VIII.

Allorchè Anselmo venne trascinato nella torre, Bianca sbigottita al

suono dell'armi che s'era sparso nel Castello, accorsa alle grida de'

soldati nella stanza per cui passava, vide il giovine bello e

disdegnoso fieramente insultato, e n'ebbe pietà. Fu però gelosa che

il padre non s'avvedesse di questo sentimento che le muoveva il

cuore, poichè si sarebbe tenuta persa. Pensava sempre ai crudi modi

con cui udiva opprimersi lo sventurato straniero, e si dolea di non

potergli prestare alcun soccorso; però nè osava chiederne, nè muovere

accento a svegliare compassione per lui: ben sapea che se l'avesse

tradita un sol sospiro, in un loco ove era ignota la pietà, e avrebbe

provocata la spaventosa ira del padre, e ridestando gelosi sospetti,

accelerata a un tempo la morte dello sventurato.

Anselmo già da molto giaceva nel duro suo carcere, e l'inumano

Stefano iroso perchè vedea tornar vano ogni suo pensiero di nuovi

tradimenti, e il giovinetto rintuzzare con indomito petto l'ira sua,

gli diminuiva ogni dì più il cibo. Quasi meditasse fra que' ceppi

lasciarlo perire di fame, già da alcuni giorni non avea schiusa la

fatale porta, nè permettea che alcuno si attentasse avvicinarsele,

paventando si concedesse al nemico maggior vitto di quanto

dall'angusto pertugio ordinava gli venisse ministrato in sua

presenza.

Mentre volgeano sì acerbi dì, in tempo che il fiero Duca era lunge

dai Castello, tutto era quiete, e Bianca sola passeggiava sotto il

battuto della torre, e flebilmente cantava, quasi cercasse rapire sè

stessa dai cupi pensieri ove la sospingeva la vista delle

impenetrabili mura in cui crebbe; Anselmo sentendola, e come più

potè, avvicinatosi allo spiraglio da cui ritraea scarsa luce, la

dimandò.--Ah per pietà, chiunque voi siate, essere pietoso che qui

v'aggirate, giacchè non può albergare anima fiera in cuor di donna,

datemi un'arme con che io possa por fine alla tristissima mia vita.

Omai qui ho difetto di pane e di acqua, ed è quasi un dì che son sì

travagliato dalla sete che sento struggermi le viscere. Porgetemi, e

fia l'opera più pia di questo Castello, porgetemi un ferro per

pietà.--

Que' dolorosi accenti discesero in cuore a Bianca, e fu commossa a

tanta miseria: e sovvenendogli qual si fosse chi le parlava, parve

che un'ignota voce la richiamasse a compassione, sicchè superando il

timore di essere scoperta e dell'ira paterna, gli rispose che

attendesse.

Volò alla carcere; colle preci e coi doni tanto si adoprò che ne

sedusse la guardia, sicchè potè da quella picciola fessura offrire

alcun sussidio al prigioniero: a ciò per confortargli l'animo

travagliato unì un biglietto, in cui dicevagli essere figlia di

Stefano bensì, ma non d'egual cuore, l'animava a non ismarrirsi, e

gli dava qualche speranza di salute. Anselmo si ristorò alquanto, e

ottenuto da Bianca con che scrivere, potè significarle i sentimenti

del grato animo suo. Era Anselmo giovane d'alto intelletto, nè lo

studio dell'armi avealo sviato dal coltivare l'ingegno nelle

discipline che gli consentivano le tenebre della sua età: le sue

lettere cercarono il cuore di Bianca, e in lei la compassione erasi

trasformata in tale inquietudine, che ognor la pungea nuovo desìo di

sapere novelle del cavaliere oppresso.

Ogni volta che si mutavano le scolte e veniva a guardia della torre

quella ch'essa avea resa amica, tosto volava a quella dura porta, e

se il padre era assente stava a lungo a racconsolare Anselmo con miti

accenti. Di propria mano gli sporgeva il cibo, e più d'una volta in

quell'angusto forame da cui il prigioniero traeva refrigerio a' suoi

patimenti, strinse la mano pietosa che il sovveniva, e mentre

esprimeale tremando la sua gratitudine, quella di Bianca tremando

essa pure gli accennava, insieme alla pietà, quai nuovi affetti le si

destassero in petto.

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 40 / 120 题