gran peso. Ah, la vita, che molesto fardello! E così, senza troppa
fatica, per la mano del buon ragno.... Ma sì, era ancora un modo di
accostarsi a Gisella. Scese a passi più calmi il gran viale dei tigli;
uscì tranquillo, quasi ilare, dal cancello. E perchè no? Voleva infatti
esser ilare, parerlo a tutti, in paese; che il giorno dopo, risapendo
una certa notizia, non avessero i maligni a metterla d'accordo con la
sua cera da funerale. La sua vigilia non doveva esser triste: non è mai
triste il soldato, il cavaliere, quando va a gittar la sua vita.
Sorrise, adunque, sorrise a quanti incontrava per via, sorrise perfino
al Pinaia, al panattiere arpagone, che gli rammentava i Feraudi. Anche
da quei poveri contadini del Martinetto voleva andare, quel giorno.
Voleva veder tutto, visitare tutti quei memori luoghi. Non aveva più
terrori nell'anima; sarebbe andato lassù, a pregare, a pensare nella
cameretta dove si era spenta Gisella; ed anche nel rifugio, sul
torrione, dove la bella creatura adorata gli era caduta come morta fra
le braccia, alla vista del frate. Ah, il frate! una allucinazione; egli
lo sentiva bene, oramai, di aver veduto ciò che Gisella vedeva, e
solamente perchè, sotto la sensazione di un alto spavento, le braccia
dell'amata donna si erano avvinghiate al suo collo. Anche là, nella
camera di Biancolina, non si era ripetuto il fenomeno, per il fatto che
la mano di Gisella aveva stretta la sua, e gli occhi di lei lo avevano
guidato a vedere ciò che ella vedeva? Quanti arcani, del resto, quanti
misteri nella vita! e come l'invisibile d'ogni parte ci preme!
Passava in quel punto sulla piazza maggiore. Voltato l'angolo della
chiesa, entrava nella via che metteva al Castèu. Un monaco, un frate
cappuccino era là, davanti a lui di cinque o sei passi; muoveva lento,
curvo, quasi piegato in due, rasentando il muro, come egli già lo aveva
veduto una volta, passando di là con Gisella. Ma che? non poteva essere
un altro? Maurizio affrettò il passo per raggiungerlo; gli venne a pari,
l'oltrepassò, e si volse a guardarlo. Quell'altro alzò allora la faccia,
e Maurizio lo riconobbe. Era lui, il padre Anselmo da Carsoli.
--Frate, che tu sia maledetto!--gli gridò inferocito
Maurizio.--Domani.... domani non ti vedrò più.--
Il frate era sparito. Ma non così presto, che alla maledizione del
signor di Vaussana non avesse risposto levando la mano benedicente;
benedicente, come l'aveva veduta Maurizio, al letto di morte della
povera bella.
CAPITOLO XX.
Tra Cielo e Terra.
Quel giorno, presso alle cinque del pomeriggio, mentre già si disponeva
a scrivere una lettera per chiedere concerti al comandante Dutolet, il
signor di Vaussana ricevette un biglietto del suo avversario, che lo
aspettava al caffè di San Giorgio. Intese subito che lo stesso pensiero
suo era venuto a quell'altro, ed uscì per andare da lui.
Si salutarono come due buoni amici, essendoci persone a qualche
distanza, che potevano vedere e notare ogni cosa. Dopo di che il
Dutolet, con molta calma e con altrettanta serenità, quasi con grazia,
parlò in questa guisa a Maurizio:
--Signor conte, voi eravate molto afflitto, questa mattina, e per
conseguenza un po' alterato. Anch'io, quanto voi, ed avevo ragione di
esserlo. Possiamo noi dimenticar le parole che ci siamo scambiate?
--No;--disse Maurizio.
--Era mio dovere di domandarvelo;--replicò il Dutolet, facendo un mezzo
inchino.--Resta che c'intendiamo sull'ora e sul luogo.
--Domattina, si era detto;--disse Maurizio.--Di là da quella montagna,
sulla vostra diritta, ce n'è un'altra, detta la Sisa. Risalendo dalla
cascata dell'Aiga, ci si va di prateria in prateria. Lassù, al lembo
dell'ultimo di quei prati, è il confine. Vi accomoda?
--Sì,--rispose il Dutolet.--Portiamo testimoni?
--Nessuno.
--Come vi piace. Ma uno di noi due non isfuggirà all'imputazione di
assassinio.
--Ci ho provveduto,--rispose Maurizio,--scrivendo una dichiarazione in
due originali. Firmerete anche voi. Eccoli appunto.
--Avete proprio pensato a tutto;--esclamò il Dutolet, prendendo i due
fogli, a cui appose la sua firma colla matita.--Dunque lassù, al piano
della Sisa. Ci sarò alle sei del mattino. Ma intendiamoci
bene;--soggiunse egli;--senza vergogna d'un po' di ritardo che si
potesse fare dall'uno o dall'altro di noi.
--Giustissimo;--disse Maurizio.--Del resto, io m'incamminerò per
tempissimo. Di sopra l'Aiga si vede la Balma; io vi vedrò sempre salir
la montagna.--
Presi questi concerti si separarono. Maurizio si avviò verso casa. Non
trovò sua sorella Albertina, e gli spiacque.
Si sente in cuore così facilmente, così naturalmente, il bisogno di
stare un po' vicini alle persone che si amano, quando si è sul punto di
separarci da loro per sempre! Chiese di lei alla gente di servizio: era
uscita, gli dissero; forse per far qualche visita. Non già alla Balma,
pensò egli allora, poichè lassù era andata prima del meriggio, a pregare
sulla salma del povero conte Ettore. In paese, dunque: ma il paese, per
piccolo che fosse, aveva ancora troppe case, troppe famiglie amiche e
conoscenti, tra le quali non poteva indovinare Maurizio, che salutava
tutti, ma non faceva visite a nessuno. Era in queste incertezze sulla
piazza maggiore: la chiesa si vedeva aperta, ed egli entrò in chiesa.
Avrebbe dovuto pensarlo prima; sua sorella stava là, al suo solito
posto, nella cappella di patronato della famiglia Sospello; stava là,
visibile ancora nella penombra della sera imminente.
Non era giorno di benedizione; ma la contessina soleva andare in chiesa
ogni giorno, o di mattina o di sera, salvo i casi d'impossibilità,
quando le cure domestiche, o i doveri della ospitalità, venissero a
frastornarla. Soleva dire che la casa del Signore riconcilia colla vita:
non per bigotteria, ma per riposare lo spirito, una visita anche breve a
quella casa è piacevole: là dentro, dopo tutto, si pensa meglio al buon
Dio.
Il gran crocifisso, unica maraviglia artistica della chiesa parrocchiale
di San Giorgio, torreggiava sopra l'altar maggiore, spiccando col suo
color cereo sul fondo scuro dell'abside. I piedi del martire sparivano
sotto una gran fioritura di rose, disposte a mazzo enorme, che
s'intendeva benissimo esser legato al tronco della croce. Quelle rose
d'ogni colore, che davano all'augusto morente l'aspetto di un
trionfatore, erano l'offerta costante della contessina di Vaussana.
Quando il giardino del Castèu non aveva più rose in copia, erano gigli;
quando non aveva più gigli, si succedevano le azalèe, le peonie, le
giorgine, gli amaranti, gli astri, e tutti gli altri fiori della
stagione autunnale. Recava anche il suo tributo l'inverno; più scarso,
ma sicuro anche quello, essendo fiori di stufa.
La chiesa era deserta, e Maurizio non volle disturbar la sorella neanche
col rumore dei passi: perciò, appena entrato, si pose sull'ultima panca
a destra, sotto la grande navata. Era il posto di Gisella, quando
giungeva un po' tardi, e non volendo dare spettacolo del suo passaggio
lungo le arcate, s'inginocchiava umilmente lì, mescolandosi volentieri
alle povere donne del paese. Là dentro, finalmente, egli ottenne ciò che
da sei giorni desiderava invano. Si sentì d'improvviso stemperare il
cuore: senza sforzo, senza impeto, le lagrime gli scesero dagli occhi
giù per le guance, silenziose lagrime e fitte, come una pioggia
d'autunno. E in mezzo a quelle lagrime vide chiarori maravigliosi; tra
quei chiarori gli apparve la povera morta, tutta vestita di luce,
risalente entro una schiera d'angioli all'incontro del Dio di
misericordia. Allucinazione anche quella? Una voce dal profondo voleva
dirgli di no.
Rasciugò le sue buone lagrime, vedendo muoversi sua sorella Albertina.
Essa lo vide, passando; ed egli si alzò per accompagnarsi a lei.
--Pregavi?--gli chiese Albertina.
--Sì, per tutti;--rispose.
Tranquillissimo, quella sera, quasi sereno, ragionò lungamente di cento
cose con lei, evocando memorie infantili, facendo perfino castelli in
aria per i giorni che non sarebbero venuti. Non egualmente serena si
mostrava Albertina; ma la buona fata del Castèu aveva imparato nella
lunga solitudine a padroneggiarsi, a non lasciar troppo scorgere le sue
tristezze. Quando soffriva, soffriva dentro, e i sorrisi, come pallide
viole alpine, le fiorivano timidamente sul labbro.
Maurizio si ritirò nelle sue camere alla solita ora. Ebbe un sonno
profondo, senza visioni, senza incubi. Anche il cervello ha le sue calme
nei grandi momenti, come le ha il cielo innanzi la tempesta. Quando si
svegliò, erano le quattro del mattino. Si vestì senza fretta; sotto un
leggero pastrano che portava qualche volta per la nebbia, nascose la
busta delle pistole, e dall'uscio dell'orto si avviò verso la montagna.
Ad una certa distanza si volse, per guardare il Castèu, la vecchia
dimora dei suoi, la casa dov'era nato, e mandò un bacio alla sua buona
sorella che non avrebbe veduta mai più.
Non gli mancava il tempo; andò a passi lenti su per la ripida costa. Si
fermò anche un istante al borro, per sentir la cascata. Cantava, il gran
fascio delle acque scorrenti, cantava sempre la sua monotona canzone
all'abisso. Ma allora il signor di Vaussana sentì per la prima volta due
canti in uno. Tendendo l'orecchio, udiva attraverso il frastuono della
cascata un suono più sottile e più lontano, molle, ondeggiante, come una
salmodia di chiesa. Sorrise, ricordando che quel fenomeno di
sdoppiamento dell'udito gli era occorso spesso; in istrada ferrata, per
esempio, quando il fragore delle ruote, lo strepito, lo scricchiolìo
delle carrozze in moto, lascia intendere, a chi presti attenzione, un
suono lontano lontano, come di angeliche voci laudanti nello spazio. Non
era una allucinazione, quella; Maurizio conosceva il fenomeno, ancorchè
non sapesse darsene una ragione. Nondimeno, gli piacque di sentir quelle
laude lontane, attenuate via via, evanescenti nel profondo dei cieli.
Passato il gran salto dell'Aiga, superato il colmo del monte, dove le
acque correvano a guisa di ruscello, andò oltre, risalendo di prateria
in prateria, fino al piano della Sisa. Il comandante Dutolet non era
ancora arrivato: ma erano appena le cinque e mezzo; si poteva dunque
aspettare. Il buon ragno non volle del resto approfittare della scusa
che si era preparata; e Maurizio lo vide, alle cinque e tre quarti,
sbucare da una macchia di abeti, volgendo gli occhi di qua e di là, in
atto di orientarsi tra quei rialti verdeggianti che vedeva per la prima
volta. Maurizio sventolò il fazzoletto; il buon ragno lo vide, fece un
gesto di riconoscimento e si avviò più sollecito, allungando quel suo
paio di seste. Salutò, come fu vicino; Maurizio rese il saluto, e si
avviò ancora per fargli strada sopra un bel prato alto, incurvato a
guisa di sella tra due colmi di monte.
--Ecco il confine;--disse Maurizio.--Se voi andate trenta passi più in
là, siete sul vostro.
--Tra due patrie,--osservò il Dutolet, incamminandosi,--che piccola cosa
a vedere! e che gran cosa a pensare!
--Le più grandi cose son là;--soggiunse Maurizio, indicando su certe
creste montuose alcune linee biancheggianti.--Il vostro forte di
sbarramento è quello; il mio è quest'altro. Speriamo che tacciano
sempre.
--Ma parlando noi per essi, non è vero?--esclamò il Dutolet.
--Che farci?--ribattè Maurizio.--Volete che contiamo i passi?
--Avete detto a me di farne trenta, per essere sul mio;--rispose il
Dutolet.--Ne ho fatti trenta: accettiamo l'assegnazione del destino.
Ancora una volta io vi domanderò: non possiamo dimenticare le nostre
parole di ieri?
--No,--disse il signor di Vaussana,--vi ringrazio.--
E cavò dalla busta le sue pistole.
--Sono di misura eguale alle mie;--notò il Dutolet.--Tenga ognuno le
sue.--
Così dicendo, prese posizione di combattimento. Il signor di Vaussana lo
imitò.
--A voi;--diss'egli.
--A voi;--rispose quell'altro.
--Capisco;--disse allora Maurizio.--Si gareggia di cortesia. Spariamo al
comando, vi pare? Conteremo uno, due, all'unisono; al tre faremo fuoco.
--Sia pure;--rispose l'ufficiale.
L'uno e l'altro presero a contare; al tre due lampi s'incrociarono, e si
udirono simultaneamente due colpi.
Rimasto illeso, Maurizio guardò trasognato il suo avversario. Voleva
parlare, ma quell'altro lo precorse.
--Altro è tirar sul bersaglio, altro sull'uomo;--diss'egli.
--Puntando, sicuramente;--rispose Maurizio.--Ma voi tirate senza
puntare, e l'errore non è più possibile.
--Chi ve lo dice, signor di Vaussana?
--Ricominciamo, allora.
--No.
--No, voi dite? perchè? Comandante Dutolet, voi mi mancate di parola.--
Il comandante Dutolet s'inalberò a quella osservazione, che voleva
essere ingiuriosa. Ma poi crollò il capo, e rispose molto
tranquillamente:
--V'ingannate. Io non vi avevo promesso nulla. Mi avevate chiesto se
avessi sempre il mio colpo infallibile: vi ho risposto di sì. Ne
dubitate? Ecco là il vostro cappello sull'erba, un po' indietro a voi;
trentadue, forse trentatrè passi; guardate.--
Così parlando, assai lentamente, aveva levata dalla busta la seconda
pistola. Senza puntare, non facendo altro che alzare il braccio in
linea, colpì il cappello di Maurizio, che ruzzolò al colpo due passi più
in là.
--Vedete, signor conte?--ripigliò allora il comandante Dutolet.--Quel
che prometto mantengo. Se ieri mi aveste fatto giurare di uccidervi,
credete pure che non vi avrei mancato di parola. A me lo avevo promesso,
invece, a me solo. Che volete! un'idea; ed era ben salda nell'animo mio,
ieri mattina. Ma a me posso mancar di parola, sicuro del fatto mio. Ed
ho cambiato opinione.
--Voi siete crudele,--disse Maurizio,--ed io ho meritato lo scherno. Ma
qui ce ne ancor una delle mie;--soggiunse, chinandosi alla busta,--ed è
carica.
--Fermate!--gridò il Dutolet, avvicinandosi rapidamente.--Ho ancora
qualche cosa da dirvi. Signor di Vaussana, credete in Dio?
--Sì;--rispose Maurizio.
--E allora, perchè suicida? Aggiungete che non me lo son meritato neppur
io, questo infame spettacolo, dopo essermi esposto abbastanza
cortesemente al vostro fuoco. Ho pensato, ieri, ho pensato a lungo, e
l'ira mi è morta nell'anima. Voi pure, a vostra volta, pensate. C'è
stato un fallo, signor di Vaussana; un fallo che ha già cagionato due
morti; quel fallo, chi lo ha commesso? V'intendo; voi volevate punirlo
ora; avete il coraggio di far ciò. Ma non è il coraggio del valoroso,
quello a cui vi appigliate; e la pena, del resto, non avrebbe adeguato
il delitto. Non sapete voi d'una pena più grave, che è il vivere? Sì, il
vivere, lasciatemi finire il mio pensiero; il vivere vergognando, il
vivere soffrendo; il vivere tormentandosi, uccidendosi giorno per
giorno. È questo il suicidio sublime a cui vi condanno, nel nome di quel
vecchio onorato che dorme la sua gran notte oramai;--proseguì il
comandante Dutolet, alzando la voce dal tono grave al solenne.--Laggiù,
oltre quelle vette, a quattro leghe da Grenoble, dove io son nato, tra
montagne di difficile accesso, segregati dal mondo, in dura disciplina,
accanto ad uomini che non avendo fatto il male si son pure rinchiusi per
evitarlo, muoiono così di giorno in giorno molti infelici che hanno
fallito, che hanno fatto soffrire, che portano il peso dei loro
trascorsi. Meditando, tacendo, scavando con le loro mani la fossa che li
deve accogliere, aspri cavalieri del dolore, pregano per coloro che
hanno offesi; tristi e rassegnati, sospesi tra cielo e terra, attendono,
invocano, espiano.--
FINE.
INDICE.
DEDICA Pag. IX
I. Addio, bel mare! 1
II. Alla terra dei padri 16
III. Cortesie di buon vicinato 34
IV. La disputa filosofica 53
V. Si viene alle grosse 67
VI. Sulla montagna 84
VII. L'idillio del Martinetto 100
VIII. Celeste oblìo 117
IX. Sull'orlo dell'abisso 128
X. Il trattato di pace 142
XI. Rifugio spirituale 155
XII. Dal dubbio alla fede 166
XIII. L'impresa ecclesiastica 188
XIV. Da Ceppo a Carnevale 201
XV. Padre Anselmo da Carsoli 213
XVI. Cuori infermi 237
XVII. L'apparizione 255
XVIII. Povera bella! 274
XIX. Rovine! 289
XX. Tra Cielo e Terra 300
Romanzi Italiani
EDIZIONI TREVES
Adolfo =Albertazzi=.
Ora e sempre 1 --
Novelle umoristiche 1 --
In faccia al destino 3 50
Riccardo =Alt=.
Uccidere o morire 1 --
Diego =Angeli=.
L'orda d'oro 3 50
Luigi =Archinti=.
Il lascito del Comunardo 1 --
Massimo d'=Azeglio=.
Nicolò de' Lapi. (2 vol.) 2 --
Ettore Fieramosca 1 --
A. G. =Barrili=.
Capitan Dodèro 1 --
Santa Cecilia 1 --
Il libro nero 2 --
I Rossi e i Neri 2 --
Le Confessioni di Fra Gualberto 1 --
Val d'Olivi 1 --
Semiramide 1 --
Notte nel commendatore 4 --
Castel Gavone 1 --
Come un sogno 1 --
Cuor di ferro e Cuor d'oro.
(2 volumi) 2 --
Tizio Caio Sempronio 3 50
L'Olmo e l'Edera 1 --
Diana degli Embriaci 3 --
La conquista d'Alessandro 4 --
Il tesoro di Golconda 1 --
Il merlo bianco 3 50
La donna di Picche 1 --
L'XI comandamento 1 --
Il ritratto del diavolo 1 --
Il Biancospino 1 --
L'anello di Salomone 3 50
O tutto o nulla 3 50
Amori alla macchia 3 50
Monsù Tomè 3 50
Fior di Mughetto 3 50
Dalla rupe 3 50
Il conte Rosso 3 50
Lettore della Principessa 4 --
Casa Polidori 4 --
La Montanara (2 vol.) 2 --
Uomini e bestie 1 --
Arrigo il Savio 1 --
La spada di fuoco 4 --
Il giudizio di Dio 4 --
Il Dantino 1 --
La signora Àutari 1 --
La sirena 1 --
Scudi e corone 4 --
Amori antichi 4 --
Rosa di Gerico 1 --
La bella Graziana 3 50
Le due Beatrici 1 --
Terra vergine 1 --
I figli del cielo 1 --
La castellana 3 50
Fior d'oro 1 --
Il prato maledetto 3 50
Galatea 1 --
Il diamante nero 1 --
Raggio di Dio 1 --
Il ponte del Paradiso 3 50
Tra cielo e terra 3 50
Ambrogio =Bazzero=.
Storia di un'anima 4 --
Antonio =Beltramelli=.
Anna Perenna 3 50
I primogeniti 3 50
Il cantico 3 50
Silvio =Benco=.
La fiamma fredda 1 --
Il castello dei desideri 3 50
Leo =Benvenuti=.
Racconti romantici 1 --
Serenada, racconto sardo 1 --
Vittorio =Bersezio=.
La carità del prossimo 1 --
Povera Giovanna! 1 --
Il debito paterno 1 --
Aristocrazia. (2 volumi) 2 --
P. =Bettòli=.
Il processo Duranti 1 --
Giacomo Locampo 1 --
Carmelita 1 --
La nipote di don Gregorio 1 --
Alberto =Boccardi=.
Cecilia Ferriani 3 50
Ebbrezza mortale! 1 --
Il peccato di Loreta 1 --
L'irredenta 1 --
Camillo =Boito=.
Storielle vane 1 --
Senso 1 --
Virgilio =Brocchi=.
Le aquile 3 50
E. A. =Butti=.
L'Incantesimo 4 --
L'Automa 1 --
Antonio =Caccianiga=.
Il bacio della contessa Savina 1 --
Villa Ortensia 1 --
Il Roccolo di Sant'Alipio 1 --
Sotto i ligustri 3 50
Il Convento 3 50
Il dolce far niente 1 --
La famiglia Bonifazio 1 --
Brava gente 1 --
Luigi =Capranica=.
Donna Olimpia Pamfili 1 --
La congiura di Brescia (2 volumi) 2 --
Maschere Sante 1 --
Fra Paolo Sarpi (2 vol.) 2 --
Papa Sisto (4 volumi) 4 --
Racconti 2 --
Contessa di Melzo (2 vol.) 2 --
Re Manfredi (3 vol.) 3 --
Maria Dolores 1 --
Le donne di Nerone 3 50
Luigi =Capuana=.
Homo 1 --
Marchese di Roccaverdina 4 --
Rassegnazione 3 50
=Castelli.=
Ultime rose d'autunno 1 --
Enrico =Castelnuovo=.
Nella lotta 4 50
La contessina 3 --
Dal 1.º piano alla soffitta 4 50
Lametta 3 50
Due convinzioni 4 --
Filippo Bussini juniore 4 --
Alla finestra 3 50
Sorrisi e lagrime 3 50
L'onor. Paolo Leonforte 1 --
Natalia ed altri racconti 1 --
_P.P.C._ Ultime novelle 3 50
Domenico =Ciàmpoli=.
Diana 4 --
Il barone di San Giorgio 1 --
Luigia =Codèmo=.
La rivoluzione in casa 2 --
=Cordelia.=
Il regno della donna 2 --
Dopo le nozze 3 --
Prime battaglie 2 --
Vita intima 1 --
Racconti di Natale 3 50
Casa altrui 1 --
Alla ventura 4 --
Catene 1 --
Per la gloria 3 50
Forza irresistibile 3 50
Il mio delitto 1 --
Per vendetta 1 --
L'incomprensibile 1 --
Verso il mistero 3 50
Filippo =Crispolti=.
Un duello 1 --
Gabriele =D'Annunzio=.
Il Piacere 5 --
L'innocente 4 --
Trionfo della Morte 5 --
Le Vergini delle Rocce 5 --
Il Fuoco 5 --
Le novelle della Pescara 4 --
Prose scelte 4 --
Ippolito Tito =D'Aste=.
Ermanzia 1 --
Mercede 1 --
Edmondo =De Amicis=.
La vita militare 4 --
Alle porte d'Italia 3 50
Il romanzo d'un maestro (2 volumi) 2 --
Fra scuola e casa 4 --
La carrozza di tutti 4 --
Memorie 3 50
Capo d'anno 4 --
Nel Regno del Cervino 3 50
Pagine allegre 4 --
Grazia =Deledda=.
I giunchi della Vita 3 50
Gian =Della Quercia=.
Il Risveglio 1 --
Sul meriggio 4 --
Federico =De Roberto=.
L'illusione 1 --
Una pagina della storia dell'Amore 1 --
F. =Di Giorgi=.
La prima donna 1 --
Cesare =Donati=.
Flora Marzia 2 --
Paulo =Fambri=.
Pazzi mezzi e serio fine 2 --
Onorato =Fava=.
La discesa di Annibale 1 --
Gemma =Ferruggia=.
Fascino 1 --
Ugo =Fleres=.
L'anello 1 --
=Gavotti.=
Nora 3 --
Viaggio di un distratto 2 --
Piero =Giacosa=.
Specchi dell'enigma 3 50
O. =Grandi=.
Macchiette e novelle 1 --
Destino 1 --
Silvano 1 --
La Nube 1 --
Luigi =Gualdo=.
Decadenza 1 --
Matrimonio eccentrico 1 --
F. D. =Guerrazzi=.
L'assedio di Firenze (2 volumi) 2 --
Il destino 2 --
Battaglia di Benevento.
Veronica Cybo (2 vol.) 2 --
=Jarro.=
L'assassinio del vicolo della Luna 1 --
I ladri di cadaveri 1 --
La figlia dell'aria 1 --
Apparenze (2 volumi) 2 --
La polizia del diavolo 1 --
L'Istrione 1 --
La vita capricciosa 1 --
La duchessa di Nala 1 --
La principessa 1 --
Paolo =Lioy=.
Chi dura vince 3 --
=Manetty.=
Il tradimento del Capitano
(2 volumi) 1 --
G. =Marcotti=.
Il conte Lucio 1 --
=Mercedes.=
Marcello d'Agliano 1 --
Ippolito =Nievo=.
Le confessioni di un ottuagenario
(3 volumi) 3 --
A. S. =Novaro=.
L'Angelo risvegliato 3 --
Enrico =Panzacchi=.
I miei racconti 3 --
Alfredo =Panzini=.
Piccole storie del Mondo grande 1 --
Emma =Perodi=.
Suor Ludovica 1 --
Caino e Abele 1 --
=Petruccelli della Gattina.=
Memorie di Giuda 2 --
Le notti degli emigrati a Londra 1 --
Il sorbetto della regina 1 --
Il re prega 1 --
Luigi =Pirandello=.
Erma bifronte 3 50
Carlo =Placci=.
Mondo mondano 1 --
Mario =Pratesi=.
Le perfidie del caso 1 --
Corrado =Ricci=.
Un'illustre avventuriera 3 50
Rinàscita 3 50
Egisto =Roggero=.
Le ombre del passato 1 --
Gerolamo =Rovetta=.
Sott'acqua 3 50
Tiranni minimi 1 --
I Barbarò o le lagrime del prossimo.
(2 volumi) 5 --
Il primo amante 3 50
Il processo Montegù 1 --
Novelle 1 --
Roberto =Sacchetti=.
Candaule 3 --
Entusiasmi (2 volumi) 2 --
=Sara.=
I peccati degli avi 1 50
G. A. =Sartorio=.
Romæ Carrus Navalis 3 50
Isabella =Scopoli-Biasi=.
L'erede dei Villamari 1 --
Matilde =Serao=.
All'erta, Sentinella! 4 --
Suor Giovanna della Croce 4 --
La Ballerina 3 50
=Serra-Greci.=
Adalgisa 1 --
La fidanzata di Palermo 1 --
=Sfinge.=
Dopo la vittoria 1 --
I. =Trebla=.
Volontario d'un anno.--Sottotenente
di complemento 3 --
L. A. =Vassallo=.
La signora Cagliostro 1 --
Guerra in tempo di bagni 1 --
Giorgio =Velieri=.
Elegie mondane 3 50
Giovanni =Verga=.
Eva 2 --
Novelle 2 50
Cavalleria rusticana 3 --
Per le vie 3 50
Il marito di Elena 1 --
Eros 2 --
Tigre reale 1 --
Mastro-don Gesualdo 5 --
Ricordi del capit. d'Arce 1 --
I Malavoglia 3 50
Don Candeloro e C. 1 --
Vagabondaggio 3 50
Dal mio al tuo 3 50
G. =Visconti-Venosta=.
Il curato d'Orobio 4 --
Nuovi racconti 3 50
=Zena Remigio.=
La bocca del lupo 1 --
L'apostolo 3 50
Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.
MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO
Anno XXXIV--1907
L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA
ESCE OGNI DOMENICA
24 pagine in-folio a 3 colonne e copertina
Direttori: Emilio Treves e Ed. Ximenes
_L'_ILLUSTRAZIONE ITALIANA _è la sola rivista del nostro paese che
tenga al corrente della storia del giorno in tutti i suoi molteplici
aspetti: la sola_ =dove tutto sia originale ed inedito=, _e tutto
porti un'impronta prettamente nazionale. Non v'è fatto
contemporaneo, non personaggio illustre, non scoperta importante,
non novità letteraria o scientifica od artistica, che non sia
registrata in queste pagine colla parola e col penello._
{ _il_ =CORRIERE=, _di_ SPECTATOR,
_Ogni settimana_ {
{ _le note_ =ACCANTO alla VITA=, _del_ CONTE OTTAVIO.
_Ogni mese, un articolo di_
EDMONDO DE AMICIS.
=Quest'anno si daranno romanzi originali italiani, affatto inediti,
e illustrati. La serie comincia con un romanzo di NEERA che desterà
grande sensazione.=
_Fuori testo, dei_ =QUADRI A COLORI=.
I 52 fascicoli stampati in carta di lusso formano in fine d'anno due
magnifici volumi di oltre mille pagine, illustrati da oltre 500
incisioni; ogni volume ha la coperta, il frontispizio e l'indice.
Centesimi =65= il numero.
Anno, =L. 32=--Semestre, =L. 16=--Trimestre, =L. 9=
(Estero, Franchi =45= l'anno).