di Milano, quella di Torino e il forte d’Urbino, non

conservando nelle loro mani che Mantova, Ferrara, Peschiera, Verona ed

Ancona.

La causa che si dava a questa desolante sospensione d’armi, sarebbe

stata una battaglia accaduta il 14 a Marengo fra la Bormida e la

Scrivia, in cui Melas, dopo aver cominciato colla vittoria, terminò

colla disfatta.

Si comprende quale fosse la disperazione di tutta la famiglia reale ad

una simile notizia. La regina specialmente fu assalita da un accesso

nervoso che le cagionò una completa prostrazione di forze, da cui non

usciva se non per accessi febbrili che andavano fino al delirio; ma fu

peggio quando Nelson, disperato al pari di noi, portò a sir William,

— perchè non osò consegnarlo nè a me nè alla regina, — il viglietto

seguente che aveva ricevuto da lord Keith.

«Genova, 21 giugno 1800.

«Confidenziale.

«Ho veduto ora un uomo che lascia Bonaparte. Questo Bonaparte dice

pubblicamente, che prima di far la pace, vuol ridurre una potenza

in Italia. Lasciate partire quanto prima la regina per Vienna e

al più presto che potrà. Se la loro flotta arriva un giorno prima

della nostra in Sicilia, la Sicilia è perduta, perchè non è capace

di resistere un giorno.»

«KEITH.»

La lettera era così pressante, e conteneva una notizia tanto grave,

che, malgrado lo stato di salute in cui si trovava, si risolse di

comunicargliela; si riunì a questo scopo una specie di congresso nella

sua camera, perchè ciascuno desse il suo avviso sulla risoluzione

che credesse migliore in tale momento. La regina, ritornata in

forza per l’eccesso del terrore, sarebbe stata d’avviso di partire

immediatamente come glielo consigliava lord Keith; ma l’avviso di sir

William e di Nelson fu che dovesse stare a Livorno, ove aveva sempre a

sua disposizione i vascelli di guerra di Nelson, e di non partire se

non quando avesse ricevuto un corriere da Vienna, che le direbbe in

quale stato fossero le cose alla corte di suo nipote: il principe di

Castelcicala si era unito a quell’avviso, che prevalse, e si risolse di

rimanere.

L’emozione fu così viva, che non si ammalò soltanto la regina, ma anche

il principe Leopoldo. La malattia della regina fu però grave, e non fu

vinta che in seguito a ripetuti salassi, mentre il principe Leopoldo se

ne liberò con un leggero purgante.

Verso la fine del mese di giugno, la regina ristabilita dalla sua

indisposizione, si decise a partire. Per tutto il tempo che era rimasta

a Livorno, quantunque il re Ferdinando ed il ministro Acton fossero a

Palermo, il vero governo era rimasto presso la regina.

Lord Nelson aveva significato a lord Keith la sua decisione di

ritornare in Inghilterra, e lord Keith gli aveva offerto di disporre

di un bastimento della flotta; ma siccome io voleva passare per Vienna

onde non lasciare la regina, Nelson decise di fare la stessa strada per

non lasciarmi.

La regina scrisse al comandante d’Ancona per chiedergli se non vi fosse

nel porto qualche bastimento per condurla a Fiume od a Venezia.

Presa la risoluzione di partire, bisognava decidere poi se si doveva

partire per terra o per mare.

Intanto si ricevette da Vienna la notizia che l’imperatore d’Austria

restituiva Perugia ed il suo territorio al papa.

Il 3 luglio, la regina ricevette da Vienna quella lettera che tanto

aspettava e che fu portata dal corriere Giannini, che aveva mandato.

Essa era dell’imperatrice sua nipote; la imperatrice supplicava Maria

Carolina, di non lasciarsi distogliere per qualunque ragione buona o

cattiva dal suo viaggio di Vienna; le diceva che credeva quel viaggio

non soltanto utile, ma necessario ai suoi interessi, e la invitava a

mandare un corriere a Melas in Milano, perchè il generale gl’indicasse

la via da percorrere. Veniva una lunga serie di dolori, sopra ciò

che era avvenuto in Italia; ma l’imperatrice confessava che dopo la

catastrofe di Marengo, Melas non aveva potuto rifiutarsi dal firmar

l’armistizio. Del resto l’imperatrice ispirava poca speranza della

ripresa delle ostilità, ed inclinava da parte sua ad una buona o solida

pace.

Siccome non eravamo ancora decisi sul modo con cui doveva farsi quel

viaggio, lord Keith mise a disposizione di S. M. l’_Alessandro_:

e il _Fulminante_ fu rimandato in riparazione nelle isole Baleari.

Nelson vide con tristezza il _Fulminante_ che partiva; ma egli rimase

a disposizione della regina, e pronto a prendere il comando di quel

bastimento sul quale s’imbarcherebbe.

Memorie di Emma Lyonna, vol. 8/8 · 第 11 / 25 题