Affez. D. GUERRAZZI.»

[71] _Corriere Livornese_ del 28 agosto 1848.

[72] A pag. 46, n. 77, dei Documenti, occorre la minuta della mia

lettera mandata ai Membri del Municipio, e ai componenti la Camera di

Commercio, dove io dico loro: «Voi sapete, che quattro volte _chiamato

dalle Commissioni, dal Municipio, e dalla Camera di Commercio, mi

astenni dal venire a Livorno_, parendomi la città nostra contenesse

copia di ottimi cittadini capaci di condurla traverso ogni più

duro caso. Non potei resistere all'ultima, _perchè avrei dimostrato

ostinazione somma, e poco affetto a chi mi ama_.» La riporteremo in

seguito per intero.

[73] A pag. 151 e seg. dei Documenti dell'Accusa trovo la narrazione

di questi successi esattissima; non si dichiara se scritta o no di mio

carattere; comunque sia, io non posso che ratificarla pienamente.

[74] «La Camera di Commercio, di consenso col Popolo adunavasi, e di

unanime accordo quattro negozianti partivano per Firenze onde dimandare

s'inviassero a comporre le cose di Livorno il generale Don Neri Corsini

e il deputato Guerrazzi. La Deputazione è partita. Il Governo pensi

alle conseguenze, se ricusa questa ultima prova della longanimità del

Popolo.» — (_Corriere Livornese_,4 settembre 1848.)

[75] Che fosse impresa da pensarci due volte, e poi non farne nulla,

lo dichiara la seguente lettera, la quale io mi conduco a pubblicare

con repugnanza, conciossiachè io dubiti forte porgere indizio di scarsa

modestia, se non mi assicurasse la speranza, che le angustie in cui

verso varranno a scusarmi presso i cortesi. Però nel riportarla mi

corre l'obbligo avvertire, che lo scrivente mosso da patria carità,

forse anche da voce più autorevole della mia, poco dopo lasciati

consorte, e prole amatissime e amantissime, e i dolci riposi della

villa e i cari studj, accorse anch'egli a travagliarsi a benefizio di

quella terra, che ama, ed onora pur tanto.

«Amico carissimo,

«Comunque i doveri di famiglia resi più solenni da qualche mese

di assenza al Campo, non mi abbiano concesso di condurmi a Livorno

per assumere l'ufficio del quale mi onorasti, io te ne protesto la

mia gratitudine, e ne vado lieto per l'unica ragione che la carica

affidatami mi è prova della tua leale amicizia.

«In ogni circostanza io ti corrisponderò con pari affetto, e nel mio

nulla se posso giovarti, adoprami; e (poichè anco i grandi uomini non

sdegnano ascoltare talvolta il parere dei piccoli) non ti sia molesto

se ti suggerisco d'essere cauto, perchè a mio avviso ardua è l'impresa,

e gravissimo è il fardello a cui ti sobbarchi; vero è peraltro che

ogni rovescio ha il suo diritto, e che se col tuo ingegno, e con la

tua influenza perverrai a ricomporre cotesta sconvolta città, sarai ben

largamente ricompensato col saluto non perituro di Padre della Patria.

«Addio, conservami la tua amicizia e credimi per sempre,

«Crespina, 11 settembre 1848.

«Tuo affez. amico

«L. FABBRI.»

[76] «Ieri sera circa le ore 10 giungeva con la Deputazione livornese

il Guerrazzi. La carrozza era seguita da una quantità di Popolo fino

al Palazzo Comunitativo, ove il Guerrazzi trattenevasi a conferire con

alcuni membri della Commissione fino a mezza notte. — Stamattina mentre

il Guerrazzi si recava al Palazzo del Municipio una grande moltitudine

si è affollata su i suoi passi applaudendo, nè si è disciolta, finchè

egli non si è mostrato al terrazzo ove ha detto poche e severe parole:

— non doversi applaudire gli uomini, ma gli onorevoli fatti; gli

applausi alle persone non essere degni di Popolo libero, ma segno di

schiavitù; essere egli venuto come cittadino a conferire con cittadini

su i modi di ricomporre le cose nostre, e di ristabilire in Livorno

_l'ordine e la quiete, che vi erano prima_; — stessero tranquilli, nè

disturbassero con clamori coloro, che si occupavano pel pubblico bene,

e di cose richiedenti tranquillità e maturità di consiglio. Un bravo

unanime ha accolto i suoi detti, e il Popolo si è dissipato. —

«Indi a poco nello stesso palazzo, dietro convocazione di _un priore

del Magistrato_, si sono adunati la Camera del Commercio, il Corpo dei

Legali, la Ufficialità della truppa di linea, della Civica, parecchi

delegati dei possidenti e dei Medici, alcuni membri del Clero, e

tre popolani di ogni quartiere, onde avvisare ai mezzi idonei _per

ricondurre la pace in Livorno e ristabilire l'autorità governativa_.»

— (_Corriere Livornese_ del 5 settembre 1848.)

[77] «Cittadini! Commosso dai casi della Patria, io mi riduco fra voi.

È un semplice cittadino, che ritorna in famiglia per provvedere in

comune al pubblico bene. Tento indagare le cause dei fatti, ascolto

i desiderii, le _apprensioni_, i voti vostri, e persuaso che ormai

saranno _conformi a giustizia_, io mi sforzerò che vengano esauditi.

Confido nella temperanza vostra, e _nella benevolenza che il Principe

professa avervi portata sempre, e tuttavia portarvi_, e in Dio, che

illumina il cuore degli uomini, onde, ogni discordia sopita, attendiamo

con voleri uniti e forze concordi alla difesa della Patria comune ec.

ec.

«Livorno, 5 settembre 1848.

«GUERRAZZI.»

[78] Convenzione del 4 settembre 1848 fra il cavaliere generale Torres,

tenente colonnello Reghini, ed altri ufficiali.

La Convenzione è intitolata così: — «Convenzione tra il signor Costa

Reghini tenente colonnello delle truppe attive toscane, attuale

comandante della Fortezza di Porta Murata, e il cavaliere generale

Torres comandante della forza armata popolare in Livorno.» Firmavano:

«Torres cavaliere generale. Costa Reghini tenente colonnello. A. Alieti

capitano. D. Ulacco capitano di artiglieria. F. Porciani, e L. Romei

capitani.»

«Torres _frammischiandosi col Popolo la sera del 3 era stato acclamato

da quelli che lo ascoltavano, come capo, e direttore della forza

armata. Egli presentavasi alla Commissione e annunciandosi eletto dal

Popolo si offriva a organizzare e a dirigere gli armati. La Commissione

verbalmente gli confermava il mandato. — Ma ieri mattina essa si

dimetteva in seguito di una scena cui diè luogo lo stesso signor Torres

nella sala del Palazzo Comunitativo ove si recò seguito da una turba di

Popolo ec. ec_.» — (_Corriere Livornese_ del 5 settembre 1848.)

Così questo Torres col quale gli ufficiali capitolavano, a cui le

Fortezze si consegnavano, le commissioni cittadine cedevano, da me

inerme era costretto a sgombrare la città..... e l'Accusa dignitosa e

schietta par che dubiti avere io aizzato cotesti moti.

In certa pubblicazione intitolata: _Storia del Processo politico di F.

D. Guerrazzi_, stampata in Firenze presso Mariani, si dice: che bandii

di Toscana il signor Torres quando fui membro del Governo Provvisorio;

è errore: lo feci accompagnare ai confini due volte mentre governavo

Ministro di S. A. (Vedi Dispacci telegrafici del 23 dicembre 1848.) —

Mi duole, che cotesta Storia fino dalla prima pagina appaia gremita di

falsità; così io non capitanai le Deputazioni livornesi che venivano

spesso a Firenze, ma venni una sola volta, il 6 settembre 1848. Prego

i Compilatori a studiare migliore esattezza, chè la materia lo merita.

[79] La petizione presentata dall'Abate Zacchi e da Vincenzo

Malenchini deputato, riguardava: 1º Opera efficace per la guerra. 2º

Guardia Civica ricomposta. 3º Prezzo del sale diminuito. 4º Pensioni

ridotte. 5º Migliorie alla Marina. 6º Tariffe giudiziarie diminuite. —

Corriere Livornese, 30 agosto 1848. Si riporta eziandio nei Documenti

dell'Accusa, a pag. 675.

[80] Nel Municipio di Livorno ha da trovarsi una Deliberazione, che

giustifica come se qualche irregolarità avvenne e' fu a cagione della

pressura popolare. Fabbri era Gonfaloniere, e però deve appartenere

alla seconda metà del mese di settembre 1848. Ho mosso domanda

per averla con le altre, che mi riguardano, per difendermi dalla

improntissima Accusa; ma senza superiore permesso non mi si possono

dare, e il superiore permesso peranche non viene; e poi dicono:

difendetevi!

[81] «Stamane, 6 settembre, un altro Popolano ferito dalla esplosione

delle polveri presso il Calambrone è stato portato a questo ospedale.

Questa notte tre dei feriti portativi ieri sera sono morti. Sei altri

rimasero morti alla Polveriera.» — (_Corriere Livornese del 6 settembre

1848_.)

[82] _Corriere Livornese_, 6 settembre 1848.

[83] _Corriere Livornese_, 6 settembre 1848.

[84] Duolmi non ricordare il suo nome; ma il colonnello Reghini potrà

nominarlo.

[85] È debito di riconoscenza avvertire, che sopraggiunse in fretta

mezzo spogliato Antonio Petracchi per acquietare cotesti arrabbiati.

Non si creda poi ch'egli fosse uomo ligio a me: all'opposto, egli

crebbe per favore dei partigiani del Ministro Ridolfi, _e fu di quelli

che vennero ad arrestarmi nella notte dell'8 gennaio_. Io poi dico

questo non per rancore che serbi contro di lui (Dio me ne guardi), ma

perchè penso che gli possa giovare.

[86] _Corriere Livornese_, 20 settembre 1848.

[87] _Corriere Livornese_, 7 settembre 1848.

[88] _Deliberazione con la quale si sopprimono tutte le Commissioni per

ordine del Ministero._

«Adunati servatis servandis

«Gl'Illustrissimi Signori _Gonfaloniere e Priori_, componenti il

Magistrato della Comunità di Livorno in numero sufficiente di otto per

trattare etc.

«Il Magistrato ha intesa in primo luogo l'intiera Lettura di un

Rapporto in data di questo stesso giorno presentato dai Signori

Avvocato Francesco Domenico Guerrazzi ed Antonio Petracchi Priori

aggiunti a questo consesso. Quindi tornando a esaminare le singole

proposizioni in esso contenute le ha ammesse nel modo e nell'ordine che

appresso.

«_Proposizione prima_. — Le Commissioni instituite dalla Commissione

Governativa Provvisoria di

«1. Finanza e Annona.

«2. Guerra.

«3. Lavori Pubblici.

«4. Sicurezza Pubblica.

«si ringraziano come quelle che hanno benemeritato della Patria, ed

avendo pienamente soddisfatto al loro scopo si sciolgono. — Girato il

Partito è tornato vinto ad unanimità di voti favorevoli.

«_Proposizione seconda_. — La Commissione di Pubblica Sicurezza come

necessarissima per l'assenza da Livorno delle Autorità ordinarie

si mantiene; e in quanto occorra si rielegge ex-integro sempre

provvisoriamente dal Municipio. — Approvata con Partito di voti

favorevoli ad unanimità.

«_Proposizione terza_. — La Commissione Governativa Provvisoria

installata per urgenza rimane sciolta. — Approvata ad unanimità di voti

favorevoli.

«_Proposizione quarta_. — Il Municipio elegge una Commissione

esecutiva dal proprio seno e le commette di provvedere con tutti i

mezzi contemplati con Dispaccio Ministeriale del 6 settembre corrente

per consolidare e mantenere la quiete nel Paese, nello stato normale

di ordine, e specialmente organizzare la Guardia Provvisoria, e la

Guardia Municipale, non meno che disimpegnare gli affari occorrenti

alla giornata sempre di concerto col Municipio; ben inteso che quando

si tratti di pubbliche azioni sieno queste discusse e deliberate dal

Municipio nel modo consueto per essere poi mandate ad esecuzione dalla

Commissione eligenda dal seno del Municipio stesso. — Approvato con

Partito unanime di voti favorevoli.

«_Proposizione quinta_. — Tutti i Dispacci che riceverà il Municipio

saranno partecipati immediatamente alla Commissione esecutiva, onde

provveda e risponda al Municipio, e da questo sia la risposta trasmessa

nelle forme al Ministero, o a cui altro di ragione. — Approvata con

Partito unanime di voti favorevoli.

«Disponendosi ora la Civica Magistratura ad eleggere i due Soggetti

che dovranno comporre la Commissione esecutiva Provvisoria, il Signor

Luigi Baganti f. f. di Gonfaloniere ha nominati i Signori Avvocato

Francesco Domenico Guerrazzi e Antonio Petracchi, ambedue appartenenti

alla Magistratura; e mandati separatamente a Partito questi due Nomi, è

stato ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati i voti favorevoli

ad unanimità.

«Passando finalmente le SS. LL. Illustrissime alla elezione della

Commissione Provvisoria di Sicurezza, il prelodato Signore Baganti ha

proposto i seguenti Soggetti estranei al Corpo Magistrale:

«1. Malenchini Dottor Tito.

«2. Poli Dottor Adriano.

«3. Adami Dottor Giovan Salvadore.

«4. Lambardi Dottor Emilio.

«E detti quattro Soggetti mandati separatamente a Partito è stato

ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati voti favorevoli otto,

contrarii nessuno.

«Per copia conforme etc.

«_Pel Gonfaloniere_

«L. BAGANTI f. f.

«_Il Cancelliere_

«J. CERAMELLI.»

[89] Quando questa Deliberazione fu disfatta non so; rammento solo, che

fu fatta il 9 settembre 1848.

[90] _Deliberazione per determinare i limiti entro ai quali doveva

restringersi l'autorità della Commissione esecutiva._

«Seduta del 12 settembre 1848.

«Adunati servatis servandis

«Gl'illustrissimi signori Gonfaloniere, e Priori componenti il

Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di otto per

trattare:

«La Commissione Municipale esecutiva onde bene conoscere la latitudine

del suo mandato, ha fatto istanza che venga circoscritta la sfera delle

sue attribuzioni.

«In conseguenza di ciò il Magistrato ha stabilito:

«1º Si confermano le attribuzioni conferitele nelle precedenti

deliberazioni.

«2º Le si dà facoltà piena d'impiegare persone che reputerà più adatte

consultando i Parrochi di ogni Cura, non meno che ad adoperare i mezzi

più opportuni per eseguire la costituzione della Guardia Municipale,

e la ricostituzione della Guardia Civica in conformità delle cose

deliberate.

«3º Però tutte le pubblicazioni ed avvisi devono farsi a nome del

Municipio in unione della Commissione esecutiva Municipale e delle

persone aggiunte.

«4º In quanto alle spese occorrenti, la Commissione esecutiva

Municipale, in unione al signor Francesco Bombardieri delegato a questo

ufficio per quello che concerne la Guardia Civica, avrà ricorso alla

cassa del Municipio, e per quello che spetta alla Guardia Municipale si

dirigerà al Commissariato di Guerra e Marina.

«E quanto sopra approvato per voti favorevoli otto, contrarj nessuno.

«Per copia conforme ec.

«Visto. _Il Gonfaloniere_.

«_Il Cancelliere_

«J. CERAMELLI.»

[91] «L'Ordinanza sulla Guardia Civica Provvisoria, approvata in

genere, se siamo bene informati, avrebbe incontrato la superiore

disapprovazione in alcuni particolari, che a noi sembrano d'importanza

minima. Si crederebbe lesa la prerogativa Reale, per la nomina degli

ufficiali superiori, ec. ec.; ma questa Guardia Civica nuovamente

organizzata per ricondurre la quiete e la pace nella città, non si

chiama e non è provvisoria? Dovendosi essa in tutta fretta costituire

pel pronto ristabilimento dell'ordine, come si poteva seguire

scrupolosamente le tracce del Regolamento del settembre, — adempiendo

le lunghe formalità delle nomine? — Ogni buon cittadino di Livorno sa

che qualunque grado sia per ottenere dal voto de' suoi concittadini

nella nuova Guardia Provvisoria sarà provvisorio. Egli sarà pronto a

tornare semplice soldato della milizia cittadina, appena il Principe,

valendosi delle prerogative che la legge gli accorda, nominerà gli

ufficiali di cui gli spetta la scelta.

«Insomma quello che fu fatto provvisoriamente, e per urgenza, noi

crediamo non possa in alcun modo redarguirsi, nè offendere minimamente

le leggi e la regia autorità. E ripetiamo: i provvedimenti adottati

dal Municipio e dalla Commissione hanno rassicurato gli animi, hanno

ristabilito in Livorno la pace, e la fiducia reciproca.» — (_Corriere

Livornese_ del 12 settembre 1848.)

[92] «I signori Torello Borgheri ed Eugenio Pignatel si recarono ieri

a Firenze come Deputati della Camera del Commercio per chiedere, che

sieno tolte _finalmente_ di mezzo queste cause del pubblico malcontento

tanto dannose agl'interessi della nostra città.» — (_Corriere

Livornese_ del 13 settembre 1848.)

[93] «La Camera di Commercio penetrata ogni dì più della causa della

nostra città, — onde testimoniare pubblicamente in qual concetto ella

tenga i provvedimenti adottati per l'ordinamento della cosa pubblica si

è impegnata a sopperire alla metà della spesa richiesta al mantenimento

della Guardia Municipale, ed ha già messo a disposizione del Municipio

L. 7000 pel primo mese.» — (_Corriere Livornese_ del 12 settembre

1848.)

[94] Egli è proprio un miracolo se nelle frequenti _razzia_ (e lo dirò

in arabo perchè le sono cose da Beduini) fatte sopra le mie carte se ne

potè salvare qualcheduna, che porga lume in questa materia. Ecco tre

documenti, che consacro ad Apollo liceo, come pei Pastori di Arcadia

costumavasi quando salvavano l'agnello dalla bocca del Lupo.

1º _Lettera diretta ai signori del Municipio, dimostrativa gli ostacoli

sconsigliati opposti dal Ministro dello Interno ai partiti di Polizia

da me suggeriti e fatti adottare_.

«Illustrissimi Signori,

«Ci ha recato maraviglia non piccola la Ministeriale comunicataci dalle

VS. Illustrissime intorno ai partiti che abbiamo dovuto prendere onde

tutelare la pubblica sicurezza.

«Certamente la mole delle faccende fu colpa dell'oblio di S. E. il

Ministro dello Interno.

«Noi e Voi, o Signori, nello arrestare persone sospette, pregiudicate,

e in parte trasgressore dei precetti ricevuti, abbiamo proceduto

non per vie eccezionali, ma in virtù della Legge del 26 novembre

1847, la quale, come si accenna nel Proemio, ha da durare fino alla

pubblicazione del regolamento organico di Polizia.

«Le attribuzioni da noi adoperate si contemplano nello Art. 2 della

allegata Legge.

«La pratica poi viene in conferma di quanto affermiamo, imperciocchè

dai Protocolli della Delegazione di San Marco consideriamo una serie

non interrotta di processi e di risoluzioni di simile natura con le

quali — per misura di prevenzione reclamata dalle loro pregiudicate

qualità — furono condannati parecchi individui a dimora coatta di

4, 6, 8 mesi, e allo esilio per 3, 4 e 6 mesi, con la comminazione

trasgredendo di reclusione nella Casa di Forza di Piombino.

«Egregiamente commetteste la compilazione dei processi alle Cancellerie

dei Delegati di Governo, così ordinando l'Art. 9 della rammentata

Legge.

«Solo rimanevaci il dubbio se per l'Art. 1, la Commissione preposta

a conoscere e deliberare intorno cotesti fatti avendosi a comporre

del Governatore e degli Assessori legali, essendosi dispersa, in

Voi risiedessero le facoltà alla medesima conferite: ma siccome

ripensandovi sopra, le facoltà tutte governative troviamo essere a VS.

partecipate, e considerando ancora che il provvedimento di cacciare via

dalla città uomini perversi e rotti ad ogni maniera di delitti è legge

suprema di sicurezza, così noi vi preghiamo avvertire S. E. il Ministro

che voglia coadiuvarci con tutti i nervi nelle misure che saremo per

prendere.

«Il ristabilimento dell'ordine è a questi patti, e andiamo sicuri che

nella sua alta perspicacia il Ministero sarà per accettarli.

«Ci valghiamo poi della occasione per richiamare la grave avvertenza

del Ministero intorno alla necessità di vestire presto la Guardia

Municipale: temiamo che abbia a perdere della rispettabilità sua;

e consumata anche questa forza noi riusciremmo poveri di consigli e

non sapremmo a che cosa ricorrere; — e intorno allo altro fatto del

cacciatore a cavallo Berni: queste mene perniciosissime non possono

tollerarsi, e mantengono sempre vivo lo Stato di suspicione del Popolo

contro il Governo, che noi tutti ci affatichiamo con indefesse cure

sopire. Tanto per governo delle SS. VV. Illustrissime, mentre ci

confermiamo

«Livorno, 26 settembre 1848.»

2º _Lettera al Commissario di Guerra intorno alle sofisticherie

ministeriali per le spese della Municipale_.

«Illustrissimo Signore,

«Le accludiamo lettera del capitano Roberti, e le facciamo osservare

che S. E. il Ministro dello Interno avendo consentito a pagare la

Guardia Municipale è venuto implicitamente a consentire il pagamento

delle spese accessorie. Ora se il pagamento del soldo è appoggiato

al Commissariato, come razionalmente deve non appoggiarsegli la

soddisfazione di queste altre spese? Per l'amore di Dio non creiamo

altre difficoltà, che noi ci anneghiamo dentro. Letto che l'abbia si

compiacerà ritornarmi il foglio Roberti.

«Le recheranno la presente due ufficiali che vogliono foglio di rotta,

e paga per ripartire. Con Ministeriale di stamane S. E. il Ministro

dello Interno concede al Municipio sussidiare tutti i Volontarj che

tornano a casa entro i limiti del bisogno, per rivalerci sopra il

Governo. _Per iscansare inutili giri, e poi perchè noi non vogliamo

maneggiare danari, e finalmente perchè poco adatti a distinguere quello

che si meritano_, reputiamo prudente inviarli immediatamente a VS.

«E con vera stima ci confermiamo

«Livorno, 27 settembre 1848.»

3º _Lettera al Gonfaloniere relativa alle compagnie dei ladri, e alla

insufficienza delle misure dal Ministero prescritte. Raccomandazione

a non attraversare. Fiducia della classe commerciale al Governo;

imprestito offerto al 4 per %_.

«Illustrissimo signore Gonfaloniere,

«Si compiacerà avvertire S. E. il Ministro dello Interno che in quanto

alla prima parte del suo Dispaccio ci referiamo alla nostra di ieri; e

di più aggiunga come valendoci dei pochi mezzi che stanno in potestà

nostra noi eravamo giunti a penetrare come s'intendesse comporre

in Livorno una compagnia di ladri giovandosi dello scompiglio che

immaginarono crescente. Ora in così grave emergenza la misura indicata

nella Ministeriale non basta, sia perchè la nostra Guardia Municipale

è scarsa e insufficiente a tanta faccenda, sia perchè si tratta dovere

procedere con gente audacissima e capace di ogni estremo partito.

«Noi che stiamo sul luogo, conosciamo la materia e imploriamo che ci

lascino fare, sempre che le disposizioni che saremo per prendere non

si allontanino dalla legalità, e fin qui ci sembra avere dimostrato

che non ce ne siamo dipartiti. Bisogna allontanare questi facinorosi

dalla città. Per le altre cose tutte parci bene quanto ci suggerisce

la Ministeriale, e sarà osservato con diligenza. Pensiamo che giovi

eziandio avvertire il Ministro come le cose procedano di bene in

meglio, e della fiducia riposta nell'attuale Governo dalla classe

commerciale, e della carità patria mostrata in sovvenirci in tanta

strettezza di danaro al modico cambio del 4 per %, e questo ne sia

pegno della opinione di sicurezza che impera quaggiù. E con questo la

riveriamo.

«Li 27 settembre 1848.»

[95] _Corriere Livornese_, 18 settembre 1848, e numeri antecedenti;

Atti del Municipio.

_Corriere Livornese_, 5 settembre 1848. «Le nostre osservazioni non

sono dirette contro l'ottimo Principe, ma contro i Ministri che sono

responsabili del linguaggio che gli fanno tenere.»

_Corriere Livornese_, 6 settembre 1848. «Il Guerrazzi non prendendo

consiglio che dal suo cuore, e desiderando vedere pacificata la sua

patria, mostrò i mali di una divisione di Livorno dalla Toscana, separò

la causa del Principe da quella del suo Ministero, invocò il sussidio

della Religione.»

[96] Corriere Livornese, 12 e 16 settembre 1848.

«Per buona ventura, se il Principe non trovava a Pisa le armi dei

cittadini, che vi aspettava, vi trovò il _rispetto, e lo amore dei suoi

sudditi, il quale non gli verrà meno giammai_, perchè tutti sanno che

egli non può nè deve corrispondere degli sbagli dei suoi Ministri.

Crediamo poi, che la bontà e la clemenza di questo nostro Principe sia

_tanto elevata e grande_ da non limitarsi alla disapprovazione dello

abuso del potere, ma sibbene anche da renunziare _piuttosto al diritto

della sua sovranità prima di ordinare lo spargimento di nuovo sangue

cittadino_.

Il Principe e il suo Governo, sempre sotto le medesime formule, e

con la stessa religione promettono non inviare forza alcuna contro la

nostra città..... il _nostro Principe piange il suo scettro intriso di

sangue contro la sua volontà, e contro ai suoi ordini_.»

[97] _Corriere Livornese_, 12 settembre 1848.

«Un nome solo _conosce ed onora_ la Italia fra tutti quelli che

compongono il Ministero attuale, quello di _Gino Capponi_....

La dignità del Principe, e la salute della Nazione richiedono che.....

si conservi il solo _Capponi_.....

Nonostante non lo crediamo, riuscendoci acerbissimo supporre che un

Ministero il quale assume il titolo da un _Gino Capponi_ abbia ordinato

si mitragliasse una città innocente.»

[98] Parole del Ministro dello Interno.

[99] Vedi Relazione officiale diretta al Ministro dello Interno il

28 settembre 1848 dai signori Tartini, Bandi, e Duchoqué.-(Documento

dell'Accusa pag. 677.) «Il signor Guerrazzi, cercato e interpellato,

emise la sua opinione, ma offerse accompagnare gl'inviati del Governo,

dichiarandosi pronto a parteciparne le fortune. Ciò è taciuto nel

Rapporto.» — (_Corriere Livornese_ del 30 settembre 1848.)

[100] Vedi lettere del Montanelli nei Documenti dell'Accusa, a pag. 16.

[101] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 36, 39, 679.

[102] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 679.

[103] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 30.

[104] Fra i Documenti dell'Accusa, pag. 679, trovo questo Manifesto.

«Amici e Fratelli.

«Le vostre domande furono soddisfatte. L'oblio con la formula completa

da voi desiderata venne concesso. I poteri eccezionali gittati come un

velo sopra la faccia della Libertà, saranno tolti per non rinnovarsi

mai più.

«Io spero che voi abbiate così meritato ottimamente della Toscana, e

quella ve ne sarà grata.

«Io mi allontano da questa amatissima terra con la persona; col cuore

rimango fra voi. Avrete a governarvi Giuseppe Montanelli, nome caro ai

buoni; per detti e per fatti bello ornamento della Patria. Amatelo,

riveritelo. Se voi avete fiducia in lui, com'egli ha fiducia in voi,

la opera della quiete dignitosa e con sicurezza sarà confermata; opera

alla quale non io, ma la bontà, la temperanza, e la egregia indole

vostra tanto potentemente hanno contribuito. Addio.

«Livorno, 4 ottobre 1848.

«F. D. GUERRAZZI.»

[105] A questo accennano l'espressioni della lettera del sig.

Gonfaloniere Fabbri del 9 ottobre 1848 stampata a p. 23 nei Documenti

dell'Accusa: «Sto preparando cosa, che ti sarà gradita; adesso non

voglio dirti nulla....» Nel medesimo Documento occorre quest'altro

periodo: «dimani comunicherò ai miei Colleghi la tua lettera, e sono

certo che sarà da loro bene accetta tanto per la sua _forma materiale,

che spirituale_.» Il sig. Gonfaloniere, richiesto, mi aveva fatto

sperare copia delle Deliberazioni del Municipio di Livorno che mi

riguardano, e le lettere private a lui stesso dirette, onde me ne

valessi nel presente bisogno; — mi duole che non abbia potuto mandarmi

queste carte per difetto di superiore permesso.

[106] Documenti, pag. 9.

[107] _Monitore_ del 6 febbraio 1849.

[108] Però importa avvertire in proposito, che se il Ministero mi

avesse lasciato in Livorno, nè vi sarebbe venuto Montanelli, nè la

Costituente sarebbe stata bandita, il Ministero approvante.

[109] Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 456. Dispaccio telegrafico del

Gonfaloniere di Livorno al Ministero.

[110] L'Accusa sembra ritenere autore il Montanelli dell'articolo

stampato nella _Italia_; anche in questo s'inganna: esso appartiene a

certo Professore della Università di Pisa, di cui taccio il nome per

amore di pace.

[111] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 899.

[112] «Giuseppe Massari si recava a visitare per sè, e per parte di

Vincenzo Gioberti, il nostro concittadino F.-D. Guerrazzi il quale

si affrettò a recarsi da lui...» — (_Corr. Livornese_, del 25 Maggio

1848.) — Per avventura il signor Massari veniva a visitarmi mosso dal

desiderio medesimo, che conduce quei strani cervelli degl'Inglesi a

vedere Gasparone in Civitavecchia? — Avverta, che io conservo il suo

biglietto lasciato sul mio banco, me assente, dettato di cortesi parole

quali il signor Massari sa usare allorchè di tratto in tratto lo prende

vaghezza di mostrarsi onesto, e gentile.

[113] Io non ricordo tutte le persone presenti alla conferenza narrata;

in nome della onestà le prego a mostrarsi per renderne testimonianza.

[114] _Seduta del dì 13 ottobre 1848._

«Adunati servatis servandis

«Gl'Illustrissimi Signori Gonfaloniere, e Priori componenti il

Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di sei per

trattare:

«Essendosi questa mattina adunata sotto il Palazzo Comunitativo una

quantità di Popolo con bandiere e tamburi, unitamente alla Banda

Civica, ed avendo presentato un Indirizzo del seguente tenore:

(_Qui è riportato l'Indirizzo del Popolo_.)

«Il Municipio adunatosi per urgenza,

«Considerando essere indispensabile al bene del paese e dell'intiera

Toscana, che il nuovo Ministero sia composto di uomini adattati ai

tempi ed aventi la pubblica fiducia;

«Considerando che il Popolo di questa città accenna il desiderio che

sieno eletti a detto ufficio l'attuale nostro Governatore Montanelli e

l'Avvocato Guerrazzi;

«Considerando che mentre da un lato il Municipio ritiene essere

prerogativa Regia la nomina dei Ministri, e che conseguentemente

la loro Elezione deve emanare dall'animo del Principe, dall'altro

lato ravvisa che senza offendere la detta prerogativa potevasi

rappresentargli il voto del Popolo;

«Perciò Delibera:

«Di accogliere l'Indirizzo succitato del Popolo come _semplice

espressione di un desiderio_, e di farsi organo, onde tale

manifestazione pervenga all'Ottimo nostro Principe.

«E quanto sopra è stato approvato ad unanimità.

«Per Copia ec.

«_Il Gonfaloniere_

«Avv. L. FABBRI.

«_Il Cancelliere_

«J. CERAMELLI.»

[115] Prova manifesta che quantunque benevole le disposizioni a favor

mio, per certo da me non provocate, non avrebbero avuto virtù di

costringere persona, ha pure registrata nel suo volume l'Accusa. Parte

del Municipio invitando il Governo a mandare Governatore in Livorno

sollecitava in nome del Popolo cotesto ufficio per me; il Ministero

ricusò; io mi partii da Livorno, e Montanelli fu accolto. I Documenti

a pag. 679 narrano così: «Questa mattina (4 ottobre, 11 ant.) sono

stati affissi per tutte le contrade della città proclami stampati

che esprimevano un _voto_ perchè Guerrazzi fosse eletto Governatore,

Montanelli Ministro. È tornata la Deputazione da Firenze, ma le

risoluzioni che ha portato non sono state di _piena_ soddisfazione,

giacchè _alcuni del Popolo_ che amano Guerrazzi avrebbero voluto

vedere in qualche modo ricompensate le _sue tante cure pel bene di

Livorno_.... — In Piazza vi sono grandi attruppamenti di Popolo

attendente che venga affissa la officiale risposta portata dalla

Deputazione; non so come verrà accolta; _forse il Popolo si calmerà, e

sacrificherà alla quiete del paese l'uomo da lui amato, ed in cui aveva

riposta grande fiducia_. — (Ore 3 pom.) Guerrazzi _è già partito_ alla

volta di Firenze lasciando uno addio al Popolo, ch'è stato affisso in

istampa per tutti i canti e che t'invio. Questa repentina partenza ha

fatto molta sensazione. Intanto _gli scritti aumentavano per le vie,

tutti esprimenti il desiderio, che Guerrazzi fosse eletto Governatore

ed il Montanelli Ministro_. — (Ore 4 pom.) Il Gonfaloniere..... ha

detto, che la Deputazione tornata da Firenze portava l'annuenza del

Governo a tutto quanto domandava la città, tranne però la nomina del

Guerrazzi a Governatore. — Il Gonfaloniere ha quindi dimostrato la

necessità di accettarlo (il Montanelli), _ed il Popolo ha aderito_.»

[116] Eppure la opinione pubblica non era avversa al Ministero

nostro, non dirò degli amici, ma degli avversarii, e degli emuli. La

_Riforma_, foglio per certo a noi non parziale, scriveva: «Il nuovo

Ministero fu accettato come termine di agitazione rovinosa, e come

pegno di tranquillità.» — (3 novembre 1848). — Il _Nazionale_, che

fece professione di _Costituzionalismo_ anche in mezzo alla procella

repubblicana, si esprime sul conto nostro in guisa da far comprendere

due cose: che potevo aspettarmi l'appoggio anche della passata

Assemblea, e che gli agitatori si reputavano non istrumenti, ma nemici

del Ministero:

«Noi crediamo che il presente Ministero potesse presentarsi anco

alla passata Assemblea, ed averne quell'appoggio che nessun uomo

ragionevole deve negare a chi governando il paese chiede per il paese

cose necessarie e veramente utili. Molto più pensiamo, che oggi egli

sia per ottenere questa giusta cooperazione. — Diciamo _molto più_;

non solamente perchè alcuni atti del Ministero hanno _attenuato le

sinistre prevenzioni destate al suo nascere_; ma perchè i furibondi,

che hanno dato con le loro grida e co' loro fatti alla santa parola

di _democrazia_ un senso contrario al suo senso nativo, e un senso

non accettevole nè dagli onesti nè dai sensati, hanno persuaso

l'universalità, che il Ministero non può secondare costoro senza

distruggere sè medesimo.» — (_Il Nazionale_, 2 dicembre 1848.)

[117] L'Atto di Accusa, § VIII, cita in parte la lettera del Pigli

dell'11 ottobre; a che fine l'allega? Essa contiene una dichiarazione

di principii; e quali sono eglino? _L'applicazione sincera della

Costituzione_. Egli mi conforta a sperare, che il Governo presto

entrerà nel mio sistema: aggiunge, il Ministero attuale non potere

durare; repudiarlo il paese; tornassi a Firenze, assistessi con

attenzione al Dramma, e fossi presente quando sarei chiamato. È

un Deputato della Opposizione, che scrive ad altro Deputato della

Opposizione. Che cosa contiene la lettera, che perfettamente regolare

non sia? — Non di Costituente vi si ragiona, nè di Repubblica; non di

maneggi, non di dimostrazioni, non di concerti illegali; ma di speranza

che il Ministero mutasse, e di chiamata mia ad attuare il sistema

della sincera Costituzione. Questa lettera non solo non ha nulla che

mi pregiudichi, ma non ha nulla che non mi favorisca. Io pertanto

l'accetto; quantunque non possa astenermi da domandare: e dove mai

l'Accusa apprese il costume di costruire laboriosamente l'edifizio

delle sue imputazioni sopra atti che non si partono da me?

[118] Il _Conciliatore_ (organo semi-ufficiale dei precedenti Ministeri

Ridolfi e Capponi) del 22 gennaio 1849, parlando delle diverse

voci correnti in quel giorno, avverte come alcuni dicessero, che il

Ministero avrebbe presentato egli stesso la legge: «_e così dovrebbe

essere_, egli soggiunge, _giacchè il Ministero entrò al Potere con

questo programma, e mal si comprende come oggi lo consideri lettera

morta, e se lo lasci imporre dal Popolo_.»

[119] Ho presentato a S. A. rispettosa Istanza, onde si degni

autorizzarmi a manifestare le conferenze ch'ebbi l'onore di tenere con

lui.

[120] Non rechi maraviglia se io pongo i sentimenti di lingua a pari

di quelli di religione gagliardi: tali essi sono più che altri non

pensa; e comecchè con qualche esagerazione, Paolo Bourgoing, in certo

suo opuscolo che ha titolo — _Guerra d'idiomi e di nazionalità_, non

dubitava attribuire il precipuo motivo della guerra tra Magiari e Slavi

alla pretensione dei primi d'imporre il proprio linguaggio ai secondi.

[121] E la Costituente montanelliana dalla stessa Opposizione

salutavasi splendida e generosa.

«Intanto fu lanciata in mezzo d'Italia la bandiera della Costituente.

Noi ne apprendemmo allora tutti i pericoli. Assentimmo in genere

l'idea, perchè a tutto quello ci siamo proposti assentire che conduca

al fatto che propugnamo, la _Nazionalità Italiana_. — Credemmo _più

splendida e generosa l'idea del Montanelli_; credemmo praticamente

esser meglio possibile l'idea del Gioberti che si moveva dal fatto,

lo rispettava, e non lo contradiceva.» — (_Conciliatore_, 14 gennaio

1849.)

[122] Atto di Accusa a pag. 77.

[123] «Art. 12. La Costituente italiana avrà due stadii: il 1º

anteriore, il 2º posteriore alla cacciata dello straniero. Tutte le

quistioni di ordinamento interno della Nazione non si dovranno agitare

se non che nel secondo stadio, poichè alla loro risoluzione è richiesto

il voto di tutto il Popolo italiano, gran parte del quale non potrà

eleggere i suoi rappresentanti finchè geme nel dolore della servitù

straniera. La Costituente del primo stadio deve occuparsi di tutti

i problemi, che si riferiscono direttamente o indirettamente allo

acquisto della Indipendenza. Essa impedirà quello sparpagliamento di

forze, che fu la causa principale dello esito infelice della ultima

guerra. _A tale effetto la Costituente, potrà incominciare le sue

operazioni appena due Stati italiani si sieno intesi per iniziarla_.»

«Art. 13. § 3. Se vanno d'accordo, che le quistioni di ordinamento

interno si aggiornino tutte fino alla cacciata dello straniero, senza

che alla Costituente iniziatrice sia vietato preparare gli elementi per

la loro più facile soluzione.» — Potrei citare altri atti, ma questi

spero che basteranno.

[124] Il _Popolano_ dell'8 novembre 1848 riporta un articolo dallo

_Indipendente_ di Venezia, che critica il Programma Ministeriale,

dicendolo «un po' pallido, un po' cattedratico, un poco troppo

pacifico;... che se vi è abbastanza per la libertà civile e pel

progresso morale della Toscana, vi è nulla o poco più di nulla per la

guerra ec.» E continua con l'invitare i Circoli Toscani a _spingere_

il nuovo Ministero per la via rivoluzionaria; perchè, siegue: «Ci

sembra poi di una estrema gravità il riserbo che i nuovi Ministri

si prefiggono nel loro Programma rispetto alla Costituente Italiana,

per cui si limitano a tenere alzata la bandiera ed a richiamare del

continuo l'attenzione dei Principi. A noi pare non sia tutto il da

farsi, ma che anzi si aspetti e si voglia molto di più. Perchè dove si

tratta dei grandi destini di tutta una Nazione, bisogna voler riuscire

ad ogni costo, e non basta il dire: se non riesciamo, la colpa non

sarebbe nostra. La questione non è di colpa o di responsabilità; la

questione è della sorte di 23 milioni di persone.»

E finisce con lo spronare i popoli a _forzare_ i Governi alla

accettazione piena della Costituente Italiana.

Il medesimo _Popolano_ dell'11 gennaio 1849, il quale rende conto del

Discorso della Corona proferito all'apertura delle Assemblee, così si

esprime: «Ciò che riguarda la Costituente in questo discorso è anche

più incerto e più dubbio di quello che sia permesso ad un discorso di

apertura.»

«Non ci voleva altro che il S......... od uomini della sua stampa o

della sua scuola per trovare sovversivo un Discorso (della Corona)

che tutta Italia ha ormai letto e compassionato pel suo languore, per

la sua sconfortevole pallidezza, per la povertà delle sue promesse,

per quel suo camminare a ritroso, che è sempre stato, e sarà sempre,

il camminare abituale dei Principi.» — (_Frusta Repubb_., 14 gennaio

1849.)

«Se nel Discorso di apertura del Parlamento Toscano, che riferimmo

ieri, dovessimo trovare il riflesso della politica passata e il

disegno della politica avvenire del Governo, saremmo imbarazzati

assai. Piuttostochè andar pescando nel vago delle frasi.....

preferiamo attendere gli atti del Ministero innanzi al Parlamento, — e

attendiamo.» — (_Il Nazionale_, 11 gennaio 1849.)

«Ecco il Discorso della Corona che nella sua circonvoluta e sospesa

espressione, per poca nitidezza di esposizione ed evidenza di concetto,

non riflette largamente i principii e le idee incarnate dall'attuale

Ministero, professate dal suo Programma e dalla conseguente condotta.

Quantunque l'importanza di tali manifestazioni politiche vada decadendo

ogni dì più, e la coscienza del Popolo siasi educata a riguardare

piuttosto ai fatti che ai Programmi ed alle parole; pure desso era

aspettato con ansia interessata da tutte le parti, intente al movimento

del paese, alla influenza che la potente iniziativa toscana esercita,

e deve mantenere, sulla universa Italia.» — (_La Costituente Ital._, 11

gennaio 1849.)

«Ora adulando il Governo in cose, che nessuno lodò, anzi biasimò

(come nel Discorso della Corona per l'apertura delle Camere)....» —

(_Corriere Livornese_, 9 Marzo 1849.)

[125] Odasi un po' come il _Conciliatore_ cotesti miei sforzi

annunciasse.

«Qualche dissidio si manifestò tra i Deputati sull'ordine del giorno,

in quanto che ad alcuni piaceva di far mostra di _zelo esagerato_ in

pro di una votazione di urgenza.» — (_Il Conciliatore_, 23 gennaio

1849).

Ma allora era così. Ai Deputati faceva mestieri di freno, non di

sprone. Si chiarisce dunque per vero quello che disse il Deputato

Socci, avere la Camera votato di gran cuore la Legge intorno alla

Costituente? — La _Frusta Repubblicana_, sempre intenta a insinuare

perfidamente la diffidenza fra il Popolo sul conto mio, rilevava

coteste parole, e commentandole diceva: «Il Ministero rampognò......

nel modo stesso che _aveva rampognato coloro, che per ossequio al

Popolo_ pretendevano nel giorno della presentazione della Legge per la

Costituente, prima doversi decidere, che discutere, prima affermare,

che riflettere.» — (Nº del 28 gennaio 1849). — Dalle quali parole però

si conosce quanto consuoni al vero il _sospetto_ dell'Accusa, che io

mi accordassi col Circolo per sollecitare la presentazione di cotesta

Legge.

[126] Il _Conciliatore_, di cui uno dei Collaboratori sostenne alla

Camera, che il mandato _dovesse dichiararsi con una Legge_, nel Nº

del 23 gennaio 1849 così discorre in proposito: «Il Ministero in

questo aveva ragione; giacchè, partendo dai suoi principii, il mandato

doveva essere quale sarebbe uscito dal suffragio universale, non quale

voleva farlo l'Assemblea. Non il Governo colle sue istruzioni, come

sosteneva il _Ministro dell'Interno_, non l'Assemblea con una _Legge_,

come pretendeva la Commissione, ma gli Elettori soli avean diritto di

assegnare, se volevano, i limiti del mandato conferito ai loro eletti.»

Nei consigli del _Conciliatore_ è evidente essersi operata variazione.

Io però persisto a dire, che il mandato doveva per necessità temperarsi

e moderarsi, pei motivi discorsi, dalle istruzioni del Potere

Esecutivo. Intanto giovi sempre più confermare quello, che allora era

chiaro anche per confessione dei nostri oppositori: «_Però adesso del

secondo stadio della Costituente non può parlarsi; lo hanno detto e

ripetuto i Ministri_.» — (Discorso del Deputato Galeotti; vedi Tornata

del 2 gennaio 1849.) — E veramente era così.

[127] La _Riforma_ di Lucca, in data 8 novembre 1848, dietro una sua

corrispondenza così si esprime:

«Si parla, e par certo, che gravi dissidii si sieno elevati fra

Montanelli e il cittadino Ministro dell'Interno. Anche Adami pare che

ne abbia assai del Ministero.»

Il _Conciliatore_ del 22 gennaio 1819: — «Ieri correvano voci di

dissoluzione del Ministero, ed alcuni ne davano per ragione le

differenze insorte fra i Ministri in proposito della Costituente.»

[128] «Viva lo _Impellicciato_, viva lo _Impellicciato_! urlò il Popolo

re. Ma per bacco, esclamò uno degli spettatori, sbaglio, o gli spunta

il _codino_? — E qui nacque un parapiglia, perchè tutti volevano vedere

_il codino dello Impellicciato_. — Non vi faccia specie (sorse allora

a dire il saltimbanco credendo di calmare la effervescenza); se gli

spunta il codino, non è colpa sua: è colpa dell'aria che si respira

_sopra certe seggiole_..... non mi capite? Chi sa, che coll'andare del

tempo quel codino non cresca e diventi coda! — A queste parole nacque

un casa del diavolo: _abbasso i codini, non vogliamo codini, abbasso

lo Impellicciato_! si gridava da tutte le parti; era una tempesta

di _fischi_ e di _urli_ degna proprio del Popolo re.» — (_Vespa_, 12

dicembre 1848.) — Questo è il Giornale, che dall'Accusa merita il nome

di _generoso_! — Il _Popolano_ dell'8 gennaio 1849, accennando a me,

diceva:

«Al democratico che si accosta al Potere vedesi perciò accadere il

fenomeno opposto che accadeva ai paralitici, nei tempi in cui eran di

moda i miracoli, allorquando accostavansi alle sante reliquie. _Questi

riacquistavano le forze ed il vigore, mentre colui s'infiacchisce

subitamente al pernicioso contatto_.»

E questo per l'Accusa è il Giornale _reprobo_! E sì, che, non fosse

altro, lo insulto esprime con garbo meno plebeo del _generoso_ figlio

della sua predilezione:

_Han gli stessi delitti un vario fato:_

_Questi diventa re, quegli è impiccato!_

[129] Vedi Giornali romani del tempo; in ispecie il _Contemporaneo_.

[130] «Il succitato Ministro ha avuto un abboccamento con Terenzio

Mamiani sul vapore _Mentore_.» — (_Corriere Livornese_ del 22 nov.

1848.)

[131] Vedi _Monitore_, Seduta del 23 e 24 gennaio alla Camera dei

Deputati.

[132] _Gazzetta di Firenze_, 17 agosto 1848.

[133] L'Accusa repubblicana, o piuttosto quella che si chiamava

repubblicana, ecco come faceva aspro governo delle mie parole dette

alla Tornata del 22 gennaio 1849.

«Il Ministro Guerrazzi veggendo come quelle vuote spelonche, che fanno

le veci di cuore alla massima parte dei Deputati, non avessero eco per

questo nome, vi ha aggiunto quello di Leopoldo II! _Siano perdonati i

pleonasmi al Ministro Guerrazzi, purchè ne faccia pochi, e que' pochi

a fin di bene_!

«Ha detto il Montanelli, e nobilmente detto, che: — se al bene della

Italia converrà che la Toscana sia, la Toscana sarà..... Se alla

Nazione italiana sembrasse diversamente, chi siete voi che vorreste

resistere al voto di 23 milioni? La parola solenne d'Italia è l'arbitra

suprema di tutte le prerogative. —

«E questo doveva bastare per una Assemblea di Deputati Italiani:

_ma siccome in cotesta Assemblea ve ne hanno degli Austriaci, anzi

dei Croati di purissimo sangue_, ai quali simili parole sarebbero

sembrate una ragione di più per opporsi al pieno sviluppo del concetto

informatore della Costituente, il Ministro Guerrazzi ha creduto ben

fatto il soggiungere:

(_Qui si riportano le mie parole un cotal poco alterate, poi si

riprende_:)

«Noi lo ripetiamo; se queste parole debbonsi riguardare come un

ingegnoso espediente per combattere l'astuzia, il cavillo e la

ignoranza, noi le accettiamo come si accetta una _trista e penosa

necessità_. Ma se debbonsi considerare come professione di fede, come

programma non di Ministro ma d'Italiano, noi che siamo schietti e

leali, e impavidi Repubblicani, noi che lo fummo ieri, che lo saremo

domani e sempre, siamo obbligati dalla nostra fede a combattere la

sfiducia e la diffidenza del Ministro Guerrazzi, e a dirgli che _l'ora

è suonata_, sol che al Popolo piaccia consultare l'orologio ove le

ore della sua vita hanno funzioni assegnate, non dai Principi e dai

Ministri, ma da Dio.

«La Costituente non deve e non può che costituire l'Italia, non già

questa o quella provincia di essa a danno dell'una o dell'altra. Che

cosa ha voluto il Guerrazzi far capire all'Assemblea con quelle parole

che dovevano bruciare le labbra repubblicane dell'autore dell'_Assedio

di Firenze_? Forse ha voluto insinuare la speranza che porzione

di quelle terre, su cui passeggia un soldato con in petto la croce

sabauda, o un frammento di quelle sulle cui bandiere sarebbe tempo per

Dio! si scancellassero le chiavi simboliche della schiavitù delle genti

cristiane, potessero accrescere di un miglio, di due, di quattro quella

frazioncella d'Italia che si chiama Toscana?... Forse, nuovo Gioberti,

come questo apostolo di menzogna volea porre sull'avvilita fronte

del suo re la corona dell'Alta Italia, vagheggiava egli lo arcadico

concettino d'una corona della Italia Centrale?.... Compirebbe questa

la triade delle Italie reali che successivamente furono create dalla

male ispirata fantasia dei sostenitori del decrepito e anticristiano

principio monarchico.

«La sorte avuta dalle due prime utopie, l'utopia di una Italia del

Nord sotto il giogo di un Carlo Alberto, l'utopia di una Italia del

Sud sotto la verga di un Re Bombardatore, bastano a far _sorridere

di compassione o sogghignare d'ira allo affacciarsi di questo terzo

progetto, ultimo letto sprimacciato alle morbide ambizioni reali_....

Ma cotesta _menzogna_, per quanto pietosa, svela pur essa il verme

che rode cotesto magnifico arbore della Costituente, e il quale forse

rendeva caduchi i suoi fiori, abortivi i suoi frutti, nella prima fase

dello sviluppo.» — (_Popolano_, 23 gennaio 1849.)

[134] Giulio II coll'elmo in testa fu veduto allo assedio della

Mirandola osteggiando i Francesi, ed è fama che Leone X morisse di

allegrezza nel sentire ch'erano stati cacciati fuori del Milanese.

[135] Che fosse inteso da tutti così lo dimostrano le parole del

signor Galeotti nel discorso letto nella Seduta del 23 gennaio:

«però adesso _del secondo stadio non può parlarsi; lo hanno detto e

ripetuto i Ministri; ma bensì del primo stadio di essa_.» — (Documenti

dell'Accusa, pag. 779.)

[136] La discrepanza è manifesta qualora si confrontino le risposte

del Montanelli e mia al dubbio espresso dal signor Lambruschini. —

(Vedi pag. 789 dei Documenti dell'Accusa.) — Ora il dubbio espresso dal

signor Lambruschini era tale, che per le parole del Montanelli doveva

confermarsi, e quindi farlo persistere nella minacciata astensione di

concorrere col voto al principio, che si pregiava avere professato,

ed amato; all'opposto per le parole mie doveva dileguarsi affatto,

e si dileguò, però che meglio alle mie fidandosi, come quelle che

rappresentavano gli umori dei Toscani, e le condizioni dei tempi,

concorse liberamente col voto alla deliberazione della Legge su la

Costituente.

[137]

Non è puleggio da piccola barca

Quel che fendendo va l'ardita prora,

Nè da nocchier, che a sè medesmo parca.

_Dante_, Par. XXIII.

[138] Aggiungo adesso, perchè prima non mi era potuto procurare,

l'Avviso col quale il Direttore della Posta di Livorno pubblicava il

mio ordine del 29 ottobre 1848 intorno alla Patria:

«Il Direttore della R. Posta di Livorno riferite _senza ritardo_ alla

Generale Sopraintendenza delle RR. Poste le istanze popolari esternate

con la Dimostrazione nella sera del 28 corrente, concernenti il

Giornale _La Patria, mentre annuì alle medesime, si fa ora carico_ di

comunicare al Pubblico conforme gli _fu ingiunto_ la partecipazione

ricevuta dal signor Consigliere Ministro dello Interno del tenore ec.»

[139] Parole dello Indirizzo della Magistratura fiorentina al Ministro

di Grazia e Giustizia, del 12 marzo 1849.

[140] «Si è sparsa voce, che 400 Svizzeri sieno alle Filigare pronti

a transitare per la Toscana. — Si è pure sparsa la voce, che gli

Svizzeri invece di portarsi a Gaeta si condurrebbero per via sicura

alla città di Siena. Comunico queste voci perchè il Governo, se può, le

smentisca.» — (Dispaccio telegrafico Pigli, 2 febbraio, ore 1, m. 45.)

— Deliberazione del Municipio Fiorentino, del 3 febbraio, di mandare

Deputati al Granduca, motivata lº _sul dubbio che l'assenza di S. A. da

Firenze non abbia il carattere di precarietà_; 2º su la necessità, che

il Capo Supremo dello Stato stia presso la Rappresentanza nazionale, e

presso il centro della pubblica Amministrazione, _massime in tempi si

gravi_. — Il Circolo Fiorentino manda nel 5 febbraio 1849 uno Indirizzo

per _rimproverare_ il Ministero di non avere _seguito il Granduca e

domandato il suo ritorno a Firenze_. — Questa deliberazione del Circolo

è contraria alla lettera diretta dal Mordini a L. Corsi di cui si giova

l'Accusa: invero quella dichiara proporsi la dimissione del Ministero

verso il 5 febbraio; questa nel 5 febbraio rimprovera il Ministero di

non avere seguitato il Granduca a Siena; e ciò parmi prova, che tra

loro non fosse determinato disegno.

[141] In qualche scritto moderno, e fiorentino, ho letto affermare

straniera questa voce, e da fuggirsi da chi professa amore al paterno

idioma. Siffatta opinione comparisce erronea, imperciocchè la parola

_reazione_ occorra adoperata dal Cocchi scrittore elegantissimo, nei

_Discorsi Toscani_, I. 3: «È manifesto, che per l'azione del bagno

caldo e freddo, e per la _reazione_ del corpo nostro si può risvegliare

moto, ed impeto.» Onde io la ho accolta con tranquilla coscienza.

[142] I trasporti a cagione della strada ferrata, i cappelli di paglia

per le diminuite ordinazioni, ec. ec.

[143] «Livorno è _agitatissima_. Mi si dia qualche schiarimento in

proposito: — le notizie che chiedo sono necessarie.... è necessaria

immediatamente qualche notizia precisa, qualunque essa sia. Pigli.» (4

febbraio, ore 9. m. 15.) — «La città è in qualche agitazione. Mi si

dice esservi per tal motivo molto _fermento_ in Livorno, e a Lucca.

Urge schiarimento per tranquillizzare il Popolo. Paoli.» (Pisa, 5

febbraio, ore 7, m. 15.) — Di Siena non parlo.

[144] Documenti, a pag. 218.

[145] La stampa, che sotto nome di repubblicana precipitava alla

demagogia, così commentava la mia lettera poco fatidica invero:

«Diceva il _Monitore Toscano_, giornale officiale, or fa pochi dì,

anzi soli due dì prima della fuga di Leopoldo d'Austria, di felice

memoria, _piacergli riferire una lettera che un amico suo scrivevagli

di Roma_: e in cotesta lettera così _piacevole al Monitore_, leggeansi

le seguenti parole: — I buoni Italiani convenuti qui in Roma pare

che abbiano deposto il pensiero di proclamare la Repubblica ecc....

— E il dì appresso veniva officiale novella della proclamazione della

Repubblica a Roma, per opera di una grande maggioranza di voti nella

Assemblea Costituente.

«Tre dì dopo, _due popolazioni affollate, e dirò tre_, perchè eravi

_anco la truppa_, fin qui formante popolo a parte, sulla Piazza

della Signoria, riassunta al primitivo suo nome per l'atto migliore

e più umano che giammai abbia operato l'Austriaco Leopoldo, — quello

d'andarsene, — era gridato, non da una voce nè da due, ma da _migliaia

e migliaia: Viva la Repubblica! Ed il simbolo di essa volevasi

piantare, se non fosse stato proibito, sulla Piazza rigenerata da quel

nuovo battesimo di Popolo_. —

«Il Popolo di Firenze ha mostrato di sentire repubblicanamente al

pari di qualunque altro Popolo: le tradizioni degli avi si sono in lui

risvegliate per miracoloso istinto, ed egli oggi _sorpassa_ d'assai in

repubblicanismo il _Governo_, dacchè il Governo vien fuori a parlare di

_maturità e di opportunità_, mentre il Popolo a tutti cotesti cavilli,

altro non grida che _Repubblica_!

«E Repubblica sia!» — (_Frusta Repubblicana_, 15 febbraio 1849.)

[146] Altre lettere nel medesimo senso furono da me scritte; spero che

i ricevitori vorranno mandarle al mio Difensore Avvocato Tommaso Corsi.

Del fatto cui appella la lettera del sig. Bertani occorre traccia nel

volume dell'Accusa, a pag. 476.

[147] Niccolò Tommaseo, nome illustre in Italia, io non so bene se più

per fama di lettere o per integrità di costume, passando per Firenze

scriveami questo biglietto:

«N. Tommaseo desiderava attestare al Ministro Guerrazzi la sua

gratitudine non solo per quanto egli fece e bramò per Venezia, ma

per quanto egli _parla ed opera in difesa di quell'ordine dignitoso e

leale, fuori del quale non troverà che ignominie_.» (Vedi Documenti,

a pag. 540.) — Nonostante, l'Accusa _sa che io fui elemento

disorganizzatore_. Forse glielo hanno detto i suoi _generosi_ Giornali.

[148] _Della Democrazia in Francia_, pag. 33. Bruxelles, 1849.

[149] Fourier pretende fare questo, e dentro sei mesi. Egli calcola

così: una dozzina di uova 10 soldi, e non è caro: fondinsi 600,000

falensterie; in ognuna possono alimentarsi 12,000 galline, che faranno

l'uovo per 365 giorni dell'anno; ma posto lo facciano per soli 200

giorni (_questo uom da bene ebbe avvertenza a tutto_), ogni falensteria

produrrà per franchi 500 di uova al giorno; annualmente, 100,000

franchi; tutte le falensterie insieme 60,000,000,000. Ora il debito

inglese somma a 4 miliardi e ½ di Sterlini, o 135 miliardi di Lire.

Dunque ce ne avanza. Il calcolo è giusto; rimane a trovare chi beverà

uova!

[150] Questo fenomeno ho letto osservarsi fisicamente anche nei

detenuti alla carcere separata per dodici o diciotto mesi; però a

Pentonville non permettono il subito trapasso dalla prigionia alla

libertà assoluta, ma ritengono il detenuto per qualche giorno in

mezzana libertà, onde senza danno della salute si assuefaccia all'aria

aperta, e alla vista degli uomini e delle cose.

[151] Questo brano di lettera mi fece copiare e mi rimise il signor

Marchese il 12 febbraio 1848 con queste parole: «Ecco il brano della

lettera al quale credo tu accenni. Il rimanente sarebbe inutile, tanto

che nemmeno lo trascrivo, non che pubblicarlo. Per me non voglio la

boria di averti fatto il sermoncino: tu giudica, se ti piace, che il

brano qui sopra possa giovarti, e si pubblicherà; ma non senza licenza

tua della quale vorrei conferma. Addio; ti scrivo in gran fretta; cura

la tua salute.»

[152] _Memorie_. Edizione di Livorno, pag. 11.

[153] Edizione di Livorno, pag. 10.

[154] Pag. 12.

[155] Pag. 43.

[156] Pag. 45.

[157] Ivi.

[158] Pag. 53.

[159] Pag. 70, 71.

[160] Pag. 75.

[161] Rusconi, _Repubblica Romana_, pag. 166.

[162] Vedi pagina 153 di questa Memoria.

[163] _Della Servitù d'Italia_, pag. 188. (_Prose politiche_; Firenze,

1850).

[164] _Ivi_, pag. 190.

[165] _Della Servitù d'Italia_, pag. 189.

[166] Quantunque il _Popolano_ dell'8 gennaio 1849 parli in termini

generali, dalla parte già citata di questo articolo si conosce come

s'indirizzasse a me:

«E siccome ogni potere è di sua natura _conservatore e moderatore_,

perciò noi veggiamo Ministri succedersi a Ministri, Governi a Governi,

Assemblee ad Assemblee, scacciate impetuosamente le une dalle altre, e

_oppresse sotto il peso della pubblica riprovazione_. Egli è che così

deve avvenire, finchè la _fase complementaria della nostra rivoluzione

non sia compiuta_: egli è che _ogni potere odierno non può peranco

rappresentare il vero governo democratico_: esso non può accettarsi

che, come _un mezzo_, non già come _un fine_; come una _fase_, un

_gradino_ per giungere alla vetta dello edifizio tutto intero, _dal

quale siamo tuttora così lontani da non poterne abbracciare collo

sguardo la stupenda architettura e la magnifica ampiezza_.»

[167] E proprio non lo volevo dire; ma l'_enfant terrible_ dell'Accusa

io trovo che lo ha stampato nel suo Volume, però cessa il motivo del

silenzio.

Mettendolo Turpino anche io l'ho messo.

Così va sovente scusandosi l'Ariosto, onde io giovandomi dello esempio

di Messere Ludovico dirò:

Mettendolo l'Accusa anche io l'ho messo.

«Il Prefetto di Pisa al Governatore di Livorno. — Le comunico un

Dispaccio telegrafico del cittadino Guerrazzi, che ricevo in questo

momento. — Al Prefetto di Pisa. Uomini parte esagerati, parte male

intenzionati, JERI CODINI, hanno spedito in diverse parti della Toscana

per convenire giovedì a Firenze, e costringere il Governo a dichiarare

la Repubblica e la Unione con Roma. Il Governo vuole si consulti il

voto universale del Popolo, perchè tutto il Popolo ha da sostenere

la Repubblica. Il Governo non intende farsi strascinare, e dichiara,

chiunque presumesse violentarlo, traditore della Patria, sottoposto

alla Legge del 22 febbraio 1849. Dia annunzio a Livorno, e faccia in

modo che nessuno giovedì si muova.»

[168] Ferdinando Zannetti nel suo esame dichiara: «EGLI SOLO _si

opponeva a tutti coloro che volevano la promulgazione del Governo

Repubblicano, e della Unione con Roma_.» — (Processo, a carte 2241, F.

III.) — In certi punti pare che all'Accusa sieno cascate le cateratte.

[169] Importa grandemente osservare in quante guise e con quanta

perseveranza si fossero adoperati pessimi agitatori al fine avvertito.

Non essendovi pervenuti, deliberarono afferrarmi per perdermi più

tardi. Certo avrebbero amato piuttosto calpestarmi subito; ma le

perfide insinuazioni non avevano partorito fin qui frutto bastantemente

copioso. A pag. 148 di questa _Apologia_ riportai le infamie della

_Vespa generosa_, e del _Popolano reprobo_.

Fino dal novembre 1848 spargono voce, avere io _mutato casacca_,

ed essere diventato capace di tirare sul Popolo; per lo che ebbi a

scrivere per telegrafo a Livorno il 30 novembre: «Che cosa dicono

di tirare sul Popolo? Da quando in qua sono io diventato parricida?

Prudenza e vigore, e togliete ogni credito ai guastamestieri.»

Nel 5 decembre 1848, per telegrafo raccomando diffidassero dei rumori,

«che spargonsi con leggerezza o con malizia contro di me.»

Nel 6 decembre 1848 gli agitatori fanno arrestare a Livorno i cannoni

caricati per Firenze, col sospetto che dovessero usarsi a reprimere i

turbolenti; io scrivo per via di telegrafo: «E che? Si teme che noi li

vogliamo per mitragliare Livorno? Mancherebbe anche questa!»

«Il Popolo intende che i cannoni non si levino da Livorno, non avendo

bisogno di sotterfugi.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 decembre

1848.)

«P. accompagnato da una Deputazione mi ha detto: scriva che _il Popolo

non dorme_.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 dicembre 1848.)

«Circola a stampa, ed è affisso pei muri della città, un foglio

ove si avverte il Popolo a stare in guardia, e a non permettere che

i cannoni sieno trasportati altrove. _Guardati_, vi si dice, è un

_trabocchetto_!» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 12 dicembre

1848.)

Fogli avversi si rinnuovano a Livorno, e la mattina del 23 si

stracciano. — (Dispaccio telegrafico del 23 dicembre 1848.)

Torres, e le persone che si rammentano nei varii Dispacci da Livorno

dal 6 al 24 dicembre 1848, si riaffacciano a Livorno per concitarmi

contro lo sdegno del Popolo.

Di lettere anonime, minatorie la mia prossima strage durante il

Ministero, ne avrei potuta comporre una collezione; me apertamente

traditore chiamavano.

Insomma a tanto giunsero le inique arti, che, dopo avere incontrato

nelle tardissime ore della notte appostato un uomo con la carabina

sotto il pastrano, i miei amici mi persuasero a non avventurarmi più

oltre, e S. A. ebbe la bontà di farmi apparecchiare alcune stanze in

Palazzo Vecchio.

Queste erano le arti e le insidie durante il Ministero; più tardi

quelle durante il Governo Provvisorio.

[170] Di questo fatto basti per tutte la prova delle 12 Circolari

mandate ai sigg. Capponi, Serristori, Capoquadri, Lenzoni, Ricasoli,

Zannetti ec., con le quali s'invitavano a conferire meco a questo

scopo. Ma di ciò altrove.

[171] _La popularitè veut esclaves ceux qu'elle semble choisir pour

idoles_, scrive Luigi Blanc parlando del Necker; — (T. 2, pag. 467;

Parigi, 1847); e Luigi Blanc in fatto di moti rivoluzionarii è giudice

competente.

[172] Tolga Dio che io per difendermi accusi quei dessi che mi

macchinavano contra; ma non posso astenermi da osservare con amarezza,

che di questo fatto dovevano essere rimaste traccie abbastanza

palesi per chiarirlo a mio vantaggio.... Ohimè! Tale non era lo scopo

dell'Accusa.

[173] _Orlando Furioso_, IV:

Sotto vasi vi son, che chiamano olle,

Che fuman sempre, e dentro han foco occulto.

[174] Vedi Ragguaglio delle Sedute del 30 marzo e 2 aprile, nel

_Monitore_, e nell'_Alba_. Quello che asseriva rimane confermato

dal sig. Casamorata nelle Dichiarazioni riportate a pag. 341 e 179

del Volume dei Documenti. «Le guardie, che la milizia fornisce ai

_Poteri sovrani_ dal momento che comincia il loro servizio, si hanno

come intieramente passate sotto l'autorità diretta dei Poteri stessi

presso cui servono, _nè da altri dipendono nè possono ricevere ordini

fino a che non è finito il loro speciale servizio_. Conseguentemente

il Comando generale, cui venne ordinato genericamente, fino

dall'apertura delle Assemblee, di fornire coteste guardie, altro non

potè nè dovè fare, che porle _intieramente agli ordini dei respettivi

Presidenti_..... — Il rispettivo Presidente o di per sè o per mezzo

di un suo sottoposto scriveva al Generale Comandante la G. Civica,

chiedendo quel _numero_ di uomini, che secondo le sue idee giorno per

giorno credeva necessario...... La Guardia si adunava, e si recava

alla Residenza dell'Assemblea sotto il comando del proprio Ufficiale:

questo, giunto sul luogo, si portava a rassegnarsi al Presidente,

_da cui direttamente o per mezzo dei Provveditori riceveva gli ordini

relativi al servizio della Guardia_. — Del resto, per detta mattina

(8 feb. 1849) il _Seggio_ dell'Assemblea aveva chiesto una guardia di

75 _uomini_, che però infatti riuscì di una _sessantina_.... la quale

differenza si spiega considerando il _repentino comando_, e l'ora

_sollecita più dell'ordinario_. — L'Archivista del Senato, chiedendo

la Guardia, indicò esplicitamente _il solito distaccamento_.» — Questi

Documenti ha pure stampato nel suo Volume l'Accusa, e non gli ha saputi

leggere; il pievano Mainardi almeno nel suo libro leggeva! — Ma non

è questo, che io voleva avvertire; egli è questo altro: — dunque si

chiarisce vero: 1º Che la G. Civica del Parlamento non dipendeva da

me. 2º Che da me non poteva nè doveva ricevere ordini. 3º Che se la

mattina per tempo giunse a una _sessantina_, prima delle 11 ore, in cui

l'Assemblea fu aperta, poteva completarsi. 4º Che dalla _sessantina_

alle 75 richieste la differenza non corre tale da fare supporre che col

rinforzo di 12 o 13 guardie avessero potuto fare maggiore resistenza.

5º Che è quasi certo, che non l'avrebbero fatto, se è vero, come

racconta l'Accusa, che le Guardie riposero le loro baionette nel

fodero.

[175] «Le truppe stanziali e le milizie cittadine della Capitale

saranno sotto il comando del Comandante di Piazza e del Prefetto, i

_quali dovranno firmare ambedue qualunque ordine sieno per emettere_.»

(Ordine del Giorno del Ministro D'Ayala, 8 febbraio 1849.) — Don

Mariano, interrogato, avrà già addotto le sue ragioni: io penso

che fosse mosso appunto dal pensiero, che ognuno dei due ufficiali

contemplati, dovendo assumere solo misura di tanto momento, non

esitasse, e così le provvidenze riuscissero invano: comunque sia (e

questo è nuovo segno dell'intemperanza dell'Accusa), chieste le ragioni

del fatto dal Ministro della Guerra autore dell'_Ordine del Giorno_, e

ritenutele soddisfacenti, però che a lui non ne abbia mosso rimprovero,

essa continua ad obiettarlo a me, che non ci presi parte.

[176] «Quando avvenga, che la quiete pubblica della città sia turbata

da _sommossa popolare_.»-(Ordine del Giorno, 8 feb. 1849. M. d'Ayala)

— Il Comandante Colonnello Pazzi referendo di cotesto ordine, spiega

che le Milizie stavano pronte a uscire dove _il bisogno lo esigesse_.

— (Offic. del 21 maggio 1849.)

[177] _Monitore_, Sedata dell'8 febbraio 1849.

[178] _Monitore_, detta Seduta.

[179] _Monitore_, detta Seduta.

[180] _Monitore_, detta Seduta.

[181] _Monitore_, detta Seduta.

[182] _Monitore_, detta Seduta.

[183] _Monitore_, detta Seduta.

[184] _Monitore_, detta Seduta.

[185] _Conciliatore_ del 9 febbraio 1849.

[186] Job, c. 6, V. 12.

[187] «L'Assemblea Costituente toscana nella notte del 27 al 28 marzo,

mi volle onorato dello arduo incarico di governare esecutivamente lo

Stato.

«_Quello che da uomo può farsi onestamente, per essere liberato da

tanto peso, io feci: non essendomi riuscito affrancarmene, opererò

quanto devo._

«In ogni prova alla quale piace alla Provvidenza chiamare talora i

Popoli due cose possono salvarsi sempre: la sicurezza e l'onore.

«I pieni poteri, dei quali io sono rivestito, saranno da me adoperati

non per offesa della Libertà ma per tutela del Paese. Di questo vadano

persuasi i miei concittadini.

«Firenze, 28 marzo 1849.

«GUERRAZZI.»

[188] La lettera anonima diceva:

«Ill. Sig.

«Scrivo in questo carattere perchè alla Posta non si faccia secondo

il solito ec. ec. ec. — Io frequento molte, ma molte Società.... e

qui la croce addosso a Guerrazzi..... guerra a morte..... Ecco i nomi

di questi assassini aristocratici. Tutti i _Fortini_; il Capitano poi

della Guardia Civica il più accanito. I suoi cognati, _Senno_ Capitano

dei Carabinieri, l'altro Segretario del Ministero di Grazia e Giustizia

signor _Duchoqué_, M***.

«Terribile al colmo il Direttore degli Alti _Puccini_, e il suo amicone

avv. B*** e L***.

«Quelli di secondo ordine a suo tempo ec. ec.

«Vanno finiti, — ridotti impotenti, — esiliati.»

Non importa dire, che a nessuno dei rammentati fu non solo non recata

molestia, ma neppure diminuito riguardo.

Il _Puccini_ tanto rimase in ufficio, che potè iniziarmi contro questa

brutta procedura, e in modo così parziale, che rispetto a lui l'accusa

di poca benevolenza verso me pare fosse vera; ma egli periva di misera

morte, e così Dio gli perdoni come io l'ho perdonato.

[189] «Avuto riguardo alle molte famiglie povere le quali ritraevano

dalla cessata Corte dei periodici sussidii in denaro o in pane,

mancati i quali, queste famiglie vengono veramente a risentirne

danno gravissimo, per cui sono costrette a languire nella miseria,

il Governo, il quale sente e vuole avere viscere di padre per i

Popoli alla sua tutela commessi, non può permettere che la parte

che più esige il di lui soccorso venga a mancare per l'abbandono di

chi era in dovere di assisterla. All'adempimento del qual dovere,

che è per lui religione, il Ministro dello Interno aprirà una

nota ove verranno ad iscriversi tutti coloro che ricevevano dalla

prefata Corte i citati sussidj onde questi possano venire seguitati

ai medesimi provvisoriamente, e finchè la suprema Legislatrice del

Paese, l'Assemblea, non abbia preso anche in proposito gli opportuni

provvedimenti.» — (_Mon._ del 3 marzo 1849.)

[190] «Il Potere Esecutivo provvisorio della Toscana,

«Considerando esser cosa del più grave interesse la sistemazione da

darsi al già Dipartimento della Corte Toscana, sia avuto riguardo

agli stabilimenti ed uffizj che ne dipendono, sia avuto riflesso

alle determinazioni da prendersi relativamente agli stipendiati della

Corte stessa, la sorte di molti dei quali è strettamente connessa alla

sussistenza di altrettante non agiate o povere famiglie;

«Considerando che, se un decreto del Governo Provvisorio emanato nel

decorso febbraio provvide ai più bisognosi fra quelli stipendiati,

resta ancora a fissare la sorte di quelli che non possono dirsi

compresi nella categoria presa di mira dal decreto suddetto;

«Considerando che l'onore nazionale, come un interesse sommamente

morale e politico, vogliono che le definitive determinazioni da

prendersi su questo proposito siano il frutto di maturo e coscienzioso

consiglio;

«Sulle proposizioni del Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento

delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici;

«Decreta:

«Art. 1º È istituita una Commissione composta dei Cittadini

«Prefetto di Firenze,

«Gonfaloniere di Firenze,

«Generale della Guardia Nazionale Fiorentina,

«Avvocato Giuseppe Panattoni Consiglier di Stato,

«Cristoforo Cecchetti Soprintendente alle Possessioni dello Stato.

«Art. 2º La detta Commissione resta incaricata:

«1. Di discutere sulla sorte degli impiegati addetti al già

Dipartimento della Corte Toscana, per quindi proporre al Governo il

modo della definitiva loro sistemazione, avuti i debiti riguardi alla

natura e durata del servizio, non meno che allo stato economico delle

respettive loro famiglie;

«2. D'esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba

mantenersi ai già stipendiati di Corte il godimento dei diversi

emolumenti, somministrazioni e franchigie di cui essi profittavano,

oltre il proprio onorario;

«3. Di esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba lo

Stato continuare la prestazione di quelle sovvenzioni, che in modo

permanente o a ripetuti intervalli solevano elargirsi dalla Corte,

e nel caso affermativo compilare la nota delle persone e famiglie da

sussidiarsi;

«4. Di liquidare ed appurare i conti dei sovventori, manifattori, e

altri creditori della Corte stessa e suggerire i modi di pagamento;

«5. E finalmente di prendere in maturo ed esteso esame i provvedimenti

da suggerirsi per la definitiva sistemazione ed organizzazione delle

varie branche e ramificazioni nelle quali il vasto Dipartimento

della Corte si divide, esponendo, in questo importante proposito,

quali di esse debbano o possano rimanere soppresse, quali debbano o

possano conservarsi; ed in quest'ultimo caso indicarne, e proporne il

passaggio, sotto la direzione e tutela di quel Ministero o Dipartimento

da cui per natura loro potessero con maggiore opportunità rilevare

organicamente.

«Art. 3. All'oggetto di facilitare alla Commissione l'adempimento di

così importante e delicato incarico, resta dichiarato che essa potrà

mettersi in spedita e diretta comunicazione con qualsiasi pubblico

dicastero dal quale gli occorresse attingere schiarimenti e notizie in

proposito.

«Art. 4. Il Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle

Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici, è incaricato

dell'esecuzione del presente Decreto.

«Dato in Firenze, dalla Residenza del Potere Esecutivo provvisorio di

Toscana, li trentuno Marzo milleottocentoquarantanove.

F. D. Guerrazzi.

_Il Ministro Segretario di Stato

pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio

e dei Lavori Pubblici._

P. A. ADAMI.

[191] La stampa _scapigliata_ mordeva sovente questo mantenere che io

faceva degli officiali al proprio impiego: «Invano _si dice da tutti

e ad ogni istante_ al Governo Provvisorio, Gonfalonieri, Prefetti,

Sottoprefetti, Delegati, Pretori e soprattutto Preti, essere quasi da

per tutto pietra di scandalo e fautori di disordini. Gonfalonieri,

Prefetti, Delegati e Preti _rimangono ai loro posti_, e proseguono

impuniti e baldanzosi a recare il loro sassolino per la distruzione del

Governo, e il Governo prosegue a voler ignorare come anche il sassolino

atterra il gigante.» — (_Popolano_ del 15 febbraio 1849.)

[192] Il Governo Provvisorio Toscano

ha decretato e decreta:

1. È istituita una Commissione, la quale dovrà immediatamente occuparsi

di ricevere la consegna dei Palazzi Regj, e di tutti gli oggetti

di qualunque natura nei medesimi esistenti, dei quali farà esatto

inventario.

Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi · 第 68 / 82 题