Avea l'oste franca posti gli accampamenti nelle pianure su cui domina
Montebello, ed ivi sapendo vicino il nemico, teneasi ognora presta
alla difesa. Marcellina passò fra le varie scolte che erano appostate
sul colle e nel paese, e calò al piano.
Vide d'ogni parte quasi brulicame di api intorno agli alveari, o
presso una fiorita riva, un commovimento continuo di soldati, udì un
misto di grida, di suoni e di stranieri accenti: or la ferivano i
manipoli di rilucenti fucili, or l'atterriva lunga fila di apparate
bocche di spavento e di morte. Ove ardono fuochi, fervono i lavori,
ove si distribuiscono viveri, e foraggi: chi accorre con notizie, chi
sostiene il passaggiero, chi cambia le sentinelle, scrive su tamburi
ed alterna le parole e le ordinanze. La baldanza dei soldati scorre
tutti i luoghi, invade tutte le case: la legge di guerra siede ove
impera il bisogno: il timore cede alla licenza, tace l'avarizia
innanzi alla minaccia, freme ne' petti quasi onda intorno a scoglio
l'inutile coraggio innanzi alla forza soverchiante, il terrore batte
ad ogni cuore e si palesa dai torvi sguardi. In tanto scorre a
vicenda intorno la pietà e la fierezza, la discordia e l'ordine, a
maniera che stringe la necessità o il dovere, od è più o men lontana
la mano che muove tanta mole.
Giunti i solitarii del colle in mezzo ai figli di guerra, chiesero di
Girani, e sentirono che era tratto innanzi al consiglio destinato a
dar sentenza del di lui fallo. Tremò Marcellina a quell'annunzio, e
dimandando che ne potesse seguire, gliene fu presagito assai male. Le
fu accennata una tenda cinta da soldati, e le si disse che ivi sedeva
l'irrevocabile tribunale presieduto dal maggior-comandante che
giudicava del disertore.
Stringendosi timidamente al padre, e abbassando gli umidi rai innanzi
ai soldati curiosi e procaci, attendeva quella diserta il fine di
quel giudizio, mentre le correano all'animo diversi pensieri formati
or dal timore or dalla speranza. Ma ecco un suon di tamburi accenna
che il consiglio è disciolto: un mormorio si sparge di bocca in
bocca, un compianto scorre per tutto il campo e s'annunzia la
condanna di Girani; è morte. Le sue difese erano riuscite vane: egli
avea abbandonato il suo posto a fronte dell'inimico, le leggi e la
necessità di guerra richiedeano un terribile esempio: svanirono tutte
le ricordanze della virtù del prode innanzi all'appostogli delitto:
più che la colpa il perde la sua avversa fortuna.
Ruppe in dolorosi lamenti Marcellina come la trafisse la fiera
novella, e semplice addimandò se non poteasi rivocare l'ingiusta
sentenza.--Chi, chi fu sì inumano per punire tanto crudelmente un
uffizio pietoso? Ei volea consolare la derelitta sua sposa,
annunziarle il suo ritorno: ei recava altrui la vita e si avrà
procacciata la morte? E quelli che scagliarono sì barbaro colpo, non
hanno essi intelletto di pietà e d'amore? E sono uomini?... Ma ch'io
li vegga... Me, me sentano e il mio dolore... Chi potrà resistere al
mio pianto, alla mia disperazione?... Che se hanno pur sete di
sangue, se bramano una vittima, non egli innocente, io ne morrò, chè
tutta mia ne è la colpa: bene più giusto fia il castigo e di lor meno
indegno: chè non perdono il prode, e tolgono a me misera una vita cui
da gran tempo è di peso per le tante sventure...--