Dopo tanta sventura Marcellina non portò più nè serena la fronte, nè
vivaci i lumi, ove fosca nebbia di pianto non gli appannasse. Ogni
volta che il padre ritornava al vedovo casolare, ella vedendolo solo
se gli stringeva al petto, e il guardava fiso quasi volesse
chiedergli ove era la sua compagna. Il mesto veglio abbracciava
amorosamente la figlia e muti confondeano i loro omei, e condivano
d'amare ricordanze il desco e il silenzio del riposo.
Invano Giovanni pur temendo forte alla figlia per tale mestizia,
consigliato dagli amici, si provò più volte di trarla lungi dalla
natìa capanna, e addurla ne' vicini paesi a passare meno mesti alcuni
giorni. Invano le conoscenti di lei si studiavano inescarla con vezzi
a ripigliare l'animo dimesso: le era di peso la loro serenità,
trovava unicamente sollievo nella propria melanconìa, e solo in
questa amava rivolgere tutti i suoi pensieri.
Mentre i vicini ne' dì festivi correano a diporto le valli, ella
solitaria penetrava nel cimitero ed ivi carica di dolore il volto,
dimessa e velata di nero zendado, atterrava la fronte, e sulle zolle
che ricoprivano la madre spargeva preghiere e lamenti. Sovente
intrecciava su quella croce una corona d'erbe sempre verdi, evocava
la pia estinta perchè la sovvenisse nelle proprie sciagure, le
chiedeva che almeno le rendesse lo sposo per averlo a compagno nel
distribuire devoti fiori su quella fossa.
Siccome però quel sacro recinto non era schiuso alla pietà de' fedeli
che nei dì festivi, e sovente il pastore dava qualche dolce rampogna
alla Marcellina, perchè di troppo ivi si struggesse in doglianze,
ella negli altri giorni in ora che non potesse spiarla importuno
sguardo, si trascinava sul poggio dei sospiri, da cui guardava nel
cimitero. Ivi appoggiato il travagliato fianco alla pianta amica, or
chiamava la madre, ora Girani, indirizzava al cielo preci e voti, e
spargeva di lamenti la collina e il bosco.
Queste erano le sole cure che le occupassero la mente e il cuore, e
se stretta non l'avesse amore del vecchio padre, ella giammai non si
sarebbe prestata a preparare le vivande, a richiamare l'ora di
quiete, chè interamente avea perduti e il cibo e il riposo. Erravano
sparse le sue pecore nel bosco, lorda dal limo e dagli sterpi
l'intonsa lana, e invano coll'umile belato pareano pregarla perchè ne
prendesse maggior pensiero: erano derelitti i suoi colombi, muta la
sua casa, e tutto a lei d'intorno sembrava vestirsi del suo
squallore.