indegno nella interpretazione dei poeti greci, ho imparato piú da
quelle tue poche pagine che dai mille volumi della dottrina
alemanna. Così Voi Grandi insegnate a noi discepoli.
_Foscolo_--E dunque, vedi in quello scritto che cosa intendo per
dilucidare il genio della lingua: ché ora non ho piú tempo di
spiegartelo. Sta sano....
_Io_--Ma no: spiegami almeno che cosa intendi per commento
critico, storico, filosofico....
_Foscolo_--Un'altra volta, figliuolo.
_Io_--Dimmi almeno questo. Ai tempi tuoi, i filologi tedeschi e
intedescati, quando s'impancavano a spiegare i classici,
spacciavano tante scempiaggini quante ne spippolano oggi? Un amico
mio, in un suo volume recente, ne ha raccolto un sollazzevole
manipolo.
_Foscolo_--Figúrati! Ti basti questa. «L'eruditissimo Walkenaer
espungeva il verso in cui Callimaco chiama fulgente la chioma di
Berenice perché la costellazione berenicea essendo piú oscura
delle altre sue vicine, _non poteva esser detta fulgente se non da
un poeta senz'occhi_. E cosí un letterato che logorò gli anni e
gli occhi addosso agli antichi, non imparò che ogni poeta
chiamerebbe splendida nei suoi versi anche la costellazione meno
visibile, quando in essa vi fosse la chioma bionda d'una giovine
donna». (II. 227).
_Io_--Questa è proprio gemella del sangue di porco del Blass,
degli stornelli di Lamporecchio messi sul labbro a Clitennestra
dal Wilamowitz, e all'_uccellin volò volò_ del von Keck,
denunciati dall'amico mio nel volume ch'io ti dissi. Ma come
spieghi tu tali aberrazioni?
_Foscolo_--Egli è, figliuol mio, che «poeta e grammatico non se la
dicono». (II, 211). Egli è che «gli eruditi non hanno né un atomo
di mente poetica, né grande abbondanza di retta logica». (II,
226). E le aberrazioni o meglio castronerie di cui tu favelli,
dipendono «dalla poca mente di coloro che volendo parlar di
letteratura senza sapere né poter essere letterati, architettano
vane e inettissime teorie». (II, 81).
_Io_--Un'ultima domanda, e non t'importuno piú. Non mi pare che tu
dimostri in genere molta simpatia per i tedeschi. Ai tempi tuoi,
però, erano certo diligenti e coscienziosi.
_Foscolo_--Disingànnati figlio! Anche allora «gli autori tedeschi
lavoravano perché alla fiera di Lipsia i loro scolari e i librai
della Germania si provvedessero di volumi stimati nuovi quando
erano raffardellati di nuovo titolo e di rancide citazioni». (IV,
91).
_Io_--Raffardellati? Rancide citazioni? Vuoi tu bestemmiare che le
prendessero di seconda mano?
_Foscolo_--Giusto appunto. «Sedevano con la pipa in bocca, con la
bottiglia allato e la penna in mano, e le _Antiquitates_ di Grevio
e di Gronovio davanti gli occhi, a comporre e pubblicare ogni mese
de' volumi in latino moderno, conditi di greco e di dottissime
villanie, onde appurare le faccende dell'antichità». (IV, 46).
_Io_--Quelle che l'amico mio chiama «i fatti di casa del mondo
antico».
_Foscolo_--Fa' conto che sian quelli. Addio.
_Io_--No, resta un momento. Ed anche allora gli Italiani avevano
lo stolto ossequio d'oggi per i filologi d'Alemagna?
_Foscolo_--Figúrati! Ci fu perfino un tipografo, che, ristampando
l'_Alcesti seconda_ dell'Alfieri, «rase dal volumetto le otto
pagine di schiarimento ai lettori, perché gli parve indecente un
sorriso sulle labbra dell'Alfieri, massimamente contro ai dotti di
Lipsia». (II, 229).
_Io_--Lasciamo anche i tedeschi. Dimmi. Solevano ai tempi tuoi gli
eruditi inferocire contro chi, opponendosi alle loro congreghe,
esprimesse le proprie idee liberamente?
_Foscolo_--Se inferocivano? Bada a ciò che intervenne a me.
«Quando pubblicai lo scritto intorno alla traduzione dei due primi
canti dell'_Odissea_, preti, rètori, FRATI, cortigiani, ruffiani e
mercanti di letteratura, bibliotecarî, vocabolaristi, pedanti.
FIORENTINI SCONOSCIUTI, ciarlatani e impostori insomma, AIZZATI,
ISPIRATI E PRESIEDUTI DA UNA VECCHIA ANTISIBILLA, mi vennero
addosso, e m'uccidevano quasi, e mi provocavano con gazzette
quotidiane per le taverne e i crocchi e i caffè; e le calunnie mi
afflissero, e me ne accorai. Di ciò mi vergogno: ma me ne
accorai». (II, 201).
_Io_--Tutto bene. Ma poco mi capacitano quei Fiorentini che si
pigliano una scalmana per due libri tradotti dell'_Odissea_. Vedi
che non fossero metèci.
_Foscolo_--O frati, può essere. T'occorre piú altro?
_Io_--Anzi la cosa principale. Ti dirò tutto il vero, Poeta.
L'amico di cui t'ho parlato, e che ha scritto il libro contro la
filologia tedesca e intedescata, sono io medesimo. E me gli
eruditi e i filologi d'Italia investono e proverbiano e calunniano
come fecero a te quei messeri che tu dici. Ed io ero incerto se
dovessi continuar la battaglia o ripiegare dinanzi al numero. Ma
ora che tu m'hai parlato cosí, io stimo piú il giudizio tuo che
non quello di tutti gli altri presi in fascio. E voglio
gagliardamente combattere, parola per parola, senza ripiegar d'un
pollice.
_Foscolo_--Pessimo divisamento mi sembra il tuo, figliuolo. Pensa
che tu devi attendere ad altre opere; e gli eruditi e i
grammatici altra mèta non sogliono prefiggere alla lor vita che
d'accapigliarsi in queste inutilissime gare. Onde tu sarai stanco
quando quelli penseranno di non avere pur incominciata la zuffa.
_Io_--E dovrò dunque tacere, e tollerare in pace che si confondano
miseramente le mie idee, e, strappata questa o quella dal suo
contesto, e grottescamente camuffata, si trascini dinanzi alla
gente per confutarla e vituperarla?
_Foscolo_--Non dartene pensiero. Fa' come feci io nella evenienza
che ti dissi. «Io scrissi la risposta, ma la dignità dell'animo
mio risorse, e non mi avvilii a pubblicarla». (II, 201). O ricorri
all'altro espediente che escogitai quando ero piú maturo d'anni e
di esperienza. «Facevo puntualmente ristampare gli stessi articoli
di giornali e gazzette, epigrammi, dissertazioni, censure morali e
accuse politiche pubblicate a mio lume dai suddetti letterati miei
concittadini e stranieri, e tutti maestri miei. Cosí ristampate
senza alterare sillaba loro né aggiungervi sillaba mia, io le
lasciava distribuire agli amici miei, a' noti e agl'ignoti; ed io
usciva di ogni pensiero di quella faccenda». (IV, 77).
_Io_--Il conto mi tornerebbe poco. Mali tempi corrono, Poeta, e la
carta e la stampa costano un occhio.
_Foscolo_--Odi allora un sogno ch'io feci quando piú contro me
infierivano i pedanti gabbati dalla mia _Chioma di Berenice_. La
rupe di Mènnone, onde io avevo ragionato nelle chiose, m'apparve
fra le tenebre, e mi disse: «Poeta, io mi levo sul deserto, sola,
immobile, gelida nel basalto negro. Si abbattono su me stormi
d'augelli, e non vi annidano: nugoli di germi, e non vi allignano:
scrosci di piogge, e non mi corrodono. Le genti additano da lungi
la mia aridità e la mia solitudine. Ma come il sole sorge, al suo
raggio, al suo fuoco, le mie fibre segrete vibrano come le corde
d'una lira, e da tutta la mia sostanza si effonde un'armonia
purissima, come da un fiore il profumo. Poeta, la rupe risponde
solamente al sole».
NOTE:
[1] V. il mio libro _Vigilie Italiche_.
[2] Non ignoro, non dispregio, ma neppure accolgo i dettami
assiomatici della filosofia che oggi impera in Italia. Ciò valga
anche per quanto dico piú oltre delle scienze fisiche, che io non
identifico davvero con la scienza filosofica, ma che pregio su
ogni altra scienza, e reputo debbano formare la base ineliminabile
d'ogni sana filosofia. Anche di questo parlerò piú lungamente
altrove.
[3] Vedi il bellissimo articolo di Giulio Cantalamessa: _I
pregiudizi della critica nelle arti figurative_ (Nuova Antologia
1915); dove sono poi eccellenti osservazioni sulla indole e
sull'attuale super valutazione della critica.
[4] Vedi il mio volume _Vigilie Italiche_ (Breviarî intellettuali,
N. 99), e specialmente il capitolo: _I sassolini_, pubblicato
circa venti anni fa, e nel quale si contiene il nucleo fondamentale
di _Minerva e lo Scimmione_.
[5] Cosí scrivevo lo scorso inverno. E mi sembra inutile mutare.
La storia, e specie la storia greca, va oggi soggetta a troppo
rapide metamorfosi.
[6] _Gli Avvenimenti_, Anno 1915, N. 4, 8, 11, 15--Anno 1916, N.
5, 6, 25, 46, 49.
[7] Qui un filologhetto italiano presume d'avermi colto in fallo,
perché in seguito io elogio studiosi tedeschi di dopo il '70 e ne
biasimo altri anteriori. Si potrebbe essere piú tedescamente
consequenziarî? Ma non c'è costrutto ad ascoltare questi
innocenti.
[8] _Bollettino ufficiale della Pubblica Istruzione_, 5 novembre
1914.
[9] _Aischylos Agamemnon griechisch und deutsch_, pag. 291;
Iedenfalls ist die Symmetrie dieser wie ein Pelotonfeuer durch die
Chorreihen hin und wieder laufenden unwilligen Äusserungen eine so
vollständige, dass nicht nur die strophische Einteilung der Epodos
als bewiesen gelten darf sondern hinfort auch nicht mehr
gezweifelt werden kann, dass die Zahl der Choreuten in dieser
Tragödie zwölf betrug, wie sich dies Resultat uns auch schon oben
aus der Betrachtung der Parodos ergab.--Riferisco nel testo le piú
amene di queste _teorie_, non per fare il tedesco, ma perché il
lettore, sorpreso della loro enormità, non creda che io nella
versione calchi maliziosamente la mano.
[10] _Die Eumeniden des Aischylos, erklärende Ausgabe von
Friedrich Blass_, pag. 14: das Blut ist natürlich nicht das der
Mutter, sondern das des von Apollon geschlachteten Sühnopfers,
cfr. v. 282 f.
[11] Profetica anima mia! Un piccolo filologo ha infatti scritto e
stampato che per lui l'opinione del Blass è sostenibilissima.
[12] Vedi il mio volume _Pindaro_, Firenze, Casa editrice
italiana, 1909.
[13] _Rivista, di Filologia e d'Istruzione classica_, Anno XLIV,
Fasc. I. Vedi anche l'altro mio scritto: _Il contenuto degli scoli
laurenziani di Eschilo, in Atti dell'Istituto Veneto_, Tomo LXXV,
pag. 849 sg.
[14] _Aischylos Interpretationen_, pag. 172: Zufällig kann ich aus
dem Canti popolari toscani (Rispetti 348) ein Liebesliedchen
mitteilen, das sich mit der Rede Klytaimestras berührt. Ich glaube
gern, dass griechische Skolien oder sonstige Volkslieder Ähnliches
boten: dass lässt sich nicht nachweisen, aber ans welcher Sphäre
der Dichter die Farben für die Heuchelei nahm, illustriert doch
das Liebeslied.
[15] _Interpretationen_, pag. 173. Es ist ein Schweigen, wie es
Aristophanes an Niobe und Achilleus bewundert, wie wir es auch im
Prometheus gefunden haben. Dann fällt ihr Auge auf den ἀγυιεύς,
den Steinkegel des Apollon, der eigentlich nur der Prellstein ist,
der vor jedem Hause steht, wie uns das gewöhnliche μὰ τὸν Ἀπόλλω
τουτονί bei Menander von neuem gelehrt hat. Sie beginnt mit
Klagerufen. u. s. w.
[16] Alfred Gercke, _Die Entstehung der Aeneis_ (1913) pag.
7: _Das Seziermesser muss von der Hand des philologischen
Interpreten zum Zwecke TRANSZENDENTALER Untersuchungen OHNE
RÜCKSICHT AUF SENTIMENTALE EMPFINDUNGEN scharf und sicher
geführt werden._--Ancora una gemma. Le analisuccie che egli fa
dell'andamento dei pensieri dell'_Eneide_, per trarne le piú
illogiche ed arbitrarie conclusioni, le chiama: _das Fortschreiten
von rein philologischer Betrachtung zu historischer Auffassung,
von den Realer zum TRANSZENDENTALEN._--Si dica se si potrebbe
usare un gergo piú stoltamente ciarlatanesco. E tutto il libro è
di questa forza. Solenne monumento della odierna bestialità
filologica tedesca, proporrei fosse tradotto e proposto alla
contemplazione dei nostri giovanetti, come gli iloti ubbriachi a
quelli di Sparta.
[17] P. RICHTER, _Die Dramaturgie des Aischylus_.--Es war kaum
möglich den gewaltigen Stoff einseitiger und äusserlicher
behandeln--Del resto questo e simili giudizî sono una bazzecola di
fronte alla disperata nullaggine di tutto il libro.
[18] Pindar war ein Böoter; der Ausdruck in der konventionellen
Sprache ward ihm schwer; die Rede zu gliedern, die Gedankenverbindungen
durch die reichen Partikeln der griechischen Sprache klar zu machen,
gelang ihm nicht. Die konventionellen Umschreibungen klangen oft
ziemlich schlotterig. Auch seine Verse erreichen kaum je den
schmeichelnden Wohlklang des Bakchylides; für manche sonst allgemein
anerkannte Wohllautsregeln scheint er gar kein Ohr gehabt zu
haben.--_Griechische Literaturgeschichte_, pag. 52. E ce n'è
dell'altro, ma mi par che basti. Qualcuna di queste osservazioni è
fondata su fatti esistenti: per esempio quello circa l'uso delle
particelle. Ma sono peculiarità ben coscienti, dello stile pindarico
(intorno a questo si possono vedere gli acutissimi studî del
Fraccaroli); e non è che il poeta piú popolare della Grecia non
sapesse quello che assai probabilmente sapevano gli scolaretti.
[19] EMILIO TEZA, introduzione alla sua versione della 1.ª Pitia.
[20] Traduco alla lettera, dal testo pubblicato ed integrato dal
Wilamowitz, _Berliner Klassikertexte_, Heft V, _Zweite Hälfte_
(1907), pag. 32 sg.
[21] Il testo è qui troppo lacunoso, e però abbandono il
Wilamowitz.
[22] «Das Erzählen ist seine starke Seite nicht; die direkten
Reden charakteristisch abzutönen, hat er wohl nicht angestrebt».
_Griechische Literatur_, pag. 52.
[23] _Berliner Klassikertexte_, pag. 55: «Da haben wir ein
Gegenstück zu dem jonischen Epos, besser zu seiner gesungenen
Vorstufe. Das Epos, schon rezitativ, als er herüberkam, hat diese
Poesie zurückgedrängt, so dass sie bei den Frauen Zuflucht fand,
=deren Erzeugnisse uns sehr viel besser behagen als die
ausgeleierten= (propriamente: spanate: mi sembra che il mio
«sganasciate» lo renda assai bene, per quanto non alla lettera)
=Rhapsoden Werke, die unter die Namen Homer und Hesiod treten=».
[24] Ha fatto scuola. Si leggano le seguenti parole di Giuseppe
Fraccaroli (_Nuova Rivista Storica_, Anno I, fasc. III, pag. 523):
«Nell'Enciclopedia di Pauly-Wissowa, nell'ultimo fascicolo che è
giunto in Italia, sotto la voce _Ilias_ c'è un articolo non ancora
finito, che si può credere del Mülder, dal quale si impara, che
Omero c'è stato veramente e che _fu imitatore d'Archiloco_, che
però ha fatto un poema sgangherato. La critica tedesca aveva per
tutto un secolo cercato di rabberciarglielo, e non v'era riuscita:
qual miglior prova che quello era un guazzabuglio? Il suo autore
infatti non ha nemmeno saputo trar partito dalla materia che
trattava «Che tema pieno di effetto», dice, tra le altre a pag.
1024 «sarebbe stata una riconciliazione tra Achille ed Agamennone!
Ma niente di tal fatta c'è nell'_Iliade_». Oh che bell'effetto, oh
che bell'effetto! direbbe Cretinelli».--Sí, è da Cretinelli, caro
Fraccaroli. Ma di certo se fai leggere il brano ad un filologo
benpensante, ti risponderà che codesta è sostenibilissima
opinione, come quella del sangue di porco. Arri là, _scienziati_!
Fino a quando vorrà durare questa sadica passione degli ottusi per
i grandi antichi? E saremo esagerati noi che invochiamo il ferro e
il fuoco?
[25] Questa guerra ha fatto brillare al mio spirito, sicura come
un istinto, la verità che nella religione cattolica risieda
l'unica salute, ideale e pratica, delle stirpi latine: e che con
l'illanguidire di quella procederebbe inesorabilmente la decadenza
di queste.
[26] Mi permetto di rimandare il lettore ad un mio scritto in cui
svolgo queste idee, nel volume: _Musica e Poesia nell'antica
Grecia_ (Bari, Laterza) pag. 333 sg.
[27] GIORDANI, _Opere_ (Lemonnier, 1857) I, 325. Tutto lo scritto
da cui è tolta questa osservazione contiene assennatissime
riflessioni intorno agli studî classici e massime intorno
all'insegnamento del latino. Credo che non lo conoscano neppure di
vista tanti filologi che vanno cercando riparo alla spaventevole
decadenza degli studî latini in Italia coi pannicelli caldi dei
manualetti tedeschi.
[28] Proemio agli _Studi filologici_ di Giacomo Leopardi, XXI.
[29] Anni or sono, nel corso d'un'aspra polemica, mi lasciai
sfuggire qualche espressione meno riverente verso il De Sanctis,
pur protestando la mia ammirazione per la sua grandezza. Se non
che un piú profondo studio dell'opera sua m'ha convinto che il De
Sanctis non deve essere solamente ammirato, bensí venerato. Faccio
qui pubblica ammenda, e prego gli uomini di buona volontà di
accettarla con la medesima schiettezza onde la esprimo.
[30] Qualche anno dopo, però, in un articolo della «Nuova
Antologia» (_La scioperataggine letteraria in Italia_),
Arturo Graf protestava vivamente contro l'abuso del metodo
storico-positivo.
[31] Contro il Boni venne esercitata da allora, movendo
specialmente da salotti romani, covi di germanofilia, una
pettegola guerricciola. Vedi il mio articolo _Troppi fiori_ in
«Cronache Letterarie», anno I, n. 9.
[32] Rimando il lettore ad un libro bellissimo e rimasto quasi
inosservato, del General Filareti: _La conflagrazione europea e
l'Italia_ (ed. Carabba). General Filareti vi sa di pseudonimo?
Anche a me: ma ne so quanto voi.
[33] _Rivista delle nazioni latine_, Anno I, N. 5, pag. 123 e sg.
[34] Rimando il lettore alle osservazioni di Ugo Foscolo intorno
al modo di tradurre il cenno di Giove in Omero. Cosí s'intende un
poeta: e non già travestendolo in un altro dialetto e facendogli
addosso computi sballati d'anatomia microscopica.
[35] A suo tempo aveva già fatto tale rilievo Ugo Foscolo (In
_Antiquarî e critici_); il quale, del resto, su molte delle
questioni che abbiamo discusse, ha osservazioni profonde e
geniali.
[36] _I pericoli e le vittime della cultura tedesca nel campo
ginecologico_, in _Ginecologia moderna_, 1915.
[37] _Civiltà latina e civiltà germanica_, nella rivista: _La
riforma sociale_, novembre 1915.
[38] _Monitore Zoologico italiano_, anno XXIII, n. 9-10.
[39] _Pazzia d'imperatore o aberrazione nazionale? Rivista di
Patologia nervosa e mentale_, anno XX, fasc. 7.--HENRI FABRE, id.,
fasc. 12.--Cfr. fasc. 10, e anno XXI, fasc. 1-2. Nella medesima
rivista si è finito di pubblicare in questi giorni un altro suo
lavoro importantissimo: _La psichiatria tedesca nella storia e
nell'attualità._
[40] Vedi CALÒ, nel _Marzocco_, 27 maggio.--«Il meglio che si
possa ragionevolmente pretendere è che gli autori siano letti in
iscuola, largamente, con intelligenza aperta e con conoscenza
profonda della lingua, dell'antichità, dell'autore». Andiamo
pienamente d'accordo. Ma faccio osservare al CALÒ che, secondo i
criterî della scuola che egli difende, codesto sarebbe una specie
di svago, e la dignità «scientifica» rimarrebbe sempre ascritta
alla manipolazione dei testi. Ma non vuol dire. Siamo d'accordo.
Segnamo questo punto all'attivo del nostro bilancio.
[41] GIOVANNI CALÒ nel _Marzocco_ 29 aprile:--«Sarà bene
che editori e commentatori si preoccupino di completare la
pubblicazione delle opere delle quali sian pubblicate soltanto
alcune parti, anche per dare agl'insegnanti la possibilità di
servirsene con agio e con libertà, senza limiti di scelta, nella
scuola».
FELICE RAMORINO nel _Giornale d'Italia_ 23 maggio:--«Soprattutto e
prima di tutto i testi classici vogliono essere curati. Una
Raccolta _senza pretese_ ma fatta con diligenza e buon metodo, che
esibisse nel testo ora ritenuto migliore le opere dei principali
poeti, storici, oratori, filosofi greci e latini, con sobrii
prolegomeni e note, raccolta a cui potessero ricorrere con fiducia
gli studiosi, corrisponderebbe a un vero bisogno del nostro paese,
perché ora, se si deve consultare Erodoto o Tucidide o Polibio o
Plutarco o Cicerone stesso o Cesare o Livio, non si può a meno di
ricorrere a edizioni forestiere».--Come si vede, tanto CALÒ quanto
RAMORINO ripetono fedelmente quello che ho detto io. Ma è
altrettanto vero che nei tre convegni dell'_Atene e Roma_ non si
parlò mai di siffatta edizione, e in articolucci volanti e nelle
solite polemichette e «lettere ai Direttori» cosí care ai
filologhi occulti, si lasciò quasi intendere che una simile
impresa sarebbe stata futile e quasi disonesta. Basta, segnamo
all'attivo anche quest'altra nota concorde, e dimentichiamo che se
l'Italia si trova a questo punto la colpa è appunto del «metodo
scientifico».
[42] GIOVANNI CALÒ id. id.:--«È utile che i commenti, quando
presentino pregi veramente notevoli, siano tenuti nel debito conto
in qualsiasi concorso, anche universitario, insieme coi lavori
strettamente filologici (vorrei sapere perché i commenti non siano
lavori strettamente filologici; quando si dice i dirizzoni!)--Ché
un commento può appunto rivelare tali doti d'acume, di conoscenza
profonda della lingua, di gusto, d'abilità didattica, quali non si
possono generalmente riscontrare se non in coloro appunto che son
degni di salire all'insegnamento superiore».--È una pura e
semplice parafrasi di quello che dico io. Ma gli uomini appunto di
cui CALÒ si fa paladino sogliono dichiarare lavoro di terz'ordine
qualsiasi commento in genere; e, nel caso speciale, quelli
dell'UBALDI. Registro questo terzo punto di concordia, che con
l'altro fondamentale, rilevato nella prefazione, cominciano a
costituire un bel nucleo.
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ADOLFO ALBERTAZZI--=L'Ave.= Nuova edizione emendata
e preceduta da giudizi di E. DE AMICIS, G. FINALI,
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F. MARTINI. _Con 100 illustrazioni, un fac-simile
a colori_ L. 4,--
Nota del trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute,
correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono
stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi l'originale):
P. xv--ed equivoci si susseguirono monotonamente [monotamente]
" 9--colle sue alate indipendenze [indipendanze]
" 13--dominio intellettuale tedesco [tedessco]
" 52--E accanto all'opera loro si svolge, non meno [mene]
" 72--è proprio [propro] finita
" 94--con codeste sigle misteriose [misteriore]
" 117--nella quale sono perfettamente [perfettamento] fusi
" 129--doti native di intelligenza artistica non ne avete
punto [punte]
" 207--avec ces gravures le [les] plus beau Décameron
Nota 16--un gergo piú stoltamente [stoltamennte] ciarlatanesco
" 39--La psichiatria [pischiatria] tedesca nella storia e
nell'attualità
Grafie alternative mantenute:
Aischylos / Aischylus
asfissia / asfissía
Asopo / Àsopo
compito / cómpito
fascino / fàscino
giudizi / giudizî
mania / manía
niente / nïente
poté / pote'
rimedi / rimedî
seguito / séguito
sì / sí
temi / tèmi
tesi / tèsi
tossici / tòssici
vari / varî
Vergilio / Virgilio
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