Di una proposizione contenuta nel § IX del Decreto della Camera delle
Accuse.
Il Decreto della Camera delle Accuse, nel membro 5º del § IX, contiene
questa proposizione: «La fazione.... si mostrò..... più ardita nei suoi
piani sovversivi e criminosi, incoraggiata dal Programma ministeriale
del dì 28, il quale preferiva _al silenzio per paura il trasmodamento
per licenza_.» Confrontisi la citazione del Decreto col § del
Programma: «Zelatori della libertà di stampa, noi non ismentiremo i
nostri principii mai. Fra i _due mali_, che essa trasmodi per licenza,
o taccia per paura, noi scerremo il primo, _persuasi che le tristi
parole, se calunniose, non reggono, e fidenti ancora nella civiltà
del Popolo toscano, presso cui ogni maniera d'intemperanza è febbre
effimera, non condizione normale di vita_.»
Così il Programma non esprime sentenza generale, _ma unicamente
relativa alla stampa_; tanto la licenza, quanto il silenzio per paura,
dichiara _mali_; confida che le parole _calunniose_ non reggano, e il
Popolo sappia guarire di cotesta infermità.
E sapete voi a che cosa accennasse il Programma con coteste parole?
Alle calunnie che i Giornali avversi al Ministero si sbracciavano
profferire contro di lui. E sapete voi che cosa avessi in mente io
quando dettava cotesto periodo? Le calunnie che emuli ingenerosi (non
conosceva ancora le giudiciali) non cessavano avventarmi; e mi studiavo
con l'altezza dell'animo richiamarli a un senso di pudore gentile.
Le mie vecchie e nuove ingiurie rimettevo, e non le altrui; però che
in quel momento mi corresse al pensiero Socrate santissimo, levato in
piedi nel teatro di Atene, vincere, con la virtù della mansuetudine, il
perfido motteggiare di Aristofane.
Invero, nelle precedenti pagine ho narrato e provato come il libero
spaccio della _Patria_, giornale al Ministero infestissimo, io
assicurassi;[138] ho rammentato come S. A. si compiacesse interporre
l'alto suo ufficio presso taluno, affinchè la febbre maligna del suo
Giornale alcun poco curasse. Il _Conciliatore_, il _Nazionale_ e gli
altri tutti Giornali di Opposizione ministeriale non ebbero a lamentare
offesa; anzi qui, nella stamperia di questo carcere delle Murate,
consenziente il Ministero, rimborsate le semplici spese, imprimevasi,
ostile a lui, un Giornale, e fu lungamente sofferto, — perchè
instituito a benefizio di Venezia. Credeva essere magnanimo, e mi trovo
ad avere commesso misfatto!.... Almeno così redarguisce l'Accusa.
Però, stupendo a dirsi! mentre l'Accusa ascrive a delitto il parlare
di taluni Giornali, appunta come colpa il tacere di tali altri;
e pei cipressi dell'Arno durerà famoso il suono delle flebili
Elegie dell'Accusa per la figlia della sua predilezione, _la Vespa,
propugnatrice generosa dell'ordine_. — E di più osa: perchè, che
cosa non ardiscono le Accuse? Osa tuffare ambe le mani nei vituperii
giornalistici, nelle enormezze dell'odio invelenito, nelle bave
dell'astio deluso, e spruzzarmi addosso l'empio liquore come una
benedizione di acido di vetriolo. — Sta bene.
Ma donando le mie ingiurie, nè donavo, nè potevo donare le altrui.
L'adito dei Tribunali era aperto a chiunque si sentiva leso: solo
correva rischio, che gli dicessero: _non correre tempi propizii per
siffatti negozii_.
Donando le mie ingiurie, non potevo con una frase di Programma dettare
nuove leggi, le quali, impari l'Accusa, nei Governi Rappresentativi si
fanno col consenso dei tre Poteri dello Stato.
Donando le mie ingiurie, non intendevo, nè potevo intendere, che le
Leggi vigenti non si eseguissero; solo che non avrei proposto Leggi
nuove repressive della stampa. La esecuzione della Legge promulgata
appartiene ai Magistrati, non ai Ministri. «In questo il Magistrato
non riceve forza dal Governo, ma al Governo la partecipa.»[139] Forse
ordinai io ai Magistrati che lo ufficio loro non esercitassero? Certo
che no; anzi io, vedendo o credendo vedere rilassatezza straordinaria,
gli richiamai alla più esatta osservanza del dovere loro; ma correvano
allora tempi di sprone, e non bastava; come adesso correrebbero tempi
di freno, e chi sa se bastassero! _Omnia tempus habent_! dice il
Predicatore, e ce lo dimostra l'Accusa.
Pare egli ai miei Giudici, che se lo parole del Programma fossero state
pregnanti della figliuolanza bruttissima immaginata da loro, la Corona,
la quale riposatamente lo considerò, di propria mano lo corresse, e mi
fece l'onore di meco discuterlo a parte a parte, arrendendomi io alle
savie osservazioni di quella; — pare, dico, ai miei Giudici, che la
dignità del Principe avrebbe lasciato inaugurare il suo Ministero con
turpitudini siffatte?
La infedeltà delle citazioni, il modo col quale vengono trasportate a
cose diverse da quelle che esse contemplano, le induzioni malevole che
se ne deducono, non danno opinione che nella presente procedura siasi
voluto fin qui trovare la verità, ma un uomo da sagrificare.