--Mio marito, mi uccide colla sua flemma, oppone la moglie.
--Io amo la buona tavola, e costei mi fa digiunare per soddisfare al
suo lusso.
--Io detesto gli odori, e costui fuma giorno e notte nella pipa.
--Io amo il letto soffice, e costei pretende che io dorma sul duro....
--Egli ha il difetto di russare....
--Costei ha il difetto.... di....
--Basta! basta! interrompe il giudice--ciascuno avrà i suoi difetti,
ciascuno avrà le sue debolezze, ma a me pare che due consorti....
--No! no! lei si inganna, signor giudice, grida la donna; anche qui
c'è incompatibilità--egli solo è consorte--io sono progressista.
* * *
La signora Mar.... Dib...., una vedovina elegante che malgrado i suoi
quarant'anni non vuol smettere le pose del sentimento, venne a
visitarmi.
La conduco in giardino, nel mio arruffato giardino dove i fiori non
rappresentano che la cornice dei legumi.
--Delizioso!... ma questo è un Eden.... un paradiso! esclama
enfaticamente la signora--qual profumo di poesia!
--Voi amate i fiori, signora?...
--Li adoro....
--Attendete un istante.... Vo in sala a pigliare una forbice, poi mi
permetterò di offrirvi un bel mazzo delle mie rose....
--Oh! troppe grazie, signore!... Ma sarebbe un vero peccato spogliare
questi bei cespi--piuttosto.... poichè volete essere tanto gentile....
accetterò un mazzo di.... asparagi.
* * *
Una signora che ha la debolezza di tingersi i capelli, s'intrattiene
di politica col deputato Borsanti.
--Mi fa proprio meraviglia la vostra trasformazione.... Eravate sì
_rosso_ al partire per Roma, ed oggi, dopo pochi mesi, siete diventato
sì bianco.... sì bianco!!!...
--Che volete, amabile signorina?... Precisamente l'opposto di ciò che
è avvenuto di voi. Io vi ho lasciata _bianca_, ed oggi vi trovo
_bionda_.
* * *
Nel vicolo di San Fedele:
Un accattone stende la mano ad un agente di borsa chiedendogli per
l'amor di Dio la elemosina di un soldo.
L'agente gli getta nel cappello due monete di rame,
dicendogli:--Prendi, per questa volta; ma ricordati che il pane
ciascuno ha l'obbligo di guadagnarselo col sudore della fronte.
-Che vuole? risponde l'accattone intascando la moneta; ho la
traspirazione difficile.
* * *
--Gli affari vanno alla peggio, dice il signor Costa a suo figlio; e
tu mi spendi un occhio della testa pel tuoi minuti piaceri....
--Ti inganni, papà.... I piaceri ch'io mi prendo non sono minuti.
* * *
La folla esce dal teatro.--Si ode uno strillo di donna.--Un signore
pallido d'ira si volge ad un giovane che gli sta dietro e lo apostrofa
vivamente.
Intervengono i questurini.
--Che è stato?...
--Questo mascalzone ha osato pizzicare mia moglie in certo luogo....
L'accusato diventa rosso, non sa come scusarsi, poi, volendo in
qualche modo attenuare la sua colpa: «Signori, esclama con voce
commossa, li prego di perdonarmi, io sono _pizzicagnolo_ di
professione.
* * *
Passeggiavano due amici, Pietro Migliara e Giacomo Stellero, fuori di
Porta Nuova a Milano, in vicinanza del Naviglio.
Improvvisamente odono gridare: soccorso!
--Che sarà? chiede il Migliara all'amico.
--Un uomo che sta per annegarsi, rispondono parecchie voci.
--Un uomo che sta per annegarsi! esclama il Migliara
accorrendo--bisogna salvarlo! Dov'è questo naufrago sventurato?
--Vedetelo! è là.... nel bacino.... che si dibatte colla morte....
--Come si fa? ripete ansante il Migliara; bisogna soccorrere
quell'uomo.... salvarlo a costo della vita....
Ciò detto, seguendo gli impulsi della pietà, il Migliara con inaudito
coraggio afferra pel collare del soprabito l'amico Giacomo e lo
slancia nel fiume.
Il naufrago fu condotto a riva e salvato, e un anno dopo, il Migliara
otteneva dal Municipio la medaglia del _coraggio civile_.
In questo aneddoto si comprende la storia universale del _Merito e
delle ricompense_.
* * *
Un forastiero entrò in un nuovo _restaurant_.... a poca distanza dal
Foro Bonaparte--un _restaurant_ che si era fatto raccomandare più
volte dalla quarta pagina di un foglio cittadino per la pulitezza del
locale, come anche per la straordinaria mitezza dei prezzi.
--Cosa desidera il signore?
--Desidero di pranzare.--Portatemi innanzi tutto una minestra di riso.
--Ella è servita al momento!
Poco dopo il garzone ritorna e depone sulla tavola una scodella
ricolma di minestra.
Il forastiero si accinge a mangiare, ma appena immerso il cucchiaio
nella broda, subito richiama il garzone e gli dice: «Riportate in
cucina questa minestra... Non vedete? c'è dentro un capello.... Che
orrore!
--Come! un capello nella minestra!--risponde il garzone tutto
meravigliato.--Eh sì, che prima di portarvela in tavola, io ne aveva
già levati quattro!
* * *
L'Ispettore scolastico di B...., nelle sue escursioni in provincia, si
abbattè in un povero maestro quasi idiota, che a mala pena sapeva
rispondere alle più ovvie questioni.
--Mi meraviglio, esclama l'Ispettore, che ella stia quì a fare il
maestro, mentre si appalesa così digiuno di ogni scienza....
--Con venti lire al mese di stipendio, risponde il maestro, Ella
capirà, signor Ispettore, che il nostro primo dovere è quello di
digiunare.
* * *
--Un carrettiere delle _Çèvennes_, vedendo sullo stradale che doveva
percorrere due malfattori appostati col fucile alla mano, per salvare
una parte del suo denaro, si pose in bocca e trangugiò quattro
marenghi. Ma i malfattori, che attendevano a far preda più grossa,
lasciarono che il carrettiere tirasse innanzi tranquillo per la sua
via. Giunto felicemente alla propria dimora, il carrettiere vi trova
il padrone di casa, che stava attendendolo per riscuotere da lui
l'importo dell'affitto.--Ebbene! hai portato il denaro, come hai
promesso? gli chiede il padrone.--Parola da galantuomo! risponde
l'altro.--Vediamo!--Converrà che attendiate....--Capisco! vedo che le
son ciancie, come al solito.--Vi giuro nel nome di Dio che il denaro
l'ho meco.--Vediamolo, contiamolo, dunque!--Ma vi ripeto, signore, che
conviene aspettare....--Ed io ti dico che sei un ciancione, un
gabbamondo, e che domani ti farò sloggiare colla forza dalla mia
casa!--Perchè io mi metta in grado di pagarvi, balbetta umilmente il
carrettiere, è necessario ch'io prenda un purgante.--Un purgante!
esclama l'altro credendosi beffato e alzando il bastone; aspetta che
te lo do io, il purgante, asino, malcreato!--Fortunatamente gli
insulti e le minaccie affrettarono a tal punto nei visceri del povero
carrettiere una crisi inaspettata, onde avvenne che, sciolte le
cinghie dei calzoni, il povero debitore potè attestare la sua
solvibilità scaricando sul lastrico le monete.
* * *
Un dabben vecchietto, del quale non ci è permesso pubblicare il nome,
si reca un giorno dal conte T...., un milionario tenero di cuore e
notissimo per le sue largizioni a pro' degli infelici.--«Illustre
signor Conte, dice il vecchietto colle lacrime agli occhi: com'Ella
sa, i giornali hanno aperto una soscrizione in favore di una povera
famiglia derelitta. Bramerei fare qualche cosa anch'io; ma al momento
mi trovo un po' a corto di denaro. Vorrebb'Ella, signor Conte
illustrissimo, prestarmi una ventina di lire, onde io possa concorrere
col mio obolo al sollievo di una sciagura veramente lacrimevole?...
Prometto fra dieci o venti giorni, restituirle la piccola somma, anche
a costo di vendere il paiuolo o il pagliericcio.» Il Conte si lascia
commovere, e in luogo di venti, porge quaranta lire al vecchietto,
dicendogli con affettuosa tenerezza: «tenete, buon uomo; non esigo
restituzione, andate a compiere la vostra opera santa, ed io mi terrò
felice di averci, in certa guisa, partecipato.» Il vecchio partì colle
lacrime agli occhi, e il domani mandò alla famiglia derelitta la somma
di cinquanta centesimi.--Questi atti generosi non abbisognano di
commenti.
* * *
In una festa da ballo di famiglia, ho raccolto il seguente dialogo:
--Sai, Edmondo; mio padre vorrebbe che io sposassi quel brutto coso,
che poco fa ha ballato con me la _galoppe_.... Lo dicono tanto
ricco.... tanto ricco....
--Ricco!... Ma se ha sciupato tutto il suo patrimonio!... Ma se non ha
più un soldo!... Ma se è pieno di debiti sino ai solini!... Lascia
fare, Carolina.... Io troverò il modo di informare tuo padre.... C'è
qui una persona, un suo amico, che questa sera istessa comincierà a
mettergli una pulce nell'orecchio...
--Ma l'avrà, poi?...
--Che cosa?
--La pulce....
--Diceva.... per modo di dire....
--Perchè.... in caso di bisogno... io sento d'averne una dentro una
calzetta....
(Tanto grossa--non la pulce, ma la baggianata di Roberto--che per
acclamazione gli viene accordato il premio di due bicchieri).
* * *
Son le due pomeridiane, sento picchiare alla porta,--Chi è?--Se
permette....
Entra un giovinetto a me sconosciuto, ma pure di aspetto simpatico.
--Mi scusi tanto; sono venuto a Lecco quasi a posta per fare la sua
conoscenza.... Amo i suoi scritti, e leggo sempre il suo
_Giornale-Capriccio_, grazie alla gentilezza di un amico che me lo
presta.
--Obbligatissimo!
--Dunque.... come le diceva.... son venuto a Lecco _quasi_ a posta per
passare qualche ora in compagnia di una persona che stimo tanto....
--Si accomodi....
--Grazie!... Vado a sbrigare certe mie faccende, poi, se non la
disturbo, tornerò verso le quattro....
* * *
--È l'ora del mio pranzo... Se ella crede...
--Oh! troppo onore...! Accetto... Pranzare con lei...!... Ma io non so
come ringraziarla!
--Via! attenda a ringraziarmi... Non potrò offrirle che un pranzo da
poeta.... una fetta di manzo.... una minestra che so io....
--Che so io?... che so io!... Eh! in casa sua si sa cosa vuol dire il
_che so io!_ Mancano ancora due ore alle quattro.... e in due ore si
posson far dei miracoli. Basta! Vado.... e ritorno.... Non si affanni
troppo.... Se anco si pranzasse alle quattro e mezzo, per me farebbe
lo stesso.
Uscì. Alle quattro fu di ritorno. Naturalmente io aveva fatto
allestire un pranzerello più appetitoso dell'ordinario. Il mio
sconosciuto mangiò per quattro, non cessando di ripetere ad ogni
tratto: non son venuto per il pranzo... e poi... com'ella vede... sono
uomo che mi accontento di tutto.... si sa bene... pranzi di
famiglia!... eh! anche noi non si sciala! ecc., ecc.
Finito il pranzo, lo accompagnai alla stazione. Entrando in Lecco mi
disse: «ah!... ora capisco... Infatti mi pareva che qualche cosa mi
mancasse... Dopo il caffè ho l'abitudine di prender sempre un
bicchierino di _cognac_... Se entrassimo là dentro...?
Entrammo dal Barrozzi, bevemmo il bicchierino e vedendo ch'io metteva
mano al portamonete: troppe grazie, mi disse; me lo attendeva... Ah!
la conosco di fama!
Avviandoci alla Stazione, entrai da un venditore di tabacchi per
provvedermi di zigari. _Egli_ mi seguì.
--Posso offrirle? diss'io, presentandogli un mazzo di virginia.
--Grazie! non fumo... Piuttosto, tanto da mostrarle il mio
aggradimento, prenderò un francobollo.
* * *
Annibale B.... è famoso pe' suoi _lapsus linguæ_.
Un giorno, parlando della Sicilia, gli scappò detto: «quest'isola
tempo fa era unita al continente, ma poi ne fu staccata in seguito ad
uno spaventevole _cataplasma_.»
* * *
Un'altra volta, descrivendo un palazzo: ciò che più si ammira, diceva,
è il balcone di mezzo, sostenuto da due magnifiche _cantaridi_....
* * *
E parlando di una sua villa:
«La posizione del giardino non potrebbe essere più amena--si vedono
tutti i colli della Brianza, il Resegone di Lecco e buona parte delle
Alpi _eretiche_.
* * *
I parenti si congratulavano con lui per la nascita del suo
terzogenito.
--Grazie! grazie! rispose--ma mi pare che mia moglie cominci a
diventare troppo _prolissa_.
* * *
Si parlava di Salvini.
--L'ho veduto una volta, diceva Annibale.
--Nell'Otello?
--Sì appunto nell'_Ottello_ alla tavola rotonda, e poi alla sera in
teatro.
* * *
A sua moglie che era a Genova pei bagni scrisse: «non ho ancora
ricevuto il tuo indirizzo, e temo che questa mia vada smarrita; te ne
prevengo, onde tu ti affretti a farne ricerca alla posta.»
* * *
Un amico voleva indurlo a far tagliare la coda al suo cane--No! no!
rispose--ha già passato l'anno; questa operazione conveniva fargliela
_da bambino_.
* * *
Si era abbonato ad un giornaletto umoristico quotidiano.
--Io non lo leggo, diceva agli amici--ma mia moglie si diverte tutte
le sere colla _cialada_.
* * *
Narrando di un disastro ferroviario avvenuto sulla linea da Milano a
Piacenza--pare, diceva, che a poca distanza da Codogno, essendo
scoppiato il binario, il treno uscisse dalla locomotiva, trascinando
seco il convoglio con parecchi passeggieri sventuratamente di diverso
sesso.
* * *
In assenza della moglie, faceva la consegna delle lingerie sporche; e
dopo aver apostrofata la lavandaia coi termini più bruschi: insomma,
le disse, son poco soddisfatto di voi; la vostra _lascivia_ abbrucia
le camicie.
* * *
Una signora, tanto da indirizzargli un complimento, fingeva di
ammicare un bel paio di calzoni nuovi ch'egli si era messo per recarsi
a farle visita--«Grazie, rispose; se sono di vostro gusto, non avete,
o signora, che a comandarmelo, ed io li deporrò subito ai vostri
piedi.»
* * *
Un amico gli chiese un giorno di qual modo riuscisse a conservare i
denti sempre nitidi e bianchi.
--Me li _scialacquo_ mattina e sera con acqua e aceto.
* * *
Un giorno parlando degli abbellimenti da lui ideati per un suo
giardino, diceva in un circolo di amici: «quest'anno voglio abbattere
il muro d'_incinta_ e sostituirlo con una magnifica _cancelleria_ di
ferro.»
* * *
--I tuoi figli vi si troveranno meglio, disse uno degli astanti.
--I miei figli.... vengono di raro in giardino: preferisco mandarli
all'_esilio_ infantile, dove sono più sorvegliati.
* * *
Si parlava di un convento di Teresiane ove le suore non rispettavano
l'obbligo di mangiar magro il venerdì ed il sabato.
--Credo, diceva Eusebio, che il papa le abbia _disonorate_ per motivi
di salute.
* * *
--A rivederci domani in piazza San Pietro.
--A qual ora? in qual punto della piazza?
--All'ora che credi.
--Ebbene: alle dieci del mattino, sotto l'_ombellico_.
--Dunque: siamo intesi....
--Tante _esequie_ alla tua signora!
* * *
Discorrendo al _club_ della questione di Oriente, gli uscì detto: «È
vano lo illudersi; la guerra non si potea localizzare, e avremo
indubbiamente una grande _confricazione_ europea.
INDICE
Pag.
I drammi del Natale 7
Gianbarba 19
L'istrumento è l'uomo 37
Ciò che si vede in un teatro popolare 51
L'arte di far libretti, opera serio-buffa in tre atti 73
Pensieri di un fumatore 113
Album 138
DELLO STESSO AUTORE
Nella stessa edizione è pubblicato:
LIBRO PROIBITO
Ogni esemplare si vende suggellato a L. 2.
----
ROMANZI E RACCONTI
DI
SALVATORE FARINA
RACCONTI E SCENE L. 2--
IL TESORO DI DONNINA (seconda edizione) » 4--
AMORE BENDATO (seconda ediz. elzeviriana Casanova) » 3--
CAPELLI BIONDI (seconda edizione) » 4--
UN TIRANNO AI BAGNI DI MARE (seconda edizione) » 1--
DALLA SPUMA DEL MARE (seconda edizione) » 3--
IL ROMANZO D'UN VEDOVO (seconda edizione) » 1--
DUE AMORI--UN SEGRETO (seconda edizione) » 1--
FRUTTI PROIBITI » 2--
_Di prossima pubblicazione:_ ORO NASCOSTO.--MIO FIGLIO.
ALTRE OPERE DELLO STESSO AUTORE
di imminente pubblicazione:
__LIBRO SERIO__, che contiene le biografie di GUSTAVO MODENA,
GIUSEPPE ROVANI, GIUSEPPE ROTA, GIOVANNI PACINI, ANGELO MARIANI,
ADOLFO FUMAGALLI, PIETRO COMINAZZI, AGOSTINO DALL'ARGINE, ERRICO
PETRELLA, ecc., con molti aneddoti storici e cenni sulla vita,
sul carattere dei più illustri maestri e letterati contemporanei.
Il volume si chiude coll'opuscolo: MIE IDEE SUL LIBRETTO PER
MUSICA E SULLE CONDIZIONI DEL TEATRO LIRICO IN ITALIA. Prezzo del
volume lire 2.
__Le Acque minerali di San R....__ Scene burlesche avvenute in
uno Stabilimento di bagni nella estate del 1878. È il romanzo più
esilarante che mai abbia pubblicato l'autore degli _Scritti
piacevoli_. Fu edito in parte nel _Giornale Capriccio_, e consta
di pagine 200 all'incirca nel preciso formato del LIBRO ALLEGRO.
Lire __2__