VIII.

Procedeva a lento passo il corteggio funebre e pervenne a una vicina

campagna, ove era schierata gran parte dell'esercito e lo stato

maggiore. Girani in cui più non poteano nè dolore nè amor di vita,

inoltrò senza far motto nel fatale recinto: se gli strapparono dalle

spalle le onorate insegne del suo grado, ma prima che si gittassero a

terra volle baciarle, e con quel bacio parea dire che mai non le ebbe

disonorate.

Ruppe solo il silenzio allorchè si volea bendargli gli occhi.--Io

vissi sempre siccome soldato d'onore e muojo senza viltà: non ebbi

mai alle spalle l'inimico, non fuggii mai i perigli, nè ora tremerò

di vedere la morte. Vibrino i miei amici al cuore, ei solo n'è

colpevole: io perdono loro questa necessità e gli amo come

fratelli.--Colle braccia aperte ponendo gli occhi al cielo, e

susurrando il nome della sua Marcellina, calava il ginocchio

l'intrepido e stava attendendo il dardo mortale.

Dopo pochi istanti che Girani erasi dipartito, la deserta di Nebiolo

ripigliava l'anima smarrita, e sporgendo le braccia tremanti, e vuote

ritraendole al seno, dicea con interrotti singhiozzi:--No, mio

Girani, non fuggirmi per pietà... qui, qui meco...--In tanto viene in

sè stessa e più nol vede, e sola si trova col padre adagiata su d'un

sasso, e sente il proprio errore: alza gli occhi, scopre già lontani

i soldati, e senza far motto, accesa da improvviso coraggio, vola, si

precipita ove più folta è l'oste schierata.

Giunse fra le file quando Girani rifiutava la benda, e per gli spazj

che si aprono fra schiera e schiera vederlo e volare a lui fu un

punto solo, sicchè niuno se ne avvide o potè impedirla. Lo raggiunse

nel momento che ei piegava il piede, se gli prostrò vicino, se gli

strinse al seno, e perchè l'ansia affannata le soffocava gli accenti,

accennava sè stessa e percoteasi il petto riguardando l'amico, quasi

dicesse di voler morire con lui.

Fu universale la maraviglia a tanto coraggio, si sostennero i fucili

già inchinati onde scoccare il colpo fatale, e tosto alcuni soldati

tenendola presa da pazzìa erano accorsi per trasportarla altrove.

Marcellina aveasi con tanta forza avviticchiata a Girani che era

malagevole il dividernela: non parlava, non piangeva, spirava

disperazione dagli occhi e si difendea colle mani, co' piedi e co'

denti da que' barbari che si attentavano strapparla dal suo amico.

Era una compassione a vedere una lotta fra soldati e una donna che

per ogni modo cercava di avvinghiarsi a colui dal quale si volea

separarla, nè altro mettea dal petto che qualche disperato grido ogni

volta che pareano venirle meno le forze.

Era perturbato tutto l'esercito, e commoveano ogni petto il silenzio

di Girani, quella miserrima lotta e le grida disperate della donna.

Il Generale trasse a quella mischia, ordinò di ritirarsi ai soldati,

e accostatosi alla Marcellina la richiese fra dolce e severo quale

follìa la prendesse, e perchè fanciulla volesse porre a sì imprudente

partito il proprio onore. Com'ella vide rimossi i crudi che voleano

farle violenza, tenendosi tuttavia stretta al suo amico, poichè

l'affanno le permise la voce, con incredibile coraggio franca e

deliberata gli rispondeva--Non isperate mai,... mai ch'io mi divida

da lui: trafiggetemi, ponetemi in brani, io non lo lascerò,... morirò

con lui... io fui la cagione, egli è innocente... Niuno s'attenti di

avvicinarsi, non sento parole... e chi, chi siete voi che mi parlate

d'onore... se perdo tutto?...--

In tanto erasi avvicinato il vecchio Nebiolo e atterrato, stringendo

le ginocchia a Lannes gli domandava commiserazione, e con lui molti

dello stato maggiore chiedeano grazia per Girani. Come Marcellina

s'avvide che quegli era il Generale, ispirata e desta da nuova

speranza se gli gittò ai piedi e lasciando libero il pianto, ora

stringendogli le ginocchia ed ora baciandogli l'elsa della spada

pregava clemenza, perdono pel suo amico--Grazia per pietà, egli è

innocente, ei non volea fuggire... me, me qui trafiggete, ma vi

stringa compassione di lui... Non macchiate di questo sangue il nome

vostro, datelo alla vostra gloria, al mio pianto, al dolore di

tutti... Se avete figli ah pensate! a qual duro passo possa

trascinargli una cieca passione e compatite al vostro soldato... Che

vi avvenne di male per ciò, che vi occorra tanto rigore?... che vi

feci io misera orfanella che vogliate strapparmi il cuore colle

vostre mani?... Ah no pietà, perdono...--

Stava silenziosa, ansante tutta al di lui volto, e tacito se le

volgea sulle gote a rivi il pianto, e con quello sguardo, con quelle

lagrime, con quei repressi sospiri, sembrava pur chiedergli grazia e

perdono. Mosse Lannes intorno gli occhi, e parvegli tutto lo stato

maggiore dipinto di pietà e di duolo ripetergli con Marcellina,

perdono. Egli sollevò la misera coll'una mano, e stesa l'altra a

Girani, che era stato muto a sì diversa scena, gli ordinò di

raccogliere le insegne del suo grado, e disse che ove nella prossima

battaglia lavasse con valore le macchie apposte all'onor suo, gli era

fatta perdonanza; indi di sua mano gli restituì la spada.

Fu universale la letizia, e mentre Girani quasi preso da stupore,

come quello cui passò vicino il fulmine e non l'offese, vedeasi cinto

dagli amici che gli metteano coraggio e gli faceano intorno piacevole

e lieta festa; la Marcellina rapita all'entusiasmo dalla gioja, volea

di nuovo per gratitudine prostrarsi innanzi al clemente Generale. Ma

ei mitigava con blandi accenti quella sfavillante letizia, le

applaudiva a quella costanza di affetti onde a tanto fu mossa, e le

proferiva consigli perchè con maggior prudenza il suo amante per lo

innanzi adoprasse per coglierne non amari frutti.

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 93 / 120 题