V.

Ma per tornare ad Alessandro settimo, egli morí davvero poco dopo

l’imaginato conclave di quelle tali donnine, e della sua morte e del suo

viaggio all’altro mondo Gregorio Leti seppe e narrò assai cose

piacevoli. La qual satira — _Il sindacato di Alessandro VII con il suo

viaggio nell’altro mondo_,⁵⁴ — è di quelle la cui essenza, tutta di

pasquinate, trova disposizione in una tela semplice ma ingegnosa di

fatti. Cosí mentre il morto pontefice è spedito dritto dritto in

Purgatorio e là giú tenta invano di procedere come in vita, e solleva

gran discorsi di sé, quassú in Roma passa dinanzi ai Conservatori e a

Pasquino e Marforio, l’uno fiscale e l’altro scriba nel congresso, la

moltitudine di coloro che hanno da significare i torti ricevuti da lui:

monsignori e cardinali tristi, de’ quali non è stata appagata abbastanza

l’avidità e l’ambizione; preti miserabili, vittime dell’ingordigia dei

maggiori; fidati impudenti rivelatori delle proprie per rivelare le

colpe altrui; gentiluomini stranieri pieni di nausea per la politica e

la corruzione di Roma: una fila lunga di persone, a cui non manca

espressione; tra cui è anzi piú d’una macchietta a tratti rapidi e

vivaci.

I conservatori ascoltano in silenzio il racconto delle piccole colpe o

dei delitti nefandi; ma, per contro, discorrono assai Pasquino e

Marforio, il primo strapazzando spesso i querelanti, e ammonendoli il

secondo; e dando l’uno notizie e argomento di dispute all’altro: giacché

lo scriba e il fiscale, quantunque siano i due amici che tutti sanno,

non si trovano sempre d’accordo per cagione del loro carattere molto

diverso.

Pasquino è sagace e senza paura e irascibile; Marforio, meno pronto di

testa, meno sicuro d’animo, difficile ad infiammarsi: l’uno, quando è il

caso e può, cerca di salvar capre e cavoli e s’imbroglia; e l’altro si

stizzisce. “Tu sei nato per farmi crepare, Marforio, con queste tue

procediture — dice Pasquino —, le quali servono a farti stimare un poco

meno cattivo di me; ed in fatti tutti parlano di Pasquino: Pasquino qua

e Pasquino là: le punture, le ferite, le maldicenze ed ogni sorta di

mormoro s’applica a Pasquino; in somma non si parla, quando si tratta di

mala vita, che di Pasquino; a tal segno che hanno dato titolo ad ogni

sorta di satira, di _pasquinate_; ma di te non si parla che poco o

niente, e sinora non s’è inteso mai dire _marforiata_. E perché questo?

Perché io parlo con libertà; perché quello che ho nella bocca ho nel

cuore, e nel cuore non resta che quello che va fuori dalla bocca; perché

sono amico degli amici e nemico dei nemici; perché non faccio

distinzione di qualità di persona, menando al pari i grandi con i

piccoli....; ma tu, al contrario, vai sempre risarcendo quello che rompi

e cerchi di rompere quello che mostri di risarcire..... Se io sapessi

fingere come fai tu, non averei la testa rotta....„ —

Risponde Marforio ch’egli nacque non ai tempi in cui nacque lui, ma

quando i piú “nascevano con due faccie, l’una ricevuta dalla natura nel

luogo ordinario e l’altra dietro le spalle: non esser meraviglia se

ritiene della natura propria a molti di quelli che è andato praticando.„

Non meno piacevole e ugualmente intessuta di pasquinate è l’_Ambasciata

di Romolo ai Romani_⁵⁵.

Gli annali sacri e profani di Roma, “già compiuti da parecchie autorità

per ordine di Romolo„, erano letti ad alta voce in cospetto di tutti i

numi, i quali con diversa commozione ascoltavano i grandi fatti e le

grandi sventure dell’alma città, e la gloria a cui l’avevano innalzata

con meravigliosa alleanza la fortuna e la virtú, e le ruine in cui

l’avevano precipitata il papato, i barbari e Carlo quinto, allorché

Mercurio si presentò tutt’afflitto alla suprema raunanza e, mancandogli

la voce, spiegò la causa del suo dolore con fogli che dié a leggere a

Romolo stesso. Contenevano tre poesie di rammarico in morte di Clemente

nono; e dalla lettura loro Romolo ricevette tanto cordoglio che si mise

a piangere, e cosí, con il capo tra le mani, a pensare i mezzi di

salvezza per la sua città, su la quale minacciava di nuovo la tirannia

del nipotismo.

Andar egli a riporvi le cose nello stato d’una volta in un tempo in cui

“gli ecclesiastici non potevano soffrire altro dominio che il proprio„,

era certo impresa troppo arrischiata: meglio spedire un ambasciatore che

sotto apparenza di consolare il popolo romano per la morte del buon

pontefice, ricercasse s’ei fosse disposto a vivere nel regime del

paganesimo; e giacché agli ambasciatori conveniva fasto e nobiltà, gli

parve ancor meglio inviarvi Remo suo fratello. E Remo con una lettera

“credenziale„ per i Romani e con gli ammonimenti del fratello, e a capo

d’una scelta comitiva, si mise subito in viaggio. Aveva di piú, per “non

rincontrare in quei viluppi in che sogliono cadere bene spesso quei

ministri che vanno a negoziare senza conoscere l’umore delle nazioni„,

una memoria intorno “i costumi de’ principali popoli d’Europa„. Nella

quale tra le altre cose, era detto che:

in statura

il Tedesco è grande;

l’Inglese di bella presenza;

il Francese di bel garbo;

l’Italiano mediocre;

lo Spagnuolo spaventevole....

In amore:

il Tedesco non sa l’arte d’amare;

l’Inglese ama bene in pochi luoghi;

il Francese ama per tutto;

l’Italiano sa come bisogna amare;

lo Spagnuolo ama bene.

In scienza;

il Tedesco sa come un pedante;

l’Inglese come un filosofo;

il Francese di tutto sa un poco;

l’Italiano sa come un dottore;

lo Spagnuolo è profondo....

In ingiurie e benefici:

il Tedesco non fa né bene né male;

l’Inglese fa bene e male;

il Francese scorda il bene e il male che fa e che riceve;

l’Italiano serve con affetto e si vendica con ira;

lo Spagnuolo ricompensa il bene e il male.

In pasti:

il Tedesco è un briaco;

l’Inglese è un ghiotto;

il Francese delicato;

l’Italiano sobrio;

lo Spagnuolo scarso....

In costumi:

Il Tedesco è rustico;

l’Inglese crudele;

il Francese cortese;

l’Italiano civile;

lo Spagnuolo disprezzante....

In magnificenza:

il Tedesco è magnifico in privato;

l’Inglese in mare;

il Francese nella corte;

l’Italiano nella chiesa;

lo Spagnuolo nell’armi.

In bellezza:

il Tedesco è come una statua;

l’Inglese come un angelo;

il Francese come un uomo;

l’Italiano come può;

lo Spagnuolo come un diavolo....

In presenza:

il Tedesco di rado ha bel garbo;

l’Inglese ha la vista né di savio né di matto;

il Francese un garbo stordito, et è in effetto;

l’Italiano ha la vista di savio et è matto;

lo Spagnuolo ha la vista di matto et è savio....

In matrimonio:

il Tedesco è padrone;

l’Inglese servidore;

il Francese buon compagno;

l’Italiano carceriere;

lo Spagnuolo tiranno.

Le donne:

in Germania fanno risparmiare, ma sono fredde;

in Inghilterra sono regine e libertine;

in Francia dame e lascive;

in Italia prigioniere e cattive;

in Spagna schiave et amorose....

In viaggio:

il Tedesco viaggia per costume;

l’Inglese per capriccio;

il Francese per osservare i fatti d’altri;

l’Italiano per imparare;

lo Spagnuolo per necessità.

E Remo, da buon italiano, s’istruiva assai viaggiando di cielo in terra,

tanta gente incontrava che gli dava a leggere satire e tanti

l’accompagnavano per discorrergli delle tristi condizioni di Roma.

Meno male che giunto nella eterna città fu consolato dall’elezione d’un

ottimo cardinale a pontefice: l’Altieri, che prese il nome di Clemente

primo.

Parvenze e sembianze · 第 20 / 42 题