XCIX.

La scelerata vendetta proposta dal ciurmatore non tardò ad essere

compiuta per mano del suo degno satellite, il Seregnino. — Subito

dopo l'inquinamento delle fonti, cominciarono a manifestarsi nel

villaggio deplorabili casi di decessi e di malattie inqualificabili.

Alcuni spiravano come fulminati da una sincope; altri ammalarono,

accusando sintomi nuovi e stravaganti, ai quali la dottrina empirica

d'allora non sapeva applicar un nome, e meno ancora un rimedio. Il

resto della popolazione portava le impronte dello sgomento sul viso

allibito, negli occhi invetrati, nell'andar lento e scomposto. Per

giustificare i primi casi, si trovarono le solite contorte ragioni.

Chi moriva di colpo era un beone, un diluvione, un uomo senza modo

e senz'ordine. Ma quando i casi si fecero più spessi, il chiamarli

tutti colpa delle povere vittime era un vezzo crudele, che non bastava

neppure a tener tranquilli i superstiti, tocchi essi pure dai sintomi

d'una stessa natura. Le menti esaltate dal veleno e dalla paura,

pretesero di trovare l'origine dei loro mali in un ordine più alto

di cagioni; la prima e la più ovvia di esse fu il credere d'essersi

meritati un castigo di Dio. — Quelli che avevano ancora forza per

reggersi, accorrevano in chiesa, e si prostravano umili e piangenti,

a dimandar perdono dei loro peccati. Fu spedita una eletta d'uomini a

Seregno, per confessare i torti dei compagni e chiederne scusa. — Il

piovano, che in mezzo a tante miserie, per la ragione già presentita da

Medicina, conservava una faccia tonda e rubizza, volendo trar frutto

dalla disgrazia, fece tuonare dal pulpito la sua voce, per indurre i

peccatori a mutar vita, e a meritarsi il perdono del cielo: mallevando

che l'avrebbero ottenuto col riempire il bossolotto delle elemosine.

Quando Medicina, informato d'ogni andamento, potè chiamarsi sodisfatto

del successo ottenuto, pensò al resto del suo disegno, dal cui

compimento sperava un doppio effetto: quello, cioè, di rassodare il

proprio credito col restituire la salute ai borghigiani, e quello

ancora più importante di ottenere per sè un generoso compenso della sua

turpe impresa.

Aspettò che s'entrasse in quaresima, e fece correre la voce pel borgo,

che un santo eremita reduce di Palestina, con un carico di reliquie

e d'indulgenze, informato della terribile calamità che affliggeva

quella terra, sarebbe accorso ad offrire ad essa il tesoro della grazia

divina e il conforto della salute del corpo. — Con quanta ansietà,

con qual fede ei fosse aspettato ed accolto, lo imagini chi può farsi

un'idea della disperata paura di quegli infelici, che già sognavano il

finimondo.

Per eludere ogni sguardo malizioso, Medicina s'ornò il mento d'una

barba posticcia, la fronte e le guance alterò con rughe profonde,

si chiuse nel suo mantello, avvolse la testa nel cappuccio, prese

il bordone e la sporta, ed entrò in borgo col capo chino e curvo nel

dorso, come se fosse vecchio d'anni e di penitenze.

Seregnino, quantunque dopo un mese di soggiorno in Milano avesse

spogliata l'aria povera e macilenta della sua condizione, dovette

mascherarsi con maggior studio, temendo di essere scoperto. I

suoi l'avevano conosciuto magro allampanato; ora, dopo i beati ozj

dell'officina, s'era vestito di carne soda e rubiconda. — Nondimeno,

per ingannare il più fino sguardo, si fe' radere il capo e le ciglia,

e si appiccicò una barbetta rossa. — Medicina poi, per isviare la

curiosità della gente che non avrebbe lasciato di chiedergli se il suo

compagno era un santo di egual peso, improvisò una ridicola storia sul

suo conto: spacciando essere egli un infedele convertito, che dianzi

non aveva nè legge nè fede, e che, tocco dalla grazia divina e dalle

sue parole, abbandonò una greggia di mogli e di schiavi, rinunciò

alle ricchezze, ed all'abitudine di mozzare la testa a chiunque non

gli andasse a versi, per farsi battezzare nelle acque del Giordano,

e divenire il più mansueto, il più savio, il più virtuoso della

cristianità. Peccato, però, ch'ei non sapesse spiegarsi che nella

lingua del suo paese. Così Medicina diè l'imbeccata al suo allievo; il

quale, arrischiando solamente qualche monosillabo tolto a imprestito

da una lingua di sua invenzione e pronunciato con una voce fessa e

nasale, riesci a farsi credere un miracolo ambulante, una vera pasta di

paradiso.

Medicina, tornato alla vita d'altri tempi, aperse le cellule della sua

memoria per trarne, coi ricordi della gioventù, gli infallibili secreti

di gabbare il mondo. Dall'alto di un palco, costrutto sulla piazza,

ed ornato di sacri emblemi, egli dominava la folla collo sguardo e

con la parola. — Il primo volgeva spesso al cielo in atto di profonda

pietà; l'altra ora improntava di un'eloquenza maschia, minacciosa,

terribile, atta ad estinguere ogni avanzo di ribellione; poi tornava

piano, mansueto, affettuoso a segno da svegliare negli ascoltatori un

tenerume, che si squagliava in lacrime ed in picchiamenti di petto.

Il vulgo gradiva tutto: le parole di chiaro senso, come i bisticci

inesplicabili ed arcani; anzi forse più questi che quelle.

Certo ormai il ciurmatore d'aver fatto colpo sulla moltitudine,

pensò di accreditare le parole col dare un pegno luminoso della sua

benefica influenza. — A quest'uopo, di piena notte, (dopo d'aver

consigliato ai terrieri di ritirarsi al cader del sole) si recò alla

fontana avvelenata, e v'introdusse un reagente atto a cangiare la

sostanza venefica sparsa nell'acqua in un'altra di diversa natura che,

precipitata nel fondo, doveva rendersi affatto insolubile, e quindi

innocua. Per maggior cautela, il dì seguente consigliò all'uditorio di

correre ad una fontana fuor del paese, che per inspirazione del cielo

gli era stata indicata come ricca di miracolose virtù. Propose agli

infermi che s'inebriassero di quell'acqua salutare; e ne porgessero

largamente a coloro, che non potevano trascinarsi alla fonte. —

Tacciamo delle preci, delle offerte, degli atti di pietà, che inculcava

ai devoti, onde rendere più efficace l'uso del farmaco. Fatto è, che al

terzo giorno cominciarono a manifestarsi, in modo non dubio, i sintomi

di un generale miglioramento. Già i borghigiani, rapiti dall'improvisa

ed insperata grazia, gridavano al miracolo: e Medicina, frenando

l'incomposta esultanza dei creduli, gridò dal pergamo la ragione alta e

secreta del grande prodigio.

“Figliuoli miei, disse egli; sapete voi perchè da due giorni i vostri

dolori sono calmi, perchè cominciate a sentire i benefici effetti

della salute?... Ve lo dico io — Ho fatto per voi il voto di portare in

Terra Santa tant'argento che basti ad ornare il santo sepolcro di una

lampada che arderà sempre in memoria della grazia ottenuta. Il cielo

accetta il dono che io fo secondo le vostre intenzioni. Ora tocca a

voi a mostrarvene degni. Il bene che ora cominciate a sentire, vi può

essere tolto, se voi mancherete al sacro patto che io ho giurato in

vostro nome. — Guai figliuoli, guai! Pensateci bene: pensate se, per

conservare quell'inutile materia, vi conviene perdere la salute del

corpo in un con quella dell'anima.„

Non appena ebbe dette queste parole, vide ammucchiarsi intorno a

sè tutto quel poco ben di Dio, che i borghigiani avevano in tasca.

E questo era un nulla. Tutti correvano alle loro case, e mettevano

la mano sui ruspi e sui tesoretti, raggruzzollati a gran fatica o

nascosti. Alcuni vi fecero una importante sottrazione; i più deposero

il proprio, tal quale, ai piedi del liberatore. Erano piccoli valori;

ma gli offerenti erano molti; la somma fu tale, perciò, da vincere

l'ingorda aspettazione di Medicina.

Il dì vegnente, caricate su di un somaro (dono esso pure di un

povero contadino) l'elemosine raccolte, partì col suo compagno alla

volta della città. — Egli riportava intatta un'altra dose della

polvere micidiale, di che intendeva far uso in caso di renitenza o

d'insolvibilità de' suoi protetti. Ma i borghigiani erano stati fin

troppo docili; non mancava altro, che il portassero in trionfo fino

a Milano; e l'avrebbero fatto, se Medicina non avesse imposto loro

di ritornarsene. Obedì quella buona gente come alla voce di Dio, e

tutti si ritirarono nelle loro case a gonfiarsi d'acqua benedetta,

a magnificare il miracolo ottenuto, ed a consolarsi del vuoto della

borsa, pensando con nobile orgoglio che il loro nome avrebbe suonato

glorioso fino nella terra degli infedeli.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 28 / 103 题