III. Generalmente il confessore deve chiedere al penitense s'egli ha mai

fatto cose disoneste contro la santità del matrimonio: Se il penitente

confessa d'aver fatto qualche cosa, conviene far dire _da lui_ in che

consiste questa cosa, e così non s'incorre nel pericolo di insegnargli

alcunchè ch'egli ignora; ma non si deve repentinamente nè con leggerezza

incolparlo di peccato mortale.

Quanto abbiam fin qui detto su questo lubrico argomento, basta.

I parroci e i confessori devono proclamare la onestà e la santità dei

doveri coniugali; e dicano spesso col _B. Paolo_: «Che ciascuno di voi

sappia ch'egli possiede parti sensuali per scopo di santificazione e

d'onore, non per sfogo di passioni, come usano le genti che non

conoscono Dio.» Riflettendo a queste parole, gli sposi facilmente

comprenderanno in che possano aver peccato e come debbano astenersi dai

peccati, se vogliono compiere--giusta la dottrina

dell'Apostolo--castamente e santamente i doveri coniugali.

_Concina t. 21 p. 248_ dice: «I parroci apprenderanno maggior scienza

per istruire i coniugati, studiando la dottrina di _Paolo_, di quello

che ritenendo nella memoria tutte le dispute trattate da _Sanchez_,

_Diana_, _Gotius_, ed altri: Nulla ci sembra più vero di ciò: per la

qual cosa noi preghiamo i giovani confessori d'essere cauti gravi e

modesti nell'interrogare le persone coniugate, perchè facilmente possono

offenderle, e facilmente possono esporre se medesimi a gravi pericoli.

FINE

Stampato dalla litografia f.a.r.a.p.

S. Giovanni in Persiceto (Bo)

Aprile 1974

Venere ed Imene al tribunale della penitenza: manuale dei confessori · 第 13 / 13 段