Il cieco era venuto a termine della dolente istoria che il giorno se
n'andava, e raggiando l'occidente per gli estremi crepuscoli, parea
rivolgere l'ultimo addio ai solitari di Nebiolo. Tutti erario
impietositi al mesto racconto, e qualche secreta lagrima spesso fu
vista spuntare sul ciglio a Marcellina.
Girani cui nulla era sfuggito, e mentre tutti pendevano dalle labbra
del cieco, amava schiudere il cuore a quegli affetti che vedea
succedersi sul volto della bella, ruppe il silenzio.--Fiera storia
narrasti, egregio veglio, e non poco ne fu commosso il cuore
dell'amor mio.--Avvicinandosi poscia alla rosea guancia di
Marcellina, amoroso stringendole la mano:--Sgombra i pensieri tristi
che ti destò il racconto delle passate età: brilli il sorriso sul tuo
volto e rallegri gli animi nostri.
Allora il bardo della collina salutò con lusinghiere parole la
leggiadra sposa: disse come dopo quelle fosche tenebre sorgesse a
diradarle più propizia aurora, e come movendo per quelle valli amica
il piede la Pace, una povera famigliuola co' rottami del diroccato
castello si costruisse un tugurio sulla vetta di Nebiolo: mano mano
indi nuove aggiungendone, siccome dimandava il bisogno della
crescente colonia, si formarono i pochi casolari che sorgono su
quella cima.--Essa fra gli avvolgimenti dei secoli fuggitivi visse
nella campestre semplicità, nè mai potè la corruzione in questi
luoghi, nè i nostri padri furono sollecitati dal desiderio di
allargare i confini di quei poveri campi, che mercè il tributo di
poco grano, ebbero fin da quelle remote età in dono dagli orgogliosi
dominatori; nè mai venne loro il talento di cambiar forma a queste
capanne, e se togli le fanciulle che sovente altrove andarono a
marito, niuno de' figli di Nebiolo abbandonò questa patria innocente.
Fu il debito solo di provvedere alla necessità della vita che menò i
nostri fratelli nelle città, o per cambiare i prodotti del loro
suolo, o per prestare altrui i proprj offici, ma ritornarono sempre
semplici e puri al loro focolare. Fu la pietà che sempre gli inchinò
alla religione degli avi, la semplicità che educò le nostre figlie, e
l'innocenza che le guidò desiate in seno degli sposi, nè mai
turbolenti affetti offuscarono il bel sereno della pace conjugale.
Essa sieda sempre invidiata fra di voi, e da questa solitudine
accompagni nei focolari di Girani la bella Marcellina, cui il cielo è
cortese di tante grazie innocenti, e la volle a consolazione della
nostra cadente età. Ella dia a colui, che lieto le siede al fianco,
bella corona di figliuoletti che in sè rechino le virtù della madre,
fiori degni di sì gentile stelo: sia la felicità, o figli, indivisa
compagna della vostra vita.--