§ 5. — Forme principali e proprietà generali degli elementi psichici.
1. Poichè tutti i dati psichici dell’esperienza sono di natura
complessa, gli _elementi psichici_, in quanto parti assolutamente
semplici ed indecomponibili del fatto psichico, sono i prodotti,
di un’analisi ed astrazione, la quale diviene solo possibile perciò
che gli elementi sono realmente collegati gli uni agli altri in modi
diversi. Se si trova l’elemento _a_ in un primo caso cogli elementi _b,
c, d_.... in un secondo con _b’, c’, d’_ e così via, quell’elemento,
pel fatto che nessuno degli elementi _b, b’, c, c’_ è costantemente
legato ad _a_, può essere astratto da tutti quelli. Se noi, ad
es., udiamo un suono semplice di una certa altezza ed intensità, lo
possiamo riferire ora a questa, ora a quella direzione dello spazio,
e possiamo insieme udire ora questo, ora quest’altro suono. Non
essendovi nè una direzione costante nello spazio, nè un costante suono
d’accompagnamento, è possibile astrarre da queste parti variabili, così
che il singolo suono rimanga solo come elemento psichico.
2. Ai _due_ fattori, onde consta l’esperienza immediata, un contenuto
oggettivo dell’esperienza e il soggetto senziente, secondo il § 1
(2), corrispondono _due specie di elementi psichici_, i quali si
ottengono come prodotti dell’analisi psichica. Gli elementi del
contenuto oggettivo dell’esperienza diciamo _elementi di sensazione_,
o semplicemente _sensazioni_: ad es. un suono, una certa sensazione di
caldo, di freddo, di luce, ecc. In ogni caso si fa astrazione da tutti
i legami di questa sensazione colle altre, non meno che dall’ordine
spaziale o temporale della medesima. Gli elementi soggettivi diciamo
invece _elementi sentimentali_ o _sentimenti semplici_; esempi di
tali elementi sentimentali sono: il sentimento che si accompagna ad
una sensazione di luce, di suono, di gusto, d’olfatto, di caldo, di
freddo, di dolore; oppure i sentimenti che vanno uniti alla vista di un
oggetto piacevole o spiacevole, che sono nello stato dell’attenzione,
nel momento di un atto volitivo, e così via. Tali sentimenti semplici
sono per doppio riguardo prodotti dell’astrazione: ogni sentimento è
al tempo stesso non solo legato ad elementi rappresentativi, ma anche
parte di un processo psichico, che si svolge in un certo tempo, durante
il quale il sentimento muta da un momento all’altro.
3. Consistendo i veri contenuti psichici dell’esperienza di
combinazioni varie fra elementi sensibili e sentimentali, il carattere
specifico dei singoli processi psichici è fondato per massima parte non
sulla natura di quegli elementi, ma piuttosto sulle loro combinazioni
in formazioni psichiche composte. Così, ad es., le rappresentazioni
di oggetti spazialmente estesi, una serie temporale di sensazioni,
un’emozione, un atto volitivo sono forme _speciali_ della esperienza
psichica, le quali però, come tali, non sono già date immediatamente
con gli elementi sensibili e sentimentali, come, ad es., le proprietà
chimiche dei corpi composti non possono essere determinate, per quanto
si enumerino le proprietà degli elementi chimici. Proprietà _specifica_
e natura _elementare_ di processi psichici sono pertanto due concetti
tutt’affatto diversi l’uno dall’altro. Ogni elemento psichico
è un contenuto specifico dell’esperienza, ma non ogni contenuto
dell’esperienza immediata è egualmente un elemento psichico. Così le
rappresentazioni spaziali e temporali, l’emozioni, le azioni volitive
sono processi specifici, ma non elementari. Alcuni elementi hanno,
è ben vero, la proprietà di apparire solo in formazioni psichiche
di specie determinata, ma siccome queste contengono regolarmente
anche altri elementi, la speciale natura delle formazioni può essere
dedotta non dalle proprietà astratte degli elementi, ma soltanto dalla
loro maniera di collegarsi. Noi riferiamo, per es., una momentanea
sensazione di suono sempre ad un certo istante; ma poichè questa
percezione dell’istante dipende dalle relazioni alle altre sensazioni
precedenti e seguenti, lo speciale carattere delle rappresentazioni
temporali non può essere fondato sulla singola sensazione di suono
isolatamente pensata, ma soltanto su quella connessione. Così pure
un’emozione come la collera, o un processo volitivo contengono certi
sentimenti semplici, che non appaiono in nessun’altra forma psichica;
quindi ciascuno di questi processi è un composto, perchè esso ha un
decorso nel tempo, nel quale determinati sentimenti si seguono con una
certa regolarità, e appunto tutta questa serie di sentimenti è ciò che
caratterizza il processo stesso.
4. Le sensazioni e i sentimenti semplici mostrano e proprietà comuni
e differenze caratteristiche. Una proprietà comune ai due elementi
è di avere ciascuno d’essi _due parti determinative_; noi diciamo
_qualità_ e _intensità_ queste due parti determinative inscindibili
di ogni elemento. Ogni sensazione semplice, ogni sentimento semplice
ha una certa proprietà qualitativa, che li denota di fronte a tutte
le altre sensazioni, a tutti gli altri sentimenti: questa proprietà
è sempre data con una certa intensità; noi distinguiamo i diversi
elementi psichici dalla qualità; percepiamo invece l’intensità come
il valore di grandezza appartenente a uno speciale elemento in un
caso concreto. Le nostre _denominazioni_ degli elementi psichici
si riferiscono esclusivamente alla qualità di esse; perciò noi
distinguiamo le sensazioni, come bleu, giallo, caldo, freddo, ecc.,
e i sentimenti, come serio, allegro, triste, depresso, melanconico,
ecc. Esprimiamo invece le differenze d’intensità degli elementi
psichici sempre per mezzo delle stesse indicazioni di grandezza, come
debole, forte, mediocremente forte, molto forte, ecc. In ambedue i
casi queste espressioni sono concetti generali, che servono a un primo
ordinamento superficiale degli elementi, ciascuno dei quali abbraccia
generalmente un numero illimitatamente grande di elementi concreti. La
lingua si è foggiata in modo relativamente completo queste distinzioni
delle qualità delle sensazioni semplici, soprattutto dei colori e
dei suoni. Invece le denominazioni delle qualità dei sentimenti e dei
gradi d’intensità sono rimaste di gran lunga addietro. Talora oltre
l’intensità e la qualità si distingue anche l’essere chiaro od oscuro,
distinto o confuso[5]; ma poichè queste proprietà, come più sotto
sarà dimostrato (§ 15, 4), sorgono sempre solo dalla combinazione di
formazioni psichiche, non possono essere considerate come proprietà
degli elementi psichici.
5. Ogni elemento, essendo costituito di due parti, della qualità e
dell’intensità, possiede nel campo della sua qualità un certo _grado
d’intensità_, che si può pensare portato per una continua graduazione a
un qualunque altro grado d’intensità dello stesso elemento qualitativo.
Ma una tale graduazione è possibile solo in due direzioni, delle
quali indichiamo una come _accrescimento_, l’altra come _diminuzione_
dell’intensità. I gradi dell’intensità di ogni elemento qualitativo
formano così un’unica dimensione, nella quale da ogni punto si può
muovere in due direzioni opposte, allo stesso modo che da un punto
qualsiasi di una linea retta. E possiamo esprimere questa proprietà
colla seguente proposizione: _i gradi d’intensità di ogni elemento
psichico costituiscono un continuo in linea retta_. Diciamo _i punti
estremi_ di questo continuo nel caso delle sensazioni _sensazione
minima e massima_ e nel caso dei sentimenti _sentimento minimo e
massimo_.
Di fronte a questo uniforme modo di comportarsi dell’intensità,
le _qualità_ presentano proprietà varianti. Anche ogni qualità può
certamente essere ordinata in un continuo tale, che da un determinato
punto di esso si possa giungere ad un altro punto qualunque del
medesimo per passaggi ininterrotti. Ma questi continui delle qualità,
che noi possiamo indicare come _sistemi delle qualità_, mostrano
differenze tanto nella varietà delle loro gradazioni, quanto nel numero
delle direzioni in esse possibili. Pel primo rapporto noi possiamo
distinguere sistemi di qualità _uniformi_ o _varî_, pel secondo
sistemi _ad una dimensione_ ed _a più dimensioni_. In un sistema
di qualità uniformi sono soltanto possibili delle differenze così
piccole, che generalmente non si sentì alcun bisogno pratico di una
distinzione linguistica tra le diverse qualità. Epperò noi distinguiamo
qualitativamente solo _una_ sensazione di pressione, di caldo, di
freddo, di dolore, soltanto _un unico_ sentimento dell’attenzione,
dell’attività, ecc.; mentre ognuna di queste qualità è possibile in
molti gradi diversi d’intensità. Da ciò non si deve conchiudere che in
ciascuno di questi sistemi sia data soltanto una qualità; piuttosto
pare che in questi casi la varietà delle qualità sia soltanto più
limitata, cosicchè il sistema, se ce lo rappresentassimo in forma
sensibile nello spazio, non sarebbe mai ridotto ad un punto. Le
sensazioni di pressione, ad es., mostrano senza dubbio per le diverse
parti della pelle piccole differenze qualitative, le quali però sono
tuttavia abbastanza grandi, perchè si possa nettamente distinguere ogni
parte della pelle da un’altra sufficientemente lontana da essa. Invece
differenze, come quelle per il contatto di un corpo ottuso od acuto,
ruvido o liscio, non devono certo essere considerate come differenze
qualitative, perchè esse si fondano sempre su un maggior numero di
sensazioni contemporaneamente presenti, dalle cui diverse connessioni
in formazioni psichiche composte nascono quelle impressioni.
Da questi sistemi uniformi si distinguono i sistemi _varî_ di quantità,
per ciò che essi racchiudono un maggior numero di elementi chiaramente
differenziabili, fra i quali sono possibili passaggi continui. A questa
classe appartengono, fra i sistemi di sensazioni, il sistema dei suoni,
quello dei colori, i sistemi del gusto e dell’olfatto; fra i sistemi
dei sentimenti, quelli che costituiscono il complemento soggettivo dei
sistemi di sensazioni sopra considerati, i sistemi dei sentimenti di
suono, dei sentimenti dei colori e così via, e oltre a ciò sentimenti
probabilmente numerosi che, legati senza dubbio oggettivamente a
stimoli complessi, sono, come sentimenti, di natura semplice, così, ad
es., i sentimenti vari di armonia e di disarmonia corrispondenti alle
diverse combinazioni di suoni. Fino ad ora soltanto in alcuni sistemi
di sensazioni è possibile affermare con sicurezza le differenze del
_numero di dimensioni_; così, ad es., il sistema di suoni è un sistema
ad una dimensione; il solito sistema dei colori, che comprende i colori
coi loro passaggi al bianco, un sistema a due dimensioni; l’intero
sistema delle sensazioni di luce, il quale contiene i toni oscuri di
colore e i passaggi al nero, un sistema di sensazioni a tre dimensioni.
6. Se per i rapporti fin qui mentovati, le sensazioni ed i sentimenti
presentano in generale comportamenti analoghi, pur differiscono
ambedue in alcune proprietà essenziali, che hanno la loro ragione
nell’immediata relazione della sensazione all’oggetto, dei sentimenti
al soggetto.
1) Gli elementi della sensazione presentano, se essi vengono variati
dentro una medesima dimensione qualitativa, _pure differenze di
qualità_, che sono sempre nel tempo stesso _differenze della stessa
direzione_; se poi in questa direzione raggiungono i limiti possibili,
diventano _differenze massime_. Sono differenze massime, ad es., nella
serie delle sensazioni di colore: rosso e verde, o bleu e giallo;
nella serie dei suoni: il tono più alto e più basso udibili, le quali
tutte sono al tempo stesso differenze pure di qualità. Ogni elemento
sentimentale invece muta, se viene continuatamente e gradatamente
variato nell’ordine delle sue qualità, cosicchè passa a poco a poco in
un _sentimento di qualità tutt’affatto opposta_. Ciò appare in modo
evidentissimo in quegli elementi sentimentali, che sono regolarmente
congiunti a sensazioni determinate, come, ad es., un sentimento
di suono, di colore. Un suono più alto ed uno più basso sono come
sensazioni, differenze che si avvicinano più o meno alle differenze
massime della sensazione di suono; i corrispondenti sentimenti di suono
sono invece dei contrari. Generalmente parlando, le _qualità sensibili_
sono limitate dalle _differenze massime_, le _qualità sentimentali_ dai
_massimi contrarî_. Tra questi massimi contrari è una zona intermedia,
nella quale il sentimento non è più avvertito. Ma spesso questa zona
d’indifferenza non può essere messa in luce, perchè allo sparire di
certi sentimenti semplici, altre qualità sentimentali continuano a
sussistere oppure ne possono anche sorgere di nuove. Quest’ultimo caso
avviene soprattutto, quando il passaggio del sentimento nella zona
d’indifferenza dipende da una modificazione della sensazione; così,
ad es., nei toni medi della scala musicale spariscono i sentimenti
che corrispondono ai toni alti e bassi, ma i toni medi stessi hanno
una qualità sentimentale, che sorge solo distintamente collo sparire
di quei contrari. Questo trova la sua spiegazione nel fatto, che il
sentimento corrispondente ad una certa qualità sensoria è per solito
parte di un sistema composto di sentimenti, nel quale esso appartiene
contemporaneamente a diverse direzioni sentimentali. Così la qualità
sentimentale di un suono di una certa altezza sta non solamente nella
direzione dei sentimenti di altezza, ma anche in quella dei sentimenti
d’intensità e infine nelle diverse dimensioni, secondo le quali i
suoni possono essere ordinati in rapporto al loro carattere sonoro. Un
suono di altezza ed intensità media può trovarsi, per quanto riguarda
i sentimenti di altezza e d’intensità, nella zona d’indifferenza, pur
essendo il sentimento del suono molto pronunciato. Il movimento degli
elementi sentimentali attraverso alla zona d’indifferenza può essere
osservato direttamente, solo quando nel tempo stesso si abbia cura di
astrarre dagli altri elementi sentimentali concomitanti. I casi in cui
questi elementi concomitanti spariscono del tutto o quasi, sono appunto
i più favorevoli per la determinazione di quello special modo di essere
dei sentimenti. Quando una zona d’indifferenza prevale senza alcun
perturbamento da parte degli altri elementi sentimentali, noi diciamo
il nostro stato _libero da sentimenti_ e diciamo _indifferenti_ le
sensazioni e le rappresentazioni, che sono presenti in tale caso.
2) Sentimenti di qualità specifica e insieme semplice ed
indecomponibile, si presentano non solamente come complementi
soggettivi di sensazioni semplici, ma anche come concomitanze
caratteristiche di rappresentazioni composte o di processi
rappresentativi complessi. V’è, ad esempio, non solo un sentimento
semplice di suono, che varia coll’altezza e l’intensità del suono,
ma anche un sentimento d’armonia che, considerato come sentimento,
è egualmente indecomponibile e varia col carattere degli accordi.
Ulteriori sentimenti, che possono essere ancora di varia natura,
sorgono dalla serie melodica dei suoni e anche qui ogni singolo
sentimento, per sè solo considerato in un dato momento, appare come
unità indivisibile. Donde segue che i sentimenti semplici sono assai
più vari e numerosi delle sensazioni semplici.
3) La varietà delle sensazioni pure si distingue in una quantità di
sistemi separati gli uni dagli altri, fra gli elementi dei quali non
hanno luogo relazioni qualitative. Le sensazioni che appartengono a
sistemi diversi sono dette anche _disparate_. In tal senso un suono
ed un colore, una sensazione di caldo e di pressione, insomma due
sensazioni qualsivogliano, fra le quali non siano passaggi continui di
qualità, sono disparate. In base a questo criterio ciascuno dei quattro
sensi speciali (olfatto, gusto, udito e vista) rappresenta un sistema
di sensazione in sè chiuso, disparato da ogni altro campo del senso
ma vario, mentre il senso generale (senso del tatto) racchiude in sè
stesso quattro sistemi uniformi di sensazioni (sensazione di pressione,
di caldo, di freddo, di dolore). All’opposto, tutti i sentimenti
semplici costituiscono una varietà unica e connessa, poichè non v’ha
alcun sentimento dal quale non si possa riuscire ad un altro sentimento
qualunque, attraverso i gradi intermedi e le zone d’indifferenza.
Benchè anche qui sia possibile distinguere alcuni sistemi, gli elementi
dei quali siano fra loro più strettamente collegati, come, ad es.,
il sistema del sentimento di colore, dei sentimenti di suono, dei
sentimenti d’armonia, dei sentimenti ritmici ed altri simili; pure
questi sentimenti non sono assolutamente chiusi in sè, ma trovano
relazioni ora di affinità, ora di opposizione cogli altri sistemi.
Così, ad es., il sentimento piacevole di una sensazione moderata di
caldo, il sentimento dell’armonia musicale, il sentimento dell’attesa
soddisfatta ed altri, per quanto grande possa essere la loro
differenza qualitativa, si mostrano affini in ciò, che noi riconosciamo
applicabili ad essi tutti la generale designazione di “sentimenti di
piacere„. Ancora più strette relazioni troviamo tra alcuni singoli
sistemi di sentimenti, ad es., tra i sentimenti di suono e di colore,
nei quali i suoni bassi paiono affini alle qualità oscure di luce, gli
alti alle chiare. Quando per lo più attribuiamo anche alle sensazioni
una certa affinità, non facciamo verosimilmente che trasferire ad esse
le affinità esistenti tra i sentimenti che le accompagnano.
Questo terzo carattere dimostra decisamente che l’origine dei
sentimenti è _unica_, all’opposto delle sensazioni, le quali si basano
su una moltiplicità di condizioni diverse e in parte isolabili le
une dalle altre. Così pure la relazione immediata dei sentimenti al
soggetto, delle sensazioni agli oggetti porta alla stessa differenza,
basandosi sulla contrapposizione del soggetto come unità agli oggetti,
come moltiplicità.
6_a_. Le espressioni “sensazione„ e “sentimento„ hanno
ora per la prima volta ottenuto nella nuova psicologia quel
significato che qui sopra definimmo. Nella vecchia letteratura
psicologica esse erano distinte in modo diffettoso e persino
scambiate l’una per l’altra; e oggi ancora dai fisiologi
alcune sensazioni, specialmente quelle del tatto e degli organi
interni, sono indicate come sentimenti, epperò il senso tattile
stesso come “senso sentimentale„. Se questo può corrispondere
all’originario significato verbale Fühlen = Tasten[6], pure tale
confusione avrebbe dovuto essere evitata, dopo che fu introdotta
quell’opportuna distinzione nel significato delle due parole.
Inoltre la parola “sensazione„ è usata anche dai psicologici
non solo per le qualità semplici, ma altresì per le composte,
come, ad es., per accordi, per rappresentazioni spaziali o
temporali. Ma siccome noi per queste forme complesse abbiamo già
l’espressione pienamente appropriata di “rappresentazione„, è
più opportuno limitare il concetto di sensazione alle qualità
sensorie psicologicamente semplici. Talora si volle anche
restringere il concetto di sensazione a quegli eccitamenti che
provengono direttamente da stimoli di senso esterni. Ma essendo
questa circostanza irrilevante per la proprietà psicologica
della sensazione, tale ulteriore limitazione del concetto non è
giustificabile.
La distinzione concreta delle sensazioni e dei sentimenti
è essenzialmente convalidata dall’esistenza della zona
d’indifferenza dei sentimenti. Così pure con questo rapporto della
graduazione fra i diversi e della graduazione fra i contrari,
è connessa la proprietà che hanno i sentimenti di essere gli
elementi di gran lunga più variabili della nostra esperienza
immediata. Appunto da questa natura mutevole del sentimento, che
appena permette di mantenere uno stato sentimentale in una qualità
o intensità invariata, dipendono anche le grandi difficoltà alle
quali si va incontro nell’indagine esatta dei sentimenti.
Poichè le sensazioni appartengono ad ogni contenuto
dell’esperienza immediata e i sentimenti invece possono in
certi casi estremi sparire a causa della loro oscillazione
attraverso ad una zona d’indifferenza, si capisce che noi possiamo
astrarre nelle sensazioni dai sentimenti concomitanti e non mai
all’opposto in questi da quelle. Di qui facilmente la falsa idea,
che le sensazioni siano le cause dei sentimenti, o l’altra,
che i sentimenti siano uno speciale genere di sensazione. La
prima di queste opinioni è inammissibile, perchè gli elementi
sentimentali non devono essere derivati dalle sensazioni come
tali, ma soltanto dal comportamento del soggetto; imperocchè anche
in diverse condizioni soggettive una medesima sensazione può
essere accompagnata da sentimenti diversi. La seconda opinione
è insostenibile, perchè da un lato l’immediata relazione della
sensazione al contenuto oggettivo dell’esperienza, dei sentimenti
al soggetto e dall’altro le proprietà della graduazione fra
differenze massime e fra massimi contrari, costituiscono diversità
essenziali. Dopo ciò sensazione e sentimento, in quanto fattori
oggettivi e soggettivi spettanti ad ogni esperienza psicologica,
devono essere considerati come elementi reali ed egualmente
essenziali del processo psichico, i quali stanno sempre fra
loro in rapporti. Ma poichè in questi rapporti reciproci si
mostrano più costanti gli elementi di sensazione, i quali possono
essere isolati per mezzo dell’astrazione solo col sussidio della
relazione ad un oggetto esterno, si deve necessariamente partire
dalle sensazioni per la ricerca delle proprietà di ambedue le
speci di elementi. Le sensazioni semplici, nello studio delle
quali si astrae dagli elementi sentimentali che le accompagnano,
sono indicate come _sensazioni pure_. È evidente che non è
possibile parlare in egual senso di sentimenti puri, perchè anche
i sentimenti semplici non possono mai essere pensati sciolti
dalle sensazioni concomitanti o dalle combinazioni di esse. E
qui ritorna opportuna la seconda delle note differenziali sopra
spiegate (pag. 27).
§ 6. — Le sensazioni pure.
1. Il concetto di “sensazione pura„ presuppone in base al § 5 una
doppia astrazione: 1) l’astrazione dalle rappresentazioni nelle quali
la sensazione si presenta; 2) l’astrazione dai sentimenti semplici, coi
quali essa è legata. Le sensazioni pure così definite formano una serie
di sistemi qualitativi disparati e ciascuno di questi sistemi, come
quello delle sensazioni di pressione o delle sensazioni di suono, di
luce, è un continuo uniforme o vario (§ 5, 5), che, in sè chiuso, non
mostra possibile alcun passaggio ad uno degli altri sistemi.
2. _Il sorgere delle sensazioni_, come l’esperienza fisiologica
c’insegna, è regolarmente legato a certi processi fisici, i quali
hanno la loro origine parte nel mondo esterno che circonda il nostro
corpo, parte in certi organi del nostro corpo; questi processi, con
una espressione tolta a prestito dalla fisiologia, diciamo _stimoli
del senso_ o _stimoli della sensazione_. Se lo stimolo consiste in un
processo del mondo esterno, noi lo diciamo _fisico_, e se consiste
invece in un processo che ha luogo nel nostro corpo, lo diciamo
_fisiologico_. Gli stimoli fisiologici possono distinguersi in
_periferici_ e _centrali_, a seconda che essi consistono in processi
che avvengono nei diversi organi corporei all’infuori del cervello o
in processi che si svolgono nel cervello stesso. In numerosi casi una
sensazione è accompagnata da tutti questi tre processi di stimolo; ad
es., un’azione luminosa esterna agisce come stimolo fisico sull’occhio;
in questo e nel nervo visivo sta un eccitamento fisiologico periferico,
e nelle terminazioni del nervo ottico, situate in alcune parti del
cervello medio (corpora quadrigemina) e nelle regioni più interne della
corteccia cerebrale (regione occipitale), un eccitamento fisiologico
centrale. In molti casi però l’eccitamento fisico può mancare, mentre
il fisiologico persiste nelle sue due forme: ad es., se noi, in seguito
a un violento movimento dell’occhio, percepiamo uno sprazzo luminoso;
in altri casi può essere solo lo stimolo centrale: se noi, ad es., ci
ricordiamo di un’impressione luminosa antecedentemente avuta. Pertanto
l’eccitamento centrale è il solo che accompagni costantemente la
sensazione. Lo stimolo periferico deve collegarsi al centrale, e quello
fisico così allo stimolo fisiologico periferico come al centrale,
perchè la sensazione sorga.
3. L’evoluzione fisiologica fa credere verosimile che la
separazione dei diversi sistemi di sensazione sia avvenuta nel corso
dell’evoluzione. L’organo di senso nelle sue origini primissime è
lo stesso involucro del corpo, insieme agli organi interni capaci
di sensazioni. Gli organi del gusto, dell’olfatto, dell’udito,
della vista sorgono invece solo più tardi come differenziazioni
dell’involucro corporeo. Si può pertanto congetturare che anche i
sistemi dì sensazioni rispondenti a quegli organi speciali, siano
sorti dai sistemi di sensazioni del senso generale: dalle sensazioni
di pressione, di caldo, di freddo; e sì può anche pensare che negli
animali inferiori alcuni dei sistemi di qualità ora decisamente
distinti stessero fra loro più vicini. Fisiologicamente la natura
originaria del senso esterno si manifesta in ciò, che in esso si
trovano o nessun’affatto o soltanto deboli disposizioni al trasporto
dello stimolo ai nervi di senso. Infatti gli stimoli di pressione, di
temperatura, di dolore possono dar luogo a sensazioni su parti della
pelle, per le quali nessuno speciale apparato terminale potè sino ad
ora essere dimostrato, malgrado le indagini diligenti. Ai punti più
sensibili per la sensazione di pressione vi sono speciali apparati
riceventi (corpuscoli tattili, clave terminali, corpuscoli di Vater),
ma la natura di questi apparati è tale che essi probabilmente non fanno
che favorire il trasporto meccanico dello stimolo di pressione alle
terminazioni nervose. Speciali apparati riceventi non sono ancora stati
trovati per gli stimoli caldi, freddi e dolorifici.
Invece negli organi di senso speciali sviluppatisi più tardi, noi
troviamo dappertutto larghe disposizioni, le quali non solo permettono
un opportuno trasporto dello stimolo al nervo di senso, ma in
generale producono anche _trasformazioni fisiologiche_ dei processi di
stimolazione; trasformazioni che sembrano essere necessarie al sorgere
delle qualità proprie delle sensazioni. Però i singoli sensi presentano
sotto questi rapporti comportamenti diversi.
Sembra specialmente che nell’_organo dell’udito_ gli apparati riceventi
non abbiano affatto la stessa importanza che nell’organo dell’olfatto,
del gusto e della vista. Nel grado infimo del suo sviluppo, l’apparato
uditivo consiste in una vescichetta, che racchiude una o alcune piccole
pietruzze (otoliti) e sulla cui parete si spande un fascio di nervi.
Le otoliti sono poste dalle onde sonore in oscillazioni che devono
agire, come un rapido succedersi di deboli stimoli di pressione, sui
filamenti del fascio nervoso. Per quanto evoluto, l’organo uditivo
degli animali superiori si riporta, nella sua disposizione essenziale,
a questo tipo di un semplicissimo apparato uditivo. Nella chiocciola
dell’uomo e degli animali superiori i nervi uditivi riescono a una
piramide perforata da numerosi e fini canali, e poi, attraverso pori
rivolti verso la cavità della chiocciola, vanno a spandersi in una
membrana, la quale attraversa la cavità in avvolgimenti spirali,
è fortemente tesa e gravata da alcuni archi rigidi (gli organi di
Corti). Questa membrana, detta la membrana basilare, dovendo per leggi
acustiche entrare in vibrazione tosto che le onde sonore colpiscono
l’orecchio, compie, a quanto pare, lo stesso ufficio che spetta alle
pietruzze in quella forma infima di organo uditivo. Ma qui intervenne
anche un’altra modificazione, la quale serve pure a spiegare lo
prodigiose differenziazioni dei sistemi di sensazioni. Quella membrana
basilare della chiocciola ha nelle sue diverse parti un diametro
diverso, diventando essa più larga dalla base al vertice del canale
della chiocciola. Essa si comporta pertanto come un sistema di corde
tese di diversa lunghezza e, poichè in un tale sistema, in eguali
condizioni, le corde più lunghe sono destinate ai toni più bassi e le
più corte ai toni più alti, il medesimo fatto si può supporre per le
diverse parti della membrana. Mentre noi possiamo congetturare che il
sistema di sensazione corrispondente ai più semplici organi uditivi
muniti di otoliti, sia un sistema uniforme analogo al nostro sistema
di sensazioni di pressione; la differenziazione speciale di questo
apparato della chiocciola negli animali superiori spiega l’evolversi di
quel sistema originariamente uniforme in un sistema vario. Tuttavia la
natura dell’apparato ricevente rimane pur sempre la medesima, poichè
esso, tanto nella sua forma più semplice quanto nella più perfetta, è
adatto a un _trasporto_ dello stimolo fisico ai nervi dei sensi quanto
è più possibile completo, ma in nessun modo ad una trasformazione di
questo stimolo. E ciò è confermato anche dall’osservazione che, come
le sensazioni di pressione possono essere determinate da punti della
pelle tali che manchino di speciali apparati riceventi, così in certi
animali, nei quali le condizioni di trasporto sonoro sono specialmente
favorevoli, ad es., negli uccelli, le onde sonore vengono portate ai
nervi sensori e sentite anche dopo la asportazione di tutto l’apparato
uditivo col suo specifico apparato ricevente.
I _sensi dell’olfatto, del gusto e della vista_ diversificano
essenzialmente nel loro modo di comportarsi dal senso dell’udito.
In essi sono disposizioni fisiologiche che rendono impossibile
un’azione diretta dello stimolo sui nervi di senso, perchè fra i due
si inseriscono apparati speciali, nei quali lo stimolo esterno porta
modificazioni, che sono i veri stimoli eccitanti i nervi sensori.
Questi apparati sono, nei tre organi sunnominati, tessuti superficiali
trasformati in modo speciale, dei quali un’estremità è accessibile
allo stimolo e l’altra va in una fibra nervosa. Tutto ciò fa credere
che in tal caso gli apparati riceventi siano non semplici apparati di
trasporto, ma _apparati di trasformazione_ dello stimolo. In questi tre
casi la trasformazione è verosimilmente _chimica_, poichè nel senso del
gusto e dell’olfatto gli esterni eccitamenti chimici, nel senso della
vista invece gli eccitamenti luminosi, determinano azioni chimiche nel
tessuto dell’organo, le quali agiscono poi come i veri stimoli sensori.
Epperò si contrappongono questi tre sensi come sensi _chimici_, ai
sensi della pressione o dell’udito come sensi _meccanici_; in quali
di queste due classi le sensazioni di caldo e freddo debbano essere
comprese, non è ancora possibile determinare con sicurezza. Una prova
della relazione diretta tra lo stimolo e la sensazione nei sensi
meccanici, o della indiretta nei sensi chimici, sta in ciò che nei
primi la sensazione si mantiene un tempo assai breve dopo uno stimolo
esterno, mentre nei secondi perdura assai più a lungo. Così, ad es.,
in una rapida serie di stimoli di pressione o soprattutto sonori, ci
è possibile distinguere tra loro assai nettamente i singoli stimoli;
all’opposto le impressioni luminose, gustative od olfattive si
confondono anche quando si succedono con una rapidità moderata.
4. Poichè gli stimoli, nelle due forme periferica e centrale, sono
fenomeni fisici che accompagnano regolarmente i processi psichici
elementari, le sensazioni, facilmente sorse naturale l’idea di
determinare certe relazioni fra queste due serie di processi. La
fisiologia, nell’intento di sciogliere questo problema, era solita
considerare le sensazioni come gli effetti degli stimoli fisiologici,
ma al tempo stesso ammetteva essere in questo caso impossibile il
trarre una vera spiegazione dell’effetto dalla sua causa; doversi
limitare all’affermazione della costanza di relazione tra certe cause,
stimoli, e certi effetti, sensazioni. Ora si trova che in molti casi
stimoli diversi, agendo sugli stessi apparati fisiologici riceventi,
determinano sensazioni qualitativamente eguali; si hanno, ad es.,
sensazioni luminose, quando si stimoli meccanicamente od elettricamente
l’occhio. Generalizzando questo risultato, si giunse alla proposizione
che ciascun singolo elemento ricevente di un organo di senso e ogni
fibra nervosa sensoria insieme alla sua terminazione centrale siano
capaci di una sola qualità saldamente determinata per una singola
sensazione; epperò le varietà delle qualità di sensazioni sia prodotta
dalla varietà di quegli elementi fisiologici di diversa energia
specifica.
Questa proposizione che si suole indicare come “legge dell’energia
specifica„, lasciando da parte che essa riconduce le cause delle
varie differenze delle sensazioni semplicemente ad una qualità occulta
degli elementi fisiologici di senso e nervosi, è insostenibile per tre
ragioni.
1) Essa sta in contraddizione coll’evoluzione fisiologica dei sensi.
Se, come dobbiamo ritenere secondo questa evoluzione, molteplici
sistemi di sensazioni sono derivati da altri originariamente più
semplici e uniformi, anche gli elementi fisiologici devono essere
variabili; ma questo è solo possibile nel senso che essi vengano
modificati dagli stimoli che agiscono su di essi. Epperò resta incluso
che gli elementi di senso determinano le qualità delle sensazioni
solo secondariamente, cioè in conseguenza della proprietà che esse
acquistano per i processi d’eccitamento ad essi dirizzati. Ma che gli
elementi sensibili in un corso di tempo abbastanza lungo subiscano
modificazioni più intime, le quali dipendano dalla natura degli stimoli
che li colpiscano, è solo possibile, quando il processo fisiologico
d’eccitamento negli elementi sensibili varii in qualsiasi grado colla
qualità dello stimolo.
2) La proposizione dell’energia specifica contraddice al fatto che nei
numerosi domini di senso, alla varietà delle qualità di sensazione non
corrisponde una eguale varietà degli elementi fisiologici del senso
stesso. Così da un unico punto della retina possono essere suscitate
tutte le sensazioni di luce e di colore. Egualmente non troviamo
affatto nell’organo dell’olfatto e in quello del gusto forme alcune
manifestamente diverse di elementi di senso, e vediamo nondimeno parti
pur limitate di queste superfici sensibili determinare una varietà di
sensazioni, che sopratutto nell’olfatto è straordinariamente grande.
Anche in quei casi, nei quali vi è ragione di ammettere che sensazioni
veramente diverse per qualità nascono in diversi elementi di senso, ad
es., nel senso dell’udito, anche in questi casi la conformazione degli
apparati di senso dimostra che queste differenze non si riducono ad una
proprietà delle fibre nervose o di speciali elementi di senso, ma hanno
il loro primo fondamento nei modi speciali di disposizione. Se nella
chiocciola dell’udito le diverse parti della membrana sono accordate a
suoni diversi, naturalmente anche le diverse fibre del nervo uditivo
sono eccitate da diverse onde sonore; ma questo non dipende da una
proprietà originaria enigmatica delle singole fibre del nervo uditivo,
bensì soltanto dalla natura del loro legame cogli apparati riceventi.
3) I nervi di senso e gli elementi centrali di senso non possono
possedere alcuna energia specifica originaria, perchè dal loro
eccitamento le sensazioni corrispondenti sorgono soltanto quando gli
organi di senso periferici sono stati accessibili almeno per un tempo
sufficientemente lungo agli stimoli di senso adeguati. Ai ciechi nati
e ai nati sordi mancano interamente, come si sa, le qualità di luce e
di suono, anche quando i nervi e i centri sensori sono in tutto formati
sin dall’origine.
Tutto questo ci dice che la differenza della qualità di sensazione
è determinata dalla differenza dei _processi di stimolazione_ che
hanno luogo nell’organo di senso, e che questi processi dipendono,
prima dalla natura degli stimoli _fisici_, poi dalle proprietà degli
apparati riceventi che si formano per l’adattamento a questi stimoli.
Ed in seguito a questo adattamento può avvenire che, se invece dello
stimolo fisico adeguato causante il primitivo adattamento degli
elementi sensitivi, agisce un altro stimolo, si abbia alla fine pur
sempre la sensazione corrispondente allo stimolo adeguato. Però questo
fatto non vale nè per tutti gli stimoli di senso nè per tutti gli
elementi sensitivi. Così ad es., con stimoli di caldo e di freddo non
si può produrre una sensazione di pressione sulla pelle nè alcun’altra
qualità sensibile negli organi speciali di senso. Stimoli meccanici
ed elettrici suscitano sensazioni luminose solo se essi colpiscono la
retina, non se il nervo visivo; egualmente non è possibile con questi
stimoli generali produrre sensazione alcuna di olfatto o di gusto, a
meno che la corrente elettrica determini una scomposizione chimica, per
la quale si formino stimoli chimici adeguati.
5. Dalla proprietà dei processi di stimolazione, fisici e fisiologici,
è impossibile, per la natura stessa della cosa, derivare la proprietà
della sensazione, poichè i processi di stimolazione appartengono
all’esperienza della scienza naturale o mediata, le sensazioni invece
all’esperienza psicologica o immediata; fra le due pertanto non si può
stabilire un’eguaglianza. Ma pur esiste un rapporto reciproco fra le
sensazioni e i processi _fisiologici_ di stimolazione, nel senso che
a sensazioni diverse debbano sempre corrispondere diversi processi di
stimolazione; questa proposizione del _parallelismo tra le differenze
delle sensazioni e le differenze fisiologiche di stimolazione_, è un
principio importante per la dottrina così psicologica come fisiologica
della sensazione. Nella prima lo si applica per ottenere, mediante
volontarie variazioni degli stimoli, certe modificazioni della
sensazione; nella seconda per conchiudere dall’eguaglianza o differenza
delle sensazioni all’eguaglianza o diversità dei processi fisiologici
di stimolazione. Inoltre il medesimo principio costituisce i fondamenti
tanto della nostra esperienza pratica della vita quanto della nostra
conoscenza teorica del mondo esterno.