La maggior parte delle anatre domestiche è assai precoce nella
fetazione, alcune, come la Corritrice Indiana incominciano fin
dall'Ottobre, ma viceversa, in genere non sono molto propense a covare,
anzi, vi sono delle razze affatto restie; ciò fa sì che è di tutto
interesse affidar le uova a qualche gallina od alla tacchina e meglio
ancora all'incubatrice artificiale.
Trovar delle galline disposte a covare nella stagione invernale onde
aver così una schiusura precoce è difficile se non impossibile; si
può ottener lo scopo forzando la tacchina a covare e ciò con dei
sistemi alquanto barbini, ma neanche sempre ci si arriva poichè
è cosa contro natura, ed in ogni caso ciò costituisce un lavoro
malagevole. Il sistema più sicuro e comodo è quello della incubatrice
artificiale; questa è sempre pronta in qualsivoglia epoca dell'anno,
essa non ha mai gl'insetti che perseguitano le chioccie animali e che
si trasmettono alla progenitura, con essa si possono far schiudere
non delle diecine, ma delle centinaia e migliaia d'uova. Certamente
chi fa un minuscolo allevamento può contentarsi di una covatrice
vivente, ma allora deve aspettare che questa sia di comodo a covare
od altrimenti costringervela come si usa fare con le tacchine; volendo
però delle nascite e degli allevamenti in inverno, il miglior metodo è
l'artificiale, anche trattandosi di poche dozzine d'uova; attualmente
si trovano delle macchine, degli apparecchi abbastanza perfezionati da
permettere a chiunque dei risultati oltremodo soddisfacenti.
Ma qualunque sia il genere d'incubazione che si voglia adottare,
per aver delle schiusure vigorose bisogna che le uova provengano da
genitori sani, ben nutriti e ben tenuti, non troppo giovani nè vecchi,
di due anni circa. Incidentalmente va detto che volendo conservare
un buon sangue, i riproduttori vanno sostituiti dopo qualche anno di
funzionamento, sei al massimo; si deve inoltre aver cura di scegliere
fra i giovani allievi destinati alla riproduzione quelli delle prime
covate annuali, i più robusti, i meglio costituiti, mantenuti in
libertà, affinchè possano far molto esercizio anche sull'acqua e così
raggiungere il maggior sviluppo desiderabile.
Parmi inutile entrar qui nella descrizione delle solite pratiche
richieste per l'incubazione, sia essa naturale come artificiale;
sono per le uova d'anatra le stesse di quante occorrono per quelle
di gallina con la sola differenza della durata che per il nostro
palmipede è di ventotto giorni invece di venti o ventuno per le
uova di gallina. Su tale argomento mi sono lungamente intrattenuto
in altro mio lavoro pubblicato dallo stesso editore[2] del resto
le pratiche necessarie si trovano descritte in tutti i manuali di
pollicoltura. Se non mi soffermo su questo punto è perchè ho inteso nel
presente lavoro attrarre l'attenzione del lettore più che altro sulla
convenienza dell'allevamento dell'anatra per la produzione di carne e
per la utilizzazione dei sotto prodotti lasciando da parte i dettagli
dell'incubazione troppo noti alla generalità, per indugiarmi invece
alquanto sul tema dell'allevamento propriamente detto.
Non conviene all'allevatore dar a covare le anatre, anche quelle che ne
dimostrano la volontà come succederebbe se si lasciassero tutte le uova
a misura di deposizione, chè ad un certo punto questa si fermerebbe
e l'anatra si accingerebbe a covar quel dato numero d'uova che madre
natura le suggerisce di far nascere; è assai preferibile prolungare
la fetazione il più che si può col sottrarre le uova di mano in
mano, lasciandone nel nido soltanto uno o due perchè la fetatrice sia
attratta a continuare, e con ciò arrivare al massimo.
Fra le diverse covatrici la meno adatta è la gallina, anche nell'epoca
più propizia, poichè la durata dell'incubazione dovendo protrarsi
fino a 28, 30 giorni ed anche 35 secondo le razze dell'anatra, la
gallina mal sopporta un periodo così prolungato di sequestrazione,
mentre resiste senza difficoltà la tacchina, che può inoltre tenerne
sotto di sè un numero ben superiore, presentando essa con ciò un altro
vantaggio; non parliamo poi dell'incubazione artificiale per la quale
sarebbe indifferente una durata di tre mesi se vi fossero delle uova
schiudibili a simile scadenza.
La durata dell'incubazione per le uova d'anatra varia, come si è visto,
da razza a razza; quelle della Corritrice Indiana schiudono in un
periodo di tempo minore di quello necessario per le altre razze, 28 a
30 giorni, mentre per le uova della Muschiata va fino a 35 giorni.
Alle prime schiusure e di mano in mano che nascono, gli anatrotti
vanno tolte di sotto la gallina o la tacchina chioccia e deposti
in un panierino foderato di lana dove si riposeranno della fatica
compiuta nello sforzo di sortire dalla calcarea prigione e vi staranno
tranquille in attesa dei compagni che ancora devono schiudere; se
il locale o la stagione sono assai freddi si porterà il panierino
con la prole un po' vicino al fuoco c questa si sentirà riavere. La
stessa pratica serve per le piccine nate nell'artificiale, a meno che
l'apparecchio non sia munito di un'asciugatrice, come in gran parte
quelli che oggidì si fabbricano; si aspetta che tutti siano nati e
quando è certo che non c'è più da sperar altre schiusure, si tolgono
tutti e si dànno alla chioccia che li ha covati, oppure si introducono
nella madre artificiale, la quale li riscalderà bene quanto una
animale.
Se l'incubatrice è un istrumento alquanto delicato, per cui taluni
non hanno fiducia in essa, altrettanto non può dirsi della chioccia
artificiale, di congegno semplicissimo e facilmente regolabile, ond'è
che anche adottando l'incubazione animale, per l'allevamento è sempre
da preferirsi l'uso d'un apparecchio che presenta più d'un lato utile;
con esso si ha intanto il vantaggio di poter mettere in libertà la
chioccia appena la schiusura degli anatrotti è terminata e questa potrà
così ritornar ben presto a compiere altre funzioni più lucrose pel
proprietario che non quella di portar a spasso le anatrine, alle quali
non è difficile insegnar a vivere senza il concorso di una guida spesso
assai ignorante e quasi sempre tanto ghiotta da attribuirsi la miglior
parte del delicato pastone espressamente preparato per le piccole
creature. Vi sono, è bensì vero, le cassette dall'allevamento in cui la
chioccia è tenuta prigioniera, e con ciò si rimedia agl'inconvenienti
su lamentati, ma queste possono servire per una quindicina di
anatrotti, mentre si fabbricano delle chioccie artificiali capaci di
cinquanta e più; è preferibile tuttavia non oltrepassare questa cifra,
poichè le troppo forti agglomerazioni presentano anche dei grossi
rischi.
Di simili apparecchi sonvi diversi sistemi, ma tutti basati sul
principio del riscaldamento ad acqua mediante termosifone comunicante
il calore alla cassetta dove i piccini vanno a ricoverarsi come
farebbero sotto le ali ed il piumino del ventre della chioccia animata:
le istruzioni per il funzionamento vengono generalmente fornite dal
fabbricante stesso dell'apparecchio ed è facilissimo il seguirle.
La temperatura che deve regnare nella parte dove sta la cassetta di
riscaldamento non dovrà oltrepassare i 25 o 26 gradi centigradi nei
primi giorni, tre giorni dopo 24 gradi saranno sufficienti, quindi
si scema gradatamente il calore. Una precauzione importante è di
regolare il calore per la notte, che dev'essere inferiore al normale
della giornata, e ciò perchè gli animaletti riuniti nel ristretto
ambiente ne producono essi medesimi con quello che emana dal loro
corpicino; l'eccesso va dunque rigorosamente evitato, anzi è da
preferirsi che soffrano un po' di freddo, piuttosto che di caldo
eccessivo. Se sentono freddo si accoccolano gli uni accanto agli altri
e bene o male sopportano la temperatura bassa, ma quando si trovano
in un'atmosfera troppo elevata, ansimano, sudano e l'indomani mattina
sortendo al fresco rischiano di buscarsi una congestione polmonare o
l'infiammazione agl'intestini che presto li spedirebbe ad patres. Per
le prime notti almeno si faccia il sacrificio di verificar lo stato
delle cose e provvedere in caso di anormalità coll'alzar o ribassare il
grado atmosferico interno, sulle istruzioni pel funzionamento fornite
dal fabbricante.
Per lo prime quindici o venti ore si lascino pur digiunare i neonati,
tutt'al più si dia loro un po' d'acqua o di latte allungato, in cui
possano soltanto immergere il becco. Ed ora si tratta d'insegnar alle
bestiole private di madre a mangiare, cosa non troppo facile per
i primi principii perchè l'anatrina non ha l'intelligenza precoce
del pulcino di gallina e prima che abbia capito che per vivere è
indispensabile mangiare ha bisogno di qualche lezione che possiamo
darle noi stessi presentandole qualche lombrico vivo, il quale
dimenandosi risveglierà nel piccolo essere l'istinto naturale che
lo spingerà ad acciuffare col tenero beccuccio il vermiciattolo ed a
buttarlo giù per nutrirsene; un'altra volta gli si porrà davanti un
piattino contenente della pasta detta vermicelli cotta e che agitata
con una bacchettina produrrà la quasi uguale impressione del lombrico.
Questo corso accelerato d'istruzione che costituisce il punto più
difficile dell'allevamento artificiale non durerà che due o tre giorni,
quattro per gli allievi più ignoranti, poi basterà servir loro il
pastone preparato ed una volta ammaestrati, le cose camminano da sè e
la voracità si sviluppa in modo sorprendente.
Il pastone che dapprincipio sarà formato con midolla di pane raffermo,
uovo sodo ed ortiche oppure cicoria od insalata trinciata finissima,
con l'aggiunta di qualche insetto o verme di qualunque genere,
sarà piuttosto molle, chè così verrà più facilmente inghiottito;
si lasci sempre a disposizione degli allievi dell'acqua nel piccolo
abbeveratoio, ma non bisogna permetter loro di bagnarsi fin che non
abbiano almeno dieci giorni; por gli anatrotti da ingrassare questo
bagno deve però essere vietato completamente; su ciò credo bene
insistere.
A cominciar dall'ottavo giorno, l'elemento animalizzato dovrà entrare a
far parte regolarmente della alimentazione negli anatrotti, ritagli di
carne bolliti e tritati molto fini oppure ossa crude ridotte a trucioli
con la macchina speciale detta trincia-ossa, andranno associati a
crusca ed a farina di mais. Si diano anche loro delle minute granaglie
ammollate per 24 ore, delle paste lesse, delle farine, del pane intriso
nel latte, il tutto sempre in forma piuttosto liquida, ma non troppo,
ad evitare la dissenteria; ripudiamo solo i pastoni di pura crusca che
le massaie distribuiscono con tanta generosità ma che gonfia i giovani
corpi senza nutrirli; degli animali tirati su con tal regime non
saranno mai di qualche valore.
L'acqua piovana è causa di malanno per le piccole creature; si
stia dunque attenti a non lasciarle cogliere da qualche improvviso
temporale, e neppure si permetta loro di diguazzare nella mota; la
loro lanuggine dei primi giorni non è per anco resa impermeabile dalla
secrezione oleosa che col seguito impedirà la penetrazione dall'acqua
nel loro abito di piumino, e questo soffice indumento si appiccica
al corpo: e se poi vanno ad infangarsi nella melma, ciò forma come
un'intonacatura, dalla quale non possono più liberarsi e finiscono per
soccombere.
Se disgraziatamente non si fa in tempo a ripararli dall'acqua si
procuri di salvar gli anatrotti ammollati col porli al più presto in un
paniere accanto ad un buon fuoco.
L'anatra fin da piccina è amante di intrufolarsi nell'acqua sudicia col
corpo ma specialmente col becco e per natura è piuttosto sporcacciona;
basta osservare la sua manovra quando mangia, prende un boccone o
due poi corre all'abbeveratoio, ritorna al piatto per far subito
dopo un'altra visita all'acqua, ed in tutti questi andirivieni,
divertentissimi da osservare se vogliamo, l'anatrotto insudicia
dappertutto, anche il suolo del casotto di rifugio viene contaminato
dalle zampine cariche di mota e di deiezioni liquide; per cui, onde
conservar l'igiene così necessaria nell'allevamento, ogni giorno,
possibilmente, si cambierà la segatura di legno, la paglia o quello
strato di altri elementi che devono guarnire il suolo dell'abitazione;
nelle madri artificiali hanvi generalmente due scomparti, dei quali uno
è all'aria libera con reticolato e l'altro costituisce il casotto di
ricovero; questi due scomparti devon esser tenuti sempre puliti ed è
questa una misura indispensabile per la salute dei piccoli allievi.
Il sole, a sua volta è per essi pericoloso un'insolazione può avere
degli effetti fulminanti sulle tenere bestiole, le quali, tuttavia,
una volta passato il primo periodo d'età s'irrobustiscono di giorno
in giorno, l'appetito si fa sempre più feroce, per cui cinque o sei
pasti al giorno non sono di troppo, e diventano degli animali oltre
ogni dire, ed in ogni caso sempre meglio di quelli d'altre specie,
resistenti.