CXXVIII.

La voce e l'apparizione d'Agnese richiamarono le forze di Medicina.

Quel canto, come sincera espressione di un animo sereno, gli parve un

atto di ribellione ai decreti dell'empio destino, di cui egli voleva

essere il ministro. — La calma nel momento della tempesta esacerbava

i suoi sdegni, quasi fosse una sfida. Egli, il più malvagio degli

uomini, invidiava la pace dei buoni; egli odiava la virtù, appunto

perchè tranquilla anche in mezzo alla sventura. Alla scarsa luce

che rischiarava la cameretta, credè scorgere Agnese assai pallida ed

abbattuta. Se ne rallegrò lo scelerato; e, vedendo che ella non si

stancava di vezzeggiare il suo bambino, riconfermò nel cuor suo un

orribile disegno.

L'ora opportuna per effettuarlo era venuta. — Il Seregnino, che sedeva

presso al suo padrone, attendendone gli ordini, non potè a meno di

mostrargli che cominciava ad albeggiare. Da mezz'ora la luna era

scomparsa. Agnese aveva cessato dal canto; ma, non istaccandosi mai

dal petto il suo Gabriello, passeggiava lungo la camera, e s'arrestava

qualche momento alla finestra, levando lo sguardo al cielo, quasi

invocasse e salutasse la vicina luce del giorno.

“All'erta, Bergonzio! — disse con un rantolo soffocato il ciurmatore,

levandosi da sedere. — Rammenti quanto ti ho detto...?„

“Metterò un debole grido, come fossi al punto di sputar l'anima.... Non

è vero...?„

“Sì.... distenditi a terra, e poni una mano sulla bocca affinchè le tue

grida sieno soffocate.„

“Poi?„

“Quando batterò due volte la mano, alzati e seguimi. Dopo aver girato

le mie spalle, nasconditi dietro quell'olmo„ — e accennava colla mano

la pianta che faceva ombra alla finestra illuminata.

“Poi?„

“Entrare in quella casipola e salire nella camera di madonna deve

essere affar tuo„.

“Ponete che io vi sia: e che devo fare colà?„ — Medicina si chinò

all'orecchio dello sgherro, e gli pronunciò alcune parole, alle quali

aggiunse: “guai a te se cedi alla tentazione di mettere la mano ad

altro; scendi tosto, e fa di porre al sicuro il tuo fardello. — Hai

la scala di corda per ciò? Molto mi cale della tua vita, sai? perciò

voglio salva quella di un altro. — Il suo riscatto deve pagare ad usura

le mie e, se avrai senno, anche le tue fatiche„.

“Dio me la mandi buona„ — interruppe il Seregnino con un'aria di

malcontento.

“Di che hai paura?„

“Ho paura di voi; se la cosa mal riesce, chi mi scampa dal vostro

furore?„

“Tu pigli un passo inanzi, volpone. Pensa piuttosto che se ti mostri

accorto, ed assecondi a dovere il mio comando, per te...„ e il suono

affettato in cui morì questa reticenza doveva equivalere alla più

generosa delle promesse.

Ma il Seregnino ne ricordava altre andate in fumo, anche malgrado i

buoni auspicii; per cui risolvette di obedire, solo perchè il non farlo

sarebbe stato un partito assai più temerario.

Dopo ciò, Medicina esci dalla macchia, e Bergonzio si pose a terra

intonando una litania di sospiri e di gemiti, com'erasi convenuto.

Agnese in più d'un'occasione aveva incontrato Medicina; spesse

volte poi aveva udito parlare di lui, e s'era fatta una giusta idea

dell'esser suo. — Ma in quella oscurità e in quell'arnese, nessuno,

nemmeno chi lo conoscesse perfettamente, avrebbe saputo riconoscerlo.

Egli s'era ravvolto in un ampio mantello, fuor del quale esciva il

cappuccio della sottoveste, che gli pioveva sul volto. Una barba

posticcia gli copriva il mento; una simulata compunzione gli spianava

le solite rughe della fronte; e del ribaldo non restava altra apparenza

fuorchè l'inestinguibile fuoco de' suoi occhiacci sinistri.

Quando fu vicino alla casetta, si tolse dal sentiero del bosco, e

camminò dritto, a passo celere, verso la finestra illuminata. E giunto

a tale distanza da potersi far sentire, chiamò a sè l'attenzione

d'Agnese, pronunciando e ripetendo con voce piagnolosa “_Deo gratias_„.

Il Seregnino intanto, fido agli ordini ricevuti, mandava gemiti, ed

implorava la mercè di Dio e degli uomini, che era uno stringimento di

cuore a sentirlo.

“Ah! benedetta — proruppe il ciurmatore con voce alterata quando vide

Agnese; — qui vi sarà qualche anima buona che non si rifiuta di prestar

soccorso ad un mio compagno...?„

“Che è accaduto?„ dimandò Agnese affacciandosi alla finestra.

“Non udite i suoi lagni?... poveretto... egli è là„

“Chi? dove?„

“Là abbasso... sdraiato a terra... un moribondo„ Un momento di silenzio

permise ad Agnese di ascoltare i gemiti del Seregnino, che, giunti al

suo orecchio, avevano tutto il prestigio di un'invocazione pietosa ed

urgente.

“Egli era poc'anzi sano al par di me e di voi, ripigliò il ciurmatore.

Un male improviso lo colse, e lo ridusse in fin di vita. Svegliate

qualcuno, per carità; questa casa non deve essere abitata da voi sola.

Per l'amor di Dio e del prossimo, per l'anima di quel cristiano, che

implora di morire in grazia di Dio, accorriamo ad aiutarlo. — È lontana

da qui la parocchia?„

“O Vergine santa, che mi dite mai! Attendete che io discenda;

risveglierò una famiglia da bene, che abita qui vicino. È buona gente

che ci ajuterà.„

“Il ciel vi rimeriti, o madonna. Ma, per giovare al prossimo, badate a

non far danno a voi stessa. Avete in collo un bambino; non lo esponete

al freddo; ditemi a qual porta devo bussare; andrò io stesso...„

Ma Agnese, che non dava più retta a queste parole, visto che il suo

bambolo dormiva, senza porre tempo di mezzo, senza discutere tra sè

e sè l'opportunità di ciò che era per fare, collocò la creatura sul

letticciuolo, e il lume a terra; poi, ravvicinate le imposte della

finestra, si dispose a discendere.

Medicina approfittò di quest'istante per chiamare a sè il compagno col

segnale convenuto. E Bergonzio, seguendo di tutta corsa il sentiero del

bosco, passò vicino al ciurmatore, e vi si arrestò il tempo necessario

a raccogliere l'ultimo suo comando riepilogato in queste parole: —

“il tempo di recitare un _credo_.... poi.... sarai all'altra parte

del bosco; salva la testa, ma salva anche il tuo bottino; destrezza

e coraggio.„ — A tali parole, ravvivate da uno di quegli sguardi, che

si vedono anche di notte, e che vogliono significare ampie promesse e

ancor più ampie minaccie, corse appiè dell'olmo, vi si arrampicò, pose

un ginocchio, poi l'altro, sul davanzale della finestra, aperse le

imposte, scavalcò il parapetto, e si lasciò sdrucciolare sul pavimento

della camera. — Ormai sicuro della sua impresa, prima di volgersi alla

culla del bambino, girò lo sguardo intorno per trovare qualcosa che lo

compensasse tosto della scelerata fatica. Intascò di fatto il più che

potè fra gli oggetti di valore che gli caddero sott'occhio. Coll'ansia

inesprimibile del ladro sacrilego, corse indi alla cuna, stese la mano

sulla creatura, e la strappò dalle coltri con una stretta sì brutale,

che la destò e la fece prorumpere in uno strido acutissimo.

Agnese, appena escita dalla sua camera, era rimasa un istante sul

pianerottolo, incerta se dovesse chiamare Canziana ed affidare a lei la

custodia del bambino; ma un sentimento di pietà verso la buona donna,

che in un mese d'angosce era invecchiata di dieci anni, la consigliò a

non interrompere il suo riposo. — Fidò quindi a Dio il suo tesoro; e,

coll'animo calmo proprio di chi s'avvia ad una buona azione, discese

la scala, aperse la porta, e andò incontro a Medicina. — Attendevala

costui con un aspetto umile e supplichevole; e, coi gesti e colle

parole tronche, cercava di condurre la sua vittima il più lontano

che fosse possibile dal luogo del delitto. — Fu allora che il vagito,

cagionato dall'improvido maneggio di Bergonzio, risvegliò Canziana,

ed arrestò i passi d'Agnese; la quale, spaventata da quel grido, si

rivolse indietro, e levò gli occhi alla finestra.

Quale orrore! Vide l'ombra di un uomo disegnata a contorni colossali

sul fondo lucente della sua stanza. Scorreva dessa tutto il lungo

della parete, svolgendosi in una serie di movimenti rapidi e contorti.

Talvolta si faceva piccola, per ricomparire un attimo dopo più

gigantesca e terribile. — Agnese non poteva comprendere che fosse

quello spettro, e che cosa facesse in quel luogo; non pensò tampoco

alla possibile presenza di Canziana. Ogni altra ipotesi, fuor questa,

era orribile. Lo spirito scosso, così istantaneamente, travide in

quella apparizione la realtà spaventevole di quelle treggende notturne,

che tante volte aveva udito e sprezzato. — Ben lontana dal saper

definire la vera natura del pericolo che sovrastava al suo bambino,

si precipitò inconsapevolmente nel vortice delle ubbíe per sognare una

ridda infernale di larve e di fantasmi. Ella, che si sarebbe lanciata

coraggiosamente nelle fiamme o nell'acqua per salvare la sua creatura,

non potè reggere al dubio di un pericolo, ingombro di tenebre e di

mistero. — A tale idea le si offuscò la vista; un sudor freddo le

invase la fronte; provò una stretta, un affanno, come se i movimenti

del cuore le fossero impediti dalla pressione di una mano di ferro.

Fuor di sè, e in preda ai delirio, raccolse tutte le sue forze per

metter fuori un grido di disperazione.

Il ciurmatore, che tutto comprese, e che alla debole luce dell'alba

aveva scorto i sintomi di una crisi, da cui poteva tornargli grave

pericolo, non lasciò tempo all'infelice di raccogliere il respiro e di

articolare una parola. Colla mano destra visitò l'elsa del pugnale;

poi con un rapido movimento si tolse dalle spalle il mantello, e,

spiegatolo dinanzi a sè, lo rovesciò sul capo d'Agnese, mirando a

soffocarne il più leggiero anelito. — La sventurata, già moralmente

affranta dal terrore, perdette completamente i sensi, e cadde a terra

come morta. — Una natura più vigorosa, che opponesse resistenza a

tale abuso di forze, avrebbe provocato un'estrema violenza; non a caso

Medicina aveva pronto lo stiletto. Ma poichè la vittima subiva il suo

destino, senza ribellarvisi — “meglio è, disse lo snaturato, che ella

viva affinchè, tornando alla culla del suo bambino, provi la sorpresa

di trovarla vuota.„

Intanto il grido di Gabriello, che aveva destato l'allarme, costringeva

il Seregnino ad affrettare la sua fuga. Costui, inteso il rumore

di persona, che si moveva nella stanza attigua, stringendo ancora

più fortemente la sua vittima, corse alla finestra (l'opposta a

quella per cui era entrato) la spalancò, e, colla furia del ladro

inseguito, s'ingegnò d'attaccare la scala di corda allo staggio maestro

dell'impannata. — Ma l'imbarazzo produtto dagli oggetti derubati, la

fretta di giungere a salvamento, l'ansia stessa e la paura d'essere

sorpreso, rendevano lenta ed improvida l'azione delle sue mani.

Costretto ad abbandonare alcune delle molte cose, ch'egli teneva,

cedette involontariamente il capo della scala, prima d'averlo bene

assicurato alla finestra. La fune scivolò sul davanzale; la via di

salvamento era perduta.

“Per la croce di Dio! — sclamò egli, sillabando la bestemmia e

accompagnandola con un digrignar dei denti, ed uno sbuffo da disperato;

— dovrò io morir qui sotto la stanga di questi villani?.„ E si dimenava

come un ossesso, gestendo e sbracciandosi fuori della finestra per

tentare di riprendere il capo della scala, oppure per trovare un ramo

od altro, che gli offrisse uno scampo.

Tornato inutile ogni sforzo, deliberò di escire dalla parte per cui era

entrato; e, benchè il suo carico fosse troppo greve per avventurarlo

ad una simile discesa, benchè gli ordini del padrone lo impegnassero a

non ritentare la stessa via, pensò che quando non v'ha di meglio, anche

il mezzano partito diventa ottimo; e si risolse di tornare sui proprj

passi.

Volgevasi ad eseguire la ritirata, quando uno strepito di pedate più

distinte gli annunciò l'avvicinarsi d'alcuno. Il passo di Canziana

parve al vile l'accorrere rapido e concitato di un drappello nemico.

— Rimase per un momento immobile nel mezzo della camera; poi, quando

sentì aprirsi la porta, non obedendo che alla sua paura, corse alla

finestra opposta, salì sul davanzale; e, strettasi al petto la sua

preda, si precipitò alla cieca.

Chi pochi giorni prima aveva salvato Gabriello da una malattia mortale,

non volle che egli perisse ora tra le braccia di un sicario. La vittima

e il suo assassino giunsero incolumi a terra.

L'altezza della finestra dal piano sottoposto era tale da rendere

pericolosa la discesa, massime per chi, ignorando la profondità e

la natura del suolo, vi si lasciasse cadere, invece di spiccare un

salto verso un punto fisso. — Infatti la scossa fu gravissima pel

Seregnino. Appena cadde sul terreno, credette di dovervi rimanere;

aveva la testa intronata, tutte le membra dolenti e le gambe inette

a moversi. Ma il tramestío che si faceva sopra di lui, e la paura di

essere colto e trattato a seconda de' suoi meriti, lo richiamarono

dallo sbalordimento. Con qualche stento, e coll'ajuto delle braccia,

si rialzò. E benchè si sentisse tronche le gambe, si diede a correre,

come meglio glielo concedevano, finchè penetrò nel macchione d'alberi

dicontro alla casetta, che era la posta fissata dallo stesso Medicina.

Costui non tardò a comparire. — Il regolare agitarsi dei rami e delle

foglie segnava, entro la folta boscaglia, il passo di due uomini che

camminavano verso una sola meta. Le indicazioni dell'esploratore erano

state così precise, che ambedue allo stesso momento convennero nel

luogo stabilito.

“Malannaggia, non sa far altro che pigolare questo pulcino!„ — diceva

sottovoce Bergonzio, imitando sconciamente il vezzo di una donna, che

tenta d'addormentare sulle braccia un bambino piangente.

“Sarà necessario, che tu parta subito. Questi belati potrebbero essere

intesi; e....„

“Che debbo fare di questo malcreato, che stride come una gazza?„

“Gli hai forse fatto male?„

“Tutt'altro; il male fu solo per me; egli è disceso come a cader sulle

piume.„ E raccontò la storia della sua caduta. “Forse egli comincia ad

ustolare la nutrice... Che gioja, padron mio!„

“Bisognerà che tu vi pensi„

“Io?... alla prima corona di mortella, che vedrò pendere da un uscio,

entrerò; e se quest'amico si accontenta di dividere con me una fetta di

lardo e un fiaschetto....

“Manco ciarle: appena è giorno fatto, e quando sarai lontano da qui

almeno un pajo di miglia, busserai ad una porta, ed entrerai in qualche

cascina. — Inventa una storiella da intenerire la prima massaja in cui

t'incontri; ella troverà di che rimpinzare il tuo bambolo....„

“Due miglia!... le mie povere gambe, in quel volo, ne hanno fatto più

di venti.„

“Una buona corsa scioglierà le membra. Vattene, e presto. Sai che

io non sono uso a ripetere i miei comandi. — A mezzodì sarò a V...*,

non cercar di più. Là udirai i miei ordini per dimani. Ricordati, che

abbiamo fatto la più difficile parte della nostra bisogna. — Per Dio;

guai a te, se la tua poltroneria ci facesse perdere il frutto di tante

fatiche.„

Intanto che s'avviavano fuori del bosco, dal lato opposto alla casa

d'Agnese, Bergonzio tornava sull'argomento, e con voce sommessa

“scusate, diceva, una mia ultima parola; e poi me ne andrò dove

meglio vi piace. Voi parlaste del frutto delle nostre fatiche: dove

è questo frutto? Sta forse in questo cittolo piagnolone? È qui tutta

la riconoscenza di aver corso tanti pericoli, e d'essere stato a un

filo di rompermi due volte l'osso del collo? Bel bottino da vero! Se

fosse il figlio d'un re, pazienza; il riscatto sarebbe degno di lui. Ma

costui è ben poca roba; e la madre sua non potrebbe ricomprarlo che a

prezzo di lacrime e di svenimenti.... Moneta fuor di corso fra i pari

nostri....„

“Tu cominci a ragionar troppo. Credo d'averti detto in altre occasioni,

ed ora te lo ripeto per l'ultima volta, che io voglio da te mani

pronte e lingua muta. — Fa a mio modo: non cercare il pelo nell'uovo;

quando sarà il momento di spartire i provecci dei nostri affari, sarai

contento. Se no....„ e troncò la frase con una sospensione di voce, che

lasciava indovinare una minaccia.

Il Seregnino tacque, non già convinto o corretto dalle parole del suo

padrone; ma perchè pensò d'aver saggiamente prevenuto ogni rovescio

di fortuna e la stessa ingratitudine del suo padrone, raccogliendo

furtivamente quanto aveva trovato di meglio nella camera d'Agnese. E

già bruciava dalla voglia di schierare davanti a sè, a miglior luce

e con animo riposato, i varj oggetti che componevano il suo bottino.

Dietro a questo pensiero, egli si mostrò pronto ad obedire al suo

padrone. Venuto il dì, e lontano dagli occhi di lui, avrebbe poi fatto

a modo suo.

Medicina, sodisfatto dell'obedienza dello sgherro, lo congedò,

accompagnandolo coll'occhio sulla via che conduceva a V..* Poi, dopo

di aver ricapitolato le condizioni del vicino ritrovo, ritornò verso la

casetta, pensando ch'era bene sorvegliarla; e studiando modo e mezzo di

far pervenire ad Agnese la notizia che il ladro del suo bambino erasi

diretto verso Milano. Sperava con tal arte di togliere la madre dal suo

nascondiglio, e di rimetterla nelle mani de' suoi nemici. — D'aggiunta

poi, avrebbe cercato di diffundere il sospetto, che il rapimento fosse

ideato ed eseguito per ordine del Conte di Virtù, in ossequio a quei

pregiudizj, che la sua posizione e il suo nuovo stato sembravano in

certo modo giustificare. — Questo era il secreto più profondo della sua

infame azione.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 60 / 103 题