Monti di Borzoli.
E un dì venni a te, cappelletta sulla montagna.
Avevi la facciata al mare, la scabra facciata su cui il mattino dava
rosari di perle colle gocce di rugiada tremolanti sui fili dei ragni;
su cui la sera stendeva palii di luce freddissima coi raggi della
luna. Io non so chi ti pregava, pallida Madonnina del cimitero; so che
non vidi mai fiore, ne' lumicino, so che il marinaio t'ama, o Vergine,
sulla prora del bastimento, sculta in legno e tutrice di viaggi
lucrosi, so che ti baratterebbe con Venere lasciva se nei porti tu
rechi cinque e quella sei!
E venni a te, cappelletta sulla montagna. Tu vegliavi i morti, i morti
nel povero cimitero, ove il mattino portava sul vento della marina il
fumo delle fervide industrie, ove alla sera le aliuzze stridenti degli
acridi tra l'erbe turbavano il lontano soavissimo bacio dell'onda. Io non
so chi vi pregava, o morti; so che non vidi mai fiore, nè lumicino, nè
croce, so che la requie è squallida tra la vastissima vita, so che il
sospiro di un moribondo corrisponde al gorgoglio della spuma perdentesi
tra la ghiaia, allo sfaldarsi di un sasso, al battere delle zampine di un
insetto, all'aprirsi di una corolla al raggio mattutino. Dico la vita, e
intendo quella della natura tutta, che opera dalla polvere dell'ossa del
primo animale al fremito della fecondazione nell'imminenza di questo
minuto in cui voi coordinate il suono di due lettere; la vita che fu, che
sarà: la stupenda attività delle forze, la strapotenza di quella gittata
di dadi che si chiama il destino.... E se l'uomo doveva esser parte della
famiglia, e la famiglia della tribù, e la tribù del regno, e i
regni....--No: fallata è la via, perchè tolsi i nomi dall'autorità
minuscola, che si misura a giorni, ad anni. Dirò: se l'uomo doveva essere
l'atomo turbinato dal tempo, in questa esistenza complessa della umanità,
sia pure e sia fatalmente: ma la coscienza della vita individuale di ogni
minuto, tormentata dall'ironia di quell'infinito Tutto, che tutto
ingolla, io non so perchè fu data, e a quale ineffabile martirio!
Ero lo stanchissimo viandante; venni a te, cappelletta sulla montagna,
e, arso dal sole, cercai un'ombra.... Riposai all'ombra dei cipressi.