La vergine di Nebiolo, cui la vaga fama avea annunziato il rumore
della novella guerra e il ritorno delle galliche insegne, sempre
pronta come suole l'amante a prestare facile credenza a quanto brama,
già accogliea fidanza di rivedere in breve lo sposo. Traeva sovente
sul colle dei sospiri, per iscoccare di là più lungi lo sguardo, e
spiare se sulla romulea strada o lungo il Po vedevasi commovimento
d'armi e d'armati, e spesso siccome la consigliava l'amorosa
vaghezza, avea fra strane illusioni attinto nuovo ricreamento, onde
più amara poi sentire l'acerbità del proprio inganno.
Quella stessa mattina l'avevano ivi pure attirata il romore de'
tamburi e il clangore delle trombe, e fra un continuo aggirarsi di
carri e di soldati, un luccicare d'armi e un fragore confuso di suoni
e di voci, era sovente trascorsa dalla trepidazione della paura al
tripudio della speme. Volgeasi indi al cimitero, ed alla madre
addimandava per pietà il ritorno dello sposo, e come nave all'onde
cui rapisce ora propizio, ora contrario vento, occupata da diversi
affetti or disserrava le palpebre al pianto, ora accogliea la gioja.
Reduce al suo colle raccontava ansiosa al padre quanto erale occorso
alla vista, e spesso usciva dall'abituro, onde per poco che da
Nebiolo raggiungere potesse coll'occhio, pur cercare qualche nuovo
allettamento alla sua immaginazione.