Ritorno ancora colla mente all'antico convento: e m'aggiro in que'
luoghi, cercando un posto solitario ove raccogliermi ad ordinare ed
esprimere le mie vive impressioni.
La storia vi lasciò il dignitoso suggello delle memorie: il genio
dell'artista desta gli echi del passato col fremito del presente.
Così è: la polve giace polve, ma la favilla dell'Arte risuscita
le anime e riscrive nel volume della vita dell'oggi le passioni delle
remote età. I grandi avvenimenti sono come grandi colonne, travolte
nel fiume del tempo: le acque passeranno e passeranno, e l'oblìo
cancellerà sempre i languidi profili del passato: ma a chi si
affaccerà a contemplare la immensa massa dell'acqua, fremeranno
sempre, rigurgitando, almeno colla spuma, le onde, sovra i ruderi
sepolti.
L'uomo può dirlo?... Ohimè! egli lo spera! L'uomo è l'atomo
turbinato dal tempo: e la Vita, grande poetessa con una missione, o
inconscio giullare del caso, sembra compiacersi a creare i contrasti.
Il convento di Pontida venne edificato da Alberto di Sogra, in
occasione che si ricostruiva la chiesa del villaggio, che è pare la
presente. Alberto stesso ne fu primo priore, e per consenso dell'abate
di Cluny vi fece osservare la regola cluniacese. Nel 1121 vi morì
prete Liprando, il prete famoso, il quale nei tumulti avvenuti in
Milano per la quistione del celibato ecclesiastico, ebbe mozzi naso e
orecchie: lo stesso che per provare la _simonìa_ dell'Arcivescovo
Grossolano si offerse di passare in mezzo al fuoco,
Nell'anno 1119 il Comune di Milano ampliò notevolmente il convento,
e vuolsi vi aggiungesse un ospedale. Nel 1167 vi fu giurata la santa
lega: io ne vidi le lapidi memorande: sembravano scolpite colle punte
delle spade: _Foederatio longobarda Pontidae.--Monaci posuere_. Nel
1372, divenuto asilo de' guelfi bergamaschi, fu assediato e distrutto
da Barnabò Visconti. Nel 1492 i Benedettini di Santa Giustina di
Venezia subentrarono ai cluniacesi, obbligandosi a pagare annualmente
alle Procuratie 150 ducati aurei. Nel 1798 fu soppresso e fatta la
vendita de' beni.
A' nostri dì, in quel convento, pei corritoi e per gli androni
strillano i bimbi, e dalle porte delle celle vedi le mamme curvate sul
paiuolo bergamasco, impugnando il matterello, lo scettro della
famiglia, e tramestando la polenta d'oro.
Sotto gli archi Sansoviniani del solitario cortile, cantano le allegre
setaiuole, variamente affaccendate: e la fanciulla che tira su la
secchia all'orlo del pozzo de' frati, sorride, contemplandosi in
quello specchio d'acqua oscillante.
Si trova bellina: e il damo de' monti le ha già regalata la collana
di coralli. Ahi! il curato l'ha già vista rossa in volto...
Nelle quattro gallerie, sull'istesso cortile, nelle quali il nome
_Biblioteca_ intagliato su un cappello di porta, richiama alla mente il
vecchio sapere scolastico, senza fremito di vita _«de omnibus rebus et
de quibusdam aliis_,» nelle gallerie regna la sola scienza del
guadagno, e modernamente signoreggia coll'abbondanza di bozzoli
ammucchiati.
--Erano più felici i nostri vecchi? Siamo più felici noi?--Lo
domando al soprastante.
E questi mi risponde.--Colla seta si fanno aspate, faldelle,
trafusole, matasse e matassine, per mettere in commercio.
In uno stanzone vanno e vengono le fanciulle, in un altro squilla
incessante un campanello applicato a quel congegno, per cui si passa
la seta al provino per ben valutarne il tiglio; in un altro fra i
libri mastri, le corbe, i robinetti, le lucerne da filanda, gli
schioppi, i vagoni e le gabbie da caccia, canta tuttodì un merlo
vivace, a piena gola.
Dappertutto è vita: la prosa efficacissima e necessaria si è
sovrapposta co' suoi strati moderni alle lapidi poetiche, illuminate
dalle luci dell'Arte.
Ma dove lascio te, povera chiesetta del convento? È una cosina
graziosa, di stile puro, colla facciata a finissime modanature: la
porta rettangolare, e le due eleganti finestre, dimezzate da un agile
pilastrello a reggere gli arconcelli egregi, rispondono nel cortile
Sansoviniano: due altre finestre, assai semplici fra la semiluce che
accresce il rispetto alle cose antiche, di tratto gettano nell'anima
una corrente di vivissimi pensieri, perchè dai loro bruni telai
lasciano vedere uno spicchio di cielo sereno, smagliantissimo, e
l'allegro fogliame di un orto innondato di sole. Cosicchè peni a
vedere lo sconnesso pavimento, su cui si prostrarono i frati, e sotto
al quale, sopra i loro seggioloni disfatti, immagini gli antichi
scheletri, confusi nelle tetre ironie della tomba: nè puoi godere
il bell'affresco dell'altare, un po' secco, ma sentito; nè la
ricchissima fascia che ricinge di ornati, di figurine, di fantasie, di
colori, le somme pareti della chiesetta.
--Ove saranno tante anime? Quando, proprio qui, dov'io sorrido, elle
supplicavano, si sentivano più forti dell'oblìo e del tempo?...
Ove saranno?... Così a me sempre piace interrogare il mistero.
Rispondono dalle grandi stie allineate lungo i muri i polli chiassosi,
beccandosi acerbamente, perchè l'uno ruba all'altro il posto a
mangiare. Se quei polli mi rappresentano la _folla_, ciascun di essi
è veramente _filosofo_.
Alla bellissima porta si presenta un figuro lungo, un chierico di
sessant'anni, bianco, cogli occhi orlati di rosso, il quale, facendo
dondolare una cotta grigiastra al disopra di un soprabito abbondante,
ci domanda in bergamasco:--Hanno detto che vogliono vedere la chiesa
grande?
--Andiamoci.
Proprio in quel momento dal campanile, che sembra pesare sulla corte,
dal manto del San Giacomo di rame, scoccano gravemente le ore, e il
ronzio si perde sotto gli archi e nel lungo corritoio.
Questo mette capo allo scalone del convento, un convento esso stesso,
amplissimo, solitario, colla sbarra cadente, coi gradini, che, a
volerli popolare di macchiette, esigerebbero una processione da _Corpus
Domini_, a' tempi de' buoni Comuni, nè più, nè meno.
Siamo alla chiesa. Venne fondata nell'anno 861, da Aganone, vescovo di
Bergamo, e ricostrutta verso il 1087. È grave edificio di
architettura gotica, a tre navate, con maestosi piloni, spaziosa, con
un quadro che vuolsi del Palma, ed altri grandissimi. Ma
sgraziatamente fu tocco dalla manìa del nuovo: quindi è discorde
di stili, appesantito nelle volte da poche opportune pitture di
trafori, ripulito dalle memori tracce dell'antichità.
La sacristia risponde alla chiesetta del convento, ed è, com'essa,
bella, elegante, colle linee graziose dell'arte risorta. In un andito
si vede in bassorilievo l'arcigno e potentissimo Lione di San Marco; e
due marmi a rozze figure del disperso sepolcro d'Alberto (1095).
Confesso: in tutti i luoghi percorsi non ho avuto un pensiero che
fosse mio, proprio mio, sempre frastornato da traffici moderni.
Ma c'è nel convento un angolo romito, dal quale l'occhio, posandosi
sul verde de' monti o sul cielo di crepuscolo o sulle abbandonate
aiuole di un orticello, chiama e richiama dall'Ignoto il seducente
bianco fantasma della meditazione: e la Poesia induce nell'anima la
dolcezza dell'assopimento.
C'è un loggiato dove vorrei la mia sosta tranquilla. Un
portichetto, a quattro o cinque colonne, sporge sul melanconico
terrazzo: l'erba cresce sui sentieruzzi, segnati solo da qualche
gentile orma di piede piccino che va ad una siepe di lamponi: un fusto
di colonnina col capitello sorge a vetustissima memoria: una vasca
d'acqua nel bacino immoto e nerastro riflette le foglione di una
zucca: i ragni tessono i loro fili d'argento. Di fronte il Canto, a
monotoni castagni: lì basso biancheggia, con dolcissimo fascino, la
quieta e rolonda cappella per la Pace: di fianco si allarga la valle,
e il bagliore dorato di un tramonto di settembre involge lutto in un
amplissimo velo da fata...
Come lo ricordo!
Vorrei un seggiolone a grandi borchie, colla pelle che s'accartoccia a
lasciar sfuggire l'imbottitura, vorrei un coroncione da frate sul
dossale, e un arazzo a' piedi, e un liuto con una corda spezzata, e
due fiori appassiti. Vorrei stancarmi nel contemplare e nel pensare:
vorrei chiudere gli occhi a poco a poco, e aprire l'anima ai sogni e
sentire una musica che blandisce, ed odorare un profumo. Strana cosa
è il sonno!... Sento una calma, un riposo, una vicina oscurità.
Non è poi strana cosa la morte!... Che è?... La oscurità
incombe. Chi ha spezzato le corde al liuto? Quelle rose non erano
fresche al mattino?... Nessuno risponde.