Nuovo congresso di Bologna. Matrimonio del duca Francesco
II, e sua morte, per cui cessa la linea sforzesca_ » 113
CAPITOLO XXVII.
_Tentativi e progetti per la successione nel ducato di Milano.
Congresso di Nizza, pace di Crespy, morte del duca
d'Orleans, dichiarato da cesare duca di Milano_ » 139
CAPITOLO XXVIII.
_Il principe don Filippo investito del ducato di Milano.
Morte di Francesco I. Entrata in Milano del nuovo duca.
Nuova guerra in Italia. Tregua di Cambrai. Abdicazione e
morte di Carlo V_ » 149
CAPITOLO XXIX.
_Pace tra la Spagna e la Francia. Il cardinale Carlo
Borromeo arcivescovo di Milano. Contese di giurisdizione
tra esso e i governatori regii. Soppressione dell'ordine
degli Umiliati. Morte di Filippo II re di Spagna. Venuta
in Milano di Margherita d'Austria sposa del re Filippo
III_ » 156
CAPITOLO XXX.
_Governo del conte de Fuentes e de' suoi successori. Morte
del re di Spagna Filippo III. Fondazioni pubbliche,
reggendo l'arcivescovado di Milano il cardinale Federico
Borromeo. Progresso delle controversie giurisdizionali.
Peste del 1630_ » 179
CAPITOLO XXXI.
_Successione di governatori. Guerre nel Piemonte, nella
Valtellina e in Lombardia. Morte del re Filippo IV.
Governo del duca di Ossuna. Morte del re Carlo II.
Sacre e pie fondazioni, e morti di persone distinte_ » 208
CAPITOLO XXXII.
_Cause della guerra detta di Successione. Guerra in
Italia. Morte dell'imperatore Leopoldo I, cui succede
il figlio Giuseppe I. Liberazione di Torino. Il
principe Eugenio di Savoia governatore dello Stato di
Milano, conquistato dagl'Imperiali. Carlo VI imperatore.
Nuova guerra d'Italia. Pace di Vienna_ » 231
CAPITOLO XXXIII.
_Morte dell'imperatore Carlo VI, al quale succede negli
Stati ereditari la primogenita Maria Teresa. Altra
guerra in Italia, ch'ebbe fine colla pace in Acquisgrana.
Condizione e governo della Lombardia. Giuseppe II
imperatore; sue riforme. Breve regno e morte di
Leopoldo II_ » 247
_Tavola generale delle cose più osservabili contenute in
quest'opera_ » 293
NOTE:
[1] Gaillard, tom. II, pag. 217.
[2] Lib. XIV.
[3] Cronaca di Antonio Grumello, cittadino pavese. MS. Belgioioso.
[4] _Nec parvi momenti apud Leonem Carolumque ea ratio fuit, quod
Sfortiarum nomen in magna gratia esse apud omnes fere populares
Mediolanensis ditionis constabat, quorum studium ad bellum conficiendum
magno usui fore non dubitabatur. Quibus rebus proponendis et
commemorandis Hieronymus Moronus civis Mediolanensis, vir magni
consilii et auctoritatis, per litteras et nuncios principes italicos ad
bellum pro Francisco Sfortia, cujus erat valde studiosus, suscipiendum
e Tridento cohortabatur: Mediolanenses vero ut a rege Gallorum, cui
Moronus erat infensus, deficerent, cunctis rationibus sollicitabat. —
Johannis Genesii Sepulvedae Cordubensis Opera cum edita tum inedita,
accurante Regia Historiae Academia. — Matriti, ex Typographia Regia,
anno 1780._ — _Vol. I, pag. 124 et 125._
(Nè di poco vigore fu presso _Leone_ e _Carlo_ quella ragione, che il
nome degli _Sforza_ si sapeva essere in gran favore presso tutto quasi
il popolo della giurisdizione milanese, del quale non dubitavasi che
l'attaccamento sarebbe il grande aiuto per la guerra che fare dovevasi.
E a proporre e rammemorare queste cose contribuiva _Girolamo Morone_,
cittadino milanese, uomo di alto consiglio e di grande autorità, il
quale con lettere e con avvisi da Trento esortava i principi italiani
ad intraprendere la guerra per _Francesco Sforza_, al quale era molto
attaccato. I Milanesi poi con tutti gli argomenti esortava il _Morone_
a staccarsi dal re dei Francesi, al quale egli era avverso. — Opere di
_Giovanni Genesio Sepulveda_, di Cordova, tanto edite, quanto inedite,
pubblicate per cura della Regia Accademia di Storia. — Madrid, dalla
Regia Tipografia, 1780.)
[5] Gaillard, tomo II, pag. 209.
[6] Così dice Gaillard, tomo II, pag. 209. Il Guicciardini dice più di
centocinquanta fanti, lib. XIV. Mi attengo al francese, perchè l'esatta
relazione sarà stata data anzi al re, che al governatore di Reggio.
[7] Lib. XIV.
[8] Guicciard., lib. XIV.
[9] Cronaca di Antonio Grumello. MS. Belgioioso, foglio 102, tergo.
[10] Descrizione di Milano, tomo IV, pag. 444.
[11] Guicciard., lib. XIV.
[12] Guicciard. — Gaillard. — Sepulveda. — Cronaca Grumello, foglio
106, tergo.
[13] Guicciard., lib. XIV.
[14] Gaill., tomo II, pag. 234.
[15] Cronaca Grumello, f. 103.
[16] Grumello, fogl. 104.
[17] Tomo 2, pag. 217.
[18] Anche _Francesco Sforza_, che seguitato era da seimila tedeschi,
giunse a Milano con singolare rallegramento della città, (e ne adduce
il motivo) perchè era uomo della cui cortesia, temperanza e giustizia,
grande era l'opinione nel popolo.
[19] Così il Guicciard., lib. XIV.
[20] Grumello, Cod. MS. Belgioioso, fogl. 112.
[21] Vedi Gaillard, tomo II.
[22] Avendo adunque comandato lo _Sforza_ a tutto il popolo di pigliare
le armi, menò fuori seimila armati e così pure quattrocento cavalli, e
con questi fermossi alla Bicocca, sulla strada che conduce a Monza.
[23] Sepulveda, pag. 131.
[24] Grumello, Cr. MS. Belgioioso, fogl. 115.
[25] Guicciard., lib. XIV.
[26] Gaillard.
[27] Le date le attesta Burigozzo.
[28] Lib. XII. — Gaillard lo nomina _Andrea de Ferrara_, tomo II, pag.
286.
[29] Veggasi il MS. del senatore Visconti nella Collezione Belgioioso
d'Este, pag. 181 e 195. Nella Collezione medesima, MS. Miscellanea,
tom. I, num. 21, si legge il contratto per la somministrazione del sale
fatto fra il duca e Domenico Saule, genovese. Ogni anno s'introducevano
circa staia 330 mila sale, metà rosso e metà bianco, di Tortosa a soldi
20 lo staio posto alle gabelle. Col ducato a lire 5 potrà il Sauli
estrarre 6000 some metà frumento e metà riso fatto, e ciò _gratis_.
Pagherà il Sauli al duca per onoranza annue lire 25 mila; le tratte
però non siano libere, se non sinchè il frumento non passi nel prezzo
lire 5. 10. Se il Saulo da Venezia farà consegnare st. 150 mila sale di
Cipro, sarà tenuto in computo di quelle di Genova, e similmente pagato.
[30] E far possa tutto ciò che sarà d'equità e di giustizia.
[31] Brantome, _Vie de François Premier_, dice che Saint-Blançay _en
paya la menestre per après, car il fut pendu a Montfaucon_.
[32] _Brantome, Hommes illustres._
[33] Essendo i custodi in parte consunti da malattia, in parte sfiniti
per tedio della lunghezza e per inopia dei cibi.
[34] Pag. 139.
[35] _Vie de l'amiral Bonnivet._
[36] Veggansi Guicciard., lib. XV. — Burigozzo. — Sepulveda. —
Gaillard, tomo III.
[37] Guicciard., lib. XV. Gaill., tom. III.
[38] Lib. XV.
[39] Gaillard, tom. III, pag. 102.
[40] Burigozzo.
[41] Guicciard., lib. XV.
[42] Gaillard, tom. III, pag. 113.
[43] Sebbene Gaillard, tom. III, pag. 117, dica seguita la morte di
Prospero Colonna il 30 dicembre, io credo al Burigozzo, che vivea
allora in Milano, e la dice seguita il 28.
[44] Guicciard., lib. XV.
[45] Gaillard, tom. III, p. 136. — Guicciard., lib. XV.
[46] In questa ritirata morì in un fatto d'armi fra Gattinara e
Romagnano il cavaliere Bayard, illustre per la magnanimità, per la fede
e per il valor suo. Di esso molto parlano le storie di quei tempi.
[47] Burigozzo.
[48] MS. Belgioioso, fogl. 129.
[49] _Sfortia ipse cum Mediolanensium non contemnenda manu.
Expugnatoque ponte quo Ticinus ad Abbiagrassum committitur (nam et hic
gallico praesidio tenebatur), oppidum ipsum magno impetu oppugnare
aggreditur, captumque, deleto praesidio, militibus diripiendum
permisit, atque ea victoria laetus, Mediolanum cum praeda magna
quidem, sed Mediolanensibus perniciosa revertitur; pestis enim, quae
Abbiagrassum afflixerat, Mediolanum ex contagione tam vehementer
invasit, ut supra quinquaginte hominum millia ex hac urbe, grassante
morbo, absumerentur._ — Sepul., pag. 149.
(Lo _Sforza_ medesimo con uno numero non ispregievole di milanesi.
Ed espugnato il ponte che trovasi sul Ticino presso Abbiategrasso
(perciocchè anche questo tenuto era da presidio francese), quel borgo
stesso con grande impeto si accigne ad assalire, e preso avendolo
e distrutto il presidio, ai soldati ne concedette il saccheggio; e
lieto di quella vittoria, torna a Milano con grande preda bensì, ma
ai milanesi perniciosa; perciocchè la peste, che Abbiategrasso aveva
afflitto, invase Milano con un contagio di tale veemenza, che più
di cinquantamila uomini di questa città, imperversando quel morbo,
perirono.)
[50] Che più di cinquantamila uomini nella città perirono, oltre
innumerabili altri che mancarono nei villaggi.
[51] Lib. IV, pag. 175.
[52] _Milan n'étoit plus cette ville florssante, qui suffisoit
autrefois à sa defense, et dont les bourgeois étoient autant de
soldats. Les ravages qui y avoient été faits par la peste l'avoient
changée en un vaste désert_. Gaill., tom. III, pag. 184.
[53] _Ce fut luy seul qui conseilla au roy de passer les monts, et
suivre monsieur de Bourbon, ayant lassé Marseille, non tant pour le
bien et service de son maître, que pour aller revoir une grande dame de
Milan, et des plus belles, qu'il avoit faite pour maitresse quelques
années devant, et en avoit tirè plasir, et en vouloit retaster. J'ay
ouy dire ce conte à une grande dame de ce tems-la, et mesme qu'il avoit
fuit cors au roy de cette dame (qu'on dit que s'appelloit LA SIGNORA
CLERICE, pour lors estimée des plus belles de l'Italie), et luy en
avoit, fait venir l'envie de la voir, et coucher avec elle: et voilà la
principale cause de ce passage du roy, qui n'est à tous connue. Ainsi,
la moitiè, du Monde ne sçait comment l'autre vit; car, nous cuidons la
chose d'une façon, qui est de l'autre. Ainsi, Dieu qui scait tout, se
mocque bien de nous._
[54] Veggasi l'opera di Francesco Tegio, fisico e cavaliere, stampata
in Pavia per Giovanni Andrea Magri, 1655, intitolata: _Pavia assediata
da Francesco I Valois, re di Francia_.
[55] Le date sono del Burigozzo: del rimanente vedi Gaillard, tom. III,
pag. 184.
[56] _Vix dum erant Caesariani Mediolano per portam quae Romana
dicitur, ordine servato, ne profectio similis fugae videretur,
digressi, cum per Ticinensem et Vercellensem Galli succedebant; nec
tamen rex ipse Mediolanum est ingressus, sed, imposito praesidio, quod
arcem simul obsideret, paucis diebus ante novembris kalendas exercitum,
oppugnandi gratia, Papiam inducit._ Sepulveda, pag. 153 e 154.
(Appena erano usciti i Cesariani da Milano per la porta che si
nomina Romana, mantenendo buon ordine, affinchè l'andata loro simile
non sembrasse ad una fuga, che per la porta Ticinese e Vercellina
sottentrarono i Francesi; nè tuttavia il re stesso entrò in Milano, ma
postovi presidio, che al tempo stesso assediare dovesse il castello,
pochi giorni avanti le calende di novembre l'esercito, affine di
combattere, condusse a Pavia.)
[57] Tegio.
[58] Pag. 153.
[59] La Cronaca di Martino Verri dice che nello stesso giorno in cui
il re passò il Tesino dalla parte d'Abbiategrasso, gl'imperiali lo
passarono alla Stella sul Pavese.
[60] Lib. XV.
[61] Secondo Gaillard il duca di Ferrara somministrò polvere pel
valore di ventimila fiorini d'oro, e cinquantamila ne somministrò
effettivi. La Cronaca del Grumello dice che vennero sotto la scorta
del Bonneval trasportate cento some di polvere da Ferrara al campo
del re. Il Sepulveda dice: _Alfonsus Æstensis, Ferrariae dux, ad
Papiae commodiorem expugnationem petenti regi amicitiae gratia ex
maxima scilicet copia submittebat. Alfonsus enim tormentis fabricandis
oblectabatur, atque ejus artificii scientissimus erat._ (_Alfonso
d'Este_ duca di Ferrara, alfine di espugnare più comodamente Pavia,
al re, che ne lo richiedeva, in virtù dell'amicizia, in grandissima
quantità (_polvere da cannone_) somministrava. Perciocchè _Alfonso_
dilettavasi di fabbricare cannoni, e in quel genere di artifizi era
sapientissimo.)
[62] Tegio.
[63] Tegio; e il Sepulveda dice: _Ter milites irrumpere jussi,
conatique, ter a Caesarianis, magno accepto detrimento repulsi._ (Tre
volte i soldati ricevettero l'ordine di assalire, e fecero i loro
sforzi; tre volte dai Cesariani furono con grande perdita respinti.)
[64] Tegio.
[65] _Hoc oppidum Antonius Leiva custodiendum susceperat, ibidem
Germunorum qui agmen nostrum subsequebantur ad quinque millibus,
Hispanisque circiter quingentis et quadringentis equitibus retentis.
Ita cum hum quoque Caesariani pleraque tormenta et plurimum bellici
apparatus contulissent, recepta Papia, bellum confectum fore rex sibi
persuadebat._ Sepulveda.
(Questa città aveva preso a difendere _Antonio Leiva_, ritenuti avendo
colà circa cinquemila dei Tedeschi, che l'esercito nostro seguivano, e
circa cinquecento Spagnuoli e quattrocento cavalli. Così avendo anche
colà i Cesariani trascinati molti cannoni e grandissimo apparato di
guerra, il re persuadevasi che, ottenendo egli Pavia, la guerra sarebbe
finita.)
[66] Gaillard, tom. III, pag. 204.
[67] _Germanos qui erant in Papiae praesidio, quamvis obsidionis initio
oppidanorum sumtibus alerentur, stipendium tamen efflagitare, urbem,
nisi sibi satisfiat, hostibus sese tradituros minitantes._ Sepulveda,
pag. 156.
(I Tedeschi che erano nel presidio di Pavia, sebbene al cominciare
dell'assedio fossero nutriti a spese dei cittadini, lo stipendio
tuttavia con istanza chiedevano, minacciando di cedere la città ai
nemici, se non accordavasi la loro domanda.)
[68] _Accepta excusatione, parvâque pecuniâ, aequo animo ad bellum
confectum stipendii solutionem expectarunt, praesertim post ipsorum
praefecti mortem, qui per eos dies ardentissima febri correptus,
nec sini veneni suspicione interiit: Sic enim increbuit Antonium hac
ratione voluisse sine tumultu ancipiti moto mederi, eo scilicet sublato
de medio, qui seditionis auctor fuisse putabatur._ Sepulveda, pag. 158.
Il Bugatti nella Storia Universale, libro VI, con indifferenza uguale,
dice: _Havendogli rimediato la subita morte del loro colonnello, tolto
di mezzo destramente, per essere il primo in sospetto di tradigione._
(Ammessa avendo la scusa e ricevuto un poco di danaro, di buon animo
accordansi ad attendere il pagamento dello stipendio alla fine della
guerra, massime dopo la morte del loro prefetto, il quale in que'
giorni, assalito da ardentissima febbre, morì non senza sospetto di
veleno; perciocchè così la voce si sparse che _Antonio_ avesse voluto
in quel modo rimediare a un doppio male senza tumulto, cioè togliendo
di mezzo quello che autore della sedizione riputavasi.)
[69] Perciò mi maraviglio grandemente che il chiarissimo conte Pietro
Verri nella sua recentissima Storia milanese, abbia insegnato, non
essere quei monumenti di alcun giovamento a tessere la storia di quelle
età: il che veramente tanto strano mi sembra, che costretto sono a
confessare di non sapere quello che il chiarissimo autore intenda sotto
il nome di Istoria.
[70] Lettere di messer Bernardo Tasso. Venezia, presso Lorenzini da
Turino, 1561, pag. 4.
[71] Lib. XV.
[72] Lib. XV.
[73] Per vessarli da prima col timore e coll'agitazione; quindi, dopo
che essi si sarebbero colla consuetudine spogliati di quel vano timore,
offenderli con maggiore sicurezza, allorchè fosse sembrato opportuno
assalire i nemici con vera battaglia.
[74] Sepulveda, pag. 166.
[75] In Pavia mancava la polvere. Perciò i cesarei staccarono
sessanta cavalieri spagnuoli, ciascuno dei quali portava all'arcione
un sacchetto di polvere. Questi, incamminatisi verso Pavia, caduti
in mezzo ai francesi, dieder loro a credere d'esser del signor Gian
Giacomo Medici; al che venne prestata fede, e così portarono quel
soccorso a Pavia. Le truppe del Medici servivano la Francia, come
presentemente farebbero lo truppe leggeri di ussari, croati, ulani,
calmucchi, cosacchi; e, poco avvezze alla militare disciplina, erano
sconosciute all'esercito, col quale guerreggiavano colle scorrerie,
anzi che colla riunione in un solo corpo d'armata. Il Medici,
ferito d'archibugiata in una coscia il 20 febbraio, mentre cercava
di rappresagliare alcuni pavesi, fu trasportato a Parma per essere
medicato, e così evitò fortunatamente il destino della battaglia 24
febbraio (_Cronaca di Martino Verri, e Tegio_).
[76] Brantome, _Hommes illustres_, art. _Bonnivet_.
[77] Stor. Univ., lib. VI, pag. 778.
[78] Brantome, _Hommes illustres_, art. _La Palice_.
[79] Sepulveda, pag. 168.
[80] Tegio, pag. 64.
[81] Stor. Univ., lib. VI, pag. 779.
[82] Bugati (lib. VI, pag. cit.) dice che il d'Alençon, giunto _di
lungo in Francia, convinto di malvagio animo contro il suo re, gli fu
poi tagliata la testa_. Il che è dimostrato falso dai Maurini: _Art
de vérifier les dates_, pag. 573, i quali scrivono che nel tempo della
prigionia del re Francesco I il conte d'Alençon, Carlo Borbone, avo di
Enrico IV, fu capo del Consiglio di Reggenza nella Francia.
[83] Brantome e Sepulveda.
[84] Tegio.
[85] Fogl. 143, tergo.
[86] All'anno 1525.
[87] Lib. VI, pag. 779.
[88] Non soffrì che gli si facesse pubblicamente, secondo il costume,
alcuna congratulazione, nè egli si abbandonò all'allegrezza, ma la
gioia moderatamente sostenne colla sua gravità.
[89] Sepulveda, pag. 171.
[90] Grumello, fogl. 142 e 143.
[91] Ann. d'Ital., tom. XIV, pag. 212.
[92] Grumello, fogl. 143, tergo.
[93] Pag. 174 e 210.
[94] Per cagione dell'ingiuria della figlia negletta, la quale essendo
stata promessa a Carlo, non ancora giunta a legittima e matura età,
egli realmente non trascurò, ma per giuste cagioni pospose ad Isabella,
figliuola di Emanuele re di Portogallo.
[95] Che non ricusi di dare alcuna fede, alcun giuramento, alcun
numero di ostaggi, purchè in libertà possa ricuperarsi; perciocchè
facilmente potrà impetrare l'assoluzione del giuramento del pontefice
massimo, capo della congiura, il quale ultroneamente egli stesso
quell'assoluzione concederà.
[96] Pag. 173.
[97] Guicciard., lib. XVI, fogl. 473, tergo.
[98] Pag. 177. _Sibi esse in animo, si qua ratione iniri possit,
Italiam a crudeli dominata et intolerabili avaritia Barbarorum in
libertatem asserere; de quorum in Italos anime, fideique eorum in se
opinione, si non aliunde Marchio didicisset, lamen domestico, suoque
exemplo potuisse nuper edoceri, cum de transvehendo in Hispaniam
Gallorum Rege tam diligenter fuisset a Carolo Caesare celatus, propter
suspectam ipsius, ut caeterorum Italorum, fidem. Qua Barbarorum
suspicione Itali, si qua ratio dignitatis haberetur, satis sui officii
admoneri possent; nam cui dubium esse suspicionem illum ex timore
barbarorum ortam, ne Itali resipiscant aliquando, et vires suas orbi
reliquo, adsit modo concordia, non tolerandus agnoscant, et memores
veteris majorum glorias, unanimes ad arma concurrant, et Italiam, ab
ipsis Barbaris servitute oppressam, vindicent in libertatem?_
(Avere in animo, se in qualche modo far si potesse, di liberar l'Italia
dalla crudele dominazione ed intollerabile avarizia de' Barbari;
del cui animo contro gl'Italiani e della opinione che quelli avevano
della loro fede, se il marchese non ne fosse altronde ammaestrato,
avrebbe potuto con domestico ed anzi suo proprio esempio recentemente
istruirsi, quando fu così diligentemente tenuto al buio da Carlo cesare
intorno al trasportare in Ispagna il re di Francia, a motivo della
sospettata fede di lui e degli altri italiani. Dalla qual sospezione
de' Barbari gl'Italiani, se alcun riguardo di dignità si avesse,
sarebbero abbastanza avvertiti del dover loro, imperocchè a chi poteva
esser dubbio nascere quella sospezione dal timore concepito dai Barbari
che gli Italiani non faccian senno una volta e conoscano essere le
proprie forze, perchè siavi fra loro concordia, irresistibili al resto
del mondo e memori dell'antica gloria dei maggiori, corrano unanimi
all'armi, e rivendichino in libertà l'Italia, oppressa dal servaggio
degli stessi Barbari?)
[99] _Praemium suae virtutis, consensu Italiae, regnum Neapolitanum
accepturus_: (Che ricevuto avrebbe, col consentimento dell'Italia, in
premio del suo valore il regno napoletano): Sepulveda, pag. 178. Notisi
che il Pescara era italiano bensì, ma la casa d'Avalos, originaria
di Catalogna, era spagnuola, stabilita in Napoli dagli avi suoi sotto
Alfonso I, avanti la metà del secolo XV.
[100] Lib. XVI. pag. 447.
[101] Gaillard, _Vie de François I_, tom. III, pag. 317.
[102] Il pontefice, con alcuni argomenti fallaci, ma dedotti da una
specie di diritto, si sforza di persuadere al marchese, che piamente e
santamente poteva da esso commettersi quella sceleratezza.
[103] Sepulveda, pag. 181.
[104] Guicciardini, lib. XVI, pag. 476, tergo.
[105] Grumello.
[106] La risposta di Cesare a Catilina, che lo invita ad associarsi
a lui, è nobilissima: _Je ne peux le trahir, n'exige rien de plus._ —
Catilina, _de M. de Voltaire, acte II, sc. 3_.
[107] Sepulveda, pag. 181.
[108] _Intentatis tormentis, conjuratorum consilia plenius et
apertius indicata._ (Adoperati i tormenti, conosciuti più ampiamente e
chiaramente i disegni de' congiurati). Sepulveda, pag. 182.
[109] Guicciard., lib. XVI, pag. 473. — Gaillard, tom. II, pag. 299.
[110] Il duca Francesco II in un suo editto si doleva nel seguente
modo delle proprie sciagure: _Franciscus Secundus Sfortia Vicecomes,
Dux Mediolani, etc. Posteaquam Divina Clementia, et sacratissimi
Caroli Caesaris auxilium ad avitum paternumque Mediolanense restituti
fuimus Imperium, tanta nos temporum calamitas et bellorum vis
undique afflixit, ut difficile hactenus dijudicare possimus plus ne
felicitatis in adipiscendo Statu, an eo jam adepto miseriae simus
assecuti. Nam post Status recuperationem singulis annis renovato ab
hostibus nostris bello, et quidem semper graviori atque acerbiori,
perturbati adeo et vexati sumus, ut de nostra ac subditorum salute
saepe numero fuerit pene desperatum; et ne ullum nobis respirandi
tempus reliqueretur, accessit pestis post hominum memoriam saevissima,
etc._ (_Francesco II Sforza Visconti_, duca di Milano, ec. Poichè
per divina clemenza e per l'aiuto del sacratissimo Carlo cesare fummo
ristabiliti nell'avito e paterno milanese dominio, tanto ci afflisse
da tutte le parti la calamità dei tempi e l'impeto delle guerre,
che difficilmente finora possiamo giudicare, se maggiore felicità
conseguita abbiamo nell'acquistare lo Stato, o maggior miseria dopo
l'acquisto ottenuto. Perciocchè, dopo di avere recuperato lo Stato,
rinnovata essendo ogni anno dai nemici nostri la guerra, e sempre
ancora più grave e più acerba, per tal modo fummo turbati e molestati,
che più volte si perdette quasi la speranza della salute nostra e di
quella dei sudditi; ed affinchè alcun momento di respiro non ci fosse
conceduto, si aggiunse una peste la più crudele che mai a memoria di
uomini si provasse, ec.) Passa indi a dire che, dovendo egli sborsare
all'imperatore Carlo V la tassa per l'investitura del ducato, quindi
impone che ogni feudatario o possidente fondi donati dal sovrano
paghi il frutto di sei mesi del suo feudo o podere (_MS. Belgioioso,
Miscellanea, vol. I, num. 4_). Dalla carta poi num. 6 dello stesso
codice vedesi che impose anche un testone, ossia un zecchino per
focolare, _et le subventione quale intendemo ne facciano tutte le
persone ecclesiastiche del dominio nostro, eccettuati li reverendissimi
cardinali_.
[111] Sepulveda, pag. 183.
[112] Grumello e Burigozzo.
[113] Annali, l'anno 1526, pag. 213.
[114] Annali al 1526, pag. 215.
[115] Du Mont, Code diplomatique.
[116] Sepulveda, pag. 191.
[117] Grumello e Burigozzo.
[118] Lib. VI.
[119] Pag. 86.