Una vettura attende nel cortile centrale della reggia.
Perelà seguito da tre gentiluomini si reca oggi al suo primo giro
d'ispezione.
_«Perelà, Signore._
_Ispettore generale dello stato, riformatore: degli uomini, delle
cose, e delle istituzioni. Con pieni poteri esecutivi, materiali e
spirituali... et ultra»._
Così parla la tessera che gli è stata consegnata e che porta la firma
di Re Torlindao e del ministro, e della quale se ne vede uscire un
pezzettino dalla cima dello stivale della gamba sinistra come il petalo
di una rosa.
Mentre egli sta per prendere posto nella carrozza gli si avvicina
Alloro, il vecchio domestico, e gli consegna, senza esser veduto, una
lettera.
Perelà e i gentiluomini partono, Alloro rimane fermo, incantato dietro
la vettura, col suo sorriso luminoso di ammirazione e di devozione.
Egli ripete sempre fra sè queste parole: «_Come ha egli fatto? Come ha
potuto fare? Di fumo!_».
«Vi ricordate di me signor Perelà? Io sono la marchesa Oliva di
Bellonda. Vi ricordate pochi giorni or sono quando vi ho parlato della
mia povera anima insieme colle mie amiche? Esse mi interruppero allora
e protestarono alle giuste parole di sconforto.
Non faccio a loro nessuna colpa badate, non per cattiveria respinsero
la mia desolazione, ma perchè esse vivono illuse di amare, o di avere
amato. Io sono quella.... che non amò, vi ricordate?
Ho cercato allora per voi di adornare le mie parole, e, come le mie
buone amiche forse vi ho parlato con troppa ricercatezza. Io vi ho
detto: ognuno di noi nascendo porta in sè il cuore di un'altra persona,
una fanciulla ha il cuore di un giovane, un giovane ha quello di una
fanciulla.... ricordate? Questo forse è anche vero. Pensate allora,
pensate all'orribile difficoltà di incontrarla nella nostra fuggevole
vita quella persona. Questo è vero, questo cuore oramai inutile noi
lo portiamo tutti addosso, questo pezzo di roba molle che diviene nel
nostro seno giorno per giorno una spugna carica di lacrime, è forse la
tragedia che inconsapevolmente trasciniamo, questo potrà anche essere
vero, ma oggi io non vi parlo più a quel modo, oggi io vi parlo in
un'altra maniera, e con tutta la mia semplicità vi dico: io non amai
perchè fino ad ora non avevo trovato l'uomo da potere amare, eppoi oggi
non vi saprei più parlare a quel modo, due giorni fa io era infelice
ora non lo sono più: vi amo.
Mi hanno detto che voi non mangiate, che voi non bevete, che voi non
dormite, che voi non fate nulla, che nulla è lecito sperare da voi,
ebbene.... io sono come voi, da venerdì, quando vi ho veduto, non ho
fatto più nulla nemmeno io, non ho fatto che pensare a voi.
Voi avete trentatrè anni non è vero? Come me, anch'io ho trentatrè
anni. Trentatrè anni or sono foste messo lassù, nel vostro camino,
appunto quando io nasceva. Se aveste continuato a vivere allora,
avreste ora sessantasei anni non è vero? il doppio di me. Sareste....
un vecchio.... un uomo vicino a morire.... forse.... forse sareste....
oh! no, Dio mio, no.... già morto, invece no, no, no! voi siete ancora
giovane, e un bel giovane, giovane come me; e come me rinnovato alla
vita, nuovo all'amore!
Una sola cosa io vi domando in cambio di tutto il mio amore, una parola
soltanto, ditemi che la mia non è una follìa, ma voi andaste lassù ad
aspettarmi! A metà del cammino vi siete fermato per aspettarmi, per
darmi tempo affinchè vi potessi raggiungere; io ero tanto lontana da
voi, e correvo.... ansavo.... Dio.... morivo, senza speranza di poter
giungere a portarvi tutto quello che di vostro avevo, ma.... voi siete
stato tanto buono con me.... mi avete aspettata.... ed io eccomi....
ora.... vi ho raggiunto!
L'espressione purissima del vostro viso mi è dinanzi: io sono di
fumo essa mi dice, ah! e credete che questa sia la barriera che
fermerà il passo alla marchesa Oliva Di Bellonda? Credete che io vi
ripeterò alcuna di quelle osservazioni che le mie amiche vi fecero
sopra la vostra natura? Ma che cosa me ne importa a me? Voi siete di
fumo? Benissimo, anch'io sono di fumo, vi amo, e chi ama nulla ha da
dimandare, chi ama deve sempre e solamente dare, dare! Dimandare vuol
dire: amarsi, non vuol dire: amare!
Ora il mio amore è fiorito! se la pioggia dei suoi petali caldi
può riuscirvi gradita sopra la bella fronte, e giù giù per tutta
la delicata persona, se proprio non vi dispiaceranno i miei petali
amorosi.... se non li ricuserete.... ebbene sappiate che il mio cuore
è un mondo per voi, tutto di giardini!
Non mi dovete rispondere, non mi dovrete dire mai se mi avrete amata,
questo non è quello che io voglio, perchè io vi amerei se mi odiaste,
vi amerei se vi fossi indifferente, vi amerei se mi amaste! Vi ho
scritto per una sola ragione: quella donna che vi fece udire i suoi
lamenti, che vi mostrò la sua faccia addolorata, che vi disse che
era infelice, oggi non parla più a quel modo, non si lamenta più, ha
un'altra faccia, la sua bocca ha trovato il suo sorriso, il suo cuore
la gioia, quella donna è felice, ed è giusto che voi ne sappiate la
ragione».
— Ecco suor Mariannina Fonte penitente.
— Quante volte peccaste suora Fonte?
— Un dì tre volte, signor Perelà.
— Ed ora voi dimandate sempre perdono del vostro peccato?
— Ogni dì tre volte.
— Ed ecco suor Colomba Mezzerino.
— Penitente?
— Peccatrice ella non è, signor Perelà, suor Colomba portò qui il fiore
della sua purezza e lo conserva, ella prega per i peccatori.
— Vi sono dunque due specie di persone, quelle che dimandano perdono
dei propri peccati e quelle che implorano per i peccati altrui?
— Ed un'altra specie signor Perelà, quelle persone che peccano
solamente. Per quelle suor Colomba eletta prega. Andate andate suor
Colomba ad implorare per quelle persone.
Io vi conduco per il monastero signor Perelà, passate, passate.