NOTE:

[1] Le medaglie di Gioviano l'adornano di vittorie, di corone di lauro e

di schiavi prostrati. Du Cange _Famil. Bizantin._ p. 52. L'adulazione è

uno stolto suicidio: distrugge se stessa con le proprie mani.

[2] Gioviano restituì alla Chiesa τον αρχαιον κοσμον, _l'antico

decoro_; espressione forte e significante; Filostorg. l. VIII.

c. 5 _con le dissertazioni del Gotofredo_ p. 329, Sozomeno VI. c. 3. Si

esagera da Sozomeno la nuova legge, che condannò il ratto o il

matrimonio delle Monache (_Cod. Teodos._ l. IX. tit. XXV. leg. 2). Egli

suppone che uno sguardo amoroso, l'adulterio del cuore, fosse punito con

la morte dall'Evangelico Legislatore.

[3] Si confronti Socrate l. III c. 25. e Filostorgio l. VIII. c. 6. _con

le dissertazioni del Gotofredo_. 330.

[4] La parola _celestiale_ esprime debolmente l'empia e stravagante

adulazione dell'Imperatore verso l'Arcivescovo τἦ πρὸς τον θεὸν τὦν

ολων ὁμὸιωσεως; _figura di Dio onnipotente_. Vedi la lettera

originale appresso Atanasio Tom. II. p. 33. Gregorio Nazianzeno (_Orat.

XXI._ p. 392.) celebra l'amicizia di Gioviano e di Atanasio. I Monaci

d'Egitto consigliarono il Primate a far quel viaggio: Tillemont _Mem.

Eccl. Tom._ VIII. p. 221.

[5] Il Bleterie rappresenta ingegnosamente Atanasio alla Corte

d'Antiochia _Hist. de Jovien Tom. I._ pag. 131, 148. Egli traduce le

singolari ed originali conferenze dell'Imperatore, del Primate d'Egitto,

e de' Deputati Arriani. L'Abbate non si mostra soddisfatto delle rozze

facezie di Gioviano; ma la parzialità dell'Imperatore per Atanasio

prende a' suoi occhi il carattere di giustizia.

[6] Il vero tempo della sua morte è oscurato da varie difficoltà:

(Tillemont _Mem. Eccl._ Tom. VIII. p. 719-723). Ma la data del 2. Maggio

373., che sembra più coerente all'istoria ed alla ragione vien

confermata dall'autentica vita di lui. Maffei _Osservaz. Letterar. Tom.

III._ p. 81.

[7] Vedi le osservazioni del Valesio e Jortin (_Rifles. sull'Istor.

Eccl._ Vol. IV. p. 38.) sopra la lettera originale d'Atanasio

conservataci da Teodoreto (l. IV. c. 3). In alcuni manoscritti vien

tralasciata quell'imprudente promessa, forse dai Cattolici gelosi della

fama profetica del loro Capo.

[8] Atanasio (ap. Teodoret. l. IV. c. 3) magnifica il numero degli

Ortodossi, che riempivano tutto il Mondo; παρέξ ὸλὶγων των τα Αρεὶ

ου Φρονουντὦν; _eccettuati alcuni pochi seguaci della dottrina

d'Arrio_. Quest'asserzione fu verificata nello spazio di 30. o 40. anni.

[9] Socrate (l. III. c. 24.) Gregorio Nazianzeno, (_Orat. IV._ p. 131),

e Libanio (_Orat. parent._ c. 148, p. 369) esprimono i viventi sensi

delle rispettive loro fazioni.

[10] Temist. _Orat._ V. p. 63-71, _edit. Harduin. Paris_ 1684. L'Ab.

della Bleterie giudiziosamente osserva (_Hist. de Jovien Tom._ II. pag.

199.) che Sozomeno ha passato in silenzio la general tolleranza, e

Temistio lo stabilimento della religione Cattolica. Ciascheduno di essi

ha voltato l'occhio lungi da quell'oggetto, che non gli piaceva, ed ha

procurato di sopprimere quella parte dell'editto, che secondo la propria

opinione, era meno onorevole all'Imperator Gioviano.

[11] Οι δε Αντίοχεις ουκ ηδεως δὶεκειντο πρὸς ὰυτὸν, ὰλλ’

έπεσκωπτον ὰυτὸν ωδαὶς καὶ παροδὶαις καὶ καλουμενοις Φαμωσοις: _E

quelli d'Antiochia non si portavan piacevolmente verso di esso: ma

l'insultavano con canzoni, con motti satirici, e con quelli che chiaman

libelli famosi_. Giovanni Antioch. _in Excerpt. Valesian. p._ 845.

Possono ammettersi le satire d'Antiochia anche su debolissime prove.

[12] Si paragoni Ammiano (XXV. 10.) che omette il nome dei Batavi, con

Zosimo (l. III. p. 197.) che trasferisce la scena dell'azione da Reims a

Sirmio.

[13] _Quos capita scholarum ordo castrensis appellat._ Ammiano XXV. 10,

e Vales. _ib._

[14] _Cujus vagitus pertinaciter reluctantis, ne in curuli sella

veheretur ex more, id quod mox accidit, protendebat._ Augusto ed i

Successori di lui avevan chiesta rispettosamente la dispensa dell'età

per li figliuoli o nipoti, che avevano innalzati al Consolato. Ma la

sella curule del primo Bruto non era mai stata disonorata da un bambolo.

[15] L'Itinerario d'Antonino pone Dadastana distante 125 miglia da

Nicea, e 117 da Ancira (Wesseling. _Itinerar._ p. 142). Il Pellegrino di

Bordò, tralasciando alcune fermate, riduce tutto quello spazio da 242 a

181 miglia: Wesseling. p. 574.

[16] Vedi Ammiano (XXV. 10.) Eutropio (X. 18.), che potè per avventura

trovarsi presente, Girolamo (Tom. I. p. 26. _ad Heliodorum_), Orosio

(VII. 31), Sozomeno (l. VI. c. 6), Zosimo (lib. III. p. 197. 198.) e

Zonara (Tom. II. l. XIII. p. 28. 29). Non può sperarsi un perfetto

accordo fra loro, nè staremo a discutere le minute differenze che vi si

trovano.

[17] Ammiano, dimenticatosi del solito suo candore e buon senso,

paragona la morte dell'innocente Gioviano a quella del secondo

Affricano, che aveva eccitato i timori e lo sdegno della fazion

popolare.

[18] Grisostomo Tom. I, p. 336. 344. _Edit. Monfaucon_. L'oratore

Cristiano procura di confortare la vedova con esempi d'illustri

avversità; ed osserva che fra nove Imperatori (includendovi Gallo

Cesare) che avevan regnato al suo tempo, due soli (Costantino e

Costanzo) eran morti di morte naturale. Tali vaghe consolazioni non

hanno mai servito ad asciugare una lacrima.

[19] Sembra, che dieci giorni difficilmente potessero esser sufficienti

per la marcia e per l'elezione. Ma possiamo osservare in primo luogo,

che i Generali potevano ordinar l'uso speditivo delle pubbliche poste,

per se stessi, per i loro famigliari e per i messaggi; secondariamente,

che le truppe marciavano, per comodo delle città, in più divisioni; e

che la fronte della colonna poteva essere a Nicea, quando la

retroguardia trovavasi ad Ancira.

[20] Ammiano XXVI. 1. Zosim. l. III. p. 198. Filostorg. l. VIII. c. 8. e

Gotofred. _dissert._ p. 334. Filostorgio, il quale pare che avesse delle

importanti ed autentiche notizie, attribuisce la scelta di Valentiniano

al Prefetto Sallustio, al Generale Arinteo, a Dagalaifo Conte dei

domestici, ed al patrizio Daziano, le pressanti raccomandazioni dei

quali da Ancira ebbero una grande influenza nell'elezione.

[21] Ammiano XXX. 7. 9. e Vittore il giovane hanno somministrato il

ritratto di Valentiniano, che dee naturalmente precedere ed illustrare

l'istoria del suo regno.

[22] In Antiochia, dove era obbligato a seguire l'Imperatore nel tempio,

ei percosse un sacerdote, che avea preteso di purificarlo coll'acqua

lustrale. Sozomeno l. VI. c. 6. Teodoreto l. III. c. 15. Tal pubblica

provocazione poteva convenire a Valentiniano; ma essa non dà luogo

all'indegna accusa del filosofo Massimo, che suppone qualche più privata

ingiuria. Zosimo l. IV. p. 200, 201.

[23] Socrate l. IV. Da Sozomeno (l. VI. c. 6.) e da Filostorgio (l. VII.

c. 7. _con le Dissertazioni del Gotofredo p._ 293) vi si interpone un

precedente esilio a Melitene o nella Tebaide. (Il primo potrebbe esser

vero).

[24] Ammiano, in una lunga ed inopportuna digressione (XXVI. 1. e

_Vales. iv._) inconsideratamente suppone d'intender egli una questione

astronomica, della quale i suoi lettori siano all'oscuro. Essa è

trattata con più giudizio, ed a proposito da Censurino (_De die Natal._

c. 20.) e da Macrobio (_Saturnal._ l. I. _c._ 12-16). Il nome di

bisestile, che indica l'anno di cattivo augurio (Agostino _ad Januar.

Epist._ 119.) è nato dalla ripetizione del giorno _sesto_ avanti le

calende di Marzo.

[25] Il primo discorso di Valentiniano è pieno in Ammiano, (XXVI. 2.)

conciso e sentenzioso in Filostorgio (l. VIII.).

[26] _Si tuos amas, Imperator, optime, habes fratrem: si Rempublicam,

quaere quem vestias_: Ammiano XXVI. 4. Nella division dell'imperio,

Valentiniano ritenne per sè quell'ingenuo Consigliere (c. 6.).

[27] _In Suburbano_ Ammiano XXVI. 4. Il famoso _Hebdomon_, o campo di

Marte, era distante sette stadj, o sette miglia da Costantinopoli. Vedi

Vales. ed il suo fratello. _Iv. e_ Ducange _Const. l._ II. _p._ 140,

141, 172, 173.

[28] _Participem quidem legitimum potestatis; sed in modum apparitoris

morigerum, ut progrediens aperiet textus._ Ammiano XXVI. 4.

[29] Nonostante la testimonianza di Zonara, di Suida, e della Cronica

Pasquale, il Tillemont (_Hist. des Emper. Tom._ V. _p._ 671.) brama di

non dar fede a questi racconti sì vantaggiosi per un Pagano.

[30] Eunapio celebra ed esagera i patimenti di Massimo (p. 82. 83). Egli

confessa però che questo Sofista o mago, reo favorito di Giuliano, e

personal nemico di Valentiniano, fu rilasciato libero, mediante il

pagamento d'una piccola multa.

[31] Il Tillemont (Tom. V. p. 21.) ha esaminato e confutato quelle

illimitate asserzioni di general disgrazia che si trovano app. Zosimo l.

IV. p. 201.

[32] Ammiano XXVI. 5.

[33] Ammiano dice in termini generali, _subagrestis ingenii, nec

bellicis, nec liberalibus studiis eruditus_: Ammiano XXXI. 14. L'oratore

Temistio, con l'impertinenza propria di un Greco, desiderò allora per la

prima volta di parlar la lingua Latina, dialetto del suo Sovrano,

την δὶαλεκτον κρατουσαν; _dialetto Imperiale_: Orat. VI. pag. 71.

[34] La parola ανεψὶος _cognatus consobrinus_, esprime un

grado incerto di parentela, o di consanguinità. _Vedi Vales. ad Ammian_.

XXIII. 3. Forse la madre di Procopio era sorella di Basilina madre

dell'Apostata e del Conte Giuliano zio del medesimo. Du Cange _Fam.

Byzant. p. 49._

[35] Ammiano XXIII. 3. XXIV. 6. Ei fa menzione di tal voce con molta

dubbiezza. _Susurravit obscurior fama; nemo enim dicti auctor extitit

verus_. Giova però l'osservare, che Procopio era Pagano; quantunque la

sua religione sembra che non apportasse favore nè danno alle sue

pretensioni.

[36] Tra i suoi luoghi d'asilo fu una casa di campagna dell'eretico

Eunomio. Il padrone di essa era lontano, innocente, e non consapevole

del fatto; pure appena evitar potè la sentenza di morte, e fu bandito

nelle remote regioni della Mauritania: Filostorg. l. IX. c. 5. 8. e

Gotofredo _Dissert. p. 369. 378._

[37] _Hormisdae maturo juveni, Hormisdae regalis illius filio potestatem

Proconsulis detulit, et civilia, more veterum et bella recturo_; Ammiano

XXVI. 8. Il Principe Persiano si trasse fuori da tal pericolo con onore

e sicurezza, e dipoi (l'anno 380), gli fu restituito il medesimo

straordinario uffizio di Proconsole della Bitinia (Tillemont _Hist. des

Emper._ Tom. V. p. 204). Io non so se la razza di Sassan si propagasse.

Trovo nell'anno 514 un Papa Ormisda; ma egli era nativo di Frusino

nell'Italia (Pagi _Brev. Pontif. T. I. pag._ 247).

[38] Questa ribelle fanciulla fu in seguito moglie dell'Imperator

Graziano; ma morì giovane e senza figli. Vedi Du Cange _Fam. Byzant. p._

48, 59.

[39] _Sequimini culminis summi prosapiam._ Tale era il linguaggio di

Procopio, che affettava di sprezzare l'oscura nascita e la fortuita

elezione dell'ignobil Pannonio. Ammiano XXVI. 7.

[40] _Et dedignatus hominem superare certamine despicabilem,

auctoritatis et celsi fiducia corporis, ipsis hostibus jussit suum

vincere rectorem: atque ita turmarum antesignanus umbratilis

comprehensus suorum manibus._ La robustezza e la beltà d'Arinteo, nuovo

Ercole, vien celebrata da S. Basilio, il quale suppone che Dio lo

creasse come un modello inimitabile della specie umana. I Pittori e gli

Scultori non sapevano esprimere la sua figura; gli Storici nel riferire,

che fanno, le imprese di lui, sembrano favolosi (Ammiano XXVI. e Vales.

_ib._).

[41] Il medesimo campo di battaglia si pone in Licia da Ammiano, e da

Zosimo a Tiatira, che sono alla distanza di 150. miglia fra loro. Ma

Tiatira _alluitur Lyco_ (Plin. _Histor. Nat._ V. 31, Cellar _Geogr.

Antiq. Tom._ II. p. 79) ed i copisti facilmente poteron cangiare un

ignoto fiume in una ben nota provincia.

[42] Le avventure, l'usurpazione e la caduta di Procopio vengono

regolarmente riferite da Ammiano (XXVI. 6. 7. 8. 9. 10.) e da Zosimo (l.

IV. p. 203-210). Spesse volte s'illustrano, e di rado si contraddicono

fra loro. Temistio (_Orat._ VII. p. 91. 92.) vi aggiunge qualche vil

panegirico, ed Eunapio (p. 83. 84.) qualche maligna satira.

[43] Liban. _De ulcisc. Julian. nece_ c. IX. p. 158, 159. Il Sofista

deplora la pubblica frenesia, ma non accusa (neppur dopo la loro morte)

la giustizia degli Imperatori.

[44] I Giureconsulti Francesi ed Inglesi dei nostri tempi accordano la

_teoria_, e negan la _pratica_ dell'arte magica: Denisart _Recueil de

decis. de Jurispr. Vedi Sorciers T. IV. p._ 553. Blackstone _Commment.

Vol. IV._ p. 60. La ragione privata sempre suol prevenire o avanzare il

sapere pubblico; ond'è che il Presidente di Montesquieu (_Esprit des

Loix l. XII. c._ 5, 6.) rigetta l'esistenza della magia.

[45] Vedi le opere di Bayle _Tom. III._ p. 567-589. Lo Scettico di

Rotterdam presenta, secondo il suo costume, uno strano mescuglio di

vaghe cognizioni, e di vivace ingegno.

[46] I Pagani distinguevan la magia buona dalla cattiva, la teurgica

dalla goetica (_Hist. de l'Acad. ec. T. VII. p._ 25). Ma non avrebber

potuto difendere tale oscura distinzione contro l'acuta logica del

Bayle. Nel sistema Giudaico e nel Cristiano _tutti_ i demoni sono

spiriti infernali; ed _ogni_ commercio con essi è idolatria, apostasia

ec. che merita morte e dannazione.

[47] La Canidia d'Orazio (_Carm. l. V. od. 5. con le illustrazioni di

Dacier e di Sanadon_) è una strega volgare. L'Erictone di Lucano

(Pharsal. VI. 430-830.) è molesta e disgustosa, ma qualche volta

sublime. Essa riprende la lentezza delle furie: e minaccia con tremenda

oscurità di pronunziare i veri lor nomi, di scuoprire il vero infernale

aspetto di Ecate, e d'invocar le segrete potestà che sono _sotto_

l'inferno ec.

[48] _Genus hominum potentibus infidum, sperantibus fallax, quod in

civitate nostra et vetabitur semper et retinebitur_: Tacit. _Hist. I._

22. Vedi Agostin. _de Civ. Dei l. VIII. c._ 19. ed il _Cod. Teodos. l.

IX. Tit. XXVI. col Comment._ del Gotofredo.

[49] La persecuzione d'Antiochia fu cagionata da una colpevole

consultazione. Si posero le ventiquattro lettere dell'alfabeto intorno

ad un tripode magico; ed un mobile agnello, che era stato collocato nel

centro, indicò nel nome del futuro Imperatore le quattro prime lettere

Φ, Ε, Ο, Δ. Teodoro (forse con molti altri che avevan quelle

fatali sillabe nel loro nome) fu condannato a morte. Teodosio successe

nel trono. Lardner (_Testim. Pagan. Vol. IV. p._ 353-372.) ha esaminato

copiosamente e bene quest'oscuro fatto del regno di Valente.

[50]

_Limus ut hic durescit, et haec ut cera liquescit_

_Uno eodemque igni..._

Virgil. _Bucol. VIII._ 80.

_Devovit absentes, simulacraque cerea figit:_

Ov. _in Epist. Hipsi. ad Jason._ 91.

Tali vane incantazioni poteron commuovere lo spirito, ed accrescer la

malattia di Germanico. Tacit. _Annal. II._ 69.

[51] Vedi Heinecc. Antiq. Jur. Rom. Tom. II. p. 353. _ec. Cod. Teod.

l. IX. Tit. VIII_, col _Comment. del Gotofred._

[52] È descritta, ed assai probabilmente esagerata la crudele

inquisizione di Roma e di Antiochia da Ammiano (XXVIII, 1. XXIX, 1. 2.),

e da Zosimo (l. IV. p. 216. 218). Il filosofo Massimo fu con qualche

ragione involto nell'accusa di magia (Eunap. _in vit. Sophist. p._ 88.

89.), ed il giovane Grisostomo, che accidentalmente aveva trovato uno

dei libri proscritti, si credè perduto. Tillemont _Histoir. des Emper.

Tom. V. p._ 340.

[53] Si consultino gli ultimi sei libri d'Ammiano, e specialmente i

ritratti dei due fratelli reali (XXX. 8. 9. XXXI. 14). Il Tillemont

(Tom. V. pag. 12-18. p. 127-133.) ha raccolto da tutta l'antichità le

virtù ed i vizi loro.

[54] Vittore il giovane asserisce, che egli era _valde timidus_: pure

alla testa d'un esercito si portava con decente fermezza, come avrebbe

fatto quasi qualunque altro. Il medesimo Istorico si propone di provare

che la sua collera non era dannosa. Ammiano però osserva con maggior

candore e giudizio, che _incidentia crimina ad contemptam vel laesam

Principis amplitudinem trahens in sanguinem saeviebat_.

[55] _Cum esset ad acerbitatem naturae calore propensior... poenas per

ignes augebat et gladios._ Ammiano XXX. 8. ved. XXVII. 7.

[56] Ho trasferito la taccia d'avarizia da Valente a' suoi servi. Questa

passione appartiene più propriamente ai Ministri che ai Re, nei quali

per ordinario viene estinta dal dominio assoluto.

[57] Egli esprimeva alle volte una sentenza di morte in aria di scherzo.

_Abi, comes, et muta ei caput, qui sibi mutari Provinciam cupit._ Un

ragazzo, che avea sciolto troppo presto un can da caccia Spartano, un

artefice che avea fatto una bella corazza, in cui mancavano pochi grani

del giusto peso, ec., furon vittime del suo furore.

[58] Erano innocenti tre apparitori ed un agente di Milano, che

Valentiniano condannò per aver significato una legal citazione. Ammiano

(XXVII. 7.) stranamente suppone che tutti coloro, i quali erano stati

ingiustamente condannati, si venerassero come martiri dai Cristiani.

L'imparziale silenzio di lui non ci permette di credere, che Rodano,

gran Ciamberlano, fosse arso vivo per un atto d'oppressione: _Cron.

Pasq. p._ 302.

[59] _Ut bene meritam in sylvas jussit abire_ Innoxiam. Ammian. XXIX. 5.

e Vales. _ib._

[60] Vedi _Cod. Justin. lib. VIII. Tit. III. leg. 2. Unus quisque

sobolem suamn nutriat. Quod si exponendam putaverit, animadversioni,

quae constituta est, subiacebit._ Io non mi starò a mescolare

presentemente nella disputa insorta fra Noodt e Bynkershoek, con quali

pene e per quanto tempo tal pratica opposta alla natura si fosse

condannata o abolita dalle leggi, dalla filosofia e dalla maggior

cultura della società.

[61] Questi salutari stabilimenti sono indicati nel codice Teodosiano

_lib._ XIII. _Tit. III. De Professoribus et Medicis, e lib._ XIV. _Tit._

IX. _De studiis liberalibus urbis Romae_. Oltre il Gotofredo, solita

nostra guida, si può consultare il Giannone (_Stor. di Napoli Tom._ I.

p. 105. 111) che ha trattato di quest'importante soggetto con lo zelo e

con la curiosità d'un letterato che studia l'istoria del suo paese.

[62] _Cod. Teodos. lib. I. Tit. XI._ col _Paratitlo_ del Gotofredo, che

diligentemente riunisce tutto ciò che si trova nel resto del Codice.

[63] Tre versi d'Ammiano (XXXI. 14) equivalgono a tutta una orazione di

Temistio (VIII. p. 101-120.) piena di adulazione e pedanteria e di

luoghi comuni di Morale. L'eloquente Thomas (Tom. I, p. 336-396) si è

dilettato nel celebrar le virtù ed il genio di Temistio che non fu

indegno del secolo, nel quale visse.

[64] Zosimo _l._ IV. p. 102, Ammiano XXX. 9. La riforma, che ei fece, di

dispendiosi abusi, potè dargli diritto alla lode, _in provinciales

admodum parcus, tributorum ubique molliens sarcinas_. Alcuni chiamavano

avarizia la sua frugalità: Girolam. _Cronic._ p. 186.

[65] _Testes sunt leges a me in exordio imperii mei datae: quibus

unicuique quod animo imbibisset colendi libera facultas tributa est.

Cod. Teodos. lib. IX. Tit. XVI. leg._ 9. A questa dichiarazione di

Valentiniano possiamo aggiungere le varie testimonianze di Ammiano (XXX.

9), di Zosimo (lib. IV. p. 204.) e de Sozomeno (l. VI. c. 7. 27). Il

Baronio sarebbe naturalmente indotto a biasimare questa ragionevole

tolleranza: _Annal. Eccl. an._ 370. num. 129. 132. an. 375. n. 3. 4.

[66] Eudosso era d'un naturale timido e dolce. Quando battezzò Valente

nell'anno 367. doveva essere molto vecchio, poichè aveva studiato la

teologia cinquantacinque anni avanti sotto il dotto e pio martire

Luciano. Filostorg. l. II c. 14-16, l. IV. c. 4. col Gotofred. p.

82-206. e Tillemont _Mem. Eccles. Tom. V. p._ 474. 480. ec.

[67] Gregorio Nazianzeno (_Orat. XXV. p._ 432.) insulta lo spirito

persecutore degli Arriani, come un infallibil sintomo d'errore e

d'eresia.

[68] Questo schizzo del governo Ecclesiastico di Valente è tratto da

Socrate (l. IV.), da Sozomeno (l. VI.), da Teodoreto (l. IV.), e dalle

immense compilazioni del Tillemont (specialmente dal Tom. VI. VIII. e

IX.).

[69] Il D. Jortin. (_Osservaz. sull'Istor. Eccles._ Vol. IV. p. 78.) ha

già concepito ed insinuato l'istesso sospetto.

[70] Questa riflessione è così ovvia e forte, che Orosio (l. VII. c. 32.

33.) differisce la persecuzione fino ad un tempo posteriore alla morte

di Valentiniano. Socrate dall'altra parte, suppone (l. III. c. 21.) che

fosse quietata da una filosofica orazione, che pronunziò Temistio l'anno

374. (_Orat. XXII._ p. 154. solamente in Latino). Tali contraddizioni

diminuiscono l'evidenza ed abbreviano il termine della persecuzione di

Valente.

[71] Il Tillemont, da me seguitato e compendiato, ha tratto (_Mem.

Eccles. Tom. VIII._ p. 153-167.) le più autentiche circostanze dai

Panegirici dei due Gregori, l'uno fratello e l'altro amico di Basilio.

Le lettere di Basilio medesimo (Dupin _Bibl. Eccles. Tom. II._ p.

155-180.) non presentano l'immagine d'una persecuzione molto viva.

[72] _Basilius Caesarensis Episcopus Cappadociae clarus habetur... qui

multa continentiae et ingenii bona uno superbiae malo perdidit._ Questo

irriverente passo perfettamente combina con lo stile e col carattere di

S. Girolamo. Non si trova nell'Edizione Scaligeriana della sua Cronica;

ma Isacco Vossio l'ha trovato in alcuni antichi manoscritti, che non

erano stati corretti dai Monaci.

[73] Quella nobile e caritatevole fabbrica (quasi un'altra città)

sorpassava in merito se non in grandezza, le piramidi o le mura di

Babilonia. Essa era destinata principalmente a ricevere i lebbrosi:

Gregor. Nazianzeno _Orat. XX._ pag. 439.

[74] _Cod. Teodos. l. XII. Tit. I. leg. 63._ Il Gotofredo (Tom. IV. p.

409-413) fa l'uffizio di Commentatore e d'Avvocato. Il Tillemont (_Mem.

Ecoles. Tom. VIII. p. 808._) suppone una seconda legge per iscusare gli

Ortodossi suoi amici, che avevano male rappresentato l'editto di Valente

e soppresso la libertà della scelta.

[75] Vedi Danville _Descript. de l'Egypt. p. 74._ In seguito esamineremo

gl'Instituti Monastici.

[76] Socrate l. IV. c. 24. 25., Orosio l. VII. c. 33. Girol. _Cron._ p.

189. e Tom. II. p. 212. I Monaci dell'Egitto facevano molti miracoli,

che provan la verità della loro fede. Benissimo, (dice Jortin _Osservaz.

Vol. IV._ p. 79.) ma chi prova la verità di questi miracoli?

[77] _Cod. Teodos. lib. XVI. Tit. II. leg. 20._ Il Gotofredo (Tom. IV.

pag. 49.), seguitando l'esempio del Baronio, raccoglie senza parzialità

tutto quello che i Padri hanno detto relativamente a questa importante

legge, lo spirito della quale molto tempo dopo fu fatto risorgere

dall'Imperator Federigo II. da Eduardo I. Re d'Inghilterra, e da altri

Principi Cristiani, che regnarono dopo il duodecimo secolo.

[78] L'espressioni, che ho adoperate, son deboli e moderate, se si

paragonino con le veementi invettive di Girolamo (Tom. I. p. 13. 45.

144). Fu anche ad esso rinfacciata la colpa, che egli imputava ai Monaci

fratelli di lui; e lo _scellerato, il versipelle_ fu pubblicamente

accusato come amante della vedova Paola. (Tom. II. p. 363). Ei godeva

senza dubbio l'affezione sì della madre che della figlia; ma dichiara

che non abusò mai della sua autorità in favore di alcun sensuale o a sè

vantaggioso disegno.

[79] _Pudet dicere Sacerdotes Idolorum, mimi, et aurigae, et scorta

haereditates capiunt: solis Clericis ac Monacis hac lege prohibetur. Et

non prohibetur a persecutoribus, sed a Principibus Christianis. Nec de

lege quaeror, sed doleo, cur meruerimus hanc legem._ Girolamo (Tom. I.

p. 13) prudentemente indica la segreta politica di Damaso, suo

protettore.

[80] Tre parole di Girolamo, _Sanctae memoriae Damasus_ (Tom. II. p.

109.), lavano tutte le sue macchie; ed abbagliano i devoti occhj del

Tillemont: _Mem. Eccles. T. VIII p. 386. 424._

[81] La Basilica di Sicinino o di Liberio è probabilmente la Chiesa di

S. Maria Maggiore sul colle Esquilino. Baronio an. 367. num. 3. e Donat.

_Rom. Antiq. et nov. lib. IV. c. 3. p. 462._

[82] Girolamo stesso è costretto a confessare _crudelissimae

interfectiones diversi sexus perpatratae. Cron._ p. 186. Ma per strana

combinazione ci è restato un _libello_, o domanda originale di due Preti

del partito contrario. Essi affermano, che furon bruciate le porte della

Basilica, e scoperchiatone il tetto; che Damaso marciò alla testa del

suo Clero, di scavatori di sepolcri, di cocchieri e di gladiatori

stipendiati; che non fu ucciso veruno del suo partito, ma che vi furon

trovati centosessanta corpi morti. Tal libello fu pubblicato dal P.

Sirmondo nel primo Tomo delle sue opere.

[83] I nemici di Damaso lo chiamavano _Auriscalpius Matronarum_,

sollecitatore degli orecchj delle matrone.

[84] Gregorio Nazianzeno (_Orat._ XXXII. p. 526.) descrive la vanità ed

il lusso dei Prelati che presedevano alle città Imperiali; gli aurei

loro cocchi, i focosi destrieri, ed il numeroso seguito ec. La turba

dava luogo come ad una bestia selvaggia.

[85] Ammiano XXVII. 3. _Perpetuo Numini verisque ejus cultoribus._ Che

incomparabil condiscendenza d'un Politeista!

[86] Ammiano, che fa una bella narrazione della sua Prefettura (XXVII.

9.), lo chiama _praeclarae indolis gravitatisque Senator_ (XXII. 7. e

_Vales. ib_.). Una curiosa Inscrizione (ap. Gruter. MCII, n. 2.)

contiene in due colonne gli onori civili e religiosi di esso. In una

vien dichiarato Pontefice del Sole e di Vesta, Augure, Quindecemviro,

Jerofante ec. ec. Nell'altra 1. Questore candidato, più probabilmente

titolare, 2. Pretore, 3. Correttore della Toscana e dell'Umbria, 4.

Consolare della Lusitania, 5. Proconsole dell'Acaja, 6. Prefetto di

Roma, 7. Prefetto del Pretorio d'Italia, 8. dell'Illirico, 9. Console

eletto; ma egli morì prima che cominciasse l'anno 385. Vedi Tillemont

_Hist. des Emper. Tom. V. p. 241, 736_.

[87] _Facite me Romanae urbis Episcopum, et ero protinus Christianus:_

Girolam. Tom. II. p. 165. Egli è più che probabile, che Damaso non

avrebbe comprato a tal prezzo la conversione di esso.

[88] Ammiano XXVI. 5. Valesio aggiunge una lunga e stimabile nota sopra

il Maestro degli Uffizj.

[89] Ammiano XXVII. 1. Zosimo l. IV. p. 208. Vien soppressa la vergogna

dei Batavi da un soldato contemporaneo per un riguardo all'onor

militare, che non poteva interessare un Retore Greco del seguente

secolo.

[90] Vedi Danville _Not. dell'ant. Gallia p. 587_. Il nome della

Mosella, che non è specificato da Ammiano, viene indicato chiaramente da

Mascov _Istor. degli ant. Germani_ VII. 2.

[91] Son descritte queste battaglie da Ammiano (XXVII. 2) e da Zosimo

(l. IV. p. 209.) il quale suppone che Valentiniano vi si trovasse

presente.

[92] _Studio sollicitante nostrorum occubuit_: Ammiano XXVII. 10.

[93] Questa spedizione vien riferita da Ammiano (XXVII. 10) e celebrata

da Ausonio (_Mosell. 421_.) il quale stoltamente suppone, che i Romani

ignorassero le sorgenti del Danubio.

[94] _Immanis enim natio jam inde ab incunabulis primis varietate casuum

imminuta, ita saepius adolescit, ut fuisse longis soeculis aestimetur

intacta_: Ammiano XXVII. 5. Il Conte di Buat (_Histor. des Peuples de

l'Europ. Tom. VII. p. 370_.) attribuisce la fecondità degli Alemanni

alla facilità con cui adottavano gli stranieri.

[95] Ammiano XXVIII. 2. Zosimo l. IV. p. 214. Vittore il Giovane fa

menzione del genio meccanico di Valentiniano: _nova arma meditari;

fingere terra seu limo simulacra._

[96] _Bellicosos et pubis immensae viribus affluentes, et ideo metuendos

finitimis universis._ Ammiano XXVIII. 5.

[97] Io son sempre inclinato a sospettare, che gl'Istorici e i

viaggiatori facilmente riducano a leggi generali alcuni fatti

straordinarj. Ammiano attribuisce un costume simile all'Egitto; ed i

Chinesi l'hanno attribuito al Tapsin o all'Impero Romano (De Guignes

_Histor. des Huns_ Tom. II. p. I. p. 79.)

[98] _Salinarum finiumque causa Alemannis saepe jurgabant:_ Ammiano

XXVIII. 5. Può esser che si disputassero il possesso della _Sala_, fiume

che produceva del sale, e che era stato l'oggetto di antiche pugne.

Tacit. _Annal._ XIII. 57. e Lipsio _ib._

[99] _Jam inde temporibus priscis sobolem se esse Romanam Burgundii

sciunt_; e tale incerta tradizione appoco appoco prese un aspetto

regolare: Oros. l. VII. c. 32. Essa è distrutta dalla decisiva

testimonianza di Plinio, che fece l'istoria di Druso, e militò in

Germania (Plin. Sec. _Epist._ III. 5.) dentro i sessant'anni dalla morte

di quell'eroe: Germanorum _generae quinque Vindili, quorum pars

Burgundiones ec. Hist. nat. IV. 28._

[100] Le guerre e le negoziazioni relative a' Borgognoni ed agli

Alemanni son distintamente riferite da Ammiano Marcellino (XXVII. 5.

XXIX. 4. XXX. 1.) Orosio (l. VII. c. 33) e le Croniche di Girolamo e di

Cassiodoro determinano alcune date, ed aggiungono varie circostanze.

[101] Επι τον αυχενα της Κιμβρικη χερσονεσου Σαξονες _nel più

stretto del Chersoneso Cimbrico i Sassoni_. All'estremità Settentrionale

della penisola (ch'è il promontorio Cimbrico di Plinio IV. 27) Tolomeo

pone il restante dei _Cimbri_, e riempie l'intervallo fra i _Sassoni_ ed

i Cimbri con sei oscure tribù, che erano unite insieme fino dal sesto

secolo sotto la nazional denominazione di _Dani_. Vedi Cluver. _German.

Antiq._ l. III. c. 21. 22. 23.

[102] Danville (_Etablissem. des etats de l'Europe p._ 19. 26) ha

determinato gli estesi limiti della Sassonia al tempo di Carlo Magno.

[103] La flotta di Druso invano tentò di passare o anche d'avvicinarsi

al _Sund_ (chiamato per una facile somiglianza _le colonne d'Ercole_) e

non fu mai più intrapresa tale spedizione navale: Tacit. _de morib.

Germ. c._ 34. La cognizione che i Romani acquistarono delle forze

marittime del Baltico (c. 44. 45) l'ottennero col mezzo dei viaggi che

facevano per terra in cerca dell'ambra.

[104]

_Quin et Aremoricus piratam Saxona tractus....._

_Sperabat; cui pelle salum sulcare Britannum_

_Ludus; et assuto glaucum mare findere lembo._

Sidon. _in Panegyr. Avit._ 369.

Il genio di Cesare imitò in una particolare occasione quei rozzi ma

leggieri vascelli, che s'usavano ancora dagli abitanti della Britannia

(_Comment. de Bello Civ._ I. 51) e Guichardt (_Nouv. Memoir. milit.

Tom._ II. _p._ 41. 42). Le navi Britanniche farebbero al presente

stupire il genio di Cesare.

[105] Posson trovarsi le migliori notizie originali, rispetto ai pirati

Sassoni, appresso Sidonio Apollinare (l. VIII. _Epist._ VI. p. 223,

_edit. Sirmond._), ed il miglior Commentario appresso l'Abb. du Bos

(_Hist. crit. de la Monar. Fran. Tom._ I. _l._ I _c._ 16. _p._ 148-155.

_Vedi_ anche p. 78. 79).

[106] Ammiano (XXVIII. 5.) giustifica tale mancanza di fede ai pirati e

ladroni; ed Orosio (l. VII. c. 32.) esprime più chiaramente la vera lor

colpa, _virtute atque agilitate terribiles_.

[107] Simmaco (l. II. ep. 16.) pretende di far tuttavia menzione dei

sacri nomi di Socrate e della filosofia. Sidonio, Vescovo di Clermont,

potea condannare (l. VIII. _epist._ 6.) con _minor_ incoerenza i

sacrifizi umani dei Sassoni.

[108] Nel principio del secolo passato il dotto Cambden fu costretto a

distruggere con rispettoso scetticismo il Romanzo di _Bruto_ Troiano,

che ora è sepolto in una tacita obblivione con _Scota_ figlia di Faroah,

e la numerosa lor discendenza. Pure io so, che si trovano ancora fra gli

originali nativi di Irlanda molti campioni della colonia Milesia. Un

popolo, malcontento della propria condizione presente, s'attacca ad ogni

visione di passata o futura sua gloria.

[109] Tacito, o piuttosto Agricola suocero di lui, potè osservare la

carnagione Germanica o Spagnuola di alcune tribù Britanniche; ma la più

moderata e dichiarata loro opinione era questa: _In universum tamen

aestimanti, Gallos vicinum solum occupasse, credibile est. Eorum sacra

deprehendas.... Sermo haud multum diversus_. (_In vitae Agric. c._ XI.)

Cesare ha osservato la somiglianza della lor religione (_Comm. de Bell.

Gallic._ VI. 13.); ed al suo tempo l'emigrazione dalla Gallia Belgica

era un fatto recente o almeno istorico (V. 10). Cambden, lo Strabone

Britannico, ha modestamente determinato le nostre genuine antichità.

(_Britan. Vol._ I. _Inter. p._ II. XXXI.)

[110] Negli oscuri e dubbi sentieri dell'antichità Caledonia ho preso

per miei condottieri due dotti ed ingegnosi abitatori di montagne, che

per la nascita e l'educazione loro erario specialmente adattati a tale

uffizio. Vedi le Dissertazioni critiche sull'origine, antichità ec. dei

Caledoni del Dott. Gio. Macpherson, Londr. 1768, _in_ 4. e

_l'Introduzione all'Istoria della Gran Brettagna e dell'Irlanda di

Giacomo Macpherson, Scud. Londr._ 1773, 4, _terza ediz._ Il Dott.

Macpherson era un ministro dell'isola di Sky; ed è una circostanza che

fa onore al nostro secolo, che nella più remota fra l'Ebridi sia stata

composta un'opera piena d'erudizione e di critica.

[111] Si è fatta risorgere negli ultimi momenti di sua rovina, e

vigorosamente si è sostenuta la discendenza Irlandese degli Scoti dal

Rev. Whitaker (_Istor. di Manchester vol. I. p._ 430. 431 _ed Istoria

genuina dei Brettoni provata ec. p._ 154. 293). Pure confessa egli, 1.

che gli Scoti d'Ammiano Marcellino (an. 340) erano già stabiliti nella

Caledonia, e che gli Scrittori Romani non danno alcun indizio della loro

emigrazione da un altro paese; 2. che tutti i racconti di tali

emigrazioni, che si son fatti o ammessi dai Bardi Irlandesi, dagli

Istorici di Scozia o dagli antiquari Inglesi (Bucanano, Cambden, Usher,

Stillingfleet ec.) sono interamente favolosi; 3. che tre delle tribù

Irlandesi mentovate da Tolomeo (anno 150) eran d'origine Caledonia; 4.

che il ramo cadetto dei Principi Caledoni della casa di Fingal acquistò

e possedè il regno dell'Irlanda. Dopo queste concessioni la differenza

che resta fra il Whitaker ed i suoi avversari, è piccola ed oscura.

L'istoria _genuina_, che egli produce, d'un Fergus cugino d'Ossian, che

si trasferì (nell'anno 320.) dall'Irlanda nella Caledonia, è fondata

sopra un supplimento congetturale alla poesia Ersa, e sopra la debole

testimonianza di Riccardo di Cirencester, Monaco del secolo XIV. Il

vivace spirito dell'erudito ed ingegnoso Antiquario l'ha indotto a

dimenticare la natura d'una questione, che con tanta veemenza egli

discute, e tanto assolutamente decide.

[112] _Hyeme tumentes ac saevientes undas calcastis oceani sub remis

vestris... insperatam Imperatoris faciem Britannus expavit_: Jul.

Firmic. Matern. _de error. prop. Religion. p._ 464. _edit. Gronov. ad

calc. Minuc. Felic._ Vedi Tillemont _Hist. des Emper. Tom._ IV. _p._

336.

[113] Liban. _Orat. parent. c._ XXXIX. p. 264. Questo curioso passo è

sfuggito alla diligenza degli Inglesi nostri antiquari.

[114] I Caledoni lodavano e desideravano l'oro, i destrieri, i lumi ec.

dello _straniero_. Vedi _la Dissert. del D. Blair sopra Ossian Vol. II.

p._ 343. e _l'Introduzione di Macpherson p._ 241-286.

[115] Lord Littleton ha riferito circostanziatamente (_Istor. d'Enric.

II. Vol. I. pag._ 182.) e David Darymple ha brevemente rammentato

(_Annal. di Scozia Vol._ I. _p._ 69) una barbara irruzione degli Scoti

in un tempo (an. 1137) in cui la legge, la religione e la società

dovevano avere addolcito gli antichi loro costumi.

[116] _Attacotti bellicosa hominum natio_: Ammiano XXVII. 8. Cambden ha

restituito (_Introd. p._ CLIII) il loro vero nome nel testo di Girolamo.

Le truppe degli Attacotti, che Girolamo aveva veduto nella Gallia,

furono in seguito poste nell'Italia e nell'Illirico: _Notit. l._ VIII.

XXXIX. XL.

[117] _Cum ipse adolescentulus in Gallia viderim Attacottos (o Scotos)

gentem Britannicam humanis vesci carnibus; et cum per silvas porcorum

greges et armentorum pecudumque reperiant, pastorum nates, et feminarum

papillas solere abscindere; et has solas ciborum delicias arbitrari._

Tale è la testimonianza di Girolamo (_Tom._ II. _p._ 75), di cui non ho

ragione di porre in dubbio la veracità.

[118] Ammiano ha succintamente descritto (XX. 1. XXVI. 4. XXVII. 8.

XXVIII. 3.) tutta la serie della guerra Britannica.

[119]

_Horrescit... ratibus... impervia Thule._

_Ille... nec falso nomine Pictos._

_Edomuit, Scotumque vago mucrone secutus_

_Fregit Hyperboreas remis audacibus undas._

Claudian. in III. Cons. Honorii v. 53.

_.... Maduerunt Saxone fuso_

_Orcades: incaluit Pictorum sanguine Thule._

_Scotorum cumulos flevit glacialis Jerne._

_In IV. Consult. Honor._ v. 31. Vedasi anche Pacato (_in Paneg. veter.

XII._ 5). Ma non è facile lo stabilire il valore intrinseco

dell'adulazione e della metafora. Si paragonino le vittorie

_Britanniche_ di Bolano (_Stat. Silv. V._ 2) col vero carattere di lui

(_ap. Tacit. in vit. Agricol._ 6. 16).

[120] Ammiano fa spesso menzione del loro _concilium annuum, legitimum

etc._ Leptis e Sabrata sono da gran tempo distrutte; ma la città di Oea,

patria d'Apulejo, fiorisce ancora sotto la provincial denominazione di

_Tripoli_. Vedi Cellar. _Geogr. antiq. Tom. II. P. II. pag._ 8. Danville

_Geogr. Ancien. Tom. II. pag._ 71 72 e Marmol _Afrique Tom. II. pag._

562.

[121] Ammiano XVIII. 6. Il Tillemont (_Hist. des Emper. T. V. p._ 25.

676) ha discusso le difficoltà cronologiche dell'istoria del Conte

Romano.

[122] La cronologia d'Ammiano è sconnessa ed oscura; ed Orosio (l. VII.

c. 33. p. 551 _edit. Havercamp._), sembra, che ponga la rivoluzione di

Firmo dopo la morte di Valentiniano e di Valente. Il Tillemont (_Hist.

des Emper. T. V. p._ 691) procura di sgombrar la strada. Ne' più

sdrucciolevoli sentieri possiamo affidarci al paziente e sicuro mulo

delle Alpi.

[123] Ammiano XXIX. 5. Il testo di questo lungo capitolo (di quindici

pagine in quarto) è mutilato e corrotto; e la narrazione è ambigua per

mancanza d'indicazioni cronologiche e geografiche.

[124] Ammiano XXVIII. 4. Orosio l. VII. c. 33. p. 551. 552. Girol.

_Chron. p._ 187.

[125] Leone Affricano (_nei viaggi di Ramusio Tom. I. fol._ 78, 83) ha

fatto una curiosa pittura sì del popolo che del paese, il quale vien più

minutamente descritto nell'_Affrica di Marmol. Tom._ III. _p._ 1-54.

[126] Tale inabitabile zona fu appoco appoco ridotta, pei miglioramenti

fatti all'antica geografia, da quarantacinque a ventiquattro o anche

sedici gradi di latitudine. Vedi una dotta e giudiziosa nota del Dott.

Robertson _Istor. d'Amer. Vol. I. p._ 426.

[127] _Intra, si credere libet, vix jam homines, et magis semiferi...

Blemmyes, satyri_ ec. Pomponio Mela l. 4. p. 26. _Edit. Voss._ in 8.

Plinio spiega _filosoficamente_ (VI. 35) le irregolarità della natura,

che _con credulità_ egli aveva ammesse V. 8.

[128] Se il Satiro era l'Orang-outang, o la grande scimia umana di

Buffon (_Hist. nat._ Tom. XIV. p. 43 ec.), potè realmente farsi veder

vivo uno di quella specie in Alessandria nel regno di Costantino.

Contuttociò resta sempre qualche difficoltà sopra la conversazione che

ebbe S. Antonio con uno di quei pii Selvaggi nel deserto della Tebaide

(Girol. _vit. Paul. Erem._ Tom. I. p. 238).

[129] S. Antonio incontrò anche uno di _questi_ mostri; l'esistenza dei

quali fu sostenuta seriamente dall'Imperatore Claudio. Il pubblico se ne

rideva; ma il suo Prefetto dell'Egitto ebbe la cura di mandare

l'artificiosa preparazione di un corpo imbalsamato d'un _Hippocentauro_

che fu conservato quasi per un secolo nel palazzo Imperiale. Vedi Plin.

(_Hist. nat._ VIII. 3) e le giudiziose osservazioni di Freret (_Mem. de

l'Acad._ Tom. VII. p. 321).

[130] La favola de' pimmei è antica quanto Omero (_Iliad._ III. 6). I

pimmei dell'India e dell'Etiopia erano (trispithami) alti ventisette

pollici. Nella primavera marciava la lor cavalleria (sopra capre e

montoni) in militare ordinanza per distrugger le ova delle grue:

_aliter_ (dice Plin.) _futuris gregibus non resisti_. Le loro case erano

formate di terra, di foglie e di gusci di conchiglie. Vedi Plin. VI. 35.

VII 2., e Strabone l. II. p. 121.

[131] I Volumi III e IV della stimabile _Storia dei viaggi_ descrivono

lo stato presente de' Neri. Le nazioni delle coste marittime si sono

incivilite pel commercio Europeo; e quelle dell'interno del paese sono

state migliorate dalle colonie Moresche.

[132] _Hist. Philos. e Polit._ Tom. IV. p. 192.

[133] È originale e decisiva la testimonianza d'Ammiano (XXVII 12). Si

son consultati Mosè di Corene (l. III. c. 17. p. 249 e c. 24. p. 169), e

Procopio (_De Bell. Pers. l. I. c._ 5. _p._ 17. _Ed. Louvr._), ma

bisogna far uso con diffidenza e cautela di quest'istorici, che

confondono i fatti fra loro distinti, ripetono i medesimi avvenimenti, e

v'inseriscono stravaganti racconti.

[134] Forse Artagera o Ardis, sotto le mura di cui restò ferito Cajo

nipote d'Augusto. Questa fortezza era situata sopra Amida, vicino ad una

delle sorgenti del Tigri. Vedi Danville _Geogr. anc._ Tom. II. p. 106.

[135] Il Tillemont (_Hist. des Emper._ Tom. V. pag. 701) prova colla

cronologia, che Olimpia deve essere stata madre di Para.

[136] Ammiano (XXVII. 12. XXIX. 1. XXX. 1. 2), ha descritto gli

avvenimenti della guerra Persiana, senza le date. Mosè di Corene (_Hist.

Armen. l. III. c._ 28. _p._ 261. _c._ 31. _p._ 266. _c._ 33. p. 271)

somministra altri fatti; ma è sommamente difficile il distinguere il

vero dal favoloso.

[137] Artaserse fu successore e fratello (cugino germano) del gran

Sapore, e custode del suo figlio Sapore III (Agat. l. IV. p. 136. _Edit.

Louvr._) Vedi l'_Istor. Univers._ Vol. XI. p. 86, 162. Gli autori di

quell'opera disuguale hanno compilato i fatti della dinastia Sassania

con erudizione e diligenza; ma è male inteso il metodo di dividere in

due distinte storie le narrazioni Romane e le Orientali.

[138] Pacat. _in Paneg. Vet. XII._ 22. ed Oros. _lib. VII. c._ 34.

_Ictumque tum foedus est, quo universus Oriens usque ad nunc_ (an. 416)

_tranquillissime fruitur_.

[139] Vedi ap. Ammiano (XXX. 1.) le avventure di Para. Mosè di Corene lo

chiama Tiridate; e racconta una lunga e non improbabile storia di Gnelo

suo figlio, che in seguito divenne popolare nell'Armenia, e provocò la

gelosia del Re allora regnante (l. III. c. 21, ec. p. 253).

[140] Sembra che il breve racconto del regno e delle conquiste

d'Ermanrico sia uno dei più stimabili frammenti, che Giornande abbia

preso (c. 28) dalle Gotiche storie d'Ablavio o di Cassiodoro.

[141] Il Buat (_Hist. des Peuples de l'Eur._ Tom. VI. p. 311, 329) va

investigando, con maggiore industria che effetto, le nazioni domate

dalle armi d'Ermanrico. Ei nega l'esistenza dei _Vasinobronci_, per

causa dell'eccessiva lunghezza del loro nome. Eppure l'Inviato Francese

a Ratisbona o a Dresda deve aver traversato il paese dei _Mediomatrici_.

[142] L'edizione di Grozio (_Jornandes_ p. 642) porta il nome di

_Aestri_. Ma la ragione ed il MS. Ambrosiano hanno restituito quello di

_Aestii_, i costumi e la situazione dei quali si rappresentano dal

pennello di Tacito (_Germ. c._ 45).

[143] Ammiano (XXXI. 3) osserva in termini generali: _Ermenrichi...

nobilissimi Regis, et per multa fortiter facta, vicinis gentibus

formidati, ec._

[144] _Valens... docetur relationibus Ducum, gentem Gothorum ea

tempestate intactam, ideoque saevissimam, conspirantem in unum ad

pervadendum parari collimitia Thraciarum._ Ammiano XXVI. 6.

[145] Il Buat (_Hist. des Peuples de l'Europ. Tom. VI. p._ 332) ha con

esattezza determinato il vero numero di questi ausiliari. I tremila

d'Ammiano, ed i diecimila di Zosimo non erano che le prime divisioni

dell'armata Gotica.

[146] Si trova descritta questa marcia e la successiva negoziazione nei

Frammenti d'Eunapio (_Excerpt. legat. p._ 18. _Edit. Louvr._). I

Provinciali, che in seguito divennero famigliari coi Barbari, trovarono

la loro forza più apparente che reale. Essi erano alti di statura, ma

avevano le gambe grosse, e le spalle anguste.

[147] _Valens enim, ut consulto placuerat fratri, cujus regebatur

arbitrio, arma concussit in Gothos ratione justa permotus_: Ammiano

(XXVII. 4.) poi continua a descrivere non già il paese dei Goti, ma la

pacifica ed obbediente provincia della Tracia, che non era attaccata

dalla guerra.

[148] Eunap. _in Excerpt. Leg. pag. 18 19._ Bisogna che il Greco Sofista

risguardasse come una medesima guerra tutta la serie dell'istoria

Gotica, sino alle vittorie, ed alla pace di Teodosio.

[149] La guerra Gotica è descritta da Ammiano, (XXVII. 5) da Zosimo (l.

IV. p. 211 214) e da Temistio (_Orat. X. p. 129 141_). L'oratore

Temistio fu invitato dal Senato di Costantinopoli a congratularsi col

vittorioso Imperatore; e la sua servile eloquenza paragona Valente sul

Danubio ad Achille sullo Scamandro. Giornandes ha tralasciato una guerra

particolare ai Visigoti, e non gloriosa pel nome Gotico. Mascou _Istor.

dei Germani VII. 3._

[150] Ammiano (XXIX. 6) e Zosimo (l. IV. p. 119 220) notano esattamente

l'origine ed il progresso della guerra dei Quadi e de' Sarmati.

[151] Ammiano, che (XXX. 5) confessa il merito di Petronio Probo, ne ha

con giusta asprezza censurato l'oppressivo governo. Quando Girolamo

tradusse e continuò la Cronica d'Eusebio an. 380 (Vedi Tillemont Mem.

_Eccl. Tom. XII. p. 53 626_) espresse la verità o almeno la pubblica

opinione del paese con queste parole; _Probus P. P. Illirici

iniquissimis tributorum exactionibus ante provincias, quas regebat, quam

a Barbaris vastarentur, erasit: Chron. Edit. Scaliger. p. 187. Animad. p

259._ Il Santo contrasse in seguito un'intima e tenera amicizia con la

vedova di Probo; ed il nome del Conte Equizio, meno a proposito in vero,

ma senza molta ingiustizia è stato sostituito nel testo.

[152] Giuliano (_Orat. VI. p. 298_) descrive il suo amico Ificle come un

uomo virtuoso e di merito, che erasi reso ridicolo ed infelice,

adottando l'abito ed i costumi stravaganti de' Cinici.

[153] Ammiano XXX. 5. Girolamo, che esagera la disgrazia di

Valentiniano, gli nega sino quest'ultima consolazione della vendetta:

_Genitali vastato solo et inultam Patriam derelinquens: Tom. I. p. 26._

[154] Vedasi quanto alla morte di Valentiniano, Ammiano (XXX. 6), Zosimo

(l. IV. p. 221), Vittore (_in Epitom._), Socrate (l. IV. c. 31) e

Girolamo (_in Chron. p. 187, e Tom. I. p. 26 ad Heliodor._). Fra loro si

trova gran varietà di circostanze; ed Ammiano è tanto eloquente che

scrive senza alcun senso.

[155] Socrate (l. IV. c. 31) è l'unico testimone originale di questa

stolta istoria, sì repugnante alle leggi ed ai costumi de' Romani, che

appena merita la formale ed elaborata dissertazione del Bonamy (_Mem. de

l'Acad. Tom. XXX. p. 394 405_). Pure io riterrei la natural circostanza

del bagno, piuttosto che seguitare Zosimo, che rappresenta Giustina,

come una vecchia vedova di Magnenzio.

[156] Ammiano (XXVII. 6) descrive la forma di questa militar elezione ed

_augusta_ investitura. Pare che Valentiniano non consultasse, e neppur

ne informasse il Senato di Roma.

[157] Ammiano XXX. 10. Zosimo l. IV. pag. 222, 223. Il Tillemont ha

provato (_Hist. des Emper. T. V. p. 707, 709_) che Graziano regnò

nell'Italia, nell'Affrica e nell'Illirico. Io ho procurato di esprimere

la sua autorità negli stati del Fratello, in uno stile ambiguo, simile

alla maniera con cui l'usava.

RIFLESSIONI

D'IGNOTO AUTORE

SOPRA I CAPITOLI

XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV E XXV

DELLA STORIA DELLA DECADENZA

E ROVINA DELL'IMPERO ROMANO

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 05 · 第 9 / 35 题