§ 1. — Còmpito della psicologia.
1. Due sono le definizioni della psicologia, che predominano nella
storia di questa scienza. Secondo l’una, la psicologia è “la scienza
dell’anima„: i processi psichici sono considerati come fenomeni dai
quali si debba conchiudere all’esistenza di una sostanza metafisica,
l’anima. Secondo l’altra definizione, la psicologia è “la scienza
dell’esperienza interna„, e però i processi psichici fanno parte di
uno speciale ordine di esperienza, il quale si distingue senz’altro per
ciò, che i suoi oggetti spettano all’“introspezione„ o, come anche si
dice in contrapposto alla cognizione ottenuta mediante i sensi esterni,
spettano al senso interno.
Nè l’una nè l’altra di queste definizioni risponde allo stato presente
della scienza. La prima, la definizione metafisica, corrisponde
a uno stato, il quale per la psicologia è durato più a lungo
che per gli altri campi del sapere. Ma anche la psicologia lo ha
finalmente superato, da quando essa si è sviluppata in una disciplina
empirica, che lavora con metodi propri, e dacchè le “scienze dello
spirito„[1] sono riconosciute costituire un grande campo scientifico
in contrapposto alle scienze della natura, il quale vuole a sua
base generale una psicologia autonoma, indipendente da ogni teoria
metafisica.
La seconda definizione, l’empirica, la quale vede nella psicologia
una “scienza-dell’esperienza interna„, è insufficiente, perchè può far
nascere l’equivoco, che la psicologia abbia ad occuparsi d’oggetti, i
quali siano generalmente diversi da quelli della così detta esperienza
esterna. Ora è certo che si danno contenuti dell’esperienza, i quali
cadono solo sotto la ricerca psicologica, sì che non hanno riscontro
cogli oggetti e processi di quella esperienza, di cui tratta la
scienza della natura: tali sono i nostri sentimenti, l’emozioni, le
risoluzioni del volere. D’altra parte non v’è alcuno speciale fenomeno
naturale, il quale sotto un diverso punto di veduta, non possa essere
anche oggetto della ricerca psicologica. Una pietra, una pianta, un
suono, un raggio di luce, sono, come fenomeni naturali, oggetti della
mineralogia, della botanica, della fisica, ecc. Ma in quanto questi
fenomeni naturali destano in noi _rappresentazioni_, sono insieme
oggetti della psicologia, la quale cerca dare ragione così della
formazione di queste rappresentazioni e del rapporto loro con altre
rappresentazioni, come dei processi che non si riferiscono ad oggetti
esterni, cioè dei sentimenti e dei movimenti del volere. Un “senso
interno„, il quale, come organo della conoscenza psichica, possa
essere contrapposto ai sensi esterni come organi della conoscenza
della natura, non esiste affatto. Coll’aiuto dei sensi esterni
sorgono tanto le rappresentazioni, delle quali la psicologia cerca
indagare la proprietà, quanto quelle, dalle quali parte lo studio
della natura; e le eccitazioni soggettive che rimangono estranee
alla cognizione naturale delle cose, cioè i sentimenti, l’emozioni e
gli atti volitivi, non sono a noi date per mezzo di speciali organi
percettivi, ma si collegano in noi immediatamente e inseparabilmente
colle rappresentazioni che si riferiscono ad oggetti esterni.
2. Da quanto si è detto, risulta che le espressioni: esperienza
interna ed esterna, non indicano due cose diverse, ma solo due _punti
di vista diversi_, dei quali noi usiamo nella cognizione e nella
trattazione scientifica dell’esperienza in sè unica. Questi punti di
vista diversi hanno la loro origine nello scindersi immediato di ogni
esperienza _in due fattori: in un contenuto_, che ci è dato, e nella
nostra _cognizione_ di questo contenuto. Il primo di questi fattori
chiamiamo _gli oggetti dell’esperienza_; il secondo diciamo _soggetto
conoscente._ Donde due vie si svolgono per lo studio dell’esperienza.
L’una è quella della _scienza naturale_, che considera gli _oggetti_
dell’esperienza nella loro natura, pensata indipendentemente dal
soggetto; l’altra è quella della _psicologia_; essa investiga l’intero
contenuto dell’esperienza nella sua relazione col soggetto e nelle
qualità, che sono immediatamente attribuite ad esso dal soggetto. In
base a ciò il punto di vista della scienza naturale, essendo solo
possibile mediante l’astrazione del fattore soggettivo contenuto
in ogni reale esperienza, può anche essere designato come quello
dell’_esperienza mediata_ mentre il punto di vista psicologico, il
quale annulla quell’astrazione e i suoi effetti, può essere detto
dell’_esperienza immediata_.
3. Il còmpito che così deriva alla psicologia come ad una scienza
empirica generale, coordinata e complementare alla scienza della
natura, è confermato dal significato di tutte le scienze dello spirito,
alle quali la psicologia serve di fondamento. Tutte queste scienze,
filologia, storia, politica, sociologia hanno per loro contenuto
l’esperienza immediata, come essa viene determinata dall’azione
reciproca degli oggetti e dei soggetti conoscenti e operanti. Queste
scienze dello spirito non si servono quindi delle astrazioni e degli
ipotetici concetti sussidiati della scienza della natura; ma le
rappresentazioni oggettive e i moti soggettivi che le accompagnano,
hanno per esse il valore di una realtà immediata ed esse cercano
spiegare le singole parti costituenti questa realtà mediante la loro
reciproca connessione. Questo procedimento dell’interpretazione
psicologica, proprio delle singole scienze dello spirito, deve
essere anche il procedimento della stessa psicologia, perchè anche
qui è richiesto dallo stesso suo oggetto, cioè dall’immediata realtà
dell’esperienza.
3_a_. Alla scienza naturale, che indaga il contenuto
dell’esperienza facendo astrazione dal soggetto conoscente,
si suole assegnare come còmpito anche la “conoscenza del mondo
esterno„, dove la parola, mondo esterno, indica tutto il complesso
degli oggetti che a noi è dato conoscere. In modo corrispondente
si volle talora definire la psicologia: “l’autoconoscenza del
soggetto„. Ma questa definizione è insufficiente, perchè al
dominio della psicologia, oltre le qualità di ogni soggetto,
appartengono pure i rapporti reciproci del soggetto col mondo
esterno e cogli altri soggetti simili. Inoltre questa definizione
può facilmente dare a credere che soggetto e mondo esterno siano
parti separabili dell’esperienza, o almeno possano essere divisi
in contenuti di coscienza reciprocamente indipendenti; mentre
all’opposto l’esperienza esterna rimane legata alle funzioni
percettive e conoscitive del soggetto, e l’esperienza interna
racchiude le rappresentazioni del mondo esterno come parte di
essa immutabile. Donde necessariamente deriva che l’esperienza
non è davvero una semplice giustapposizione di diversi dominii,
ma un tutto unico che in ognuna delle sue parti presuppone così
il soggetto che apprende i contenuti dell’esperienza, come gli
oggetti che sono dati al soggetto quali contenuti dall’esperienza.
E però anche la scienza della natura non può interamente astrarre
dal soggetto conoscente, ma solo da quelle qualità di esso, che,
o come i sentimenti, svaniscono, tosto che si fa astrazione del
soggetto, o come le qualità delle sensazioni, devono, in base alle
ricerche della fisica, essere ascritte al soggetto. La psicologia
ha invece per proprio oggetto l’intero contenuto della coscienza
nella sua costituzione immediata.
Se ora la ragione ultima per la distinzione delle scienze
naturali dalla psicologia e dalle scienze dello spirito, può
solo essere cercata nel fatto che ogni esperienza contiene come
fattori, un contenuto oggettivo dato e un soggetto conoscente; si
comprende senz’altro non essere necessario che quella distinzione
presupponga una logica determinazione dei due fattori. Infatti
è evidente che una tale determinazione è solo possibile in base
alle ricerche delle scienze naturali e della psicologia, e però in
nessun caso essa può precedere questa ricerca. L’unica premessa
sin dal principio in commune così alla scienza naturale come
alla psicologia, sta piuttosto nella coscienza, accompagnante
ogni esperienza, che da questa oggetti sono dati ad un soggetto;
senza che però si possa con ciò parlare di una conoscenza delle
condizioni che stanno a base di questa distinzione tra soggetto
e oggetto, o di determinati caratteri pei quali un fattore si
distingue dall’altro. Anche l’espressioni soggetto e oggetto
si devono dunque in questo rapporto considerare solo come
un’anticipazione per la quale distinzioni che appartengono a una
riflessione logica già compiuta, vengono applicate allo stadio
dell’esperienza originaria.
Per quanto si è detto, le interpretazioni dell’esperienza
secondo la scienza naturale e la psicologia si integrano a
vicenda, non solo perchè la prima considera gli oggetti astraendo
il più possibile dal soggetto e la seconda invece si occupa della
parte che prende il soggetto nella formazione dell’esperienza,
ma anche nel senso che ambedue assumono una posizione diversa di
fronte ad ogni singolo dato dell’esperienza. Poichè la scienza
della natura cerca scoprire come gli oggetti sono costituiti senza
alcun riguardo al soggetto, la conoscenza che essa ci offre è di
natura _mediata_ o _concettuale_, in luogo degli oggetti immediati
dell’esperienza, sono ad essa sottoposti i concetti degli oggetti
ai quali si giunge mediante l’astrazione degli elementi soggettivi
delle rappresentazioni. Ma questa astrazione richiede anche sempre
integrazioni ipotetiche della realtà. Infatti poichè l’analisi
che la scienza naturale fa dell’esperienza, dimostra molte parti
dell’esperienza, ad es. i contenuti della sensazione essere
effetti soggettivi di processi oggettivi, quest’ultimi per la loro
natura indipendente dal soggetto, non possono essere compresi
nell’esperienza. E però si cerca di giungere ad essa mediante
ipotetici concetti sulle proprietà oggettive della materia.
Invece nella psicologia che studia il contenuto della coscienza
nella sua piena realtà, cioè le rappresentazioni riferentisi agli
oggetti insieme a tutti i moti soggettivi che le accompagnano,
ci si presenta il modo di conoscere _immediato_ o _intuitivo_;
intuitivo nel senso più largo che nella moderna terminologia
scientifica ha preso questo concetto, così che esso indica non più
soltanto gl’immediati contenuti rappresentativi dei sensi esterni
e principalmente del senso visivo, ma tutto il _reale concreto_ in
contrapposizione al pensato astratto e concettuale. La psicologia
può mettere in luce la connessione dei dati dell’esperienza
come si presenta realmente al soggetto soltanto coll’astenersi
assolutamente da quelle astrazioni e da quei concetti ipotetici
dei quali usano le scienze naturali. Per tanto se la scienza della
natura e la psicologia sono ambedue scienze empiriche nel senso
che ambedue hanno per oggetto l’interpretazione della esperienza,
cui considerano solo da diverso punto di vista, la psicologia, per
la particolare natura del suo còmpito, è senza dubbio la _scienza
più strettamente empirica_.
§ 2. — Gl’indirizzi generali della psicologia.
1. La concezione della psicologia, come scienza empirica[2] che non ha
per oggetto uno speciale contenuto dell’esperienza, ma il contenuto
immediato di ogni esperienza, è di origine moderna. Contro di essa
stanno ancora teorie nella scienza contemporanea, che in generale
si possono considerare come una sopravvivenza di anteriori gradi di
sviluppo e che sempre lottano fra loro secondo il posto che assegnano
alla psicologia rispetto alla filosofia e alle altre scienze. I due
principali indirizzi della psicologia, che si distinguono in relazione
alle due più diffuse definizioni psicologiche più sopra spiegate, sono:
il _metafisico_ e _l’empirico._ Ma ambedue alla loro volta presentano
un buon numero di indirizzi speciali.
La psicologia metafisica dà generalmente un valore minimo all’analisi
empirica, e alla causate connessione dei processi psichici.
Considerando essa la psicologia parte della filosofia metafisica, suo
intento principale è di giungere a una determinazione dell’“essere
dell’anima„, la quale si accordi colla complessa concezione universa
del sistema metafisico, in cui rientra la psicologia. Posto il concetto
metafisico dell’anima, si cerca da questo derivare il vero contenuto
dell’esperienza psicologica. Il carattere, per cui la psicologia
metafisica si differenzia dall’empirica, è, che quella non deriva
i processi psichici da altri processi psichici, ma da un sostrato
tutt’affatto diverso, o dagli atti di una speciale sostanza animica
o dalla proprietà e dai processi della materia. E secondo la natura
attribuita a questo sostrato la psicologia metafisica dà luogo a
due indirizzi. La _psicologia spiritualistica_ considera i processi
psichici come effetti di una speciale sostanza psichica, la quale è
ritenuta o essenzialmente diversa dalla materia (sistema _dualistico_),
o a questa di natura affine (sistema _monistico_ o _monadologico_).
La tendenza metafisica che è a base della psicologia spiritualistica,
sta nell’ ipotesi di un’essenza soprannaturale dell’anima e nello
sforzo di conciliare questa ipotesi coll’altra dell’immortalità, cui
talora si collega anche l’ipotesi più spinta di una preesistenza. La
_psicologia materialistica_ riconduce i processi psichici allo stesso
sostrato materiale che la scienza della natura pone ipoteticamente
a spiegazione, dei fenomeni naturali. Secondo questa psicologia i
processi psichici sono, come i processi fisici della vita, legati ad
aggruppamenti di elementi materiali; aggruppamenti che sorgono durante
la vita individuale, e col finire di questa si dissolvono. La tendenza
metafisica di questa psicologia sta nella negazione dell’essenza
soprannaturale dell’anima, affermata invece dalla psicologia
spiritualistica. Ma con questa si identifica, in quanto non cerca
l’interpretazione dell’esperienza psicologica in sè stessa, ma vuole
derivarla da processi ipotetici di un sostrato metafisico.
2. Dalla lotta contro quest’ultimo indirizzo è nata la _psicologia
empirica_. Essa dove è conseguentemente svolta, si sforza di ricondurre
i processi psichici a concetti che sono direttamente desunti dalla
connessione di questi processi, o di giovarsi di processi ben
determinati e semplici per derivare dal loro cooperare altri processi
più complessi. Le basi di una tale interpretazione possono essere
molteplici e però anche la psicologia empirica dà luogo a diversi
indirizzi, i quali si possono generalmente distinguere per due ragioni.
La prima si riferisce al rapporto della esperienza interna all’esterna
e alla posizione che le due scienze sperimentali, la scienza della
natura e la psicologia, prendono l’una rispetto all’altra. La seconda
si riferisce ai fatti o ai concetti loro, dai quali si prendono le
mosse per l’interpretazione dei processi. Ogni trattazione concreta
della psicologia empirica rappresenta nello stesso tempo un indirizzo
della prima e uno della seconda maniera.
3. Secondo questa _concezione generale della natura dell’esperienza
psicologica_ stanno in opposizione quelle due tendenze psicologiche,
delle quali già si trattò più sopra (§ 1) a causa della loro importanza
decisiva per la determinazione del còmpito della psicologia: la
_psicologia del senso interno_, e la _psicologia come scienza
dell’esperienza immediata_. La prima, tratta i processi psichici
come contenuti di un dominio speciale dell’esperienza, coordinato
all’esperienza naturale fornitaci dai sensi esterni, ma da essa
assolutamente diverso. La seconda non riconosce una differenza reale
fra l’esperienza interna e l’esterna, ma vede tale distinzione solo
nella diversità dei _punti di vista_, dai quali quell’esperienza, unica
in sè stessa, viene considerata.
Di queste due forme della psicologia empirica la prima è la più
antica. Essa è sorta dall’aspirazione di affermare l’indipendenza,
dell’osservazione psicologica contro le usurpazioni della filosofia
della natura. E poichè essa per la sua tendenza vuole coordinate
la scienza della natura e la psicologia, crede essere gli eguali
diritti di queste due scienze fondati innanzi tutto sulla generale
diversità dei loro oggetti e delle forme della percezione di questi
oggetti. Questa veduta ha influito in doppio senso sulla psicologia
empirica: in primo luogo perchè favorì l’opinione che la psicologia
abbia bensì a servirsi di metodi empirici, ma questi siano, come i
dati dell’esperienza psicologica, fondamentalmente diversi da quelli
della scienza della natura; in secondo luogo perchè essa si sforzò di
stabilire qualche nesso fra quei domini dell’esperienza, già presunti
diversi. Sotto il primo rispetto, la psicologia del senso interno fu
appunto quella che coltivò il metodo della _pura introspezione_ (§ 3,
2). Per la seconda considerazione, l’opinione di una differenza fra i
dati fisici e psichici della esperienza ricondusse dì necessità alla
psicologia metafisica. Infatti da questo punto di vista, per la natura
stessa della cosa, le relazioni dell’esperienza interna all’esterna o i
così detti “rapporti tra il corpo e l’anima„ potevano essere spiegati
solo mediante ipotetici principi metafisici. Tali principi metafisici
non potevano far a meno di influire anche sulla ricerca psicologica, sì
che essa fu inquinata di sussidiarie ipotesi metafisiche.
4. Dalla psicologia del senso interno si distingue essenzialmente
quella concezione, che definisce la psicologia come “scienza
dell’esperienza immediata„. Questa infatti, ritenendo essere
l’esperienza interna ed esterna non parti diverse, ma diversi modi
di considerare una sola e medesima esperienza, non può riconoscere
una precipua differenza fra i metodi della psicologia e della scienza
naturale. Questo indirizzo psicologico ha prima di tutto cercato di
stabilire i metodi sperimentali che devono compiere un’analisi esatta
dei processi psichici; analisi che, tenuto conto del mutato punto
di vista, è analoga a quella di cui le scienze naturali fanno uso
nella spiegazione dei fenomeni della natura. Di più questo indirizzo
mostra che le singole scienze dello spirito, le quali hanno ad oggetto
i processi psichici concreti o le creazioni psichiche, si trovano
tutte sul medesimo terreno di una scientifica considerazione dei dati
immediati dell’esperienza e dei loro rapporti coi soggetti agenti.
Donde, come conseguenza necessaria, l’analisi psicologica dei prodotti
più generali dello spirito: la lingua, le rappresentazioni mitologiche,
le norme dei costumi, dev’essere considerata come un sussidio
all’intelligenza dei processi psichici più complessi. Questa concezione
sta pertanto, riguardo al metodo, in più stretto rapporto con altre
scienze: come _psicologia sperimentale_ colle scienze naturali, come
_psicologia sociale_[3] colle più speciali scienze dello spirito.
Finalmente, considerando in tal modo la psicologia, si viene ad
eliminare completamente la questione sui rapporti degli oggetti
psichici ai fisici. Ambedue non sono veramente oggetti diversi,
ma uno stesso contenuto, il quale è considerato una volta nella
ricerca della scienza naturale mediante l’astrazione del soggetto, e
l’altra nella ricerca psicologica in relazione alla sua costituzione
immediata e ne’ suoi rapporti totali al soggetto. Tutte le ipotesi
metafisiche sulle relazioni intercedenti fra gli oggetti psichici e
fisici, sono, considerate da questo punto di vista, soluzioni di un
problema che si agita attorno ad una questione falsamente posta. Se
la psicologia deve nella connessione dei processi psichici, in quanto
questi sono dati immediati dell’esperienza, rifuggire dal soccorso di
ipotesi metafisiche, essa può nondimeno — poichè esperienza esterna
ed interna sono due punti di vista integratisi a vicenda di una sola
od identica esperienza — ritornare, sovratutto dove la connessione
dei fenomeni psichici presenta lacune, a considerare fisicamente gli
stessi processi, per vedere se mediante questo nuovo punto di vista,
diverso e preso dalla scienza naturale, si possa ristabilire quella
continuità che si credeva mancasse. Il medesimo varrà poi, ma in senso
inverso, anche per quelle lacune che si presentano nella catena delle
nostre conoscenze fisiologiche, potendo questa venir completata con
anelli, fornitici da una trattazione dell’esperienza dal punto di vista
puramente psicologico. Sulla base di una tale concezione, che pone le
due forme di conoscenza nel loro giusto rapporto, è possibile che non
soltanto la psicologia porti a piena esecuzione il proposito di essere
scienza sperimentale, ma che anche la fisiologia diventi vera scienza
sussidiaria della psicologia; come dall’altra parte la psicologia è con
eguale diritto una scienza sussidiaria della fisiologia.
5. Riguardo alla seconda delle suaccennate (2) partizioni fondamentali,
cioè riguardo ai _fatti o concetti posti a base della ricerca
psicologica_, si possono ancora distinguere _due_ indirizzi della
psicologia empirica, i quali sono, generalmente parlando, due
gradi di sviluppo successivi della interpretazione psicologica.
Il primo corrisponde ad una tendenza _descrittiva_, il secondo ad
una _esplicativa_. Quando si cercò di distinguere, descrivendo,
i vari processi psichici, sorse la necessità di una opportuna
_classificazione_ di essi. Si formarono così i concetti generali,
sotto i quali vennero ad ordinarsi i diversi processi, e si cercò
soddisfare al bisogno d’interpretare il caso singolo, riferendo le
parti di un processo complesso a concetti generali applicabili ad esse.
Tali concetti sono ad es. sensazione, conoscenza, attenzione, memoria,
immaginazione, intelletto, volontà, ecc. Essi corrispondono ai concetti
fisici generali nati dall’immediata cognizione dei fenomeni naturali,
come peso, calore, suono, luce, ecc. Se quelli al pari di questi,
possono servire ad un primo ordinamento dei fatti, non giovano però
affatto a darne la spiegazione. Nondimeno la psicologia empirica si
è resa più volte colpevole di questa confusione, e appunto in questo
senso la _psicologia delle facoltà_ considerava ogni specie come
potenze o facoltà della psiche, sotto la cui attività varia o comune
essa riconduceva tutti i processi psichici.
6. Una trattazione _esplicative_, che si contrappone alla psicologia
descrittiva delle facoltà, è costretta, quando si attenga veramente
al lato empirico, a porre a base delle sue interpretazioni fatti
determinati, che appartengono per sè stessi all’esperienza psichica.
E potendo questi fatti essere presi da ordini diversi di processi
psichici, la trattazione esplicativa presenta di nuovo due indirizzi,
corrispondenti ai due fattori che prendono parte alla formazione
dell’esperienza immediata: l’oggetto e il soggetto. Quando si dà
maggior valore all’oggetto dell’esperienza immediata, nasce la
psicologia _intellettualistica_, che cerca derivare tutti i processi
psichici, anche i sentimenti soggettivi, gl’impulsi, i primi movimenti
della volontà dalle _rappresentazioni_, o, come anche queste possono
essere dette, a causa della loro importanza per la conoscenza
oggettiva, dai processi _intellettivi_. Se all’opposto si dà valore
principale al modo in cui l’esperienza immediata sorge nel soggetto,
allora nasce un indirizzo, il quale accorda ai moti soggettivi, che non
si riferiscono ad oggetti esterni, un posto _egualmente importante_ che
alle rappresentazioni. Questa psicologia può essere detta psicologia
_volontaristica_, a causa dell’importanza che essa riconosce ai
processi della volontà fra tutti i processi soggettivi.
Fra i due indirizzi della psicologia empirica (3), che si distinguono
per la generale concezione dell’esperienza interna, la psicologia
del senso interno è quella che tende anche all’_intellettualismo_.
Essa infatti, essendo il senso interno paragonato ai sensi esterni,
considera principalmente quei dati psichici dell’esperienza, che
sono offerti quali oggetti al senso interno, allo stesso modo
che gli oggetti naturali ai sensi esterni. La natura di oggetti
si crede d’altra parte possa essere attribuita, fra tutti i dati
dell’esperienza, soltanto alle _rappresentazioni_, e precisamente
perchè esse vengono considerate proprio come _immagini_ degli
oggetti che stando fuori di noi, ci sono dati dai sensi esterni.
Quindi le rappresentazioni sono ritenute i soli oggetti reali del
senso interno, mentre tutti quei processi che non possono essere
riferiti ad oggetti esterni, come ad es. i sentimenti, sono indicati
o quali rappresentazioni non chiare, o quali rappresentazioni che si
riferiscono al nostro corpo, o finalmente quali effetti prodotti da
combinazioni di rappresentazioni.
Mentre la psicologia del senso interno si collega all’intellettualismo,
la psicologia dell’esperienza immediata si avvicina al volontarismo.
Dacchè questa riconosce essere un còmpito capitale della psicologia
la ricerca dell’origine soggettiva di ogni esperienza, è facile
comprendere che nell’analisi di quest’origine l’attenzione dev’essere
sovratutto diretta su quei fattori dell’esperienza, dai quali fa
astrazione la scienza della natura.
7. La psicologia _intellettualistica_ nel corso del suo sviluppo ha
di nuovo dato luogo a due speciali indirizzi empirici. O i processi
_logici_ del giudicare o del concludere furono considerati come le
forme tipiche fondamentali di ogni fatto psichico, o furono ritenute
tali certe combinazioni di rappresentazioni successive di memoria,
prevalenti sulle altre a causa della loro frequenza, le cosidette
_associazioni delle rappresentazioni_. La prima tendenza, la _logica_,
è in istretta parentela colla interpretazione psicologica volgare;
essa è la più antica, ma nondimeno in parte si è conservata ancora
sino in questi ultimi tempi. _La teoria della associazione_ è sorta
dall’empirismo filosofico del secolo scorso. Queste due tendenze sono
fra loro contrarie, volendo la teoria logica ricondurre le complessità
di fenomeni psichici a forme più alte di processi intellettuali, e
l’associazionistica invece a forme inferiori o, come oggi si suol dire,
semplici. Ma ambedue per la loro unilateralità falliscono egualmente;
non solo perchè nè l’una nè l’altra riesce coi propri principi a
spiegare i processi sentimentali e volitivi, ma anche perchè questi
principi non riescono neppure a una piena interpretazione dei processi
intellettivi.
8. L’unione della psicologia del senso interno colla concezione
intellettualistica ha ancora portato a un principio particolare,
che molte volte è stato fatale per il modo di concepire i fatti
psicologici. Esso consiste nella falsa _sostanzializzazione_[4]
_intellettualistica delle rappresentazioni_. Quando noi non ammettiamo
solo un’analogia tra gli oggetti del cosidetto senso interno e gli
oggetti del senso esterno, ma anche consideriamo i primi come imagini
dei secondi; siamo indotti a trasportare quelle proprietà, che la
scienza naturale attribuisce agli oggetti del mondo esterno, anche
agli oggetti immediati del senso interno, cioè alle rappresentazioni.
E pertanto si ammette, che le rappresentazioni, proprio come le
cose esterne cui sono da noi riferite, siano oggetti relativamente
persistenti, i quali possano svanire dalla coscienza e poi di nuovo
in essa entrare. Le rappresentazioni senza dubbio devono essere da
noi percepite ora più forti e chiare, ora più deboli e confuse, a
seconda che il senso interno venga o no rafforzato dal senso esterno,
e a seconda dell’attenzione che ad esse prestiamo; ma nel complesso
rimangono immutate riguardo alla loro natura qualitativa.
9. La psicologia _volontaristica_ è in tutto quest’ordine di fatti
in piena antitesi coll’intellettualistica. Mentre questa è costretta
ad ammettere un senso interno con oggetti speciali della percezione
interna, quella è legata alla veduta, che l’esperienza interna
si identifica coll’esperienza immediata. E poichè il contenuto
dell’esperienza psicologica consiste secondo questa concezione, non di
una somma di oggetti, che sono dati al soggetto, ma di tutto quanto
compone il processo dell’esperienza, cioè degli atti del soggetto
stesso presi nella loro proprietà immediata, che non è stata mutata
da nessuna astrazione e riflessione; il contenuto dell’esperienza
psicologica è di necessità considerato come una _connessione di
processi_.
Questo concetto del processo esclude la natura sostanziale e però
anche più o meno persistente dei dati psichici dell’esperienza. I fatti
psichici sono _avvenimenti_ e non cose; essi scorrono come tutti gli
avvenimenti nel tempo e non sono mai in un dato momento gli stessi che
nel momento antecedente. In questo senso i processi del volere hanno un
valore _tipico_, importantissimo per la intelligenza di tutti gli altri
processi psichici. La psicologia volontaristica non afferma affatto
che il volere sia la sola forma realmente esistente del processo
psichico, ma essa afferma soltanto che il volere, coi sentimenti e
colle emozioni a lui strettamente connesse, costituisce una parte
dell’esperienza psichica, altrettanto necessaria quanto le sensazioni
e le rappresentazioni; di più afferma che sull’analogia del processo
volitivo debba interpretarsi ogni altro processo psichico; cioè quale
un fatto che sempre muta nel tempo, e non quale una somma di oggetti
persistenti, come per lo più l’intellettualismo ammette, in conseguenza
del falso riferimento che esso fa delle proprietà da noi poste negli
oggetti esterni, alle rappresentazioni degli oggetti stessi. Quando si
riconosce l’_immediata_ realtà dell’esperienza psicologica, lo studio
dì derivare determinate parti del processo psichico da altre che da
quello specificamente differiscono, resta senz’altro escluso; così
pure i conati della psicologia metafisica di ricondurre l’esperienza
interna a processi immaginari da essa diversi di un ipotetico
sostrato metafisico, stanno in contraddizione col vero còmpito reale
della psicologia. Questo còmpito, poichè si riferisce all’esperienza
immediata, si collega sin dal principio col presupposto che ogni dato
psichico dell’esperienza contiene nello stesso tempo fattori oggettivi
e soggettivi; questi si devono pur sempre considerare come distinti da
un’astrazione arbitraria e non come processi realmente diversi. Infatti
l’osservazione c’insegna che non si danno rappresentazioni, le quali
non sveglino in noi sentimenti ed impulsi di diversa intensità, come
pure non è possibile un processo sentimentale o volitivo, che non si
riferisca ad un oggetto rappresentato.
10. I principi direttivi della fondamentale concezione psicologica, che
dobbiamo in seguito mantenere fissi, possono essere riassunti nelle tre
proposizioni seguenti:
1. L’esperienza interna o psicologica non è alcun dominio speciale
dell’esperienza diverso dagli altri, ma essa è veramente l’_esperienza
immediata_.
2. Quest’esperienza immediata non è un contenuto quiescente, ma
una _connessione di processi_; essa non consiste di oggetti, ma di
processi, cioè di _fatti generali che si svolgono in noi_ e delle loro
relazioni reciproche fissate da leggi.
3. Ciascuno di questi processi ha da un lato un contenuto oggettivo ed
è dall’altro un processo soggettivo, e però in tal modo esso racchiude
in sè le condizioni generali tanto di ogni conoscenza quanto di ogni
pratica attività degli uomini.
A queste tre proposizioni corrisponde un _triplice posizione della
psicologia_ in rapporto agli altri campi del sapere:
1. Come scienza dell’esperienza immediata, essa — in contrapposto alle
_scienze naturali_, le quali a causa dell’astrazione che esse fanno del
soggetto, hanno per oggetto solo il contenuto oggettivo e _mediato_
dell’esperienza — è la scienza empirica _che reintegra quelle_. Ogni
singolo fatto dell’esperienza può essere intimamente valutato nel
suo pieno significato, solo quando ha sostenuto la prova dell’analisi
naturale o psicologica. In questo senso anche la fisica e la fisiologia
sono scienze sussidiarie della psicologia, come questa alla sua volta
è una disciplina ausiliaria per le ricerche naturali.
2. Come scienza delle forme più generali della esperienza umana
immediata e della connessione loro secondo leggi, essa è il _fondamento
delle scienze dello spirito_. Infatti il contenuto di queste scienze
sta sopratutto nelle azioni che nascono dagli immediati fatti della
vita psichica umana e nei loro effetti. La psicologia, in quanto ha
per còmpito lo studio delle forme, sotto le quali queste azioni si
presentano e delle leggi alle quali soggiaciono, è la più generale,
e insieme la base di tutte le scienze dello spirito: della filologia,
della storia, dell’economia politica, della giurisprudenza, ecc.
3. Siccome la psicologia egualmente considera le _due_ condizioni
fondamentali, che stanno a base così della conoscenza teoretica
come dell’operare pratico, le soggettive e le oggettive, e cerca
determinarle nel loro rapporto reciproco; essa fra tutte le discipline
empiriche è quella, i cui risultati si adattano più da vicino allo
studio così del problema della conoscenza come dell’etica, le due
questioni fondamentali della filosofia. La psicologia, che rispetto
alla scienza naturale è la scienza reintegrante, rispetto alle scienze
dello spirito la fondamentale, è rispetto alla filosofia la _scienza
empirica di preparazione_.
10_a_. Quantunque nella nuova psicologia sempre più si
vada riconoscendo, che non tanto la differenza degli oggetti
dell’esperienza quanto quella del punto di vista di trattazione
della esperienza è ciò per cui la psicologia si distingue dalla
scienza naturale; pure la chiara conoscenza delle particolarità
reali di quel punto di vista, che fissa il còmpito scientifico
per la psicologia, è ancor sempre pregiudicata dai riflessi delle
tendenze della vecchia metafisica e della filosofia naturalistica.
Invece di riconoscere che la trattazione dell’esperienza per
le scienze naturali si compie in base all’astrazione di quei
fattori soggettivi che entrano in quell’esperienza, si assegna
ancora sempre alla scienza naturale il còmpito di fissare
nel modo più generale il contenuto di ogni esperienza. Posto
questo, la psicologia sarebbe una disciplina non più coordinata
ma subordinata alla scienza naturale. Essa non dovrebbe più
eliminare quell’astrazione fatto dalla scienza naturale e con
questo giungere a una completa comprensione della esperienza;
ma dovrebbe trar profitto dal concetto del “soggetto„ messo in
luce dalla scienza naturale, per spiegare l’influenza di questo
soggetto sui dati della nostra coscienza. In luogo di riconoscere
che una definizione sufficiente del soggetto è solo possibile
in base alla ricerca psicologica (§ 1, 3º), qui d’un tratto è
introdotto nella psicologia un concetto del soggetto già bell’e
formato e definitivamente improntato sulla scienza naturale.
Ora per questa il soggetto è identico all’individuo corporeo.
Conseguentemente la psicologia vien definita, come la scienza che
ha l’ufficio di stabilire la dipendenza del contenuto immediato
dell’esperienza dall’individuo corporeo. Questo punto di vista,
detto anche del “materialismo psico-fisico„, è insostenibile dal
lato della teoria della conoscenza e psicologicamente infruttuoso.
Siccome la scienza naturale astrae di proposito dal soggetto
percipiente, pur contenuto in ogni esperienza, è fuor di dubbio
che essa ben difficilmente è in grado di dare una valida ed
ultima determinazione del soggetto. Una psicologia che parte
da una tale definizione puramente fisiologica, non s’impernia
più sull’esperienza ma, proprio come la vecchia psicologia
materialistica, su una premessa metafisica. Di più questo punto
di vista è psicologicamente infruttuoso, perchè assegna di
bel principio la causale interpretazione dei processi psichici
alla fisiologia, la quale non può dare nè ora nè mai una tale
interpretazione a causa del differente modo di trattazione della
scienza naturale e della psicologia. Infine è senz’altro manifesto
che una tale psicologia, la quale si trasforma in un’ipotetica
meccanica del cervello, deve una volta per sempre rinunciare a
servire di base alle scienze dello spirito.
Quando noi diciamo psicologia “volontaristica„ l’indirizzo
_strettamente empirico_, che si contrappone ai tentativi di
rinnovare la dottrina metafisica e che è contrassegnato dai
principi più sopra formulati, non dobbiamo dimenticare che questo
volontarismo psicologico in sè e per sè non ha nulla a fare
con alcuna dottrina metafisica della volontà. Esso si oppone
all’unilaterale volontarismo metafisico di Schopenhauer, che
deriva tutto l’essere da una volontà trascendente originaria,
non meno che ai sistemi metafisici sorti dall’intellettualismo
di Spinoza, di Herbart e di altri. I principi del volontarismo
psicologico, preso nel senso già notato, sono affatto contrari
alla metafisica, perchè esso esclude dalla psicologia ogni
metafisica; sono poi in opposizione agli altri indirizzi
psicologici, perchè esso respinge tutti gli sforzi che mirano
a ricondurre i processi del volere a semplici rappresentazioni,
mentre accentua il significato _tipico_ del volere per la natura
dell’esperienza psicologica. Questo significato tipico sta in
ciò che la proprietà riconosciuta generalmente per le azioni
volitive, cioè di essere _processi_, il decorso dei quali presenta
continuamente mutazioni qualitative e intensive, viene considerata
valevole anche per gli altri contenuti psichici della esperienza.
§ 3. — Metodi della psicologia.
1. La psicologia, avendo per proprio oggetto non contenuti specifici
dell’esperienza ma l’_esperienza generale nella sua natura immediata_,
non può servirsi di altri metodi che di quelli usati dalle scienze
empiriche, così per l’affermazione dei fatti, come per l’analisi
e pel causale collegamento di essi. La circostanza, che la scienza
della natura astrae dal soggetto e la psicologia no, può bensì portare
modificazioni nel modo di usare i metodi, ma non mai nell’essenziale
natura dei metodi usati.
Ora la scienza naturale, la quale, come campo di ricerca prima
costituitosi, può servire di esempio alla psicologia, si giova di due
metodi principali: _l’esperimento_ e _l’osservazione_. L’_esperimento_
consiste in un’osservazione, nella quale i fenomeni da osservare
sorgono e si svolgono per l’opera volontaria dell’osservatore.
L’osservazione in senso stretto studia i fenomeni senza un tale
intervento dello sperimentatore, ma così come si presentano
all’osservatore nella continuità dell’esperienza. Ogni qual volta
un’azione sperimentale è possibile, le scienze naturali ne fanno sempre
uso, essendo in tutti i casi, anche in quelli, nei quali i fenomeni
offrono già un’osservazione facile ed esatta, un vantaggio poter
volontariamente determinare la loro nascita e il loro decorso e isolare
le parti di un fenomeno complesso. Ma nella scienza della natura un
uso distinto di questi due metodi è già stato stabilito secondo i suoi
diversi campi: in genere il metodo sperimentale si crede per certi
problemi più necessario che per altri, nei quali si può raggiungere non
di rado lo scopo desiderato colla semplice osservazione. Queste due
specie di problemi si riferiscono, prescindendo da piccole eccezioni
provenienti da rapporti speciali, alla generale distinzione dei
fenomeni naturali in _processi naturali_ ed in _oggetti naturali_.
Qualunque _processo naturale_, ad es., un movimento di luce, di
suono, una scarica elettrica, il prodursi o il decomporsi di una
combinazione chimica, inoltre un movimento stimolatore o un fenomeno
di scambio nell’organismo delle piante o degli animali, richiede
l’azione sperimentale per l’esatta determinazione dello svolgimento e
per l’analisi delle sue parti. In generale tali azioni sperimentali
sono desiderabili, perchè è possibile fare osservazioni esatte solo
quando si può determinare il momento di apparizione del fenomeno. Esse
sono poi necessarie per distinguere fra loro le parti diverse di un
fenomeno complesso, perchè questo può succedere per lo più solo quando
arbitrariamente si trascurino alcune condizioni, o se ne aggiungano
altre, o anche se ne modifichi l’importanza.
Tutt’altra cosa è per gli _oggetti naturali_: essi sono oggetti
relativamente costanti, che non esigono di essere prodotti in
un determinato momento, ma stanno in ogni tempo a disposizione
dell’osservatore e vi permangono. Qui una ricerca sperimentale è
per lo più soltanto richiesta quando vogliamo indagare i processi
della loro nascita e delle loro variazioni; in questo caso trovano
applicazione le stesse considerazioni fatte per lo studio dei processi
naturali, perchè gli oggetti naturali sono considerati o prodotti o
parti di processi naturali. Quando invece si tratta solo della natura
reale degli oggetti, senza riguardo alla loro formazione e alle loro
variazioni, allora la semplice osservazione è per lo più sufficiente.
In questo senso sono, ad es., la mineralogia, la botanica, la zoologia,
l’anatomia, la geografia ed altre simili, scienze di pura osservazione,
fintanto che in esse non siano introdotti, come spesso avviene,
problemi fisici, chimici, fisiologici; in una parola, quei problemi che
si riferiscono a processi naturali.
2. Se trasportiamo queste considerazioni alla psicologia, appare tosto
manifesto che essa, pel proprio contenuto, è senz’altro costretta a
tenere lo stesso cammino di quelle scienze, nelle quali un’osservazione
esatta è possibile solo sotto la forma di osservazione sperimentale,
e che però essa non può mai essere una scienza di pura osservazione.
Infatti il contenuto della psicologia risulta di _processi_ e non
di oggetti persistenti. Per indagare esattamente l’apparizione e
il decorso di questi processi, la loro composizione e le relazioni
reciproche delle loro diverse parti, noi dobbiamo prima di tutto
produrre a nostra volontà quell’apparizione, e poterne variare
secondo il nostro intento le condizioni; il che è possibile solo
per mezzo dell’esperimento e non coll’osservazione pura. A questa
ragione generale se ne aggiunge per la psicologia una speciale, che
non esiste egualmente poi fenomeni naturali. Siccome in questi noi
facciamo astrazione dal soggetto conoscente, ci è possibile servirci,
sotto certe condizioni, della semplice osservazione; e sopratutto
se essa, come nell’astronomia, viene favorita dalla regolarità dei
fenomeni, ci è dato determinare con sufficiente sicurezza il contenuto
oggettivo dei fenomeni. Ma la psicologia, non potendo per principio
astrarre dal soggetto, troverebbe condizioni favorevoli per una
casuale osservazione solo quando in molti ripetuti casi le medesime
parti oggettive dell’esperienza immediata coincidessero col medesimo
stato del soggetto. Questo, per la grande complessità dei fenomeni
psichici, non è possibile avvenga, tanto più che in modo speciale
_l’intenzione stessa dell’osservare_, che deve essere presente in
ogni esatta osservazione, altera sostanzialmente il principio e il
decorso del processo psichico. L’osservazione naturale invece non
viene generalmente turbata dall’intenzione dell’osservare, perchè essa
sin dal principio astrae di proposito dal soggetto. Consistendo uno
dei còmpiti principali della psicologia nell’esatta ricerca del modo
di sorgere e svolgersi dei processi soggettivi, è facile comprendere
come qui l’intenzione di osservare o muta sostanzialmente i fatti
da osservare, o essa stessa in tutto si sopprime. Al contrario la
psicologia, per il modo naturale in cui sorgono i processi psichici,
è costretta al metodo sperimentale, appunto come la fisica e la
fisiologia. Una sensazione si presenta in noi sotto condizioni
favorevoli all’osservazione, se essa è suscitata da uno stimolo
esterno, una sensazione di suono ad esempio, da un movimento sonoro
esterno, una sensazione di luce da uno stimolo luminoso esterno. La
rappresentazione di un oggetto è originariamente determinata da un
insieme sempre più o meno complesso di stimoli esterni. Se noi vogliamo
studiare il modo psicologico in cui sorge una rappresentazione, noi
non possiamo usare alcun altro metodo che quello di imitare questo
processo nel suo svolgimento naturale. In questo modo abbiamo il
grande vantaggio di potere volontariamente variare le rappresentazioni
stesse, facendo variare le combinazioni degli stimoli agenti nelle
rappresentazioni, e così di giungere ad una spiegazione dell’influenza
che ogni singola condizione esercita sul nuovo prodotto. Le
rappresentazioni della memoria non sono, è ben vero, direttamente
suscitate da impressioni sensibili esterne, bensì le seguono solo
dopo un tempo più o meno lungo; ma è chiaro che anche sulle loro
proprietà, e specialmente sul rapporto loro alle rappresentazioni
primarie svegliate da impressioni dirette, si giunge alla più sicura
spiegazione quando non ci si affidi alla loro casuale apparizione,
ma si tragga vantaggio di quelle immagini che sono lasciate dagli
stimoli precedenti in un modo sperimentalmente regolato. Non altrimenti
si fa coi sentimenti e coi processi volitivi; noi li potremo porre
nella condizione più opportuna ad un’esatta ricerca, se a nostra
volontà produrremo quelle impressioni che secondo l’esperienza sono
regolarmente legate alla reazione del sentimento e del volere. Non
v’è quindi alcuno dei fondamentali processi psichici pel quale non sia
possibile usare il metodo sperimentale ed egualmente alcuno per la cui
ricerca questo metodo non sia richiesto da ragioni logiche.
3. Invece _l’osservazione pura_, la quale è pur possibile in molti
campi della scienza naturale, nel senso esatto è impossibile dentro il
dominio della psicologia _individuale_ a causa dell’intero carattere
del processo psichico. Essa si potrebbe solo pensar possibile, se
vi fossero oggetti psichici persistenti e indipendenti dalla nostra
attenzione, come vi sono oggetti naturali relativamente persistenti e
che non mutano colla nostra osservazione. Nulla di meno anche nella
psicologia si offrono fatti i quali, benchè non siano veri oggetti,
pure posseggono il carattere di oggetti psichici, presentando quelle
caratteristiche di natura relativamente persistente e indipendente
dall’osservatore; oltre a queste proprietà possiedono anche l’altra di
essere inaccessibili ad un’osservazione sperimentale nel senso comune.
Questi fatti sono i _prodotti spirituali_, che si sviluppano nella
storia dell’umanità, come la lingua, le rappresentazioni mitologiche ed
i costumi. La loro origine e il loro svolgimento si fondano dappertutto
su generali condizioni psichiche, che si possono argomentare dalle
loro proprietà oggettive. Perciò anche l’analisi psicologica di questi
prodotti può dare spiegazioni intorno ai reali processi psichici
della loro formazione e del loro svolgimento. Tutti questi prodotti
spirituali di natura generale presuppongono l’esistenza di una comunità
spirituale di molti individui, quand’anche le loro ultime sorgenti
siano evidentemente le proprietà psichiche già appartenenti al singolo
uomo. A causa appunto di questa relazione alla comunità, specialmente
alla comunità di popoli, si suole indicare l’intero campo di questa
ricerca psicologica dei prodotti spirituali come _psicologia sociale_,
contrapponendola alla individuale o, come anche può essere detta pel
metodo che in essa predomina, psicologia _sperimentale_. Benchè queste
due parti della psicologia siano, a causa dello stato attuale della
scienza, trattate per lo più ancora distintamente, esse costituiscono
non diversi domini, ma piuttosto metodi diversi. La cosidetta
psicologia sociale corrisponde al metodo della pura osservazione,
ha per suo carattere solo questo, che gli oggetti dell’osservazione
sono prodotti dello spirito. La intima connessione di questi prodotti
colle comunità spirituali, connessione che ha dato origine al nome
di psicologia sociale, nasce anche dalla circostanza secondaria, che
i prodotti individuali dello spirito presentano una natura troppo
mutabile, perchè possano essere sottoposti ad una osservazione
oggettiva; e che perciò i fenomeni ricevono qui la costanza necessaria
per una tale osservazione, solo quando diventano fenomeni collettivi o
di masse.
Appare chiaro dunque che la psicologia, non meno che la scienza
naturale, dispone di _due_ metodi esatti: il primo, il metodo
sperimentale, serve all’analisi dei processi psichici più semplici; il
secondo, l’osservazione dei più generali prodotti dello spirito, serve
allo studio dei più alti processi e sviluppi psichici.
3_a_. Avendo l’uso dei metodi sperimentali la sua origine
nella maniera sperimentale usata dalla fisiologia, e specialmente
dalla fisiologia degli organi di senso e del sistema nervoso, la
psicologia sperimentale è anche detta “psicologia fisiologica„.
Nella trattazione di questa sono di solito usate quelle conoscenze
fisiologiche date dalla fisiologia del sistema nervoso e degli
organi dei sensi, conoscenze che appartengono senza dubbio alla
sola fisiologia, ma rendono nondimeno desiderabile una trattazione
che tenga conto specialmente dell’interesse psicologico. Quindi
la psicologia fisiologica ha il carattere di disciplina di
transizione; nella sua parte essenziale è, come lo dice il nome,
_psicologia_ e, fatta astrazione da quei sussidi fisiologici,
coincide colla psicologia sperimentale nel senso sopra definito.
Se altri ha cercato di porre una distinzione tra la psicologia
propriamente detta e la psicologia fisiologica, nel senso che
solo alla prima spetti l’interpretazione dell’esperienza interna,
ed alla seconda invece la derivazione dell’esperienza stessa dai
processi fisiologici, si deve respingere tale distinzione come
insussistente. Vi è _un solo_ modo di spiegazione psicologica
causale, e questo consiste nella derivazione di processi psichici
più complessi da altri più semplici; in questa interpretazione gli
elementi fisiologici possono sempre entrare, in virtù del sopra
affermato rapporto dell’esperienza naturale alla psicologica,
ma solo come sussidiari (§ 2, 4). La psicologia materialistica,
negando l’esistenza di una causalità psichica, ha in luogo del
còmpito da noi stabilito per la psicologia, posto l’altro di
derivare i processi psichici dalla fisiologia del cervello. Questo
indirizzo, insostenibile e teoricamente e psicologicamente per le
ragioni dimostrate (§ 2, 10a), trova tuttavia buona accoglienza
così fra i sostenitori della psicologia pura, come fra quelli
della psicologia fisiologica.
§ 4. — Linee generali dell’argomento.
1. I contenuti immediati dell’esperienza, che costituiscono l’oggetto
della psicologia, sono in ogni caso processi di natura composta.
Percezioni di oggetti esterni, ricordi di tali percezioni, sentimenti,
emozioni, atti di volere non sono soltanto collegati continuamente
gli uni cogli altri nelle più svariate maniere, ma ciascuno di questi
processi è per la sua stessa natura un tutto più o meno complesso.
La rappresentazione di un corpo esterno consta delle rappresentazioni
parziali delle sue parti. Noi riferiamo un suono, per quanto semplice
sia, ad una direzione spaziale e in tal modo lo colleghiamo colle
rappresentazioni assai più complesse dello spazio esterno. Un
sentimento, un atto di volere è riferito ad una sensazione qualsiasi
che suscita il sentimento, ad un oggetto che è voluto e così via.
Di fronte ad una natura così complessa dei fatti psichici la ricerca
scientifica deve condurre a termine consecutivamente _tre_ còmpiti.
_Il primo_ consiste nell’_analisi_ dei processi composti, _il secondo_
nel _mettere in luce le connessioni_ tra gli elementi trovati mediante
l’analisi, _il terzo_ nell’_investigazione delle leggi_, che presiedono
al sorgere di tali connessioni.
2. Fra questi tre còmpiti è sopratutto il secondo, il sintetico, quello
che alla sua volta racchiude in sè una serie di problemi. Dapprima gli
elementi psichici si collegano in _formazioni psichiche_ composte,
le quali si separano le une dalle altre, relativamente indipendenti
nel continuo flusso del processo psichico. Tali formazioni sono, ad
es., le rappresentazioni, sia che esse possano essere riferite ora
direttamente a stimoli od oggetti esterni, sia che possano venir da
noi interpretate come riproduzioni di stimoli od oggetti anteriormente
percepiti. Tali formazioni sono pure i sentimenti composti, le emozioni
ed i processi di volere. Inoltre queste formazioni psichiche stanno
fra loro nelle più diverse combinazioni: le rappresentazioni si
collegano ora a maggiori complessi di rappresentazioni contemporanee,
ora a regolari serie di rappresentazioni; nè in minor numero sono le
combinazioni cui dànno luogo i processi del sentimento, del volere
così fra loro come colle rappresentazioni. In tal modo nasce la
_connessione delle formazioni psichiche_ come una classe di processi
sintetici di _secondo_ grado, che si eleva sulla combinazione più
semplice degli elementi in formazioni psichiche. Siccome poi le singole
connessioni psichiche costituiscono le une colle altre composizioni
alla loro volta ancor più complesse, le quali mostrano pur sempre
una certa regolarità nell’ordine delle loro parti, sorgono da queste
nuove combinazioni i composti di _terzo_ grado, che noi indichiamo
col nome generale di _sviluppi psichici_. Noi possiamo distinguere
sviluppi di diversa estensione: quelli di natura più ristretta si
riferiscono ad _una sola tendenza psichica_, ad es., allo svolgimento
della funzione intellettiva, del volere, del sentimento, oppure talora
semplicemente allo sviluppo di una speciale parte di queste forme
funzionali: ai sentimenti estetici, morali, ecc. Da una quantità
di tali sviluppi parziali sorge poi lo _sviluppo complessivo_ della
_singola individualità psichica_. Finalmente, poichè già l’individuo
animale, e in più alta misura anche il singolo uomo si trova in
continua relazione con esseri dello stesso genere, su questi sviluppi
individuali si elevano gli _sviluppi psichici di specie_. Queste
diverse parti della storia dello sviluppo psicologico formano, da una
parte i fondamenti psicologici di altre scienze: della teoria della
conoscenza, della pedagogia, dell’estetica, dell’etica e però sono
trattate opportunamente insieme a queste; dall’altra parte esse hanno
dato luogo a speciali scienze psicologiche; donde la psicologia del
fanciullo, la psicologia animale e sociale. Dei risultati di queste tre
ultime scienze qui esporremo in seguito solo quelli che più importano
per la psicologia generale.
3. La soluzione dell’ultimo e più generale còmpito della psicologia,
la determinazione delle _leggi del processo psichico_, si fonda sullo
studio di tutte le combinazioni di grado diverso: delle combinazioni
degli elementi in formazioni, delle formazioni in connessioni, delle
connessioni in sviluppi. Se tale studio delle composizioni psichiche
ci dà a conoscere l’effettiva costituzione dei processi psichici, le
proprietà della causalità psichica che si esplica in questi processi,
si possono solo dedurre da quelle leggi, alle quali si riferiscono le
forme di connessione dei contenuti psichici dell’esperienza e delle
loro parti.
Pertanto noi considereremo qui in seguito:
1. gli elementi psichici;
2. le formazioni psichiche;
3. la connessione delle formazioni psichiche;
4. gli sviluppi psichici;
5. la causalità psichica e le sue leggi.