Scorgi il lido tuttor, mia navicella,
E se' ludibrio ai venti e alla procella.
_Prior._
Intantochè lady Bellenden avea col nobile sergente il colloquio da noi
narrato testè, la pronipote non accesa d'egual entusiasmo siccome l'ava
per tutto ciò che perteneva a regio sangue, nulla più sapea scorgere in
Bothwell d'un gaglioffone ben complesso, i cui lineamenti abbronzati
presentavano una singolare mescolanza d'imprudenza e d'abbiezione, di
gaiezza e di mal'umore; laonde si trasse in disparte con Jenny Dennison
che compiea verso lei gli ufizi di cameriera. Nè maggiore attenzione i
soldati ottennero da miss Editta, datasi unicamente a contemplare il
prigioniero, che per la cura appunto di nascondersi il volto col
mantello eccitava vie più la curiosità della giovane.
»Vorrei sapere chi sia questo povero infelice» diss'ella a Jenny.
»A ciò pensava io parimente, o miss Editta: io temea forse Cuddy; ma
Cuddy dovrebbe essere più piccolo. — Però.... non mi sarà tanto
difficile il saperlo, conosco uno di quei soldati.... il più giovane fra
i quattro.... quello che ha migliore fisonomia.»
»E in qual modo è che lo conoscete?»
»Mio Dio, miss Editta! Egli è Tom Holliday, quel soldato che fu ferito
pochi passi lungi da qui, e che si è trattenuto più d'un mese in questo
castello. Oh! posso domandargli quello che voglio, ben certa di non
averne ripulse.»
»Trovate adunque un'occasione onde chiedergli il nome del prigioniero,
indi venite a raggiugnermi nelle mie stanze. Egli è forse qualche nostro
confinante, qualche persona alla cui sorte prendiamo parte.»
Jenny adempiè tosto il ricevuto comando, nè fu tarda a ricondursi dalla
padrona, ma con tale fisonomia che ben ne dava a divedere la sorpresa e
la costernazione.
»Ebbene, Jenny! sclamò miss Bellenden. Che vuol dire questo smarrimento
che vi si legge nel volto? Il prigioniero sarebbe egli mai veramente il
povero Cuddy?»
»Cuddy, miss Editta! (Rispose Jenny, ben consapevole del cordoglio che
stava per arrecare alla sua giovine signora) no, no, non è Cuddy.... Oh!
chi l'avrebbe mai sognato?.... Egli è..... il sig. Enrico Morton.»
»Enrico Morton! sclamò Editta impallidendo a sua volta. Questa cosa è
impossibile, assolutamente impossibile. Lo zio di Morton non ha che fare
nulla co' ribelli. Il ministro di Milnwood ha prestato il suo giuramento
di sommissione alle leggi, Enrico non si è mai ingerito nelle sfortunate
nostre querele. Egli è del certo innocente.»
»Non son questi i tempi, o mia signora, in cui si cerchi sapere se un
uomo è innocente o colpevole. Fosse ei più bianco della neve che copre
le nostre montagne, si troverebbe modo, se almeno così si volesse, di
farlo comparire più nero d'un corvo. Ah! Tom Holliday mi ha affermato
ch'ei non è in rischio minor della vita.»
»Della vita! (sclamò miss Bellenden che appena avea forza di respirare)
fa mestieri ch'io 'l veda, ch'io gli parli.... Gli è assolutamente
d'uopo salvarlo.»
»Deh! mia cara miss, pensate a lady Bellenden, ai pericoli, alle
difficoltà. Egli è guardato a vista sintantochè arrivi il colonnello, e
se il povero sir Morton non arriva a convincerlo della sua innocenza,
vedo le cose avviate malamente per esso.»
»Se bisognerà ch'io muoia, o Jenny, morirò seco lui. Non mi opponete
pericoli o difficoltà. Fate ch'io parli ad Holliday, conducetemi a lui;
mi getterò a' suoi piedi, pregherò, supplicherò, gli dirò: _per poco che
abbiate un'anima!_....»
»Che cosa mi tocca ascoltare? miss Bellenden a' piedi d'un Holliday
parlando di anima a tal'uomo che sa appena d'avere un'anima! Cattivo
divisamento, mia cara padrona! e il cui buon successo inoltre è
impossibile! Quando siate veramente ferma nel voler vedere il sig.
Enrico, lasciate condurre a me tale faccenda; benchè per vero non veda a
che vi gioverà l'averlo veduto. Io so come debbo prendere la cosa con
Holliday; è desso che questa notte farà la guardia alla porta del
prigioniero. Ma primieramente gli è necessario, che addossiate una delle
mie vesti per non essere riconosciuta; e viene appunto a favorirne
l'oscurità della notte.»
»Andatemene presto a cercare una, o Jenny, non perdete un instante. Fa
d'uopo ch'io 'l veda. Troverò ben io qualche via di salvarlo.»
Jenny corse lesta nella propria stanza, e portando con sè una delle sue
vesti, la pose indosso alla padrona, che appoggiandosi al braccio di
lei, si avanzò con passo tremante verso la camera, ove Enrico stava
racchiuso.
Era situata nella torre principale sì fatta stanza, e metteva ad una
loggia, che Holliday stava scorrendo in lungo ed in largo; perchè
Bothwell fedele alla promessa di usare riguardi al prigioniero, non
volle mettere in una medesima camera con esso l'uomo cui lo aveva dato
in custodia. Holliday colla sua carabina sulle spalle scacciava la noia
dell'esser solo innaffiandosi a quando a quando il gorgozzuolo con un
fiaschetto di vino posto sopra una tavola, e che veniva dopo un boccale
di birra, cui la nostra scolta aveva già tracannata. Le due donne
giugnendo alla porta della loggia lo udirono cantare questi ultimi versi
della prima strofetta d'una canzone scozzese:
Metti in bando i sogni tuoi,
Monta in groppa insiem con me.
»Sopra tutto, dicea Jenny a miss Editta, lasciatemi fare. So come devo
condurre il mio uomo. Quanto a voi, non dite una sola parola.»
Dopo avere aperta la porta, assunse un tuono di civetteria villereccia;
e si mise a continuar la canzone al punto in cui l'aveva interrotta
Holliday.
Quel giubbon non mi talenta.
Invaghì di me un milordo.
Già con lui stretto è l'accordo.
Cerca un'altra che consenta
Starsi in groppa insiem con te.
»Una disfida!» sclamò Holliday, e quel ch'è più due contra uno, ma un
buon soldato non si lascia mai far paura. Statemi ad udire. E così
continuò la canzone.
Il milordo non ti cura,
Mia regina, e a parlar schietto
Ti burlò giurando affetto.
Sarà ancor tua gran ventura
Starti in groppa insiem con me.
»Adesso pagatemi la mia canzone» disse egli a Jenny, e in questa si fece
innanzi per darle un abbraccio.
»Adagino, sig. Holliday! adagino! le disse costei rispignendolo. Che
penserebbe di me mia cugina se vi lasciassi fare? Ah! se non vi
contenete con più decenza, vi giuro bene che non mi vedrete più. Non vi
vergognate d'aver sì poco rispetto pel nostro sesso? mi credeste qui
venuta con qualche intenzione?....»
»E perchè dunque ci siete venuta, miss Jenny?»
»Mia cugina ha bisogno di parlare al vostro prigioniero, al sig. Morton,
ed io soltanto venni per accompagnarla.»
»Davvero! Oh diavolo! E come contate di fare per entrare in quella
camera? Nè voi, nè vostra cugina mi parete sottili tanto da poter
passare pel buco d'una serratura. E quanto ad aprir la porta, mie
vezzose signorine, è inutile pensarci sopra.»
»È inutile pensarci sopra? È anzi quel che ha da essere» rispose senza
scompigliarsi Jenny.
»Me ne rallegro, miss Jenny; almeno l'idea è speditiva» e detto questo
ritornò a camminare su e giù per la loggia con al braccio la sua
carabina.
»Non volete dunque lasciarci entrare, sig. Holliday? Ebbene il male sarà
tutto vostro! Questa è l'ultima volta che mi vedrete e conserverò per me
quello che io aveva preparato per voi.»
E così dicendo si faceva passare dall'una all'altra mano un dollaro
d'argento.
»Dategli oro» le dicea sotto voce miss Editta.
»Oibò! per lui basta argento; e poi se gli offrissi oro prenderebbe
sospetto che foste d'una condizione più elevata di quanto date a
divedere. — Ebbene, sig. Holliday; Mia cugina non ha tempo di piantarsi
qui di fazione. Pensate se vi conviene lasciarci entrare; se no, buona
notte!»
»Un momento! disse il soldato, un momento! capitoliamo un tantino. Se io
permetto a vostra cugina d'introdursi là entro, mi terrete voi compagnia
sintanto che ella ritorni? Questa è la via di trovarci tutti contenti.»
»Ben pensata! E credete voi forse che mia cugina ed io siam donne di
tal'umore da avventurarci sole, ella con un giovine, io con un soldato?
No, no, sig. Holliday cancellatelo dai vostri libri. Mio Dio! qual
differenza tra le promesse e i fatti di certe persone! Quante volte v'ho
udito dirmi: _Domandatemi tutto quel che volete!_ e la prima volta che
vi chiedo qualche cosa, è questa la compiacenza che mi usate! Oh non era
così che si comportava il povero Cuddy, da voi tanto sprezzato! si
sarebbe tolto a patto di essere appiccato piuttosto che fermarsi due
volte a ragionare sopra una cosa di cui l'avesse pregato Jenny.»
»Cuddy vada al diavolo! sclamò il dragone. La mia speranza è che sarà
appiccato sul serio una di queste mattine. L'ho veduto quest'oggi a
Milnwood colla sua vecchia strega di madre ed ha mancato sì poco da
tenermelo per sicuro, ch'io non mel conducessi attaccato alla coda del
mio cavallo colle mani e co' piedi legati. Ah! c'era bene tutto il
motivo di fermarlo!»
»A maraviglia! a maraviglia! ma se voi costrignete Cuddy a prender la
fuga per mezzo a monti e foreste, abbiatevi occhio alla vita, perchè è
tale da giugnervi con un buon colpo d'archibuso; e affè! tira a segno;
fu il terzo alla gara del _pappagallo_. — Ma qui si va fuor di via. Voi
non volete dunque lasciarci entrare? Andiamo cugina, spacciamoci da
quest'uomo così scortese.»
»Aspettate anche un poco, Jenny. Diavolo! Mi credete sì inesorabile ad
ogni parola che dico? — Il sergente adesso dov'è?»
»A tavola che mangia e beve in compagnia di Harrison e Gudyil.»
»E gli altri miei camerati?»
»Corteggiano sei _galloni_ di birra, nè pensano che a votarli.»
»Se così è, non verranno qui che al momento di dovermi dare la muta;
vale a dire fra un'ora. Ma, vezzosa Jenny, mi promettete voi di venire
un'altra volta, e sola, a trovarmi?»
»Forse sì, forse no. Intanto ecco un dollaro, che vi procaccerà diletto
per lo meno quanto la mia compagnia.»
»Dio mi danni, se questo è vero! disse egli prendendo la moneta. Non
l'accetterei neanco se non fosse per compensarmi del pericolo cui mi
cimento. Se il colonnello sapesse quanto oso per voi, mi farebbe
cavalcare un cavallo di legno, alto come la torre di Tillietudlem. Su
via! Ecco aperta la porta! Entrate, ma non vi perdete troppo lungo tempo
a cianciare, e appena vi chiamo, uscite con prontezza come se udiste
sonare a raccolta.»
Entrate ch'esse furono, Holliday chiuse la porta, riprese la propria
carabina, e continuò, fischiando alternativamente e cantando, i suoi
giri lungo la loggia.
Morton stava seduto coi gomiti appoggiati sopra una tavola e col capo
sulle proprie mani. Sollevò gli occhi in udendo aprirsi la porta, e
allorchè s'accorse delle due donne che entravano, si alzò in piedi
facendo un atto di maraviglia. Editta, coperta d'un velo, rimaneva
addietro senza avere forza di inoltrarsi o di parlare; perchè la
modestia avea fatto sparire da lei quel coraggio che dianzi la
disperazione sola inspirolle. In quel momento non vedea più quai modi vi
fossero di soccorrere l'amante. Un caos angustioso d'idee le teneva
l'animo, e fra queste per sin la tema d'essersi degradata agli occhi di
Morton con una risoluzione mal conforme al decoro prescritto al suo
sesso, comunque le circostanze sembrassero in tal qual modo scusarla.
Rimasta immobile e quasi fuor di sentimento, l'ancella, al cui braccio
ella reggeasi, adoperava invano sforzi ad assicurarla e a restituirle il
coraggio dicendole sotto voce: »Ebbene, miss Editta, eccoci ove era
nostra intenzione di essere! Profittiamo del momento. Il sergente può
venire a far la sua ronda, e mai ci starebbe l'avventurare il povero
Holliday ad essere punito per averne usata cortesia.»
Intanto Morton incominciò a sospettare la verità delle cose. Chi altri
fuori d'Editta potea nel castello di lady Bellenden prendersi tanto
pensiere di lui? Pure la foggia delle vesti addossate dalla sua
incognita e il velo impedendogli ravvisarla, ei paventa persino
d'esternare i dubbi in lui nati, e di arrecare, se falsi, un torto a
colei che gli era scopo d'ogni tenera affezione. Finalmente Jenny,
fornita d'un'indole disinvolta e risoluta, che la rendea sommamente atta
a sostenere tai parti, si prese la sicurtà di rompere il diaccio.
»Sig. Morton, gli diss'ella, miss Editta afflittissima dello stato in
cui vi trovate viene ella stessa...»
Nè le fu mestieri d'aggiugnere maggiori cose. Enrico era già a' piedi di
miss Bellenden, già le avea presa una mano che si premeva al seno con
tenerezza, largheggiandole di ringraziamenti, che la commozione destata
nell'animo suo appena facea intelligibili.
Editta rimase immobile per alcuni minuti, siccome la statua d'una
divinità rimane immobile innanzi alle turbe d'adoratori che le tributano
voti. Tornata finalmente in se stessa, sciolse la propria mano da quelle
di Enrico. »Mi perdonerete voi, gli diss'ella, avendo appena forza
d'articolar le parole, mi perdonerete voi un atto che non so quasi io
medesima perdonarmi? Ma l'amicizia che da lungo tempo ho concepita per
voi è troppo forte per non lasciarmi il coraggio di abbandonarvi,
allorchè v'abbandonano tutti gli altri. — Perchè dunque siete voi
arrestato in tal guisa? Qual cosa può operarsi a vostro favore? Mio zio,
che porta sì buona opinione di voi, il signor di Milnwood, non vi
potranno essere giovevoli? Qual sarà la via onde salvarvi? Quali
argomenti avete voi per temere?»
»Nessuno (sclamò Enrico impadronendosi della bella mano che gli era
sfuggita, e che Editta allora non cercò più di ritrarre). Che che possa
omai accadermi, questo istante sarà stato il più delizioso della mia
vita. Io il riconosco da voi, cara Editta... Ah! avrei dovuto dire miss
Bellenden, ma vuolsi concedere alla sciagura un qualche diritto. — Sì,
riconosco da voi il solo istante di felicità che abbia abbellita la mia
esistenza, e fossi anche costretto a perdere la vita, una tal
rimembranza ne conforterà l'estremo periodo.»
»Ma è egli possibile, sig. Morton, che voi, il quale finora non
prendeste veruna parte nelle nostre civili dissensioni, d'improvviso vi
troviate fra mezzo ad esse, e fra mezzo in guisa che ad espiare il
vostro fallo non corriate rischio minore?...»
Qui tacque la giovinetta, poichè ritrose ne furon le labbra ad esprimer
la voce che la sua idea le suggeriva.
»_Della vita_; gli è quanto volete dire, rispose Morton colla massima
calma. Io credo cionnullostante che questa vita dipenda affatto dalla
volontà di chi dovrà giudicarmi. Le guardie cui sono affidato mi
dipingono, come cosa possibile, che io ottenga la permissione di
prendere servizio in un reggimento scozzese, ovvero in terra straniera.
Non ha guari, io contemplava con qualche soddisfazione una sì fatta
probabilità, ma dacchè vi ho riveduta, sento che l'esilio sarebbe per me
più crudele della morte.»
»È egli dunque vero che giugneste a tal d'imprudenza di mettervi in
qualche lega con alcuno degli sgraziati uccisori dell'infelice
arcivescovo?»
»Nè tampoco io sapeva che il delitto fosse stato commesso, allorchè
diedi asilo per una notte ad un di costoro, il quale però in altri tempi
avea salvata la vita a mio padre. Ma tale scusa non mi verrà fatta
buona. Eccetto voi, miss Bellenden, chi vorrà credermi? e vi confesserò
pur anco che se questa circostanza mi fosse stata nota, difficilmente mi
sarei indotto a lasciare in pericolo i giorni d'un uomo a cui mio padre
avea dovuto la conservazione de' propri.»
»E qual è il tribunale che dovrà decidere di vostra sorte?»
»Un tribunale, miss Bellenden? dimenticaste voi dunque che l'infelice
nostro paese non ne conosce d'altri fuorchè i consigli militari? Mi
venne annunziato che il mio giudice doveva essere il colonnello Graham
di Claverhouse.»
»Claverhouse! sclamò Editta. Oh Dio! siete condannato prima d'essere
inteso. Egli ha scritto alla mia ava che domani sarebbe qui a capo del
suo reggimento. Egli viene ad assalire una mano di ribelli assembratisi
nelle montagne di questa contea, e vie più infanatichiti dagli assassini
del primate. Le espressioni della lettera di Claverhouse, le minacce che
vi si contengono mi trassero a fremere, comunque fossi così lontana
dall'immaginarmi che.... che un amico....»
»Non vi abbandonate però ad eccessive inquietudini, mia cara Editta. Sia
pur severo Claverhouse! nessuno gli nega valore, nobiltà d'animo,
generosità. Io son figlio d'un soldato e come soldato difenderò la mia
causa. Forse ad una difesa franca e sincera Claverhouse concederà più
favorevole ascolto che nol farebbe un giudice civile, tremebondo schiavo
delle circostanze. Ve lo confesso. Oggi che tutte le molle della
giustizia son rotte in una guisa la più deplorabile, mi sarebbe meno
amaro il perdere la vita per una conseguenza del dispotismo militare,
che condannato da una sentenza, in apparenza legale, d'un giudice
corrotto, di un di que' tanti giudici, i quali, se conoscono ancora
quelle leggi che sono instituite a proteggerne, le adoperano a' dì
nostri per convertirle in istrumenti di dispotismo e di distruzione.»
»Voi siete nonostante perduto se Claverhouse vi dee giudicare.
L'infelice arcivescovo ne era intrinseco amico. Nella lettera, di cui vi
ho parlato ora, si esprime in chiare note non esservi da sperare grazia
di sorte alcuna per coloro che avranno dato asilo o soccorso a qualcuno
degli uccisori del primate: che non varranno nè scuse nè sutterfugi a
salvarli; ch'ei vendicherà la morte del prelato col far cadere tante
teste recise quanti capelli bianchi quel vegliardo aveva sul capo.»
Jenny stata sino allor silenziosa, in veggendo che i due amanti si
diffondevano in flebili considerazioni senza trovare rimedio alla
sovrastante disgrazia, si fece finalmente coraggio a dare ella pure il
suo avviso.
»Vi chiedo scusa, miss Editta, ma noi non abbiam tempo da perdere. Che
il sig. Morton metta la mia vesta e la mia mantellina; uscirà con voi
senza che Holliday lo riconosca. Intanto che ha bevuto di più, non gli
si dev'essere schiarita la vista. Voi indicherete al sig. Enrico la via
per uscir del castello, indi tornerete nel vostro appartamento; io
m'avvolgerò nel pastrano del fuggitivo, farò per una mezz'ora la parte
di prigioniero, indi chiamerò Holliday e gli dirò di lasciarmi
uscire[4].»
[4] In tempi ben di poco posteriori a quelli narrati ora, vale a
dire dopo la spedizione tentata sfortunatamente dal re Giacomo
per risalire sul trono d'Inghilterra, e propriamente nel 1716,
milady Milhisdale si valse, ed efficacemente, di un tale
espediente per far fuggire dalla torre di Londra il proprio
marito condannato a perdere il capo sotto la scure del
carnefice. Ella rimase in vece del reo, e la corte ordinò la
libertà di questa generosa donna che andò a raggiugnere in
Francia lo sposo; fatto identico, cambiati i nomi propri delle
persone e dei paesi e le epoche, alla prova d'amor coniugale ben
tornata nel 1815 alla rinomata Francese, madama De la Vallette.
— _Nota del Traduttore_
»Di lasciarvi uscire, soggiunse Morton! nè sapete voi che la vostra vita
pagherebbe per la mia fuga?»
»Non temete di ciò, rispose Jenny. Holliday avrebbe troppo interesse a
non confessare d'aver dato accesso in questo luogo a veruno; e
troverebbe tutt'altra scusa per dar ragione d'una tal fuga.»
»Molto bene! (sclamò Holliday che dopo avere ascoltato ogni cosa aprì in
quell'istante la porta). Non si potevano combinar meglio le cose. Per
tutti i diavoli, brava! Il male è che, se son cieco, non son poi sordo,
e affinchè il vostro bel divisamento andasse a buon termine, non
pensaste a parlar meno forte. Su via, miss Jenny, e anche voi signora
cugina, lo siate o nol siate, _marche!_ è sonata per entrambe la
ritirata.»
»Spero, mio caro amico (disse Morton ad Holliday con tuono conforme
all'agitazione in cui il suo animo si trovava) che non farete motto di
un tale divisamento, ed io per parte mia vi do parola d'onore di
custodire il segreto sulla compiacenza che usaste a queste signore col
permettere ad esse il vedermi. Se voi avete udito da principio a fine i
nostri discorsi, vi sarete accorto ch'io non accettai il partito
propostomi da questa buona figliuola.»
»Al diavolo la sua bontà! proruppe in tale esclamazione Holliday. Siate
però certo ch'io non amo le ciance, e per altra parte è interesse di
tutti noi il non farne. Ma quanto a questa galeotta, non mi garba che
vada impunita d'aver cercato d'ingabbiare un povero diavolo, non
colpevole se non se della troppa attenzione che fece alle sue scaltre
moine.»
Pur queste furono di nuovo l'armi con cui si difese Jenny; perchè si
mise il fazzoletto agli occhi e pianse, o almeno finse di piangere,
»Orsù! disse Holliday raddolcendo il tuono, se avete ancora alcuna cosa
da dirvi, che tutto ciò venga spacciato in due minuti! Ora non vi
vorrebbe altro se non che il mio imbriacone di sergente fosse preso
dalla fantasia di far la sua ronda una mezz'ora prima del solito, e
saremmo tutti colti in un leggiadrissimo trabocchello.»
»Addio, Editta (disse Morton ostentando una fermezza d'animo che egli
era ben lungi dal provare nel cuore) non indugiate oltre, e
abbandonatemi al mio destino. Posso ora sopportare con più coraggio le
mie sciagure, poichè ebbi la sorte di rivedervi, e poichè ad esse
prendete parte. Addio. Involatevi al rischio di venire scoperta.»
Sì favellando la condusse verso la porta, d'ond'ella uscì senza aver
forza di nulla rispondergli e reggendosi alla sua fedele Jenny.
»Ciascuno ha i suoi gusti, diceva Holliday nel chiudere la porta. Il
diavolo mi trascini s'io volessi dar dispiacere ad una giovane così
avvenente per tutti quanti i Puritani che vivono nella Scozia!»
Rientrata Editta nel proprio appartamento, si abbandonò all'eccesso del
suo dolore, e intanto Jenny si studiava addurle tutte quelle circostanze
che poteano lasciar travedere qualche raggio di speranza.
»Non vi disperate in tal guisa, o miss Editta. Chi sa quello che può
accadere? Il sig. Morton è un degno giovane, di buona nascita; non
useranno con lui del tutto come son soliti con que' poveri diavoli che
fermano nelle montagne, e che senza cerimonie fanno appiccare, se per
grazia le palle degli archibusi non li finiscono. Lo zio del giovane
Morton è ricco, e a furia di denari può trarlo d'impaccio. Vostro zio
ancora potrebbe giovargli assai, perchè è in buona armonia con tutti
questi _abiti rossi_.»
»Non la pensate male, o Jenny (disse Editta scotendosi allora dalla
specie di letargia in cui la teneva il cordoglio). Questo è momento di
operare, non di darsi alla disperazione. Trovate modo in questa sera
medesima di incaricarvi d'una lettera per mio zio.»
»Ch'io vada a Charnwood, miss Editta! a quest'ora! Non pensate che è
lontano più di sei miglia? che tutta la strada è coperta d'_abiti
rossi_? che per giugnere fin là è d'uopo attraversare una foresta? Non
so nemmeno se un uomo si prendesse un tale assunto. Povero Cuddy!
foss'egli qui! Non avrei da dirgli che una parola, e partirebbe senza
chiedere nè perchè nè come. Avessi almeno avuto il tempo di stringere
amicizia col giardiniere venuto in sua vece! Ma non conviene pensarci!
Ei sta per ammogliarsi colla brutta Meg Murdieson.»
»Eppure, Jenny, egli è mestieri che adoperando o preghiere o denari
troviate chi si conduca subito da mio zio. La vita mia dipende da ciò.»
»Non vedo ancora troppo bene a chi volgermi. Però (soggiunse Jenny dopo
avere meditato un istante) Gibby forse si prenderebbe un tale
incarico.... Ma chi sa se nemmeno conosce le strade? Può perdersi nel
mezzo del cammino. Può essere costretto a seguir ne' monti una banda di
Presbiteriani, o venir messo prigione dagli _abiti rossi_? può...»
»_Può, può, può!_... Conviene avventurarci a tutte queste probabilità di
disgrazie, quando non troviate un messo migliore. Cercate dunque tosto
Gibby, e preparatelo a partire segretamente di qui. Se trova chi il
fermi lungo la strada, non ha che ad addurre la sua commissione di
portare a Charnwood una lettera indirizzata al maggiore Bellenden...
Ch'ei però si astenga dal dir d'onde viene!»
»Faremo così: e gli prometterò un dollaro al suo ritorno.»
»Due, se adempie bene l'incarico.»
Intanto che Jenny andava a svegliare Gibby, solito a coricarsi ad una
stessa ora coi polli affidatigli in custodia, Editta scriveva la
seguente lettera al maggiore Bellenden.
Mio Caro Zio.
_Bramo notizie della vostra salute. Temo vi tormenti la vostra gotta, e
mia madre ed io abbiamo provata grande afflizione non vedendovi alla
rassegna. Se siete in istato di movervi da casa, avremo grande
consolazione nell'avervi domani con noi. Viene a far colezione al
castello il colonnello Graham di Claverhouse, e senza dubbio gli
riuscirà più gradevole la compagnia d'un militare vostro pari che non
quella unicamente di due donne. Vi prego dire a mistress Carlford
d'inviarmi certa vesta di seta guernita di pizzi. La lasciai nel terzo
cassetto dell'armadio posto nella camera verde, che voi avete la bontà
di chiamare la camera di vostra nipote. Speditemi ancora il secondo
volume del Gran Ciro. Non ebbi tempo di terminare la lettura l'ultima
volta che venni a stare con voi. — Soprattutto non dimenticate di essere
qui domani mattina alle otto. Non mancate a ciò assolutamente. Prego il
cielo che vi conservi in buona salute e sono di voi carissimo zio_
_Affezion. ed Ubbid. Nipote_