_Io_--E puoi chiederlo, Maestro? Se ho fatto mai nulla di meno

indegno nella interpretazione dei poeti greci, ho imparato piú da

quelle tue poche pagine che dai mille volumi della dottrina

alemanna. Così Voi Grandi insegnate a noi discepoli.

_Foscolo_--E dunque, vedi in quello scritto che cosa intendo per

dilucidare il genio della lingua: ché ora non ho piú tempo di

spiegartelo. Sta sano....

_Io_--Ma no: spiegami almeno che cosa intendi per commento

critico, storico, filosofico....

_Foscolo_--Un'altra volta, figliuolo.

_Io_--Dimmi almeno questo. Ai tempi tuoi, i filologi tedeschi e

intedescati, quando s'impancavano a spiegare i classici,

spacciavano tante scempiaggini quante ne spippolano oggi? Un amico

mio, in un suo volume recente, ne ha raccolto un sollazzevole

manipolo.

_Foscolo_--Figúrati! Ti basti questa. «L'eruditissimo Walkenaer

espungeva il verso in cui Callimaco chiama fulgente la chioma di

Berenice perché la costellazione berenicea essendo piú oscura

delle altre sue vicine, _non poteva esser detta fulgente se non da

un poeta senz'occhi_. E cosí un letterato che logorò gli anni e

gli occhi addosso agli antichi, non imparò che ogni poeta

chiamerebbe splendida nei suoi versi anche la costellazione meno

visibile, quando in essa vi fosse la chioma bionda d'una giovine

donna». (II. 227).

_Io_--Questa è proprio gemella del sangue di porco del Blass,

degli stornelli di Lamporecchio messi sul labbro a Clitennestra

dal Wilamowitz, e all'_uccellin volò volò_ del von Keck,

denunciati dall'amico mio nel volume ch'io ti dissi. Ma come

spieghi tu tali aberrazioni?

_Foscolo_--Egli è, figliuol mio, che «poeta e grammatico non se la

dicono». (II, 211). Egli è che «gli eruditi non hanno né un atomo

di mente poetica, né grande abbondanza di retta logica». (II,

226). E le aberrazioni o meglio castronerie di cui tu favelli,

dipendono «dalla poca mente di coloro che volendo parlar di

letteratura senza sapere né poter essere letterati, architettano

vane e inettissime teorie». (II, 81).

_Io_--Un'ultima domanda, e non t'importuno piú. Non mi pare che tu

dimostri in genere molta simpatia per i tedeschi. Ai tempi tuoi,

però, erano certo diligenti e coscienziosi.

_Foscolo_--Disingànnati figlio! Anche allora «gli autori tedeschi

lavoravano perché alla fiera di Lipsia i loro scolari e i librai

della Germania si provvedessero di volumi stimati nuovi quando

erano raffardellati di nuovo titolo e di rancide citazioni». (IV,

91).

_Io_--Raffardellati? Rancide citazioni? Vuoi tu bestemmiare che le

prendessero di seconda mano?

_Foscolo_--Giusto appunto. «Sedevano con la pipa in bocca, con la

bottiglia allato e la penna in mano, e le _Antiquitates_ di Grevio

e di Gronovio davanti gli occhi, a comporre e pubblicare ogni mese

de' volumi in latino moderno, conditi di greco e di dottissime

villanie, onde appurare le faccende dell'antichità». (IV, 46).

_Io_--Quelle che l'amico mio chiama «i fatti di casa del mondo

antico».

_Foscolo_--Fa' conto che sian quelli. Addio.

_Io_--No, resta un momento. Ed anche allora gli Italiani avevano

lo stolto ossequio d'oggi per i filologi d'Alemagna?

_Foscolo_--Figúrati! Ci fu perfino un tipografo, che, ristampando

l'_Alcesti seconda_ dell'Alfieri, «rase dal volumetto le otto

pagine di schiarimento ai lettori, perché gli parve indecente un

sorriso sulle labbra dell'Alfieri, massimamente contro ai dotti di

Lipsia». (II, 229).

_Io_--Lasciamo anche i tedeschi. Dimmi. Solevano ai tempi tuoi gli

eruditi inferocire contro chi, opponendosi alle loro congreghe,

esprimesse le proprie idee liberamente?

_Foscolo_--Se inferocivano? Bada a ciò che intervenne a me.

«Quando pubblicai lo scritto intorno alla traduzione dei due primi

canti dell'_Odissea_, preti, rètori, FRATI, cortigiani, ruffiani e

mercanti di letteratura, bibliotecarî, vocabolaristi, pedanti.

FIORENTINI SCONOSCIUTI, ciarlatani e impostori insomma, AIZZATI,

ISPIRATI E PRESIEDUTI DA UNA VECCHIA ANTISIBILLA, mi vennero

addosso, e m'uccidevano quasi, e mi provocavano con gazzette

quotidiane per le taverne e i crocchi e i caffè; e le calunnie mi

afflissero, e me ne accorai. Di ciò mi vergogno: ma me ne

accorai». (II, 201).

_Io_--Tutto bene. Ma poco mi capacitano quei Fiorentini che si

pigliano una scalmana per due libri tradotti dell'_Odissea_. Vedi

che non fossero metèci.

_Foscolo_--O frati, può essere. T'occorre piú altro?

_Io_--Anzi la cosa principale. Ti dirò tutto il vero, Poeta.

L'amico di cui t'ho parlato, e che ha scritto il libro contro la

filologia tedesca e intedescata, sono io medesimo. E me gli

eruditi e i filologi d'Italia investono e proverbiano e calunniano

come fecero a te quei messeri che tu dici. Ed io ero incerto se

dovessi continuar la battaglia o ripiegare dinanzi al numero. Ma

ora che tu m'hai parlato cosí, io stimo piú il giudizio tuo che

non quello di tutti gli altri presi in fascio. E voglio

gagliardamente combattere, parola per parola, senza ripiegar d'un

pollice.

_Foscolo_--Pessimo divisamento mi sembra il tuo, figliuolo. Pensa

che tu devi attendere ad altre opere; e gli eruditi e i

grammatici altra mèta non sogliono prefiggere alla lor vita che

d'accapigliarsi in queste inutilissime gare. Onde tu sarai stanco

quando quelli penseranno di non avere pur incominciata la zuffa.

_Io_--E dovrò dunque tacere, e tollerare in pace che si confondano

miseramente le mie idee, e, strappata questa o quella dal suo

contesto, e grottescamente camuffata, si trascini dinanzi alla

gente per confutarla e vituperarla?

_Foscolo_--Non dartene pensiero. Fa' come feci io nella evenienza

che ti dissi. «Io scrissi la risposta, ma la dignità dell'animo

mio risorse, e non mi avvilii a pubblicarla». (II, 201). O ricorri

all'altro espediente che escogitai quando ero piú maturo d'anni e

di esperienza. «Facevo puntualmente ristampare gli stessi articoli

di giornali e gazzette, epigrammi, dissertazioni, censure morali e

accuse politiche pubblicate a mio lume dai suddetti letterati miei

concittadini e stranieri, e tutti maestri miei. Cosí ristampate

senza alterare sillaba loro né aggiungervi sillaba mia, io le

lasciava distribuire agli amici miei, a' noti e agl'ignoti; ed io

usciva di ogni pensiero di quella faccenda». (IV, 77).

_Io_--Il conto mi tornerebbe poco. Mali tempi corrono, Poeta, e la

carta e la stampa costano un occhio.

_Foscolo_--Odi allora un sogno ch'io feci quando piú contro me

infierivano i pedanti gabbati dalla mia _Chioma di Berenice_. La

rupe di Mènnone, onde io avevo ragionato nelle chiose, m'apparve

fra le tenebre, e mi disse: «Poeta, io mi levo sul deserto, sola,

immobile, gelida nel basalto negro. Si abbattono su me stormi

d'augelli, e non vi annidano: nugoli di germi, e non vi allignano:

scrosci di piogge, e non mi corrodono. Le genti additano da lungi

la mia aridità e la mia solitudine. Ma come il sole sorge, al suo

raggio, al suo fuoco, le mie fibre segrete vibrano come le corde

d'una lira, e da tutta la mia sostanza si effonde un'armonia

purissima, come da un fiore il profumo. Poeta, la rupe risponde

solamente al sole».

NOTE:

[1] V. il mio libro _Vigilie Italiche_.

[2] Non ignoro, non dispregio, ma neppure accolgo i dettami

assiomatici della filosofia che oggi impera in Italia. Ciò valga

anche per quanto dico piú oltre delle scienze fisiche, che io non

identifico davvero con la scienza filosofica, ma che pregio su

ogni altra scienza, e reputo debbano formare la base ineliminabile

d'ogni sana filosofia. Anche di questo parlerò piú lungamente

altrove.

[3] Vedi il bellissimo articolo di Giulio Cantalamessa: _I

pregiudizi della critica nelle arti figurative_ (Nuova Antologia

1915); dove sono poi eccellenti osservazioni sulla indole e

sull'attuale super valutazione della critica.

[4] Vedi il mio volume _Vigilie Italiche_ (Breviarî intellettuali,

N. 99), e specialmente il capitolo: _I sassolini_, pubblicato

circa venti anni fa, e nel quale si contiene il nucleo fondamentale

di _Minerva e lo Scimmione_.

[5] Cosí scrivevo lo scorso inverno. E mi sembra inutile mutare.

La storia, e specie la storia greca, va oggi soggetta a troppo

rapide metamorfosi.

[6] _Gli Avvenimenti_, Anno 1915, N. 4, 8, 11, 15--Anno 1916, N.

5, 6, 25, 46, 49.

[7] Qui un filologhetto italiano presume d'avermi colto in fallo,

perché in seguito io elogio studiosi tedeschi di dopo il '70 e ne

biasimo altri anteriori. Si potrebbe essere piú tedescamente

consequenziarî? Ma non c'è costrutto ad ascoltare questi

innocenti.

[8] _Bollettino ufficiale della Pubblica Istruzione_, 5 novembre

1914.

[9] _Aischylos Agamemnon griechisch und deutsch_, pag. 291;

Iedenfalls ist die Symmetrie dieser wie ein Pelotonfeuer durch die

Chorreihen hin und wieder laufenden unwilligen Äusserungen eine so

vollständige, dass nicht nur die strophische Einteilung der Epodos

als bewiesen gelten darf sondern hinfort auch nicht mehr

gezweifelt werden kann, dass die Zahl der Choreuten in dieser

Tragödie zwölf betrug, wie sich dies Resultat uns auch schon oben

aus der Betrachtung der Parodos ergab.--Riferisco nel testo le piú

amene di queste _teorie_, non per fare il tedesco, ma perché il

lettore, sorpreso della loro enormità, non creda che io nella

versione calchi maliziosamente la mano.

[10] _Die Eumeniden des Aischylos, erklärende Ausgabe von

Friedrich Blass_, pag. 14: das Blut ist natürlich nicht das der

Mutter, sondern das des von Apollon geschlachteten Sühnopfers,

cfr. v. 282 f.

[11] Profetica anima mia! Un piccolo filologo ha infatti scritto e

stampato che per lui l'opinione del Blass è sostenibilissima.

[12] Vedi il mio volume _Pindaro_, Firenze, Casa editrice

italiana, 1909.

[13] _Rivista, di Filologia e d'Istruzione classica_, Anno XLIV,

Fasc. I. Vedi anche l'altro mio scritto: _Il contenuto degli scoli

laurenziani di Eschilo, in Atti dell'Istituto Veneto_, Tomo LXXV,

pag. 849 sg.

[14] _Aischylos Interpretationen_, pag. 172: Zufällig kann ich aus

dem Canti popolari toscani (Rispetti 348) ein Liebesliedchen

mitteilen, das sich mit der Rede Klytaimestras berührt. Ich glaube

gern, dass griechische Skolien oder sonstige Volkslieder Ähnliches

boten: dass lässt sich nicht nachweisen, aber ans welcher Sphäre

der Dichter die Farben für die Heuchelei nahm, illustriert doch

das Liebeslied.

[15] _Interpretationen_, pag. 173. Es ist ein Schweigen, wie es

Aristophanes an Niobe und Achilleus bewundert, wie wir es auch im

Prometheus gefunden haben. Dann fällt ihr Auge auf den ἀγυιεύς,

den Steinkegel des Apollon, der eigentlich nur der Prellstein ist,

der vor jedem Hause steht, wie uns das gewöhnliche μὰ τὸν Ἀπόλλω

τουτονί bei Menander von neuem gelehrt hat. Sie beginnt mit

Klagerufen. u. s. w.

[16] Alfred Gercke, _Die Entstehung der Aeneis_ (1913) pag.

7: _Das Seziermesser muss von der Hand des philologischen

Interpreten zum Zwecke TRANSZENDENTALER Untersuchungen OHNE

RÜCKSICHT AUF SENTIMENTALE EMPFINDUNGEN scharf und sicher

geführt werden._--Ancora una gemma. Le analisuccie che egli fa

dell'andamento dei pensieri dell'_Eneide_, per trarne le piú

illogiche ed arbitrarie conclusioni, le chiama: _das Fortschreiten

von rein philologischer Betrachtung zu historischer Auffassung,

von den Realer zum TRANSZENDENTALEN._--Si dica se si potrebbe

usare un gergo piú stoltamente ciarlatanesco. E tutto il libro è

di questa forza. Solenne monumento della odierna bestialità

filologica tedesca, proporrei fosse tradotto e proposto alla

contemplazione dei nostri giovanetti, come gli iloti ubbriachi a

quelli di Sparta.

[17] P. RICHTER, _Die Dramaturgie des Aischylus_.--Es war kaum

möglich den gewaltigen Stoff einseitiger und äusserlicher

behandeln--Del resto questo e simili giudizî sono una bazzecola di

fronte alla disperata nullaggine di tutto il libro.

[18] Pindar war ein Böoter; der Ausdruck in der konventionellen

Sprache ward ihm schwer; die Rede zu gliedern, die Gedankenverbindungen

durch die reichen Partikeln der griechischen Sprache klar zu machen,

gelang ihm nicht. Die konventionellen Umschreibungen klangen oft

ziemlich schlotterig. Auch seine Verse erreichen kaum je den

schmeichelnden Wohlklang des Bakchylides; für manche sonst allgemein

anerkannte Wohllautsregeln scheint er gar kein Ohr gehabt zu

haben.--_Griechische Literaturgeschichte_, pag. 52. E ce n'è

dell'altro, ma mi par che basti. Qualcuna di queste osservazioni è

fondata su fatti esistenti: per esempio quello circa l'uso delle

particelle. Ma sono peculiarità ben coscienti, dello stile pindarico

(intorno a questo si possono vedere gli acutissimi studî del

Fraccaroli); e non è che il poeta piú popolare della Grecia non

sapesse quello che assai probabilmente sapevano gli scolaretti.

[19] EMILIO TEZA, introduzione alla sua versione della 1.ª Pitia.

[20] Traduco alla lettera, dal testo pubblicato ed integrato dal

Wilamowitz, _Berliner Klassikertexte_, Heft V, _Zweite Hälfte_

(1907), pag. 32 sg.

[21] Il testo è qui troppo lacunoso, e però abbandono il

Wilamowitz.

[22] «Das Erzählen ist seine starke Seite nicht; die direkten

Reden charakteristisch abzutönen, hat er wohl nicht angestrebt».

_Griechische Literatur_, pag. 52.

[23] _Berliner Klassikertexte_, pag. 55: «Da haben wir ein

Gegenstück zu dem jonischen Epos, besser zu seiner gesungenen

Vorstufe. Das Epos, schon rezitativ, als er herüberkam, hat diese

Poesie zurückgedrängt, so dass sie bei den Frauen Zuflucht fand,

=deren Erzeugnisse uns sehr viel besser behagen als die

ausgeleierten= (propriamente: spanate: mi sembra che il mio

«sganasciate» lo renda assai bene, per quanto non alla lettera)

=Rhapsoden Werke, die unter die Namen Homer und Hesiod treten=».

[24] Ha fatto scuola. Si leggano le seguenti parole di Giuseppe

Fraccaroli (_Nuova Rivista Storica_, Anno I, fasc. III, pag. 523):

«Nell'Enciclopedia di Pauly-Wissowa, nell'ultimo fascicolo che è

giunto in Italia, sotto la voce _Ilias_ c'è un articolo non ancora

finito, che si può credere del Mülder, dal quale si impara, che

Omero c'è stato veramente e che _fu imitatore d'Archiloco_, che

però ha fatto un poema sgangherato. La critica tedesca aveva per

tutto un secolo cercato di rabberciarglielo, e non v'era riuscita:

qual miglior prova che quello era un guazzabuglio? Il suo autore

infatti non ha nemmeno saputo trar partito dalla materia che

trattava «Che tema pieno di effetto», dice, tra le altre a pag.

1024 «sarebbe stata una riconciliazione tra Achille ed Agamennone!

Ma niente di tal fatta c'è nell'_Iliade_». Oh che bell'effetto, oh

che bell'effetto! direbbe Cretinelli».--Sí, è da Cretinelli, caro

Fraccaroli. Ma di certo se fai leggere il brano ad un filologo

benpensante, ti risponderà che codesta è sostenibilissima

opinione, come quella del sangue di porco. Arri là, _scienziati_!

Fino a quando vorrà durare questa sadica passione degli ottusi per

i grandi antichi? E saremo esagerati noi che invochiamo il ferro e

il fuoco?

[25] Questa guerra ha fatto brillare al mio spirito, sicura come

un istinto, la verità che nella religione cattolica risieda

l'unica salute, ideale e pratica, delle stirpi latine: e che con

l'illanguidire di quella procederebbe inesorabilmente la decadenza

di queste.

[26] Mi permetto di rimandare il lettore ad un mio scritto in cui

svolgo queste idee, nel volume: _Musica e Poesia nell'antica

Grecia_ (Bari, Laterza) pag. 333 sg.

[27] GIORDANI, _Opere_ (Lemonnier, 1857) I, 325. Tutto lo scritto

da cui è tolta questa osservazione contiene assennatissime

riflessioni intorno agli studî classici e massime intorno

all'insegnamento del latino. Credo che non lo conoscano neppure di

vista tanti filologi che vanno cercando riparo alla spaventevole

decadenza degli studî latini in Italia coi pannicelli caldi dei

manualetti tedeschi.

[28] Proemio agli _Studi filologici_ di Giacomo Leopardi, XXI.

[29] Anni or sono, nel corso d'un'aspra polemica, mi lasciai

sfuggire qualche espressione meno riverente verso il De Sanctis,

pur protestando la mia ammirazione per la sua grandezza. Se non

che un piú profondo studio dell'opera sua m'ha convinto che il De

Sanctis non deve essere solamente ammirato, bensí venerato. Faccio

qui pubblica ammenda, e prego gli uomini di buona volontà di

accettarla con la medesima schiettezza onde la esprimo.

[30] Qualche anno dopo, però, in un articolo della «Nuova

Antologia» (_La scioperataggine letteraria in Italia_),

Arturo Graf protestava vivamente contro l'abuso del metodo

storico-positivo.

[31] Contro il Boni venne esercitata da allora, movendo

specialmente da salotti romani, covi di germanofilia, una

pettegola guerricciola. Vedi il mio articolo _Troppi fiori_ in

«Cronache Letterarie», anno I, n. 9.

[32] Rimando il lettore ad un libro bellissimo e rimasto quasi

inosservato, del General Filareti: _La conflagrazione europea e

l'Italia_ (ed. Carabba). General Filareti vi sa di pseudonimo?

Anche a me: ma ne so quanto voi.

[33] _Rivista delle nazioni latine_, Anno I, N. 5, pag. 123 e sg.

[34] Rimando il lettore alle osservazioni di Ugo Foscolo intorno

al modo di tradurre il cenno di Giove in Omero. Cosí s'intende un

poeta: e non già travestendolo in un altro dialetto e facendogli

addosso computi sballati d'anatomia microscopica.

[35] A suo tempo aveva già fatto tale rilievo Ugo Foscolo (In

_Antiquarî e critici_); il quale, del resto, su molte delle

questioni che abbiamo discusse, ha osservazioni profonde e

geniali.

[36] _I pericoli e le vittime della cultura tedesca nel campo

ginecologico_, in _Ginecologia moderna_, 1915.

[37] _Civiltà latina e civiltà germanica_, nella rivista: _La

riforma sociale_, novembre 1915.

[38] _Monitore Zoologico italiano_, anno XXIII, n. 9-10.

[39] _Pazzia d'imperatore o aberrazione nazionale? Rivista di

Patologia nervosa e mentale_, anno XX, fasc. 7.--HENRI FABRE, id.,

fasc. 12.--Cfr. fasc. 10, e anno XXI, fasc. 1-2. Nella medesima

rivista si è finito di pubblicare in questi giorni un altro suo

lavoro importantissimo: _La psichiatria tedesca nella storia e

nell'attualità._

[40] Vedi CALÒ, nel _Marzocco_, 27 maggio.--«Il meglio che si

possa ragionevolmente pretendere è che gli autori siano letti in

iscuola, largamente, con intelligenza aperta e con conoscenza

profonda della lingua, dell'antichità, dell'autore». Andiamo

pienamente d'accordo. Ma faccio osservare al CALÒ che, secondo i

criterî della scuola che egli difende, codesto sarebbe una specie

di svago, e la dignità «scientifica» rimarrebbe sempre ascritta

alla manipolazione dei testi. Ma non vuol dire. Siamo d'accordo.

Segnamo questo punto all'attivo del nostro bilancio.

[41] GIOVANNI CALÒ nel _Marzocco_ 29 aprile:--«Sarà bene

che editori e commentatori si preoccupino di completare la

pubblicazione delle opere delle quali sian pubblicate soltanto

alcune parti, anche per dare agl'insegnanti la possibilità di

servirsene con agio e con libertà, senza limiti di scelta, nella

scuola».

FELICE RAMORINO nel _Giornale d'Italia_ 23 maggio:--«Soprattutto e

prima di tutto i testi classici vogliono essere curati. Una

Raccolta _senza pretese_ ma fatta con diligenza e buon metodo, che

esibisse nel testo ora ritenuto migliore le opere dei principali

poeti, storici, oratori, filosofi greci e latini, con sobrii

prolegomeni e note, raccolta a cui potessero ricorrere con fiducia

gli studiosi, corrisponderebbe a un vero bisogno del nostro paese,

perché ora, se si deve consultare Erodoto o Tucidide o Polibio o

Plutarco o Cicerone stesso o Cesare o Livio, non si può a meno di

ricorrere a edizioni forestiere».--Come si vede, tanto CALÒ quanto

RAMORINO ripetono fedelmente quello che ho detto io. Ma è

altrettanto vero che nei tre convegni dell'_Atene e Roma_ non si

parlò mai di siffatta edizione, e in articolucci volanti e nelle

solite polemichette e «lettere ai Direttori» cosí care ai

filologhi occulti, si lasciò quasi intendere che una simile

impresa sarebbe stata futile e quasi disonesta. Basta, segnamo

all'attivo anche quest'altra nota concorde, e dimentichiamo che se

l'Italia si trova a questo punto la colpa è appunto del «metodo

scientifico».

[42] GIOVANNI CALÒ id. id.:--«È utile che i commenti, quando

presentino pregi veramente notevoli, siano tenuti nel debito conto

in qualsiasi concorso, anche universitario, insieme coi lavori

strettamente filologici (vorrei sapere perché i commenti non siano

lavori strettamente filologici; quando si dice i dirizzoni!)--Ché

un commento può appunto rivelare tali doti d'acume, di conoscenza

profonda della lingua, di gusto, d'abilità didattica, quali non si

possono generalmente riscontrare se non in coloro appunto che son

degni di salire all'insegnamento superiore».--È una pura e

semplice parafrasi di quello che dico io. Ma gli uomini appunto di

cui CALÒ si fa paladino sogliono dichiarare lavoro di terz'ordine

qualsiasi commento in genere; e, nel caso speciale, quelli

dell'UBALDI. Registro questo terzo punto di concordia, che con

l'altro fondamentale, rilevato nella prefazione, cominciano a

costituire un bel nucleo.

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Nota del trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute,

correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono

stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi l'originale):

P. xv--ed equivoci si susseguirono monotonamente [monotamente]

" 9--colle sue alate indipendenze [indipendanze]

" 13--dominio intellettuale tedesco [tedessco]

" 52--E accanto all'opera loro si svolge, non meno [mene]

" 72--è proprio [propro] finita

" 94--con codeste sigle misteriose [misteriore]

" 117--nella quale sono perfettamente [perfettamento] fusi

" 129--doti native di intelligenza artistica non ne avete

punto [punte]

" 207--avec ces gravures le [les] plus beau Décameron

Nota 16--un gergo piú stoltamente [stoltamennte] ciarlatanesco

" 39--La psichiatria [pischiatria] tedesca nella storia e

nell'attualità

Grafie alternative mantenute:

Aischylos / Aischylus

asfissia / asfissía

Asopo / Àsopo

compito / cómpito

fascino / fàscino

giudizi / giudizî

mania / manía

niente / nïente

poté / pote'

rimedi / rimedî

seguito / séguito

sì / sí

temi / tèmi

tesi / tèsi

tossici / tòssici

vari / varî

Vergilio / Virgilio

End of Project Gutenberg's Minerva e lo scimmione, by Ettore Romagnoli

Minerva e lo scimmione · 第 12 / 12 段