Procedeva a lento passo il corteggio funebre e pervenne a una vicina
campagna, ove era schierata gran parte dell'esercito e lo stato
maggiore. Girani in cui più non poteano nè dolore nè amor di vita,
inoltrò senza far motto nel fatale recinto: se gli strapparono dalle
spalle le onorate insegne del suo grado, ma prima che si gittassero a
terra volle baciarle, e con quel bacio parea dire che mai non le ebbe
disonorate.
Ruppe solo il silenzio allorchè si volea bendargli gli occhi.--Io
vissi sempre siccome soldato d'onore e muojo senza viltà: non ebbi
mai alle spalle l'inimico, non fuggii mai i perigli, nè ora tremerò
di vedere la morte. Vibrino i miei amici al cuore, ei solo n'è
colpevole: io perdono loro questa necessità e gli amo come
fratelli.--Colle braccia aperte ponendo gli occhi al cielo, e
susurrando il nome della sua Marcellina, calava il ginocchio
l'intrepido e stava attendendo il dardo mortale.
Dopo pochi istanti che Girani erasi dipartito, la deserta di Nebiolo
ripigliava l'anima smarrita, e sporgendo le braccia tremanti, e vuote
ritraendole al seno, dicea con interrotti singhiozzi:--No, mio
Girani, non fuggirmi per pietà... qui, qui meco...--In tanto viene in
sè stessa e più nol vede, e sola si trova col padre adagiata su d'un
sasso, e sente il proprio errore: alza gli occhi, scopre già lontani
i soldati, e senza far motto, accesa da improvviso coraggio, vola, si
precipita ove più folta è l'oste schierata.
Giunse fra le file quando Girani rifiutava la benda, e per gli spazj
che si aprono fra schiera e schiera vederlo e volare a lui fu un
punto solo, sicchè niuno se ne avvide o potè impedirla. Lo raggiunse
nel momento che ei piegava il piede, se gli prostrò vicino, se gli
strinse al seno, e perchè l'ansia affannata le soffocava gli accenti,
accennava sè stessa e percoteasi il petto riguardando l'amico, quasi
dicesse di voler morire con lui.
Fu universale la maraviglia a tanto coraggio, si sostennero i fucili
già inchinati onde scoccare il colpo fatale, e tosto alcuni soldati
tenendola presa da pazzìa erano accorsi per trasportarla altrove.
Marcellina aveasi con tanta forza avviticchiata a Girani che era
malagevole il dividernela: non parlava, non piangeva, spirava
disperazione dagli occhi e si difendea colle mani, co' piedi e co'
denti da que' barbari che si attentavano strapparla dal suo amico.
Era una compassione a vedere una lotta fra soldati e una donna che
per ogni modo cercava di avvinghiarsi a colui dal quale si volea
separarla, nè altro mettea dal petto che qualche disperato grido ogni
volta che pareano venirle meno le forze.
Era perturbato tutto l'esercito, e commoveano ogni petto il silenzio
di Girani, quella miserrima lotta e le grida disperate della donna.
Il Generale trasse a quella mischia, ordinò di ritirarsi ai soldati,
e accostatosi alla Marcellina la richiese fra dolce e severo quale
follìa la prendesse, e perchè fanciulla volesse porre a sì imprudente
partito il proprio onore. Com'ella vide rimossi i crudi che voleano
farle violenza, tenendosi tuttavia stretta al suo amico, poichè
l'affanno le permise la voce, con incredibile coraggio franca e
deliberata gli rispondeva--Non isperate mai,... mai ch'io mi divida
da lui: trafiggetemi, ponetemi in brani, io non lo lascerò,... morirò
con lui... io fui la cagione, egli è innocente... Niuno s'attenti di
avvicinarsi, non sento parole... e chi, chi siete voi che mi parlate
d'onore... se perdo tutto?...--
In tanto erasi avvicinato il vecchio Nebiolo e atterrato, stringendo
le ginocchia a Lannes gli domandava commiserazione, e con lui molti
dello stato maggiore chiedeano grazia per Girani. Come Marcellina
s'avvide che quegli era il Generale, ispirata e desta da nuova
speranza se gli gittò ai piedi e lasciando libero il pianto, ora
stringendogli le ginocchia ed ora baciandogli l'elsa della spada
pregava clemenza, perdono pel suo amico--Grazia per pietà, egli è
innocente, ei non volea fuggire... me, me qui trafiggete, ma vi
stringa compassione di lui... Non macchiate di questo sangue il nome
vostro, datelo alla vostra gloria, al mio pianto, al dolore di
tutti... Se avete figli ah pensate! a qual duro passo possa
trascinargli una cieca passione e compatite al vostro soldato... Che
vi avvenne di male per ciò, che vi occorra tanto rigore?... che vi
feci io misera orfanella che vogliate strapparmi il cuore colle
vostre mani?... Ah no pietà, perdono...--
Stava silenziosa, ansante tutta al di lui volto, e tacito se le
volgea sulle gote a rivi il pianto, e con quello sguardo, con quelle
lagrime, con quei repressi sospiri, sembrava pur chiedergli grazia e
perdono. Mosse Lannes intorno gli occhi, e parvegli tutto lo stato
maggiore dipinto di pietà e di duolo ripetergli con Marcellina,
perdono. Egli sollevò la misera coll'una mano, e stesa l'altra a
Girani, che era stato muto a sì diversa scena, gli ordinò di
raccogliere le insegne del suo grado, e disse che ove nella prossima
battaglia lavasse con valore le macchie apposte all'onor suo, gli era
fatta perdonanza; indi di sua mano gli restituì la spada.
Fu universale la letizia, e mentre Girani quasi preso da stupore,
come quello cui passò vicino il fulmine e non l'offese, vedeasi cinto
dagli amici che gli metteano coraggio e gli faceano intorno piacevole
e lieta festa; la Marcellina rapita all'entusiasmo dalla gioja, volea
di nuovo per gratitudine prostrarsi innanzi al clemente Generale. Ma
ei mitigava con blandi accenti quella sfavillante letizia, le
applaudiva a quella costanza di affetti onde a tanto fu mossa, e le
proferiva consigli perchè con maggior prudenza il suo amante per lo
innanzi adoprasse per coglierne non amari frutti.