[566] S. Ambrogio (_Tom. II. de obit. Theod. p. 1208_) loda
espressamente e raccomanda lo zelo di Giosia nel distruggere
l'idolatria. Il linguaggio di Giulio Firmico Materno sul medesimo
soggetto (_de error. profan. relig. p. 467. Edit. Gronov._) è piamente
inumano: _Nec filio jubet_ (_lex Mosaica_) _parci, nec fratri, et per
amatam coniugem gladium vindicem ducit etc._
[567] Bayle (Tom. II. p. 406 _nel suo Comment. Filos._) giustifica e
limita queste leggi d'intolleranza nel regno temporale di Jehovah sopra
gli Ebrei. Il tentativo è lodevole.
[568] Si vedano i tratti della Gerarchia Romana in Cicerone (_De legib.
II. 7, 8_), in Livio (l. 20), in Dionisio d'Alicarnasso (_l. II. p.
119-129. Edit. Hudson_), in Beaufort (_Republ. Rom. T. I. p. 1-90_) ed
in Moyle (_Vol. I. p. 10. 55_). Quest'ultima è l'opera d'un Inglese
repubblicano, non meno che di un Romano antiquario.
[569] Questi mistici e forse immaginari simboli hanno dato motivo a
varie favole e congetture. Sembra probabile, che il Palladio fosse una
piccola statua di Minerva (alta tre cubiti e mezzo) con una lancia ed
una conocchia; che fosse ordinariamente inclusa in una _seria_ o barile,
e che tal barile fosse collocato in modo da eludere la curiosità o il
sacrilegio. Vedi Meziriac. _Comment. sur les Epitr. d'Ovid. T. I. p. 60.
66, e Lipsio Tom. III. p. 610. de Vesta ec. c. 10._
[570] Cicerone francamente (_ad Attic. l. II. epist. 5_) o
indirettamente (_ad Famil. l. 15 ep. 4_) confessa che l'Augurato è il
principale oggetto dei suoi desiderj. Plinio ambisce di camminare sulle
vestigia di Cicerone, (l. IV. ep. 8) e potrebbe continuarsi la catena
della tradizione per mezzo dell'istoria e dei marmi.
[571] Zosimo l. IV. p. 249, 250. Ho soppresso le stolte sottigliezze
sopra le parole _Pontifex e Maximus_.
[572] Quella statua da Taranto erasi trasferita a Roma, posta da Cesare
nella Curia Giulia, e decorata da Augusto con le spoglie dell'Egitto.
[573] Prudenzio (_l. II. in princ._) ha delineato un ritratto molto
sgraziato della Vittoria; ma il lettore curioso resterà più soddisfatto
dalle antichità del Montfaucon (T. I. p. 341).
[574] Vedi Svetonio (_in August. c. 35_) e l'esordio del panegirico di
Plinio.
[575] Questi fatti sono vicendevolmente concessi dai due avvocati,
Simmaco e Ambrogio.
[576] La _Notitia Urbis_, più recente di Costantino, non trova fra gli
edifizi della città veruna Chiesa Cristiana degna di essere nominata.
Ambrogio (Tom. II. ep. 17. p. 825) deplora i pubblici scandali di Roma,
che continuamente offendevano gli occhi, gli orecchi, ed il naso del
fedele.
[577] Ambrogio afferma più volte, contro il sentimento comune (_Moyle
Oper. vol. II. p. 147_), che i Cristiani avevano una superiorità di
partito nel Senato.
[578] La prima dell'anno 382 a Graziano, che non le volle dare udienza:
la seconda, nel 384 a Valentiniano, allorchè disputavasi il campo fra
Simmaco ed Ambrogio: la terza nel 388 a Teodosio: e la quarta nel 392 a
Valentiniano. Lardner (_Testimonianze Pagane ec. Vol. IV. p. 372, 399_)
rappresenta bene tutto questo fatto.
[579] Simmaco il quale era investito di tutti gli onori Sacerdotali e
Civili, rappresentava l'Imperatore sotto i due caratteri di _Pontefice
Massimo_ e di _Principe del Senato_. Vedesi la superba inscrizione alla
testa delle sue opere.
[580] Come se uno dice Prudenzio, (_in Symmach_. I. 639), scavasse la
terra con un istrumento d'oro e d'avorio. Anche i Santi, e i Santi
polemici, trattan questo nemico con rispetto e civiltà.
[581] Vedasi l'Epistola 54 del Lib. X di Simmaco. Nella forma e nella
disposizione dei suoi dieci libri di lettere, esso imitò Plinio il
Giovane, del quale supponevano i suoi amici che uguagliasse o superasse
il ricco e florido stile (Macrob. _Saturnal_. l. V. c. 1). Ma Simmaco è
soltanto lussureggiante in vane foglie senza frutti e senza fiori. Pochi
fatti e pochi sentimenti si possono trarre dal suo verboso carteggio.
[582] Vedi Ambrogio Tom. II. ep. 17. 18. p. 825-833. La prima di queste
lettere è una breve precauzione; la seconda è una replica formale alla
domanda o al libello di Simmaco. Le stesse idee sono espresse più
copiosamente nella poesia, seppure può meritar questo nome, di
Prudenzio, il quale compose i due suoi libri contro Simmaco (nell'anno
404) mentre viveva ancora quel Senatore. Egli è molto stravagante, che
Montesquieu (_Considerat_. c. 19. T. III p. 487. ec.) trascurasse i due
nemici dichiarati di Simmaco, e si divertisse a spaziare nelle più
distanti e indirette confutazioni di Orosio, di S. Agostino e Salviano.
[583] Vedi Prudent. _in Symmach_. l. I. 545 ec. I Cristiani convengono
col Pagano Zosimo (l. IV. p. 283) nel collocar questa visita di Teodosio
dopo la seconda guerra civile: _gemini bis victor caede tyranni_ (l. 1.
410). Ma il tempo e le circostanze meglio s'adattano al suo primo
trionfo.
[584] Prudenzio, poi che provato che si dichiarò il sentimento del
Senato per mezzo d'una legittima superiorità di voti, prosegue a dire.
609. ecc.
_Adspice quam pleno subsellia nostra. Senatu_
_Decernant infame Jovis pulvinar, et omne_
_Idolium longe purgata ab urbe fugandum._
_Qua vocat egregii sententia Principis, illuc_
_Libera cum pedibus, tum corde frequentia transit._
Zosimo attribuisce ai Padri Conscritti un coraggio pel Paganesimo, che
si trovò solo in pochi di loro.
[585] Girolamo porta l'esempio del Pontefice Albino, che era circondato
da tal famiglia di figli e di nipoti tutti fedeli, che sarebbero stati
sufficienti a convertire anche Giove medesimo: che straordinario
proselito! (Tom. I. _ad Laetam_ p. 54).
[586]
_Exsultare Patres videas, pulcherrima mundi_
_Lumina, conciliumque senum gestire Catonum_
_Candidiore toga niveum pietatis amictum_
_Sumere; et exuvias deponere Pontificales._
La fantasia di Prudenzio è riscaldata ed elevata dalla vittoria.
[587] Prudenzio, dopo d'aver descritto la conversione del Senato e del
popolo, domanda con qualche verità e fiducia:
_Et dubitamus adhuc Romam tibi, Christe, dicatam_
_In leges transisse tuas?_
[588] Girolamo esulta nella desolazione del Campidoglio e degli altri
tempj di Roma (Tom. I. p. 54. Tom. II. p. 95).
[589] Libanio (_Orat. pro Templis p. 10. Genev. 1634_ pubblicata da
Giacomo Gotofredo, e adesso molto rara) accusa Valentiniano e Valente
d'aver proibito i sacrifizi. Può l'Imperatore orientale aver dato
qualche ordine particolare: ma vien contraddetta l'idea di qualunque
legge generale dal silenzio del Codice e dalla testimonianza
dell'Istoria ecclesiastica.
[590] Vedansi le sue leggi nel _Codice Teodosiano lib. XVI. Tit. X. leg.
7-11_.
[591] I sacrifizi d'Omero non sono accompagnati da alcuna investigazione
di viscere (Vedi Feithius _Antiq. Homers_ l. I. c. 26): I Toscani, che
produssero i primi Aruspici, soggiogarono tanto i Greci, quanto i Romani
(Cicer. _de Divinat_. 2. 23).
[592] Zosimo l. IV. p. 245, 249. Teodoret. l. V. c. 21. Idazio _in
Chron_. Prosper. Aquitan. l. III. c. 38 appresso il Baronio _Annal
Eccl_. an. 389. n. 52. Libanio (_pro Templis p. 10_) si sforza di
provare, che gli ordini di Teodosio non furono diretti e positivi.
[593] Cod. Teodos. l. XVI. Tit. X. leg. 8. 18. Vi è luogo di credere,
che quel tempio d'Edessa, che Teodosio bramava di salvare per gli usi
civili, divenisse poco tempo dopo un mucchio di sassi. Libanio _pro
Templis_ p. 26. 27 e not. del Gotofred. p. 59.
[594] Vedasi la curiosa orazione di Libanio _pro Templis_, pronunziata,
o piuttosto composta circa l'anno 390. Io ho consultato con vantaggio la
versione e le note del dottor Lardner (_Testim. Pagan. Vol. IV. p. 135.
163_).
[595] Vedi la vita di Martino fatta da Sulpicio Severo (c. 9-14). Il
Santo prese una volta (come avrebbe fatto Don Chisciotte) un innocente
funerale pur una processione idolatrica, ed imprudentemente commise un
miracolo.
[596] Si confronti Sozomeno (l. 7. c. 15) con Teodoreto (l. V. c. 21).
Fra tutti due riferiscono la crociata e la morte di Marcello.
[597] Libanio (_pro Templis. p. 10-13_) scherza intorno a quegli uomini
vestiti di nero, cioè a' Monaci Cristiani, che mangiano più degli
elefanti. Poveri elefanti! Essi sono animali moderati.
[598] Prosper. Aquit. l. III. c. 38. _ap. Baron. Annal. Eccles._ an.
389. 258. Quel tempio restò chiuso per qualche tempo, e n'era stato
impedito l'accesso con pruni.
[599] Donat. _Roma antiq. et nova l. IV. c. 4._ pag. 468. Fu fatta
questa consagrazione dal Pontefice Bonifazio IV. Io non so quali
favorevoli circostanze avessero conservato il Panteon più di dugento
anni dopo il regno di Teodosio.
[600] Sofronio ne compose una recente storia a parte (Girol. _in Script.
Eccles. Tom. I. p. 303_) che ha somministrato i materiali a Socrate (l.
V. c. 16), a Teodoreto (l. I. V. c. 22) e a Ruffino (l. II. c. 22). Pure
quest'ultimo, che si trovò in Alessandria avanti e dopo il fatto, può
meritar la fede di testimone originale.
[601] Gerardo Vossio (_Oper. Tom. V. p. 80 e de Idol. I. c. 29_) tenta
di sostenere la strana opinione dei Padri, che in Egitto sotto la forma
del loro Api, e del Dio Serapide si adorasse il Patriarca Giuseppe.
[602] _Origo Dei nondum nostris celebrata. Aegyptiorum Antistites sic
memorant._ Tacit. _Hist._ IV. 83. I Greci, che avevan viaggiato in
Egitto, parimente ignoravano questa nuova Divinità.
[603] Macrob. _Saturnal. l. I. c. 7._ Un fatto sì forte prova
decisivamente la sua origine straniera.
[604] A Roma furono uniti nel medesimo tempio Iside e Serapide. La
precedenza, che avea la Regina, può servire a dimostrare la sua disugual
congiunzione con lo straniero del Ponto. Ma era stabilita in Egitto la
superiorità del sesso femminile, come una instituzion civile e religiosa
(Diodor. Sicul. Tom. I. l. I. p. 31. _edit. Wessel._), ed il medesimo
ordine si osserva nel trattato di Plutarco d'Iside e d'Osiride, che esso
identifica con Serapide.
[605] Ammiano XXII. 26. L'_Expositio totius mundi_ (_p. 8. in Geog.
Minor. d'Hudson. Tom. III_), e Ruffino (l. II. c. 22) celebrano il
_Serapeo_ come una delle maraviglie del mondo.
[606] Vedi _Memoir. de l'Acad. des Inscr. Tom. IX p. 197-416_. La
vecchia libreria de' Tolomei fu totalmente consumata nella guerra
Alessandrina di Cesare. Marc'Antonio diede tutta la collezione di
Pergamo (200000 volumi) a Cleopatra per servir di fondamento alla nuova
libreria d'Alessandria.
[607] Libanio (_pro Templis p. 21._) imprudentemente provoca i
Cristiani, suoi Signori, con questa insultante osservazione.
[608] Noi possiamo scegliere fra la data di Marcellino, anno 389, e
quella di Prospero anno 391. Il Tillemont (_Hist. des Emp. Tom. V. p.
310. 756._) preferisce la prima, ed il Pagi la seconda.
[609] Tillemont, _Mem. Eccl. Tom. XI. p. 441-500_. L'ambigua situazione
di Teofilo, ch'è un Santo, risguardato come amico di Girolamo, ed è un
diavolo, come nemico di Grisostomo, produce una specie d'imparzialità;
pure esaminato il tutto, la bilancia pende giustamente contro di lui.
[610] Lardner (_Pagan. Tevimon. vol. IV. p. 411_), ha addotto un bel
passo di Suida, o piuttosto di Damasio, che presenta il devoto e
virtuoso Olimpio non già in aspetto di guerriero, ma di profeta.
[611] _Nos vidimus armaria librorum, quibus direptis, exinanita ea a
nostris hominibus nostris temporibus memorant._ Orosio l. VI. c. 15 p.
421. Edit. Haverc. Sembra che Orosio, quantunque pinzochero e
controversista ne abbia rossore.
[612] Eunapio, nelle vite d'Antonino e d'Edesio, detesta la sacrilega
rapina di Teofilo. Il Tillemont (_Mem. Eccl. T._ XIII. p. 453) cita una
lettera d'Isidoro di Pelusio, che accusa il Primate del culto
_idolatrico_ dell'oro, dell'_auri sacra fames_.
[613] Ruffino nomina un Sacerdote di Saturno, che sotto la forma di quel
Dio conversava famigliarmente con molte pie donne di qualità,
finattantochè si tradì da se stesso in un momento di trasporto, in cui
non potè mascherare il tuono della sua voce. L'autentica ed imparziale
narrazione d'Eschine (Vedi Bayle _Diction. Cri. Scamandre_) e
l'avventure di Mondo (Gioseff. _Ant. Giud. l._ XVIII. c. 3. p. 877.
_Edit. Haverc._) possono provare che tali amorose frodi si son praticate
con buon successo.
[614] Si vedano le immagini di Serapide appresso Montfaucon (_Tom_. II.
p. 296), ma la descrizione di Macrobio (_Saturnal_. l. I. c. 20.) è
molto più pittoresca e soddisfacente.
[615]
_Sed fortes tremuere manus, motique verenda_
_Majestate loci, si robora sacra ferirent,_
_In sua credebant redituras membra secures_.
(Lucan. III. 429). È vero, disse Augusto ad un veterano di Italia, in
casa del quale cenava, _che quello, che diede il primo colpo alla statua
d'oro d'Anaitide, restò immediatamente privo degli occhi e della vita?
Io fui quello_, rispose l'illuminato veterano, _e voi presentemente
cenate sopra una gamba della Dea_. Plin. _Hist. Nat. XXXIII. 24_.
[616] Sozomeno lib. VII. c. 20. Io ho supplito la misura. La stessa
misura dell'inondazione, e per conseguenza del cubito, è durata uniforme
fino dal tempo d'Erodoto. Vedi Freret nelle _Mem. de l'Acad. des Inscr.
Tom_. XVI. 344-353. Greaves _Oper. miscellan. vol. I. p. 233_. Il cubito
Egiziano è circa ventidue pollici del piede Inglese.
[617] Libanio, (_pro Templis_ p. 15. 16. 17) difende la loro causa con
delicata ed insinuante rettorica. Fino dai più antichi tempi avevano
tali feste ravvivato la campagna; e quelle di Bacco (_Georg_. II. 380)
avevan prodotto il teatro d'Atene. Vedi Gotofredo _ad Liban. e Cod.
Teod_. VI. p. 284.
[618] Onorio tollerò queste rustiche feste, an. 309. _Absque ullo
sacrificio, atque ulla superstitione damnabili_. Ma nove anni dopo credè
necessario di rinnovare ed invigorire la stessa costituzione. _Cod.
Teod. l. XVI. tit. X. leg. 17. 19_.
[619] _Cod. Teod. l. XVI. Tit. X. leg. 12_. Jortin (_Osserv. sull'Istor.
Eccl. vol. IV. p. 134_) censura con asprezza lo stile ed i sentimenti di
questa intollerante legge.
[620] Non dovrebbe leggermente darsi un'accusa di tal sorta: ma può
sicuramente giustificarsi coll'autorità di S. Agostino, il quale così
parla ai Donatisti. _Quis nostrum, quis vestrum non laudat leges ab
Imperatoribus datas adversus sacrificia Paganorum? Et certe longe ibi
poena severior constituta est: illius quippe impietatis capitale
supplicium est. Epist. 93. n. 10_. citata dal Leclerc, (_Bibl. Chois.
Tom. VIII. p. 277_) il quale aggiunge alcune riflessioni
sull'intolleranza de' vittoriosi Cristiani.
[621] Orosio _l. VII. c. 28. p. 537_. Agostino (_Enarr. in Ps._ 140. ap.
Lardner _Testim. Pag. volum. IV. p. 458._) insulta la lor codardia;
_Quis eorum comprehensus est in sacrificio (cum his legibus ista
prohiberentur) et non negavit?_
[622] Libanio (_pro Templis. p. 17. 18._) fa menzione dell'accidentale
conformità di quest'ipocriti, come d'una scena teatrale, senza
censurarla.
[623] Libanio termina la sua apologia (p. 32.) con dichiarare
all'Imperatore, che qualora egli espressamente non garantisca la
distruzione dei tempj, i proprietari difenderanno se stessi e le leggi;
ισθι του των αγρων δεσποτας καί αυτοις, καί τῳ νομω βοηθησοντας.
_Sappi che i Signori delle campagne provederanno a se stessi ed alla
legge._
[624] Paolin. _in. vit. Ambros. c. 26._ Agostino _de Civ. Dei l. V. c.
26._ Teodoret. l. V. c. 24.
[625] Libanio suggerisce la forma di un editto di persecuzione, che
Teodosio avrebbe potuto fare (_pro Templis_ p. 32.); scherzo imprudente,
ed esperienza pericolosa! Qualche altro Principe potrebbe aver preso il
suo consiglio.
[626]
_Denique pro meritis terrestribus aeque rependens_
_Munera, sacricolis summos impertit honores_
· · · · · · · · · · · · ·
_Ipse magistratum tibi Consulis, ipse tribunal_
_Contulit._ (Prudent. _in Symmach._ I. 617. ec.)
[627] Libanio (_pro Templis_ c. 32) s'insuperbisce, che Teodosio
distinguesse in tal modo uno, che anche alla sua _presenza_ giurasse per
Giove. Pure questa presenza non sembra esser altro che una figura
rettorica.
[628] Zosimo, che chiama se stesso Conte ed Ex-avvocato del Tesoro, con
indecente e parzial bacchettoneria maltratta i Principi Cristiani, ed
eziandio il padre del proprio Sovrano. L'opera di lui dev'essere andata
in giro privatamente, poichè ha scansato le invettive degli Istorici
Ecclesiastici anteriori ad Evagrio (l. III. c. 40. 42.) che visse verso
il fine del sesto secolo.
[629] Ciò non ostante, i Pagani dell'Affrica si dolevano che i tempi non
permettessero loro di risponder con libertà alla città di Dio: nè S.
Agostino (V. 26.) contraddice all'accusa.
[630] I Mori della Spagna, che conservarono segretamente la
religione Maomettana per più d'un secolo, onde evitare il rigore
dell'inquisizione, avevano il Koran, coll'uso loro proprio della lingua
Arabica. Vedasi la curiosa ed ingenua storia della loro espulsione
appresso Geddes, _Miscell. vol. I. p. 1-198_.
[631] _Paganos, qui supersunt, quamquam jam nullos esse credamus. Cod.
Theod. lib. XVI. Tit. X. leg. 22. an. 423._ Teodosio il Giovane restò in
seguito persuaso che il suo giudizio era stato un poco immaturo.
[632] Vedi Eunapio nella vita del sofista Edesio; in quella d'Eustazio
ei predice la rovina del Paganesimo, και τι μυθωδες και αειδες σκοτος
τυραννησει τα επι γης καχλισα; _E carte favolose, ed oscure
tenebre domineranno la miglior parte della terra._
[633] Cajo (ap. Euseb. _Hist. Eccl. l. II. c. 25._) Prete Romano, che
visse al tempo di Zeffirino (an. 202-219.) è un antico testimone di
questa superstiziosa costumanza.
[634] Chrysost. _Quod Christus sit Deus. Tom. I. nov. Edit._ n. 9. Io
son debitore di questa citazione alla lettera pastorale di Benedetto
XIV. in occasione del giubbileo del 1750. Vedi le piacevoli e curiose
lettere di M. Chais; Tom. 3.
[635] _Male fecit ergo Romanus Episcopus? qui super mortuorum hominum,
Petri et Pauli, secundum nos ossa veneranda...... offert Domino
sacrificia, et tumulos eorum Christi arbitratur altaria._ Girol. _Tom.
II. adv. Vigilant._ p. 153.
[636] Girolamo (_Tom. II. p. 122._) fa fede di tali traslazioni, che son
trascurate dagli Istorici Ecclesiastici. La passione di S. Andrea a
Patra vien descritta in una lettera dal Clero dell'Acaia, che il Baronio
(_Annal. Eccl. an. 60._ n. 34.) desidera d'ammettere, e il Tillemont è
costretto a rigettare. S. Andrea fu adottato per fondatore spirituale di
Costantinopoli (_Mem. Eccl. Tom. II. p. 317-325. 188-594_).
[637] Girolamo (_T. II. p. 122._) pomposamente riferisce la traslazione
di Samuel, di cui si fa menzione in tutte le croniche di quei tempi.
[638] Il Prete Vigilanzio, che fu il protestante del suo secolo,
fortemente, quantunque senza effetto, s'oppose alla introduzione de'
Monaci, delle reliquie dei santi, dei digiuni ec.; per lo che Girolamo
lo paragona all'Idra, al Cerbero, a' Centauri ec.; e lo considera solo
come l'organo del demonio (_Tom. II. p. 120-126_). Chiunque leggerà la
controversia fra S. Girolamo e Vigilanzio, e la narrazione che fa S.
Agostino dei miracoli di S. Stefano, può prendere in breve qualche idea
dello spirito dei Padri.
[639] Il Beausobre (_Hist. du Manich. Tom II. p. 648._) applicò un senso
mondano alla pia osservazione del Clero di Smirne, che diligentemente
conservò le reliquie di S. Policarpio martire.
[640] Martino di Tours (vedi la sua vita c. 8. scritta da Sulpicio
Severo) ne trasse la confessione dalla bocca del morto. Si accorda che
l'errore sia naturale; la scoperta di esso è supposta miracolosa. Quale
di queste due cose è verisimile che sia seguita più frequentemente?
[641] Luciano compose in Greco la sua narrazione originale, che fu
tradotta da Avito, e pubblicata dal Baronio (_An. Eccl. An. 325. n.
7-16._). Gli Editori Benedettini di S. Agostino ne hanno dato (al fin
dell'opera _de Civitate Dei_) due diverse copie con molte varianti. Il
carattere della falsità è la sconnessione e l'incoerenza. Le parti più
incredibili della leggenda son mitigate, e rese più probabili dal
Tillemont _Mem. Eccl. Tom. II. p. 9_ ec.
[642] A Napoli si liquefaceva ogni anno una boccetta del sangue di S.
Stefano, fintantochè non gli successe quello di S. Gennaro: Ruinart
_Hist. Pers. Vandal. p. 529._
[643] Agostino compose i ventidue libri _de Civitate Dei_ nello spazio
di tredici anni, dal 413 al 426. (Tillemont _Mem. Eccl. Tom. XIV. p.
608._ ec.) Ei troppo spesso prende da altri la sua erudizione, e da se
stesso i suoi argomenti: ma tutta l'opera ha il merito di un magnifico
disegno, vigorosamente ed abilmente eseguito.
[644] Vedi Agostino (_de Civ. Dei. l. XXII. c. 22._) e l'appendice che
contiene due libri de' miracoli di S. Stefano, fatta da Evodio Vescovo
d'Uzalis. Freculso (ap. Basnag. _Hist. des Juifs Tom. VIII. p. 249._) ci
ha conservato un proverbio Gallico o Spagnuolo: _chi pretende d'aver
letto tutti i miracoli di S. Stefano è bugiardo_.
[645] Burnet (_de statu mortuor. p. 56-85._) raccoglie le opinioni dei
Padri, che sostenevano il sonno o riposo delle anime umane sino al
giorno del giudizio. In seguito espone (p. 91.) gli inconvenienti, che
dovrebbero nascere, se avessero un'esistenza più attiva e sensibile.
[646] Vigilanzio poneva le anime dei Profeti e dei Martiri o nel seno
d'Abramo (_in loco refrigerii_) o anche sotto l'altare di Dio, _nec
posse suis tumulis, et ubi voluerunt adesse praesentes_. Ma Girolamo
(Tom. II. p. 122.) fortemente confuta questa bestemmia: _Tu Deo legem
pones? Tu Apostolis vincula injices, ut usque ad Diem judicii teneantur
custodia, nec sint cum Domino suo, de quibus scriptum est;_ sequuntur
agnum quocumque vadit. _Si agnus ubique, ergo et hi, qui cum agno sunt,
ubique esse credendi sunt. Et cum diabolus et daemones toto vagentur in
orbe etc._
[647] Fleury, _Disc. sur l'Ist. Eccl. III p. 80_.
[648] In Minorca, le reliquie di S. Stefano convertirono in otto giorni
540 Ebrei, coll'aiuto in vero di qualche severità, come di bruciare la
Sinagoga, di cacciare gli ostinati a soffrir la fame fra scogli ec.
Vedasi la lettera originale di Severo Vescovo di Minorca (_ad calc. 3.
Augustin. de Civ. Dei_), e le giudiziose osservazioni del Basnagio (T.
VIII. p. 245-251).
[649] David Hume (_Sagg. vol. 3 p. 474_) osserva, come filosofo, il
natural flusso e riflusso del Politeismo e del Teismo.
[650] D'Aubignè (Vedi _le sue Memorie p. 156-160_) francamente offerì,
col consenso dei ministri Ugonotti, d'accordare i primi 400 anni per
servir di regola della fede. Il Cardinal du Perron chiese quarant'anni
di più, che imprudentemente furon concessi. Nessuno però dei due partiti
si sarebbe trovato contento di questo folle accordo.
[651] Il culto praticato ed inculcato da Tertulliano e da Lattanzio, è
tanto puro e spirituale, che le loro declamazioni contro le cerimonie
Pagane alle volte attaccano anche le Giudaiche.
[652] Fausto Manicheo accusa i Cattolici d'idolatria; _Vertitis idola in
Martyres..... quos votis similibus colitis._ Il Beausobre (_Hist. Crit.
du Manich. Tom. II. p. 629. 700_) Protestante, ma filosofo, ha
rappresentato con candore e dottrina l'introduzione della _Cristiana
idolatria_ nel quarto e nel quinto secolo.
[653] Può vedersi la somiglianza della superstizione, che non potrebbe
ascriversi all'imitazione, dal Giappone al Messico. Warburton ha
fatt'uso di quest'idea, ch'egli contorce per volerla rendere troppo
generale ed assoluta (_Div. Legaz. V. IV p. 126. ec._).
[654] L'imitazione del Paganesimo forma il soggetto di una piacevol
lettera, che il Dot. Middleton scrisse da Roma. Le osservazioni di
Warburton l'obbligarono ad unire (Vol. III. p. 120-152) l'istoria delle
due religioni, ed a provare l'antichità della copia Cristiana.
RIFLESSIONI
D'IGNOTO AUTORE
SOPRA I CAPITOLI
XXVI, XXVII E XXVIII
DELLA STORIA DELLA DECADENZA
E ROVINA DELL'IMPERO ROMANO