Quest’anima satirica di Gregorio Leti, anzi che infiacchirsi o
addolcirsi, nella vecchiaia resistette e rincrudí, e oramai settantenne
egli diede fuori quella _Critica delle lotterie_, per cui un ministro di
Luigi XIV fu indotto a dire: “So bene perché il re di Francia ha fatto
la guerra a tanti suoi particolari nemici, ma non so trovar la ragione
che abbia possuto muovere il sig. Leti a farla a tutto il genere
umano.„⁵⁶
Infatti, giú botte da orbo a príncipi, ad ambasciatori, a generali; a
tribunali, a senati, accademie, università, eserciti, nazioni; a nobili
e a plebei; a ricchi e a poveri; a letterati e ad idioti; a religiosi di
ogni chiesa e a increduli; a stampatori, a donne, a sé stesso.
E in tempi che per reo costume l’adulazione e la viltà ruinavano la
società tutta, queste satire acerbe piacquero come opere sincere e
forti; né fastidiscono oggi chi le riguardi; non foss’altro perché noi,
gente temperata e morale, ripugnamo sí dalla maldicenza infamante e
dagli scandali de’ nostri giorni, ma ci volgiamo poi con certo gusto
alla ricerca di vecchi scandali e infamie vecchie; vecchie, siano pure,
di due secoli.