[272] Si fecero giuochi, tornei, allegrezze grandi. Si cantò il

_Te-deum_ a Santa Maria presso San Celso. Sulla piazza del Duomo si

diede un fuoco artificiale stupendo, che rappresentava il monte Etna.

Il ragguaglio ed il disegno della macchina sono stampati. Il gesuita

Emanuele Tesauro, celebre maestro di eloquenza in quei tempi, recitò

la orazione; e per dare un'idea del suo modo di scrivere, ne riporterò

alcuni tratti. Fra le altre cose disse: _Ma che in questi anni, meglio

che in altri, sia la fortuna appassionata per questa casa reale,

facciane fede, non altri, l'abbattuta eresia della Germania, sopra

cui, passando la ruota dell'austriaca fortuna, hormai le ha frante le

armi e tolto il fiato. O giustissimi sdegni e trionfali vendette della

zelante fortuna! Tempo fu che, ritardato il valor della doglia, assai

più attese la fortuna dello Impero a medicar le ferite de' suoi con

la prudenza, che a ferire i rubelli con la spada: a guisa di perita

nocchiera, che, non potendo correre un vento intiero, corre una quarta.

Ma ora al prospero soffio dell'austro gonfia tutta la vela, scorrendo

liberamente, non pure il Reno e il Danubio e l'Albi, ma il gelato mare

di Dania; anzi ne' monti ongarici et boemi per un mar di sangue rubello

felicemente veleggia_ (pag. 12). Egli, lodando il conte d'Olivares,

dice che _trasse il nome dagli olivi, perchè ne' consigli di guerra et

di pace dell'una et dell'altra Pallade merta l'oliva_. Finalmente del

nato bambino, ei narra ch'_è figlio delle Grazie, candidato dei paterni

regni, gemma incomparabile della maggior corona del mondo, fondamento

delle speranze, speranza et voto dei popoli, humano angioletto et

mortal Dio_. Il panegirico è pieno di passi d'Orazio, di testi di

Platone, di allusioni alle favole, di esagerazioni e adulazioni, e,

sebbene recitato in San Celso, non vi è tratto veruno nè del candore

evangelico, nè perfino di religione.

[273] In una patente del tribunale di Sanità, sottoscritta dal

presidente Giovanni Sfondrati e dal cancelliere Giacomo Antonio

Tagliabò, del 20 maggio 1632, che conservavasi presso de' padri

Cappuccini di quel convento, si legge che il padre Felice Casato,

guardiano, comandò nel Lazzaretto per commissione del tribunale di

Sanità, e cominciò _alli 30 marzo con carico di reggente e governatore

di detto Lazzaretto, con ampia autorità concessagli da questo tribunale

di comandare, ordinare, provvedere e fare tutto quello che dalla

singolare sua prudenza fosse stimato necessario.... havendo avuto

sotto il suo governo et comando tal'hora più di sedicimila anime, et

governato nel detto spatio di tempo centomila persone e più, ec._

[274] Così il conte Verri verso il fine del § II dell'opera intitolata:

_Osservazioni sulle torture, e singolarmente su gli effetti che

produsse all'occasione delle unzioni malefiche, alle quali si attribuì

la pestilenza che devastò Milano l'anno 1630._ Questo scritto, ch'era

rimano inedito per riguardi di famiglia onorevoli all'autore, fu per

la prima volta pubblicato come un'appendice alle Opere Economiche del

conte Pietro Verri, nella Raccolta degli _Scrittori Classici Italiani

di Economia politica_, Parte moderna, tom. XVII.

[275] _Memorie delle cose notabili successe in Milano intorno al male

contagioso l'anno 1630_, ec., _raccolte da D. Pio La Croce_, pag. 54.

Un fanatismo simile a questo si vide in Mosca, allorquando, l'anno

1771, la pestilenza recatavi dalla guerra co' Turchi desolava quella

città. Il popolo si pose alla mente che un'immagine miracolosa dovesse

liberarlo, e la folla del concorso comunicò la pestilenza ai sani, e

accrebbe la sciagura. L'arcivescovo di Mosca, uomo illuminato e umano,

che avea sottratto l'immagine al popolo, dovette nascondersi per

schermirsi dal suo furore; ma le turbe forzarono il monastero ov'erasi

ricoverato, e lo trucidarono. — Veggasi Levesque, _Histoire de Russie,

tom. V, Paris_, 1782, pag. 133.

[276] _Pestilentia vim, et nomen, et regnum verè suum obtinuit_, lib.

VI, pag. 67.

[277] _Ragguaglio dell'origine e giornali successi della peste di

Milano, dal 1629 al 1632, di Alessandro Tadino_, ec., lib. II, cap. 15

e 30, pag. 57 e 100.

[278] Ripamonti, pag. 112.

[279] L'editto, pubblicato dal Lattuada (_Descrizione di Milano_, tom.

III, pag. 322), è il seguente: «Avendo alcuni temerari o scellerati

avuto ardire di andare ungendo molte porte delle case, diversi

catenacci di esse e gran parte dei muri di quasi tutte le case di

questa città con unzioni, parte bianche e parte gialle, il che ha

causato negli animi di questo popolo di Milano grandissimo terrore e

spavento, dubitandosi che tali unzioni siano state fatte per aumentare

la peste che va serpendo in tante parti di questo Stato; dal che

potendone seguire molti mali effetti et inconvenienti pregiudiziali

alla pubblica salute: a' quali dovendo li signori presidente e

conservatori della Sanità dello stato di Milano per debito del loro

carico provedere, hanno risoluto, per beneficio pubblico e per quiete

e consolazione degli abitanti di questa città, oltre tante diligenze

sin qui d'ordine loro usate per mettere in chiaro i delinquenti, far

pubblicare la presente grida, con la quale promettono a ciascuna

persona di qualsivoglia grado, stato e condizione si sia, che nel

termine di giorni 30 prossimi a venire dopo la pubblicazione della

presente metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso,

favorito, aiutato, o dato il mandato, o recettato o avuto parte o

scienza, ancorchè minima, in cotal delitto, scudi ducento de' denari

delle condanne di questo tribunale; e se il notificante sarà uno de'

complici, purchè non sia il principale, se gli promette l'impunità,

e parimente guadagnerà il suddetto premio. Et a questo effetto si

deputano per giudici il signor capitano di giustizia, il signor podestà

di questa città et il signor auditore di questo tribunale, a' quali

o ad uno di essi averanno da ricorrere i propalatori di tal delitto,

quali, volendo, saranno anche tenuti secreti. Dat. in Milano 19 maggio

1630.

Firm. _M. Antonius Montius Praeses._

Sott. _Jacobus Tagliabos. Cancellar._»

[280] Veggasi la citata opera del conte Verri: _Osservazioni sulla

tortura_, ec.

[281] Ripamonti, pag. 64.

[282] Darò qui la studiata e non inelegante iscrizione latina che

leggevasi scolpita in una gran tavola di marmo, e il faccio ancor

più volentieri perchè nella prima edizione della citata opera _Sulla

tortura_, contro la manifesta intenzione dei tre superiori magistrati

che sancirono quel legale assassinio, è mancante de' loro nomi, e così

mutila fu poscia ristampata.

HIC VBI HAEC AREA PATENS EST

SVRGEBAT OLIM TONSTRINA

JO. JACOBI MORAE

QUI PACTA CVM GVLIELMO PLATEA PVB. SANIT. COMMISSARIO

ET CVM ALIIS CONSPIRATIONE

DVM PESTIS ATROX SAEVIRET

LAETHIFERIS VNGVENTIS HVC ET ILLVC ASPERSIS

PLVRES AD DIRAM MORTEM COMPVLIT

MOS IGITVR AMBOS HOSTES PATRIAE IVDICATOS

EXCELSO IN PLAVSTRO

CANDENTI PRIVS VELLICATOS FORCIPE

ET DEXTRA MVLCTATOS MANV

ROTA INFRINGI

ROTAEQVE INTEXTOS POST HORAS SEX JVGVLARI

COMBVRI DEINDE

AC NE QVID TAM SCELESTORVM HOMINVM RELIQVI SIT

PVBLICATIS BONIS

CINERES IN FLVMEN PROJICI

SENATVS JVSSIT

CVIUS REI MEMORIA AETERNA VT SIT

HANC DOMVM SCELERIS OFFICINAM

SOLO AEQVARI

AC NVMQVAM IN POSTERVM REFICI

ET ERIGI COLVMNAM

QVAE VOCETVR INFAMIS

IDEM ORDO MANDAVIT.

PROCVL HINC PROCVL ERGO

BONI CIVES

NE VOS INFELIX INFAME SOLVM

COMMACVLET

M DC. XXX. KAL AVGVSTI.

R. justitiae capitaneo

JO. BATT. VICECOMITE.

Praeside senatus ampliss.

JO. BABT. TROTTO.

Praeside pubblico sanitatis

MARCO AN. MONTIO.

(Nel luogo di questo spazio

Sorgeva altre volte la barbiería

Di Giovan Giacomo Mora

Il quale con Guglielmo Piazza pubblico Commissario di Sanità

E con altri avendo conspirato

Mentre imperversava atroce pestilenza

Con venefici unguenti qua e là applicati

Molti a cruda morte spinse

Entrambi pertanto nemici della Patria giudicati

Comandò il Senato

Che sopra di un elevato carro

Abbrostiti da prima con tanaglia rovente

E mutilati della mano destra

Colla ruota fossero infranti

E nella ruota intrecciati dopo sei ore scannati fossero

E quindi abbruciati.

Ed affinchè nulla rimanesse di uomini tanto scelerati

Confiscati i beni

Volle che le ceneri gettate fossero nel fiume.

Della qual cosa onde eterna sia la memoria

Questa casa, officina di sceleratezza

Lo stesso Ordine decretò

Che adeguata fosse al suolo

Nè mai potesse in avvenire rifabbricarsi

E si ergesse una colonna

Che detta fosse infame

Lungi adunque, lungi di qua

O buoni cittadini

Affinchè l'infelice infame suolo

Non vi contamini.

M. DC. XXX.

Alle calende di agosto

_Essendo_

R. capitano di giustizia

GIO. BATT. VISCONTI.

Presid. ampliss. del senato

GIO. BATT. TROTTI.

Pubbl. presid. della sanità

MARCO ANT. MONTI.)

[283] _Memorie, ec._, di _D. Pio La Croce_, di sopra citate, pag. 51.

[284] _Coniectura tamen aestimatioque communis fuit, centum quadraginta

milia capitum fuisse quae perierunt, reperique ita prescriptum in

tabulis rationibusque iisdem, unde haec mihi petita sunt omnia

quae retuli._ (Fu tuttavia congettura ed opinione comune, che

centoquarantamila anime fossero perite, e così trovai registrato

nelle tavole e conti medesimi dai quali trassi tuttochè ho riferito.)

Ripamonti, lib. IV, pag. 228.

[285] _Descrizione di Milano_, tom. II, pag. 66 e seg.

[286] Si conosce il costume de' tempi e singolarmente l'orgogliosa

opinione de' nobili, i quali si consideravano di natura diversa degli

uomini della plebe, dal viglietto seguente, che il signor don Pietro

Fossani ha ritrovato in sua casa, come originale di un simile che un di

lui antenato scrisse a certo Paolo Besozzi: «Intendo andare attorno una

scrittura data da ti Paolo Besozzi in confidenza ad alcuni pochi, alla

quale non posso adequatamente rispondere per non essere arrivata alle

mie mani. Pure, con quei dogmi che sono necessari alla gente vilissima

e poco pratica delle corti e del trattare civile, ti dico che è solito

de' buffoni e solo lor proprio privilegio farsi pari e superiori a'

lor maggiori, lasciando di dargli i dovuti titoli, e presumendo di

arrogarli alle loro vilissime persone, ma, inavveduti, si scordano

di quel che veggono tutto di praticarsi, che, stanchi i maggiori

delle loro buffonerie e arroganze, non per vendetta, ma con animo

tranquillissimo li fanno ricordare; altre volle danno di mano ad un

bastone per pigliarsi spasso delle loro carni. Il simile farò con te io

infrascritto, non conoscendoti l'essere e il procedere tuo al merito,

e nella qualità ed essere mio altra obbligazione. — 6 luglio 1649 —

Antonio Francesco Fossani affermo, ec.» — _(Nota del conte Verri)_.

[287] Vedi _la Verità Svelata_, ec., edizione di Venezia, 1684, p. 70.

[288] _Storia d'Italia_, lib. XVII, pag. 583.

[289] Brusoni, _Storia d'Italia_, pag. 588.

[290] Frisi, _Tomo Terzo_, ossia, _Continuazione della Storia di

Milano_, MS. presso la casa Verri, pag. 336-339.

[291] Ha per titolo: _Il governo del duca d'Ossuna dello stato di

Milano: in Colonia, appresso Battista della Croce_, 1678, di pag. 125,

in 12.º

[292] Scudo d'argento. _Vedi_ Carli, Neri, ed altri.

[293] Allorchè fu qui soppressa l'Inquisizione, si trovò nell'archivio

di essa la commissione data all'arcivescovo di Valenza, inquisitore

generale in tutti i regni e dominii di Sua Maestà cattolica,

all'inquisitore generale di Milano di ricevere il giuramento di

questo governatore, come bargello maggiore (_Alguazil mayor_) del

Santo Officio, e il processo verbale dell'esecuzione. Questo secondo

documento, che può bastare ad un'erudita curiosità, è come segue:

«Nella città di Milano, nel giorno 3 del mese di marzo dell'anno 1697,

il rev. P. Maestro frà Prospero Leoni, inquisitor generale dello Stato

e dominio di Milano, in virtù della commissione dell'eccellentissimo

signor don frà Giovanni Tommaso de Rocaberti, arcivescovo di Valenza,

inquisitore generale, ricevette il giuramento nelle dovute forme di

giustizia da S. E. il signor don Diego Filippo di Gusman, duca di

S. Lucar la Maggiore, affinchè bene, fedelmente e diligentemente sii

per usare e per esercitare l'uffizio di barigello maggiore del Santo

Ufficio dell'Inquisizione della città di Siviglia, nella quale è stato

nominato dal detto eccellentissimo signor inquisitore generale, e che

osserverà il secreto di tutto ciò che S. E. saprà, vedrà, intenderà

e gli sarà conferito riguardo al Sant'Ufficio dell'Inquisizione,

che esattamente si deve conservare, e che aiuterà e favorirà i suoi

ministri; e promise di ciò fare e adempire, e fu avvisato delle pene e

censure poste nelle lettere pubblicate dal Sant'Ufficio contro quelli

che non osservano il secreto: e S. E. lo firmò, essendo testimonii

don Giuseppe de Zambrana, cavaliere dell'ordine di San Giacomo, don

Giovanni di Villamor e don Giovanni Saller, tutti tre abitanti in

questa città.

_Firm._ Il duca di San Lucar,

marchese di Leganes.

Frà Prospero Leoni

inq. gen. di Milano, suo stato

e dominio.

_Sott._ Frà Angelo Battiani, vicario generale del Sant'Ufficio di

Milano, in luogo di segretario del medesimo Santo Tribunale.

[294] Il titolo è: _Milano sempre grande_, ec. Nella stamperia della R.

ducal corte, in 4.º

[295] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. IV, p. 20.

[296] _Vita del presidente Arese_. Colonia, 1681, in 12.º — Argellati,

_Bibl. Script. Med._, tom. I, pars. II, col. 88 e seg.

[297] Lattuada, tom. III, pag. 251.

[298] Argellati, _Biblioth., Script. Mediol._, tom. II, pars I, col.

1322-1324.

[299] Tomo II, col. 1230 e seg.

[300] Verri, _Osservazioni sulla tortura_, ec., § 2.

[301] _Elogio del Cavalieri_, dell'abate Paolo Frisi. Milano, 1779, in

8.º

[302] Argellati, _Biblioth._, ec., tom. II, pars I, col. 1328 e seg. —

Bosca, _De origine et statu bibliothecae Ambrosianae_, lib. V.

[303] Brusoni, _Storia d'Italia_. Torino, 1680, lib. XXIX, pag. 724 e

seg. — Bayle, Argellati, Mazzucchelli, Tiraboschi, ec.

[304] Ottieri, _Istoria delle guerre avvenute in Europa, ec., dal 1696

al 1725_, tom. I. — _Storia della Lombardia austriaca_, MS. del conte

reggente senatore Gabriele Verri, tomo IV. Frisi, _Continuazione della

storia di Milano_, tom. III, MS. pag. 398 e seg.

[305] Denina, _Rivoluzione d'Italia_, lib. XXIV, cap. I. — Voltaire.

_Siècle de Louis XIV_, cap. XVIII.

[306] _Elogio dell'imperatrice Maria Teresa._ Pisa, 1783, in 8.º

[307] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI, all'anno 1735.

[308] _Il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ec. ec._

«Illustre Giunta di Governo: L'esecuzione degli articoli preliminari

firmati in Vienna fra S. M. imperiale e S. M. cristianissima, il dì

3 di ottobre dell'anno scaduto, a cui abbiamo voluto dal canto nostro

contribuire, portando ora l'evacuazione di cotesto ducato dalle armi

alleate, eccettuatine il Novarese e Tortonese, che da' medesimi ci sono

stati destinati pria che questa sortisca intieramente il suo effetto,

onde abbia a sciogliersi questo consesso, che essendo stato da noi con

singolare studio prescelto fin dal cominciamento per l'onorevole non

meno che importante incarico del governo che gli avevano confidato, ha

così lodevolmente corrisposto alla nostra aspettativa: vogliamo, per

soddisfare a que' sentimenti di stima che nelle diverse occasioni ci ha

dato un giusto motivo di concessione, assicurarlo de' medesimi, e del

pieno nostro aggradimento per la servitù che ci ha resa.

Il zelo per una ben nota amministrazione di giustizia, ed il

particolare interessamento che tutti e cadauno di voi ha fatto

conoscere, non meno pel sollievo di cotesti popoli, che nel

sostenimento de' loro giusti diritti e prerogative, avendo secondato

le nostre mire, siccome eccitò in noi que' sentimenti, così ci lascia

una grata rimembranza di quelle pubbliche cure e sollecitudini, che ad

un tale oggetto avete impiegate. Di tanto noi stessi abbiamo voluto

accertarvi, pregando di più il Signore che vi conservi e vi ricolmi

delle sue benedizioni.

Torino, 1.º settembre 1736.

_Segnat._ C. EMANUELE.

_Sott._ ORMEA».

[309] Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. V, pag. 350 e 379. —

Bianconi, pag. 74.

[310] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI all'anno 1743.

[311] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CVI all'anno

1745.

[312] _Istoria politica, ecclesiastica e militare del secolo XVIII_,

dell'abate Francesco Beccatini. Milano, 1796, vol. II, lib. II, p. 167.

— Bonamici, _De bello Italico_.

[313] Muratori, _Annali d'Italia_, tom. XVI, all'anno 1747.

[314] Sì questo che gli altri caratteri de' governatori, dati in questo

capitolo, sono presi dalle _Memorie_ del conte Verri.

[315] Questo trattato leggesi non solo nelle Raccolte diplomatiche, ma

anche nella citata _Storia del secolo XVIII_ dell'abate Beccatini, vol.

II, pag. 164 e 165.

[316] _Storia della casa d'Austria_, di Guglielmo Coxe, tom. VI, cap.

CIX.

[317] Regia prammatica, 30 dicembre 1762; e reali dispacci, 3 agosto

1767 e 17 luglio 1769.

[318] Real dispaccio, 30 novembre 1765.

[319] Altro real dispaccio, 3 agosto 1767.

[320] Altro del 30 settembre 1767.

[321] Reali dispacci, 31 marzo e 23 giugno 1768.

[322] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CXVIII, in

fine.

[323] Bossi, _Storia d'Italia_, tom. XIX, pag. 364.

[324] Gride 20 aprile e 17 settembre 1769, 24 febbraio, 28 settembre e

29 ottobre 1770.

[325] Grida 17 febbraio 1768.

[326] Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769 e 16 febbraio 1771.

[327] Regio dispaccio, 28 dicembre 1770.

[328] _Esposizione dell'Operato degli esecutori testamentari del

principe Trivulzi_, 31 marzo 1791, in-fol. — Sulla porta del pio

albergo leggesi la seguente iscrizione:

ALENDIS . IN . CONTVBERNIO . PAVPERIBUS

VIRIBVS . SENIOQVE . FRACTIS

ANT. PTOLOM. TRIVVLTIVS

S. R. I. ET . VALLIS . MESVLCINAE PRINCEPS

AEDES . HAS SVAS

VNA . CVM . CENSV . ET . PRAEDIIS

REGIAE . CLIENTELAE . OBONXIIS

M. THERESIA AUG. ANNVENTE

SVPREMA . VOLVNTATE . LEGAVIT

IN VIRI . EIDEM . EXEQVENDAE . DELECTI

PIIS . VSIBVS . APTAVERVNT

MDCCLXXI.

(A nutrire in convitto i Poveri

Grami per età e di forze

ANT. TOLOMEO TRIVULZI

Del S. R. I. e della Valle Mesolcina Principe

Queste sua case

Insieme con capitali e poderi

Soggetti a regio feudo

Con assenso dell'AUG. M. TERESA

Legò per testamento

I quattro esecutori della sua ultima volontà

Ai voluti pii usi le adattarono

nel MDCCLXXI)

[329] Cinque gride, tutte nella stessa data del 23 ottobre 1778, altre

del 5 e 20 novembre e 13 dicembre dello stesso anno; 21 febbraio, 22

marzo, 23 aprile, 6, 8 e 22 giugno 1779.

[330] Real dispaccio e relativo piano, 4 novembre 1773; altra grida 14

febbraio 1774.

[331] Real dispaccio, 1.º novembre 1768.

[332] Real dispaccio, 3 dicembre 1770.

[333] RR. Dispacci, 22 maggio 1769 e 12 settembre 1771. — Grida, 1.º

ottobre 1775.

[334] R. Dispaccio, 2 dicembre 1776.

[335] _Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli_. Napoli, 1823, in 8.º,

pag. 45 e 46.

[336] Bossi, _Guide de l'Étranger à Milan_, ec., in più luoghi.

[337] Paolo Frisi, Coxe, Bossi, Coppi, ec.

[338] Martens, _Recueil diplomatique_, tom. III, pag. 732. — Coppi,

_Annali d'Italia_, tom. I, pag. 152.

[339] Coppi, luogo cit., pag. 133. — Editto 20 febbraio 1785.

[340] Grida 17 febbraio 1767.

[341] Grida 5 agosto 1771.

[342] Grida 22 aprile 1772.

[343] Coppi, _Annali_, tom. I, pag. 158.

[344] Regio dispaccio 9 aprile 1781.

[345] Regio dispaccio degli 8, e grida del 23 maggio 1781.

[346] Grida 17 ottobre 1781.

[347] Grida 8 ottobre 1781. Legge o costituzione sui matrimoni, 17

settembre 1784, e dilucidazioni 22 giugno 1785. Grida 26 novembre 1784,

21 gennaio e 11 febbraio 1787.

[348] Regio dispaccio 9 maggio 1782, e grida 6 gennaio 1783.

[349] Regio dispaccio 30 maggio 1782, e grida 20 febbraio 1783.

[350] Piano 19 novembre 1784, regolamento 27 giugno 1786.

[351] Regolamento 25 aprile e 27 dicembre 1785; 5 aprile e 11 giugno

1787.

[352] Grida 18 aprile 1786.

[353] Editto 26 settembre 1786.

[354] Editto 24 dicembre 1786.

[355] Piano 11 febbraio e grida 13 marzo 1786.

[356] _Codice dei delitti e delle pene_; Vienna e Roveredo, 1787, parte

I, § 20 e 53.

[357] Ivi, §§ 25 al 27.

[358] Ivi, § 16.

[359] Ivi, §§ 42 e 46.

[360] Ivi, § 24 e 39.

[361] Ivi, § 30 e 32.

[362] Codice citato, parte II, § 61.

[363] Ivi, §§ 63, 72, 74, 76 e 80.

[364] Ordini 24 gennaio 1786.

[365] Risoluzione di S. M. 4 ottobre, ed editto 31 ottobre 1787; editti

30 luglio e 2 agosto 1788.

[366] Grida 31 ottobre 1787.

[367] Ordini 11 ottobre 1768, 30 dicembre 1778, 15 settemb. 1779.

[368] Gride 31 marzo e 24 aprile 1787, 8 luglio 1788.

[369] Gride 23 maggio e 25 settembre 1786.

[370] Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769, 15 febbraio e 30 dicembre

1771, 11 maggio 1775, 13 novembre 1781, 19 febbraio 1784 e 24 ottobre

1785.

[371] Editto 9 dicembre 1786, regolamento e tariffa, ec. in-fol.

[372] Ordini 2 e 22 dicembre 1786, 29 gennaio, 30 marzo 6 agosto e 19

ottobre 1787; 4 e 15 febbraio e 18 marzo 1788, 31 ottobre 1789.

[373] Grida 4 aprile 1786.

[374] Piano di regolamento per le farmacie della Lombardia

austriaca: Milano, 1788, in 4.º — Piano di regolamento del direttorio

medico-chirurgico, come sopra, in 4.º

[375] _Codice di S. M. l'imperatore Giuseppe II, tradotto dai tedesco

da Bartolommeo Borroni_; Milano, presso Galeazzo, 1787 e seg., vol. X,

in 8.º

[376] Coxe, _Storia della casa d'Austria_, tom. VI, cap. CXXIV.

[377] _Idem._ Storia citata, cap. CXXVIII e CXXIX.

[378] Real dispaccio 6 maggio 1790.

[379] Real dispaccio 30 gennaio 1791, portante le sovrane Risoluzioni

sulle domande de' pubblici, ec.

[380] Citato real dispaccio 30 gennaio 1791; editti 30 gennaio e 23

luglio dello stesso anno.

[381] Editto 20 marzo 1791; piano del magistrato politico camerale, ec.

in-fol.

[382] Grida 23 agosto 1785; decreto 24 gennaio 1791.

[383] Veggansi la sua lettera circolare agli altri sovrani dell'Europa,

in data di Padova 6 luglio 1791, e la sua dichiarazione fatta

unitamente al re di Prussia, data in Pilnitz, il 27 agosto dello stesso

anno. — Coxe, _Storia_ ec., tom. VI, capitolo CXXXIII.

[384] Coxe, luogo citato. — Bossi, _Storia d'Italia_, tom. XIX, p. 411.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Storia di Milano, vol. 3 · 第 27 / 27 段