domani....
UGO
Volevo solamente spiegarvi.... Quando il motore....
ELENA
Io ho sonno!
UGO
Avete sonno: questo è evidente. Ma io mi sbriglierò in poche parole....
Quando il mo....
ELENA
Non vi ascolto più! _(Imbestialita, si tappa le orecchie con le mani.)_
UGO
_(scatta e si agita per la stanza)_ Non c'è bisogno che vi otturiate le
orecchie. Vi obbedirò... Me ne andrò... Passeggerò.... Ma spero, se non
altro, che non mi lascerete andar via senza assicurarmi che non mi
serbate rancore per l'incidente occorso. Mi fate almeno questa
gentilezza?
ELENA
_(con le orecchie ancora ostinatamente tappate, non ode — non
risponde.)_
UGO
Io sono responsabile, è vero, di avervi indotta a tornare a Napoli in
automobile.... Ma voi sapete benissimo che l'ho desiderato per passare
parecchie ore vicino a voi. Mi potete, in buona fede, rimproverare per
questo?
ELENA
_(ha le orecchie tuttora tappate: non ode — non risponde.)_
UGO
Non sono io, forse, innamorato di voi?... E allora?
ELENA
_(non ode — non risponde.)_
UGO
Secondo voi, i soli mezzi di manifestazione dell'amore sono la posta, il
telegrafo, il telefono, il semaforo, la radiotelegrafia e i colombi
viaggiatori?!
ELENA
_(non ode e non risponde.)_
UGO
Non ammettete dei mezzi meno platonici, meno ambigui, meno
tormentosi?...
ELENA
_(impassibile, non ode — non risponde.)_
UGO
No? _(Pausa.)_ No? _(Pausa.)_ Nooo? _(Pausa.) (Poi, repentinamente, col
gesto di chi sta per scoppiare, piglia la rincorsa ed esce dal fondo.)_
ELENA
_(stappandosi le orecchie)_ Finalmente! _(Ha una piccola aria di trionfo
puntiglioso, e va a girare la chiave della porta dalla quale è uscito
Ugo.)_ Te la faccio goder bene la panna! _(Si toglie i guanti e
_l'over-coat_. Siede davanti alla toeletta e si dispone a sciogliersi un
po' i capelli.)_
_(Ma ecco dei picchi all'uscio, e, insieme coi colpetti lievi, la voce
di Ugo s'insinua.)_
UGO
_(di fuori, lamentosamente, strascicando le sillabe)_ Signora Elena!
ELENA
_(tra sè:)_ Lo sapevo, io!
UGO
Signora Elena!
ELENA
Che altro v'è accaduto?
UGO
La porta dell'albergo è chiusa.
ELENA
Apritela.
UGO
È chiusa a chiave.
ELENA
Una porta chiusa a chiave si apre sempre molto facilmente con la
medesima chiave con cui è stata chiusa.
UGO
La chiave non c'è più.
ELENA
Chiamate la giapponese.
UGO
L'ho chiamata. Non ha risposto. Credo che sia morta.
ELENA
Pregate per lei.
UGO
Mi affretto a pregare per me stesso, provvisoriamente.
ELENA
Fate pure.
UGO
Sono già in atto di preghiera! Sono già genuflesso. Ma il mio Dio siete
voi, signora Elena!
ELENA
Grazie, troppo onore!
UGO
Considerate che corro il rischio di morire anch'io, in questo corridoio
oscuro e asfissiante peggio di una catacomba. Vi chiedo un poco di aria
e di luce. Movetevi a compassione del più disgraziato fra gli _Sperduti
nel buio_!
ELENA
Siete noioso come il dramma omonimo.
UGO
Lo so.
ELENA
_(tra sè, sorridendo)_ Ma che impostore! _(Si alza, tentennando il capo,
e lentamente va ad aprire.)_
_(L'uscio, schiudendosi, scopre Ugo inginocchiato sulla soglia, con in
una mano il _nécessaire_ e il berretto, nell'altra il bastone e la lunga
spolverina che si è tolta.)_
ELENA
_(dando in una gran risata)_ Ah ah ah ah!.... Che figura ridicola!
UGO
_(senza alzarsi)_ Non lo metto in dubbio.
ELENA
Ci pensate, voi, a quello che direbbero tutte le vostre vittime
vedendovi in questa posizione?
UGO
Non mi sono mai vantato di aver fatto delle vittime, ma, se ne avessi
fatte, direbbero che voi siete la loro vendetta. Senonchè, badate! _(Si
rizza e si avanza)_ Le donne che torturano gli uomini sanno quel poco
che ci guadagnano, ma non sanno quel molto che ci perdono!
ELENA
Un ammonimento?!
UGO
Un piccolo monito suggeritomi dall'esperienza.
ELENA
Col quale monito vorreste persuadermi di accogliervi per una notte
intera nella mia camera?
UGO
Per le circostanze ineluttabili, beninteso, che il fato si è compiaciuto
di accumulare!
ELENA
Staremo a vedere se sono proprio _ineluttabili_!
UGO
Staremo a vedere. _(Si libera di tutto ciò che ha in mano.)_
ELENA
Io conto, per esempio, di far resuscitare la giapponese.
UGO
_«Surge et ambula»_?... Ho paura che non ci riuscirete.
ELENA
_(cercando intorno)_ Tenterò.
UGO.
Ma che cercate?
ELENA
Semplicemente il bottone del campanello, mio buon signor Ginetti.
UGO
_(zelante)_ Il bottone del campanello è lì, visibile a occhio nudo.
_(Indica il bottone accanto al letto.)_ Suonate! Suonate!
ELENA
Com'è che non avete provveduto in tempo a sottrarlo?
UGO
_(con fierezza)_ Mi sospettereste capace di simili gherminelle?
ELENA
E non avete forse sottratta or ora la chiave della porta che non vi
conveniva di aprire?
UGO
_(inalberandosi)_ Ma questa è una calunnia, signora Elena! Sicuro!... È
una calunnia perfidissima! Accusarmi d'aver sottratta una chiave come un
ladro che prepari una impresa notturna?!... Ah, è troppo!
ELENA
Del resto, se risuscita la giapponese, poco male. In un modo o
nell'altro, il problema della porta chiusa sarà risoluto. _(Si avvicina
al bottone e vi preme un dito.)_
_(Si ode, insistente, il trillo interno del campanello elettrico.)_
UGO
È doloroso che voi possiate attribuirmi delle azioni così puerili e così
sfacciatamente ignobili!... _(Profitta del momento che egli crede
propizio, e infila sotto la tovaglia della toeletta una grossa chiave
che ha cavata da una saccoccia, alla chetichella.)_
ELENA
_(sorprende l'atto con la coda dell'occhio e dissimula)_ Mi fa piacere
che le chiamiate voi stesso _puerili_ e _ignobili_! _(E séguita a
calcare il bottone, interrompendo ogni tanto per parlare e suscitando a
intervalli nuovi trilli argentini.)_
UGO
_(con voce disdegnosa)_ Ebbene, o signora, io non voglio restare sotto
il peso della vostra accusa!
ELENA
Bravo!
UGO
Mi esibisco alla vostra perquisizione. Perquisitemi!
ELENA
No, caro.
UGO
Allora, avete il dovere di ritirare l'accusa.
ELENA
Sì, caro.
UGO
_(sedendo imperterrito)_ Mi dichiaro soddisfatto. L'incidente è
esaurito.
ELENA
Esauritissimo! _(Rimette il dito sul bottone e ve lo tiene fortemente,
senz'altre interruzioni, sicchè il campanello strepita con una
continuità esasperante.)_
UGO
_(dopo averlo sentito strepitare un bel po')_ Che ve ne pare? Risuscita
o non risuscita?
ELENA
_(rinunziando e dominando la stizza)_ No!... Non risuscita!
UGO
L'avevo preveduto!
ELENA
Bisogna convenire che tutto procede a meraviglia!
UGO
_(in un sospiro di affettata rassegnazione)_ Mah!
ELENA
Sicchè, è deciso. La famosa porta rimarrà chiusa, voi rimarrete qui a
ronzarmi intorno fino a domani mattina, e io sarò costretta a dormire
sopra una poltronaccia sgangherata, lasciando che il sonno duro della
stanchezza mi esponga, senza nessuna difesa, alla insolente curiosità
dei vostri sguardi!
UGO
Via,... non parlate così.... Il vostro sonno, per quanto duro, non
potrebbe che elargire qualche nuovo dettaglio estetico alla mia
ammirazione. Ma nemmeno questo accadrà.... Sono stanco anch'io....
Dormirò anch'io profondamente.... Tranquillatevi, ora. _(Sorride, tra
sè, maliziosamente, di ciò che crede di darle a bere.)_
ELENA
_(profitta dell'istante in cui Ugo non la guarda e solleva il lembo
della tovaglia sotto la quale è nascosta la chiave, con la evidente
soddisfazione d'aver visto bene il nascondiglio.)_
UGO
_(continuando)_ E poi, già, lo ripeto: è inutile volersi ribellare a
quel maligno potere imperscrutabile che si chiama il fato. Comunemente
si suol dire: il diavolo ci mette la coda. Ma è il vero fato, vedete! Il
vero fato greco!
ELENA
Preciso! _(E, mentre Ugo chiacchiera, ella, pazientemente, colloca la
poltrona in modo da dargli le spalle e vi si sdraia allungando le
gambe.)_
UGO
Sì sì, preciso. Non c'è da canzonare. Io e voi siamo come due personaggi
d'una commedia scritta oggi con dentro il fato della tragedia ellenica.
Esso, del resto, è stato appunto introdotto recentemente nella nostra
scena di prosa, perchè tutto ciò che è... molto greco... ha un singolare
risveglio nelle abitudini moderne. _(Mutando)_ Volete indicarmi quale
dev'essere il mio posto affinchè voi crediate meno compromettente la
durezza del vostro sonno?
ELENA
Alle mie spalle. Molto lontano da me. Molto!
UGO
Vi servo sùbito. _(Colloca la sua sedia, lontanissimo da Elena, con la
spalliera rivolta al dorso della poltrona.)_ Va bene questa distanza?
ELENA
Va bene.
UGO
_(rubando repentinamente un po' di spazio, siede più vicino e allunga le
gambe come lei.)_ Buona notte.
ELENA
Buona notte!
_(Qualche minuto di silenzio.)_
UGO
_(studia e rumina il modo di trar profitto dalla situazione.)_
ELENA
_(in vedetta, non cessa di sorvegliarlo.)_
UGO
_(a un tratto, si colpisce forte la guancia con la palma d'una mano.)_
ELENA
Cos'è?
UGO
Una zanzara!... Non avete udito...? _(Interroga, imitando il ronzio
della zanzara.)_
ELENA
Non ho udito.... Cominciavo ad assopirmi...
UGO
_(gradevolmente sorpreso)_ Di già?!... Mi dispiace d'avervi disturbata;
ma io non so resistere all'assalto di quelle bestiole ingorde. _(Dandosi
un secondo schiaffo violento)_ Eccone un'altra! Sono attirate dai raggi
frizzanti della lampadina e s'insinuano dalle fessure della finestra
sconnessa. _(Poi, timido)_ Non... credereste... opportuno... che io...
che io... spegnessi?
ELENA
_(severissima, levandosi)_ Ve lo proibisco assolutamente!
UGO
Per le prevenzioni che voi avete contro la curiosità dei miei sguardi,
dovreste gradire l'oscurità.
ELENA
Niente affatto! Gli uomini della vostra specie sono come i pipistrelli:
all'oscuro ci vedono meglio! _(Indi, in tono di concessione)_ Io vi
posso permettere, al più al più, di attenuare un po' la luce.
UGO
Attenuerò. Qualche vantaggio se ne avrà. _(Si alza.)_ Mi ci vorrebbe un
panno... un panno floscio per avvolgere la lampada come in un vestito...
Ho trovato! _(Prende la sua spolverina, trasporta fin sotto la lampada
la sua sedia e vi sale in piedi. — La spolverina che egli regge pel
bavero si allunga dall'alto.)_
ELENA
Ma che volete fare? Uno spaventapasseri? Attenuate troppo con tutta
codesta palandrana. Basta un pezzo di carta.
UGO
Non ne ho.
ELENA
Un fazzoletto.
UGO
Ne ho uno solo.
ELENA
Adoperate quello. _(Torna a sdraiarsi nella poltrona.)_
UGO
Per accontentarvi.... _(Getta via la spolverina e annoda il suo
fazzoletto intorno alla lampada.)_ Ma io domando: come farò se mi si
aggrava il raffreddore che già mi affligge? _(Il suo naso e i suoi occhi
si contraggono come per un istantaneo cimurro.)_
ELENA
Non brontolate sempre! Sbrigatevi e riprendete il vostro posto.
UGO
Mi sono sbrigato e riprendo il mio posto. _(Appena disceso dalla sedia,
la colloca proprio addossata alla poltrona e risiede.)_
ELENA
Ma il vostro posto era molto più lontano!
UGO
Scusate.... Non me ne ricordavo.
ELENA
Me ne ricordavo io.
UGO
_(tenendosi, con le mani, la sedia attaccata dietro, si scosta, seduto,
e si ferma, tutto d'un pezzo.)_... Buona notte!
ELENA
Buona notte!
_(Silenzio, e... silenzio.)_
UGO
_(con voce pianissima)_ Signora Elena!... _(Pausa.)_ Signora Elena!...
_(Pausa.)_ Dormite?...
ELENA
_(finge di dormire.)_
UGO
_(tra sè)_ Dorme. _(Riflette e si ravviva.)_ Dorme!... _(Torce un po' il
collo per guardarla. È irrequieto. Si erge, animoso. Cammina sulla punta
dei piedi. Le si avvicina di fianco. Perde l'equilibrio. Sta per
cascare. Annaspa. Si rimette in equilibrio. La guarda ancora,
esaminandola, intuendola, fantasticandola. Poi, vinto dalla tentazione,
a poco a poco si curva e protende la bocca.)_
ELENA
_(quando sta per esserne toccata, gli assesta uno schiaffo solenne.)_
UGO
_(indietreggiando)_ Signora Elena!
ELENA
Una zanzara!
UGO
_(mettendo una mano sulla guancia colpita)_ Perdio!... La vostra mano è
molto più dura del vostro sonno.
ELENA
_(levandosi e mostrandosi irritatissima)_ E la vostra audacia è molto
più odiosa della vostra petulanza! Ma già, lo so, lo so, lo so: è
inutile affaticarsi per farvi agire come una persona a modo!
UGO
Ho trascorso involontariamente. Credetemi. Vi assicuro che la mia bocca
ha degli istinti autonomi. Si avventa senza che io ne abbia coscienza!
ELENA
Mettetevi la museruola quando siete con una signora!
UGO
Me la metterò!
ELENA
E volevate addirittura l'oscurità, volevate? Togliete via subito il
vostro fazzoletto da quella lampadina! Veglieremo! Veglieremo!
UGO
_(umilmente obbediente)_ Veglieremo. _(Trasporta di nuovo la sua sedia
fin sotto la lampada.)_
ELENA
_(abbandonandosi sulla poltrona)_ E domani avremo un mal di capo che ci
spaccherà il cranio!
UGO
_(montando sulla sedia)_ Lo avremo.
ELENA
Auff!
UGO
_(scioglie il fazzoletto, e, come per un bisogno lungamente rattenuto,
si soffia di urgenza il naso. — Ma, all'improvviso, mentre ha ancora il
naso nel fazzoletto, sussulta, e resta lì, in orecchio.)_
_(Giunge, da molto lontano, il crepitìo d'una automobile in partenza.)_
ELENA
_(scattando in piedi)_ Che rumore è questo?!
UGO
_(allibisce e siede sulla spalliera della sedia come una scimmia.)_
_(Il crepitìo diventa fragoroso, accompagnato dagli incalzanti scrosci
d'una tromba roca.)_
ELENA
Ma sì!... Non c'è più dubbio: è la nostra automobile!... _(Corre alla
finestra e la spalanca.)_
UGO
_(tuttora seduto sulla spalliera, col capo fra le mani)_ Ah, quello
svergognato ha preso la sbornia!
ELENA
_(chiamando)_ Fritz! Fritz! Fritz! Fritz!
_(Si ode il rombo rintronante dell'automobile che passa
vertiginosamente.)_
UGO
_(ripigliando coraggio e rizzandosi sulla sedia)_ Se non ha risposto...
vuol dire che non era lui....
ELENA
_(si volta verso Ugo, aggrotta le ciglia, e, investendolo, gli grida:)_
Era lui!
UGO
Ma che animale!
ELENA
E il fato greco?
UGO
... Si vede che non ha funzionato.
ELENA
È stata, dunque, tutta una finzione la tanto deplorata rottura del
motore?!
UGO
_(discende e cerca ancora di aggrapparsi a una tavola di salvezza)_ Non
c'è da dubitarne. È stata una finzione volgare a cui è ricorso
quell'animale di Fritz per avere il tempo di ubbriacarsi.
ELENA
_(saettandolo con gli sguardi)_ È stata una finzione volgare che avete
organizzata voi con la sua complicità per prendermi in questa trappola,
per tendermi il più vile dei tranelli! Ah, vivaddio, ciò che voi avete
fatto è indegno d'un galantuomo!
UGO
_(alquanto impacciato, ma senza perdersi d'animo)_ Dal vostro punto di
vista immediato, non avete torto. Ma, se prescindete un pochino dalla
impressione immediatamente ricevuta, troverete nella mia indegnità...
una non comune delicatezza.
ELENA
Una non comune delicatezza?!
UGO
Lasciatemi dire.... Premettiamo che un tranello di questo genere non ha
per scopo un'aggressione, e nemmeno una costrizione. Dio guardi! Ha per
scopo soltanto un tentativo, e, possibilmente, una... tentazione.
Orbene, se la donna tentata voglia, soprattutto, salvare il suo decoro
al cospetto dell'uomo tentatore, il tranello le fornisce un ottimo
pretesto per arrendersi senza doverne arrossire. Il fatto stesso
d'essere caduta in un agguato è una giustificazione verso la sua
fierezza e le permetterà di scagliare sull'uomo i fulmini del proprio
sdegno, mediante i quali il decoro di lei sarà completamente salvo!
Sicchè, voi potete pure contestare la qualità di galantuomo all'autore
del tranello ingegnoso, ma certo non potete negare che egli sia uno dei
più delicati interpreti... del decoro femminile.
ELENA
_(seria, turbata, addolorata)_ Voi non avevate il diritto di credermi
disposta a profittare di giustificazioni e di pretesti così sleali. E se
ho commessa l'imprudenza d'accondiscendere a fare con voi un viaggio in
automobile, anche questa imprudenza non è stata che una prova di lealtà.
Ci tenevo a mostrarvi la mia simpatia. Ed ecco quel che ho guadagnato a
non essere un'ipocrita. _(Si eccita)_ Ah, sì, voi uomini deplorate
sempre gl'infingimenti e le ipocrisie con cui le donne vi nascondono le
loro sensazioni e i loro pensieri; ma se ne incontrate una che
sinceramente vi lascia intendere di potervi preferire, voi vi ritenete
invitati a tutto osare, e nel vostro animo si fa subito strada la
certezza che essa vi offra l'avventura d'un giorno o, magari,
l'avventura di un'ora! _(Ha quasi le lagrime agli occhi.)_
UGO
_(accalorandosi)_ Non è vero! No! No! Non è vero! Non è vero! Ciò che
accade fra noi è precisamente il contrario di ciò che voi credete. Io vi
corro dietro come a una calamita fantastica, dalla quale, quanto più mi
sento attratto, tanto più mi sento lontano, e la frenesia maledettissima
di raggiungervi mi fa commettere le più svariate e le più stravaganti
bestialità. Mi prenderei a scapaccioni! _(Rabbioso, pentito, si ritrae
in un angolo della stanza.)_
_(Lunga pausa.)_
ELENA
_(si è calmata, si è seduta, ha riflettuto.)_ È curioso che la sola
bestialità che non sarebbe offensiva per me non vi sia finora neppure
venuta in mente!
UGO
_(resta, un istante, dubbioso, trasalendo; indi, come colpito da un'idea
novissima e anormale:)_ Sposarvi?!
ELENA
Avete l'aria di pronunziare la parola più strana che sia stata mai
pronunziata da voi.
UGO
È probabile. _(Con subitaneo zelo)_ Tuttavia, se il matrimonio fosse la
condizione _sine qua non_ della vostra condiscendenza, oh, nessuna
difficoltà e nessuna esitanza da parte mia! Io vi sposerei non una, ma
cento volte.
ELENA
Basterebbe una.
UGO
Se voi lo volete....
ELENA
Dovreste cominciare col volerlo voi. Pretendereste che chiedessi io la
vostra mano?
UGO
Io vi chiederei, poi, tante altre cose!... Che male ci sarebbe se la
mano fosse chiesta da voi a me? Mi risparmiereste così uno scrupolo di
coscienza, perchè io come io sono persuaso che vi renderei un pessimo
servigio se vi sposassi.
ELENA
E chi lo nega? Ma, purtroppo, soltanto quando gli uomini ci sposano, noi
donne ci concediamo il lusso di crederci amate, perchè il sacrifizio che
compiono sposandoci è il maggiore dei sacrifizi che essi possano
compiere per noi!
UGO
_(col gesto e col tono d'una dolorosa abnegazione eroica)_ Signora
Elena, voi avete perfettamente ragione. Io vi sposerò!
ELENA
Mi sembrate un martire Cristiano....
UGO
In attesa della beatificazione!
ELENA
_(alzandosi festosa)_ Garantita fra tre mesi!
UGO
_(con un moto di spavento)_ Tre mesi vicino a voi in funzione di
semplice fidanzato?!
ELENA
Il minor tempo possibile per preparare un matrimonio come si deve.
UGO
Dio onnipotente! _(Ha negli occhi e nella voce una scoraggiata
cupidigia)_ E in questi tre mesi, _che farò io_?!
ELENA
Dei bagni caldi: vi ci troverete benissimo. _(Mutando vivamente)_ E
adesso, animo e coraggio, mio caro fidanzato! _(Piglia il suo
cappello.)_ In cammino verso Napoli e verso la felicità!
UGO
A piedi?!
ELENA
In automobile.
UGO
Che! Che! Affidato alla sbornia di Fritz, l'automobile, a quest'ora,
sarà a trenta chilometri da qui.
ELENA
_(appiccicandosi il cappellino in capo)_ L'automobile, a quest'ora, ci
aspetta alla barriera doganale. Fritz ha ricevuto da me le più precise
disposizioni.
UGO
Fritz ha ricevuto delle disposizioni da voi?!!!
ELENA
Ma sì. Non vi ha mica disobbedito per la sua ubbriachezza, quel
poveraccio. Sono stata io che, avendogli carpito il suo segreto, l'ho
poi sedotto un po' per ottenere che facesse... quello che lui
puntualmente ha fatto.
UGO
_(con un salto di meraviglia)_ Ah, traditore d'uno _chauffeur_! E perchè
vi siete affaticata a nascondermi d'aver tutto saputo?
ELENA
Per vedere coi miei occhi sino a qual punto sareste stato una canaglia,
mio dilettissimo fidanzato! Agguato per agguato, tranello per tranello,
trappola per trappola!
UGO
_(in preda allo sgomento e con l'urgenza di scampare a ulteriori
smacchi, le porge l'over-coat.)_ Andiamo via! Se resto un minuto di più
in questa camera, mi parrà sul serio d'aver fatta la carriera del più
inesperto dei topolini!
ELENA
_(scoppiando a ridere)_ Ah ah ah ah! Che gusto! Che gusto!...
UGO
_(aiutandola a infilare l'over-coat)_ Sicuro! «Che gusto!»... Lo so che
vi siete divertita un mondo, ma, fra tre mesi, se Dio vuole, favorirete
d'essere mia moglie, e, allora, comincerò a divertirmi io! Che gusto!
Che gusto!
ELENA
Ve lo auguro!
UGO
Santi numi del paradiso, non ne ho imbroccata una!
ELENA
Il fato greco!!!
UGO
Andiamo, andiamo, andiamo, andiamo, andiamo, andiamo... andiamo.... _(E
così dicendo, si calca in testa il berretto, raccoglie con rapidità il
bastone, la spolverina, i due nécessaires, e apre l'uscio in fondo.)_
ELENA
_(continua a ridere, a ridere, e, quando lui è sulla soglia, gli fa:)_
Eh, no!... Un momento!...
UGO
_(come atterrito, torna indietro e si ferma presso lo stipite)_ Che
altro c'è?!
_(Breve pausa.)_
ELENA
_(lenta)_ Dimenticate che la porta dell'albergo è chiusa... e che voi...
_non ne avete la chiave_.
UGO
_(mortificatissimo di dover confessare una impostura di più, s'impappina
di nuovo)_ Evidentemente, non l'ho;... ma....
ELENA
_(rifacendolo)_ Ma....
UGO
... Si potrebbe....
ELENA
Si potrebbe....
UGO
... Chi sa!...
ELENA
Chi sa!...
UGO
... Si potrebbe....
ELENA
Si potrebbe... _(Avviandosi con molta pacatezza verso la toeletta)_ Si
potrebbe... cercarla... per esempio... sotto... la tovaglia di questa
toletta. _(Ficca la mano sotto la tovaglia, ne tira fuori la grossa
chiave, e la mostra in alto, a Ugo, trionfalmente.)_ Eccola qua!
UGO
_(attonito, accenna di sì con un reiterato tentennare del capo, a guisa
d'un fantoccio.)_
ELENA
_(si avvia, flemmatica, verso la porta in fondo, passa davanti a Ugo, e
trincia l'aria con un solenne gesto di comando, tenendo sempre in alto
la chiave, che quasi gli tocca la punta del naso.)_ Seguitemi,...
topolino! _(Esce, svoltando alla destra del corridoio.)_
UGO
_(leva le mani ingombre in atto di comica imprecazione e si avanza,
quasi impetuoso, verso il pubblico, come per sfogarsi)_ Non ne ho
imbroccata una!
L'ALBERGATRICE
_(dal lato sinistro del corridoio è entrata di botto coi suoi passettini
più veloci del solito, coi suoi gestini giapponesi. Dà di muso nelle
spalle di Ugo e, avendone udito lo sfogo, gli grida dietro, nel tono più
acuto della sua vocetta:)_ Capisco capisco!
UGO
Vada all'inferno, lei! _(E via, di corsa.)_
L'ALBERGATRICE
_(seguendolo frettolosamente)_ Capisco capisco! Buona fortuna buona
fortuna! Buona fortuna buona fortuna!...
(SIPARIO.)
ATTO TERZO.
_Una ridente camera maritale, in cui campeggia una eleganza fresca e
festevole. La tappezzeria ha tinte chiare e luminose che sembrano
conferite dalle carezze del sole. I mobili son di piccole dimensioni,
semplici e civettuoli. Fra i mobili, una toeletta, che è come al posto
di quella ch'era nella camera del rustico albergo. I fiori e i ninnoli
frastagliano qua e là l'ambiente e ne accrescono la gaia gentilezza._
_Il letto è in un'alcova che s'apre nella parete in fondo._
_Una porta alla parete sinistra, una gran finestra alla parete opposta._
SCENA UNICA.
UGO _ed_ ELENA
UGO
_(con in mano una piccola valigia, entra quasi di corsa, precedendo
Elena)_ Avanti, avanti, avanti la sposa! _(Lascia cadere sopra una sedia
il suo cappello a cilindro, in un angolo la valigia, e torna a lei.)_
Di': ti piace, ti piace il nostro nido?
ELENA
_(vestita con perfetta eleganza, è tutta raggiante di sorrisi. La sua
voce argentina trilla di festosità.)_ Una casetta deliziosa! Una casetta
incantevole! Il mio sogno! Il mio ideale!
UGO
Mi sono industriato a interpretare i tuoi gusti, a prevenire le tue
esigenze di donna squisita.
ELENA
Sei stato molto gentile!
UGO
E, soprattutto, mi sono ricordato delle parole graziose che mi hai tante
volte ripetute durante il nostro fidanzamento: «Desidero un vero nido di
sposini, desidero averne l'impressione d'una vita che comincia.» E,
difatti, qui tutto sorride, tutto è giovane. Forse, un po' troppo più
giovane di me; ma non certo più giovane di te.
ELENA
Più giovane di me, no, perchè, mezz'ora fa, io ho lasciato sui gradini
dell'altare una diecina dei miei anni. Quando quel bravo omino del
sacerdote ha benedetta la nostra unione, mi sono sentita ringiovanire.
UGO
_(infervorato)_ Io ho avuta la medesima sensazione.
ELENA