«_Nè, come per sè stesso poco è vago di parole il Commercio, così
egli si era rimasto a dimostrarmi la sua benevolenza con vuoto
suono di favella, chè mi aveva profferto largamente qualunque
somma pei bisogni della patria avessi riputata necessaria._»
A dimostrare la temperanza civile del signor Guerrazzi, l'animo suo
disposto ad ogni più umile ufficio, purchè utile al bene della sua
Patria, e come si fosse largamente meritate le profferte e le lodi
de' suoi concittadini, si riporta il seguente Documento del signor
Avv. Dell'Hoste[758], dal quale resulta com'ei si offerisse perfino
a fare da segretario al signore Guinigi, onde comporre le turbolenze
livornesi. Così narra Valerio Massimo che Epaminonda si adattò a
sostenere l'impiego di soprastante alla nettezza delle strade di Tebe,
rendendo, con la splendidezza dell'opera e la modestia dell'animo,
onoratissima una carica che aveano voluto imporgli per umiliarlo[759].
«Stimat.mo Sig.r Cancelliere Guidotti.
«Benchè i miei commessi di Studio mi avessero assicurato di avere,
nei sette mesi del mio arresto politico, puntualmente eseguito il mio
ordine, di abbruciare anche i più indifferenti carteggi che non fossero
di affari meramente legali, non già per riguardo mio, ma unicamente
per togliere di mezzo le carte inutili, nella riordinazione dei miei
fogli, nulladimeno, per adempire alla promessa che ieri le feci, io ho
consumata oggi inutilmente tutta la giornata in cercare il viglietto
Guerrazzi del dì 15 settembre 1848, a cui alludeva la lettera che al
medesimo io risposi in detto giorno, e che ella mi contestò ieri per
incarico della Direzione Criminale di Firenze.
«Sono dolente che anche quel biglietto sia stato dai miei commessi
distrutto, ma mi consola il pensare che il signor Gonfaloniere
Francesco Ruschi, ed il già Ministro dell'Interno signor cavaliere
Donato Samminiatelli, lo lessero in quello stesso dì 15 settembre 1848.
Intanto io scrissi in detto giorno al Guerrazzi in quella mia lettera,
che io ero rimasto edificato del di lui contegno, inquantochè egli
spontaneamente dicevami, che esso si sarebbe adattato a fare anche
da commesso al Guinigi, se lo rimandavano come Governatore a Livorno,
imperocchè egli dichiarasse di non conoscere altra idea che questa per
ristabilire il buon ordine in detta città.
«Questo mi sono creduto in dovere di scrivere a VS. in ordine
all'invito che ieri alla fine del mio esame facevami, di verificare se
il detto biglietto Guerrazzi, de' 15 settembre 1848, esistesse tuttora
presso di me.
«E con tutto il rispetto mi dichiaro
«Suo Devotiss.o Servo
«AVV.O ANTONIO DELL'HOSTE.»
E
Ivi. — Pag. 117.
«_Narra l'Accusa, ed è vero, che in varie città della Toscana
(essa rammenta Livorno, Arezzo e Lucca) avvennero manifestazioni
affinchè S. A., Montanelli e me chiamasse al Ministero._»
Quando fu fatta la dimostrazione ad Arezzo, Montanelli era già
incaricato della formazione di un Ministero, e certo cartello, di cui
parla la querela aretina contro Tornelli e consorti, non indicava nome
di alcuna persona. Questo vuolsi dire a rettificazione di quanto è
stato appreso per vero sulle false asserzioni dell'Accusa alla pagina
indicata.
F