È abbastanza strano che di tutte quelle egregie persone desiderose
di tener qualche volatile da cortile novanta su cento scelgano una o
più razze di polli, dalle quali si ripromettono chissà quali e quanti
vantaggi, e quasi nessuna getti gli occhi sulla numerosa schiusa delle
anatre, fra le quali hanvene pure di graziosissime come le Mandarine,
le Caroline, le Mignon ecc. per chi non cerchi nell'allevamento che il
diletto, mentre dal lato materiale la maggior parte delle anatre dà ben
altre soddisfazioni di quante possano offrirne i polli.
Non nego che il possesso di un gallo ardito dalla lussureggiante
livrea, col suo fiero portamento, le sue mosse, lo squillante
chicchiricchì, di quel sultano delle affaccendate galline le quali
col loro canto trionfale segnalano la deposizione del miracoloso,
riconfortante prodotto giornaliero, tutto ciò presenti delle attrattive
che le modeste, tranquille poco canore anatre non sono in grado di
offrire. Ma quando si considerino le prerogative che queste ultime
presentano, la loro facile adattabilità a qualunque genere di cibo
che convertono in carne e grasso, mettendo in tale operazione assai
minor tempo di qualsivoglia razza di polli, se si tenesse calcolo della
robusta loro fibra che le rende quasi sempre refrattarie alla maggior
parte delle malattie che insidiano e decimano gli altri volatili
domestici, ove infine si facesse entrare nella somma dei rendimenti
quello dei sotto-prodotti come le piume ed il piumino, specialità dei
palmipedi, la bilancia dovrebbe pendere in favore di questi ultimi.
Le uova di gallina, è bensì vero, sono più pregiate di quelle d'anatra,
ma queste danno dei pulcini graziosi anch'essi, e sopratutto più
robusti, di sviluppo più precoce. Quanto ad importanza di produzione
non mancano le razze ovaiole, la Corritrice Indiana sta al paro quando
non supera la miglior Leghorn. Al postutto, il trionfo dell'anatra sta
nella precoce produzione di carne ed è su questa che convien basare il
concetto dell'allevamento.
È innegabile che l'allevamento dell'anatra venne sempre considerato
come facente parte delle piccole industrie campestri, non adattabile
alle occupazioni di piccoli proprietari o di modesti impiegati
dimoranti in campagna ed in cittadine di provincia. Uno degli
ostacoli al suo diffondersi è il preconcetto sbagliato della necessità
dell'acqua per bagnarsi, mentre è anzi contraria alle giovani anatre
che hanno una vita effimera, destinate come sono al macello a poche
settimane d'età. Se un'acqua corrente, una gran vasca sono giovevoli ai
riproduttori quantunque non assolutamente indispensabile, un recipiente
abbastanza grande per tuffarvi ripetutamente il becco, poichè per
natura loro, questi animali hanno un gran bisogno di bere mangiando, è
ugualmente bastevole per essi.
Un bell'esempio di allevamento in piccole proporzioni è citato
nell'ultima edizione della sua _Basse-cour productive_ dall'esimio
allevatore-scrittore L. Brechemin, parlando di quella d'un amico, il
quale ha impiantato un recinto per anatre; questo è diviso in due parti
mediante rete metallica, ed alla base del divisorio venne scavato nel
terreno un bacino comune alle due parti del recinto, la lunghezza della
vasca è di quattro metri, la larghezza è di un metro e la profondità,
70 centimetri. Un po' più lontano l'anatricultore ha fatto costruire
un secondo recinto nelle identiche condizioni il cui scopo si spiega
chiaramente. Egli tiene due razze, la Rouen e la Pechino, da ciò la
necessità del divisorio, inutile per chi ne tiene una sola.
Nel piccolo allevamento in questione ogni parchetto contiene sei
femmine ed un maschio di ciascuna delle due razze suindicate. Il
bacino viene vuotato ogni quattro giorni per mezzo di un tubo di
scolo e l'acqua cambiata, perchè rimanendo stagnante per molto tempo
si corromperebbe, e l'igiene è importantissima nelle agglomerazioni
di animali in ristretto spazio. Come l'acqua, il suolo dove dimorano
gli animali va soggetto alla corruzione in causa dei loro abbondanti
escrementi, ed è ad ovviare alle funeste conseguenze facilmente
derivanti che venne ideata la costruzione di un secondo recinto, ogni
tre mesi gli abitanti vengono fatti sloggiare da quello inquinato
e sospinti nel nuovo, le capanne smontabili sul genere di quelle
descritte nel capitolo dell'alloggio, sono trasportate nella dimora
diversa e subito dopo il trasloco, il terreno lasciato libero riceve
una rivoltatura radicale, alla profondità di un ferro di vanga, quindi
seminato ad avena. Quindici giorni o tre settimane dopo gl'inquilini
possono già reintegrare il domicilio primitivo che ritrovano fresco e
risanato, ma è meglio aspettare anche un mesetto.
In questo allevamento così modestamente ideato e condotto le femmine
danno da novanta a centodieci uova all'anno, quasi tutte fecondate; i
maschi hanno almeno due anni e sono conservati fino ai quattro; e così
pure le femmine per le quali questo limite d'età non va oltrepassato,
poichè diventano poi troppo pingui e la produzione delle uova fecondate
scema grandemente.
L'incubazione viene affidata a delle galline od alle macchine e la
schiusura raggiunge una proporzione elevatissima, quasi il 90%. Simile
risultato è in parte dovuto al nutrimento affatto speciale distribuito
dal principio di Gennaio fino al Luglio, composto di alimenti molto
azotati in cui entra in certa parte la farina di pesce. E qui sta il
segreto d'un alimento di prim'ordine per la nutrizione delle anatre in
rinchiuso durante la stagione dell'ovificazione, come gioverebbe pure
alle galline se non fosse il timore che tale elemento comunichi un
gusto poco gradevole alle uova destinate al consumo, mentre per quelle
da far covare ciò non ha importanza alcuna; in Inghilterra come in
Francia la farina di pesce ha preso una gran voga da qualche tempo e la
fabbricazione si è venuta talmente affinando che l'odore è quasi del
tutto soppresso, e d'altro lato la quantità da aggiungere ai pastoni
è troppo piccola perchè possa aver un'influenza sensibile anche sulle
uova di gallina.
Come granaglie le anatre dell'allevamento ridotto di cui si parla
ricevono dell'avena e del gran saraceno; oltre a ciò ad ogni pasto non
si risparmia la verdura.
Questo piccolo industriale alleva in media 900 anatrotti all'anno
ch'egli vende all'età di due mesi a due e mezzo, e l'utile ricavato
varia secondo la stagione oscillando fra L. 1.50 e L. 2.50 al capo.
Tutta la produzione in anatrotti viene assorbita da un solo ristorante
parigino che ne ha un gran consumo.
L'utile di L. 2 in media ossia di L. 1800 per 900 piccoli ingrassati
non sarebbe di certo sufficiente per far vivere un allevatore, un
privato, al giorno d'oggi specialmente, ma può sempre calcolarsi
quale un dippiù aggiunto ad una situazione modesta, come è il caso
della persona summenzionata. Perchè potesse prodursi un beneficio
abbastanza considerevole da permettere ad una famiglia di vivere con
esso bisognerebbe duplicare e magari triplicare il numero dei parchetti
coi relativi riproduttori, cercar il collocamento di un numero
abbastanza importante di anatrotti, aver un aiuto per l'andamento
dell'azienda possedere un certo capitale, impiantarsi insomma su ben
differenti basi. Evidentemente ciò costituirebbe una speculazione
industriale nella quale entrerebbero in giuoco vari fattori ma anche
contemporaneamente certi utili, come le piume che in un piccolo
allevamento non possono aver molta importanza mentre in un grande ne
acquistano una considerevole.
Ma se è dato a pochi d'intraprendere una consimile vasta azienda,
numerosi possono essere i piccoli allevatori cui può sorridere
l'attraente e lucrativa occupazione.