Allorchè Anselmo venne trascinato nella torre, Bianca sbigottita al
suono dell'armi che s'era sparso nel Castello, accorsa alle grida de'
soldati nella stanza per cui passava, vide il giovine bello e
disdegnoso fieramente insultato, e n'ebbe pietà. Fu però gelosa che
il padre non s'avvedesse di questo sentimento che le muoveva il
cuore, poichè si sarebbe tenuta persa. Pensava sempre ai crudi modi
con cui udiva opprimersi lo sventurato straniero, e si dolea di non
potergli prestare alcun soccorso; però nè osava chiederne, nè muovere
accento a svegliare compassione per lui: ben sapea che se l'avesse
tradita un sol sospiro, in un loco ove era ignota la pietà, e avrebbe
provocata la spaventosa ira del padre, e ridestando gelosi sospetti,
accelerata a un tempo la morte dello sventurato.
Anselmo già da molto giaceva nel duro suo carcere, e l'inumano
Stefano iroso perchè vedea tornar vano ogni suo pensiero di nuovi
tradimenti, e il giovinetto rintuzzare con indomito petto l'ira sua,
gli diminuiva ogni dì più il cibo. Quasi meditasse fra que' ceppi
lasciarlo perire di fame, già da alcuni giorni non avea schiusa la
fatale porta, nè permettea che alcuno si attentasse avvicinarsele,
paventando si concedesse al nemico maggior vitto di quanto
dall'angusto pertugio ordinava gli venisse ministrato in sua
presenza.
Mentre volgeano sì acerbi dì, in tempo che il fiero Duca era lunge
dai Castello, tutto era quiete, e Bianca sola passeggiava sotto il
battuto della torre, e flebilmente cantava, quasi cercasse rapire sè
stessa dai cupi pensieri ove la sospingeva la vista delle
impenetrabili mura in cui crebbe; Anselmo sentendola, e come più
potè, avvicinatosi allo spiraglio da cui ritraea scarsa luce, la
dimandò.--Ah per pietà, chiunque voi siate, essere pietoso che qui
v'aggirate, giacchè non può albergare anima fiera in cuor di donna,
datemi un'arme con che io possa por fine alla tristissima mia vita.
Omai qui ho difetto di pane e di acqua, ed è quasi un dì che son sì
travagliato dalla sete che sento struggermi le viscere. Porgetemi, e
fia l'opera più pia di questo Castello, porgetemi un ferro per
pietà.--
Que' dolorosi accenti discesero in cuore a Bianca, e fu commossa a
tanta miseria: e sovvenendogli qual si fosse chi le parlava, parve
che un'ignota voce la richiamasse a compassione, sicchè superando il
timore di essere scoperta e dell'ira paterna, gli rispose che
attendesse.
Volò alla carcere; colle preci e coi doni tanto si adoprò che ne
sedusse la guardia, sicchè potè da quella picciola fessura offrire
alcun sussidio al prigioniero: a ciò per confortargli l'animo
travagliato unì un biglietto, in cui dicevagli essere figlia di
Stefano bensì, ma non d'egual cuore, l'animava a non ismarrirsi, e
gli dava qualche speranza di salute. Anselmo si ristorò alquanto, e
ottenuto da Bianca con che scrivere, potè significarle i sentimenti
del grato animo suo. Era Anselmo giovane d'alto intelletto, nè lo
studio dell'armi avealo sviato dal coltivare l'ingegno nelle
discipline che gli consentivano le tenebre della sua età: le sue
lettere cercarono il cuore di Bianca, e in lei la compassione erasi
trasformata in tale inquietudine, che ognor la pungea nuovo desìo di
sapere novelle del cavaliere oppresso.
Ogni volta che si mutavano le scolte e veniva a guardia della torre
quella ch'essa avea resa amica, tosto volava a quella dura porta, e
se il padre era assente stava a lungo a racconsolare Anselmo con miti
accenti. Di propria mano gli sporgeva il cibo, e più d'una volta in
quell'angusto forame da cui il prigioniero traeva refrigerio a' suoi
patimenti, strinse la mano pietosa che il sovveniva, e mentre
esprimeale tremando la sua gratitudine, quella di Bianca tremando
essa pure gli accennava, insieme alla pietà, quai nuovi affetti le si
destassero in petto.