— O che ti confondi? Mandala via!
Quasi che mandandola via di casa avesse potuto strapparsela dal cuore!
Questo il socialismo non lo aveva preveduto! E per ciò egli si serviva
dei pugni, dei piedi, della mazza, e di tutto quel che gli capitava alle
mani.
È vero che Zaira non si comportava meglio delle altre mogli, proprio
mogli secondo il codice e la religione cattolica; ma infine!...
Stufa però un bel giorno, tutt'ammaccata com'era, ella uscì di casa e
difilato andò dal Pretore a sporgere contro Torello una querela coi
fiocchi.
Il pretore, alla vista di quel bel tocco di femmina, si era sentito
rimescolare. Gli aveva parlato di lei parecchie volte il cancelliere,
che ora aveva stimato suo dovere assentarsi un momento per lasciarlo
solo a persuadere la bella querelante di desistere dalla sua idea.
— No! No! — urlava Zaira. — Che mi picchi, passi pure! Ma che mi
disonori davanti a la gente dicendo che io sono....!
Voleva protestare contro quella calunnia, facendo mettere in prigione il
marito; così quel bel cesto avrebbe imparato a rispettarla! No! No!
Il pretore, inspirandosi agli alti doveri conciliativi del suo ufficio,
aveva dovuto certamente mettere in opra la più efficace eloquenza.
Questo pensava l'usciere, dopo di essere entrato due o tre volte dal suo
superiore per portargli ora carte da firmare, ora la posta; pensava che
quella donna si era lasciata finalmente persuadere, se non si sentivano
più dall'uscio aperto nè gli strilli di lei, nè la voce insinuante del
pretore.
Torello, dopo un pezzetto, era venuto dietro alla moglie. L'usciere, che
lo conosceva, vistolo arrivare, gli aveva fatto un gesto per
significargli che tutto era accomodato; e con un altro gesto, indicando
l'uscio, gli aveva fatto capire che poteva entrare dal pretore.
Ai tre urli che scoppiarono insieme, il povero usciere sospettò di
averla fatta grossa. Il pretore aveva, forse, voluto essere più
eloquente dell'ordinario, o si era ingannato, a quel che pareva, nella
scelta dei mezzi? Fortuna che Torello, invece di afferrare una seggiola
e menarla in tondo addosso a lui e alla compagna infedele, si era
contentato di fare uno scandalo, sbraitando contro tutti e due con le
parole più energiche e più pittoresche del suo linguaggio popolano.
Ma che gli era giovato l'aver scacciato di casa sua la trista compagna?
Dal dispiacere, egli aveva perduto il sonno, l'appetito, la pace, e poi
si era gravemente ammalato.
E un bel giorno, appena convalescente, incontrata la Zaira — che si era
già data a praticar per conto suo l'amor libero, senza capire se così
facesse propaganda di socialismo anche lei — le aveva detto umilmente:
— Senti: non ti picchio più!... Vedi come mi son ridotto? Vedi come ti
sei ridotta tu pure?
E Zaira, che in quel momento non cercava di meglio, gli infilò un
braccio sotto braccio, a testa bassa, rispondendo:
— Ti giuro... Quel maiale del pretore.... Ti giuro.... niente!
— Zitta! — la interruppe Torello... — non ne parliamo. Ti voglio troppo
bene!... E mi dispiace — aggiunse, tastandosi le tasche — mi dispiace
che oggi... Altrimenti andavamo al _Galletto_.
— Ho tre lire io — disse Zaira.
— Ah... mi fai accettare anche questo!... Ma... via! Andiamo dunque! —
conchiuse Torello.
Insomma, amor libero o non libero, è sempre la stessa storia!