fatto cose disoneste contro la santità del matrimonio: Se il penitente
confessa d'aver fatto qualche cosa, conviene far dire _da lui_ in che
consiste questa cosa, e così non s'incorre nel pericolo di insegnargli
alcunchè ch'egli ignora; ma non si deve repentinamente nè con leggerezza
incolparlo di peccato mortale.
Quanto abbiam fin qui detto su questo lubrico argomento, basta.
I parroci e i confessori devono proclamare la onestà e la santità dei
doveri coniugali; e dicano spesso col _B. Paolo_: «Che ciascuno di voi
sappia ch'egli possiede parti sensuali per scopo di santificazione e
d'onore, non per sfogo di passioni, come usano le genti che non
conoscono Dio.» Riflettendo a queste parole, gli sposi facilmente
comprenderanno in che possano aver peccato e come debbano astenersi dai
peccati, se vogliono compiere--giusta la dottrina
dell'Apostolo--castamente e santamente i doveri coniugali.
_Concina t. 21 p. 248_ dice: «I parroci apprenderanno maggior scienza
per istruire i coniugati, studiando la dottrina di _Paolo_, di quello
che ritenendo nella memoria tutte le dispute trattate da _Sanchez_,
_Diana_, _Gotius_, ed altri: Nulla ci sembra più vero di ciò: per la
qual cosa noi preghiamo i giovani confessori d'essere cauti gravi e
modesti nell'interrogare le persone coniugate, perchè facilmente possono
offenderle, e facilmente possono esporre se medesimi a gravi pericoli.
FINE
Stampato dalla litografia f.a.r.a.p.
S. Giovanni in Persiceto (Bo)
Aprile 1974