Tutti sanno che questa identificazione risale al Boccaccio, e che da
lui l'accettarono e fecer propria altri antichi. Ciò che nei soavi e
sfumati adombramenti della _Vita Nuova_ è semplice «apparimento» di
fanciulla «in giovanissima etade», primo incontro di quell'«angiola
giovanissima»,[207] addiviene, sotto l'abbondante colorito del gran
novelliere,[208] il calendimaggio festeggiato nelle case d'un vicino
degli Alighieri, «uomo assai orrevole in quei tempi tra i cittadini»: e
quest'uomo è Folco Portinari. In quel calendimaggio del 1274, Beatrice
apparisce al garzoncello Alighieri, «non credo primamente», dice
sempre analitico, il geniale biografo, che pensa e provvede a tutte le
possibilità storiche dell'argomento propostosi, ma la prima volta che
fosse «possente ad innamorare».
Nella _Vita Nuova_, «alli occhi di Dante appare per la prima volta
la gloriosa donna della sua mente», il cui nome è Beatrice anche in
bocca di coloro i quali «non sanno che si chiamare», cioè non sanno che
cosa chiamino, ignorano quanto ad essa si convenga quel nome, quanto
ella abbia in sè di beatitudine, a quale e quanta ella sia riserbata.
La fanciulla è «vestita di nobilissimo colore, umile ed onesto,
sanguigno, cinta ed ornata alla guisa che alla sua giovanissima etade
si convenía»; è «quasi dal principio del suo anno nono», e Dante quasi
in sulla fine pur dei nove anni, cioè nel 1274. D'allora in poi, Amore
«signoreggia l'anima sua», e più volte, pure in quella sua puerizia,
gl'impone di «andare cercando di lei»;[209] finchè, passati altri nove
anni, nè più nè meno, «questa mirabile donna appare a lui vestita di
colore bianchissimo, in mezzo di due gentili donne di più lunga etade»,
gli appare «passando per una via», e «lo saluta molto virtuosamente»,
tanto che a lui «pare allora vedere tutti li termini della
beatitudine».[210] Da quel momento, — il quale, secondo la cronologia
che Dante stesso ha incardinata sul mistico nove, appartiene all'anno
1283, — secondo novennio, incominciano i pensieri e i turbamenti
amorosi, le fantasie, le visioni.
Nella narrazione del Boccaccio,[211] «Dante, il cui nono anno non era
ancor finito, siccome i fanciulli piccioli, e spezialmente ai luoghi
festevoli, sogliono li padri seguitare», va col padre, in una splendida
giornata di primavera fiorentina, al calendimaggio dei Portinari.
«Avvenne che quivi mescolato tra gli altri della sua etade, de' quali
così maschi come femmine erano molti nella casa del festeggiante,
servite le prime mense, di ciò che la sua picciola età poteva operare,
puerilmente si diede con gli altri a trastullare. Era infra la turba
de' giovanetti una figliuola del sopraddetto Folco, il cui nome era
Bice (comecchè egli sempre dal suo primitivo nome, cioè Beatrice, la
nominasse), la cui età era forse di otto anni, assai leggiadretta
e bella, secondo la sua fanciullezza, e ne' suoi atti gentilesca e
piacevole molto, con costumi e con parole assai più gravi e modeste
che il suo picciolo tempo non richiedeva; e oltre a questo, aveva le
fattezze del volto dilicate molto e ottimamente disposte, e piene,
oltre alla bellezza, di tanta onesta vaghezza, che quasi un'angioletta
era reputata da molti. Costei, adunque, tale quale io la disegno o
forse assai più bella, apparve in questa festa.... agli occhi del
nostro Dante....». E a siffatte premesse corrisponde il rimanente di
questa parte della boccaccevole narrazione fino alla morte di Beatrice;
massime in questo, dico o ripeto, che quanto è nella _Vita Nuova_
delineato a man leggiera, e quasi paurosa della materia che tocca,
quanto ivi è per imagini spiritualissime affigurato, con accenni
sfiorato appena, velato con perifrasi, sollevato e quasi alienato
dalla vita reale tanto che talvolta è lasciato addirittura che se
ne interpretino o controvertano le relazioni con questa; invece nel
_Trattatello_, come il Boccaccio altrove lo chiama,[212] _in laude di
Dante_, è lumeggiato e colorito sensibilmente, con le realtà della vita
mescolato e coordinato, e per giunta moraleggiato in sentenze sul bene
e il male di questa correlativamente alla vita dell'Alighieri.
«Passioni ed atti» è, nella _Vita Nuova_, frase piena d'idealità, sotto
la quale Dante omette i particolari di quel primo novennio amoroso,
all'«esempio» del già narrato, cioè dello apparimento, riferendoli
tutti come a suo tipo. «Puerili accidenti», con frase ben altramente
positiva, li chiama il Boccaccio, e ancor egli li omette; omette, che
dobbiam dire? di raccontarli quali fossero accaduti, o di inventarli
quali egli avrebbe, certo ingegnosissimamente, saputo? Subito appresso,
nella _Vita Nuova_, si travalica all'83, all'episodio del saluto, al
sonetto della visione di Madonna addormentata fra le braccia d'Amore,
e da lui pasciuta del cuore del Poeta.[213] E da quelle prime visione e
rima (la quale, fra tutte le dantesche, ha, forse più che alcun'altra,
del trovadorico e occitanico) si dipartono e succedono, con altre
visioni e rime intessendosi, gli episodî dell'amore di Dante: episodî,
con tenue filo congiunti alla realtà esteriore, e questa (sia essa o
una via della città, o la chiesa, o il mortorio dell'amica di Beatrice,
o uno sposalizio, o il mortorio del padre[214]) è fuggevolmente
accennata, descritta non mai; alle occorrenze poi della vita civile
dell'Alighieri una volta sola, per quanto io vegga, collegati, della
quale dirò or ora espressamente. Molto più franco e sicuro e meglio
informato il Boccaccio, il quale non ha certamente agio di fermarsi
in particolarità e molto meno in formali episodî; ma per le generali
e molto ricisamente sa dirci, non solamente questo: che «con l'età
multiplicarono le amorose fiamme, in tanto che niun'altra cosa gli era
piacere o riposo o conforto, se non il vedere costei»; ma quest'altro
ancora, che Dante «ogni altro affare lasciando, sollecitissimo andava
là dovunque potea credere vederla, quasi del viso e degli occhi di lei
dovesse attignere ogni suo bene ed intera consolazione». Segue una
digressione morale sugl'inconvenienti che reca l'amore nella vita,
specialmente degli studiosi; inconvenienti, osserva il Boccaccio,
che nel caso di Dante, alcuni vogliono siano stati ammendati dallo
avergli l'amore per Beatrice ispirate le rime: ma, soggiunge, «l'ornato
parlare» non è termine o mèta di eccellenza assoluta, non è la
«sommissima parte d'ogni scienza»; nè ad altro che a «ornato parlare»
fu incitator di Dante l'amore per donna: or le cose «leggiadramente
nel fiorentino idioma e in rima, in laude della donna amata, fatte da
lui», compensano esse il danno che possa essergliene venuto «alli sacri
studi e all'ingegno»? Parole, per quanto sonore, tuttavia d'incredibil
grettezza, chi ripensi alla parte che Beatrice, la Beatrice pur della
_Vita Nuova_, ha in quel Poema, la cui grandezza il Boccaccio mostrò
nel _Comento_ di sentire e pregiar degnamente.