Sedeva nei campi il pampinoso autunno, e tripudiava la vendemmia sul
colle: Girani propose che que' di Nebiolo scendessero pel ricolto
dell'uve a Mancapane, onde egli poi co' suoi parenti convenire nella
stessa occasione su quel poggio, siccome in fatto seguì.
Venne la Marcellina co' genitori al tetto di Girani: ivi si festeggiò
la vendemmia e poi si menò sull'aja la carola della campestre
innocenza. La figlia di Nebiolo per la seconda volta vide splendere
la festa, e sebbene non avesse mai ballato che co' fanciulli della
natale collina, nella rozza sua danza fu sì seducente che riscosse
gli applausi e piacque.
Alla dimane vennero que' di Mancapane a Nebiolo, e quel giorno parve
destinato a far parte ai congiunti ed agli amici che Marcellina era
fidanzata a Girani. Mentre racimolavano gli altri, la fanciulla
preparava il semplice pranzo e s'imbandì il desco sotto l'ombroso
castagneto vicino. Eranvi tutti i provetti di Nebiolo d'ambo i sessi,
e i congiunti dello sposo: ricordava quella mensa fra le frescure del
bosco la festa del Monte, e fra gli applausi e gli evviva suonarono
ognora i nomi degli amanti.
Poichè fu spento il desio del cibo, chi ragionava delle cose vedute
nelle città, chi la lor vita con quella dei signori paragonando,
esaltava la semplicità della propria; chi richiamava le cose passate,
e d'uno in altro ragionamento trapassando, si ricordò qual fosse un
dì l'umile colle ove sedevano. Allora Marcellina ricercò il padre,
perchè sempre si fosse rifiutato a narrarle per qual maniera il loro
eremitaggio da dovizioso e rinomato si trasformasse in poche capanne:
affermando gli altri, che il racconto esser dovea bello e fiero,
anche Girani venne nel desiderio di sentirlo.
Giovanni le rispose ciò seguire, perchè mal si conveniva
all'innocenza di una fanciulla; ma omai che era sposa esserle lecito
di udirlo.--È acerba al certo e dolente la storia de' nostri
maggiori; ma giacchè questo dì è pur consacrato al riposo, finchè più
alte s'innalzino l'ombre, mentre il calore del giorno è vinto dalla
freschezza della vicina sera, e grato è qui pur lo starsi; a voi la
narri il cieco, cui se tace la luce del sole, chiara è la ricordanza
delle passate età. Noi qui assisi sull'erba, silenziosi beremo il
suono delle sue parole, come si ode sull'alba il canto dell'usignuolo
fra l'ombre del bosco.--